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***Il commento***
ISRAELE, L’IPOCRISIA DI NATO E ONU
di TIZIANA VERDI

giugno 1, 2010 di Redazione 

Sono le parole del primo ministro israeliano Bibi Netanyahu, ma il giornale della politica italiana le fa proprie. Cosa facevano le due organizzazioni internazionali mentre la flottiglia delle Ong (peraltro finanziata dall’IHH, movimento integralista islamico la cui compartecipazione avrebbe dovuto destare più di un sospetto) solcava il Mediterraneo verso Gaza, destinata ad un conflitto prevedibile e inevitabile con la marina di Tel Aviv? Dopo aver condannato, doverosamente, la strage da parte israeliana, il Politico.it si chiede se coloro che ora gettano la croce indiscriminatamente su Israele abbiano fatto ciò che era nelle loro possibilità – e responsabilità – per evitare quello che poi è accaduto. Perché lasciare che la nave si avvicinasse indisturbata senza effettuare neppure un controllo? E (per paradosso) cosa sarebbe (peraltro) accaduto se una nave israeliana avesse fatto lo stesso percorso, all’inverso, per andare a portare solidarietà al popolo curdo in Turchia? Il giornale della politica italiana è un giornale libero e sopra le parti (tutte). E lo dimostra offrendo un altro autorevole punto di vista sullo scontro al largo di Gaza. La firma è della giova- ne ricercatrice esperta in questioni mediorientali.

Nella foto, Benjamin Netanyahu

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di TIZIANA VERDI

Come in molti degli episodi che coinvolgono Israele, anche il caso della “Freedom Flotilla” ha subito polarizzato l’attenzione dei media mondiali. Questa è forse la più grande peculiarità del conflitto mediorientale, inteso nel senso più ampio: gode di un’attenzione quasi morbosa, mentre quanto accade in gran parte del mondo viene sempre o quasi colpevolmente ignorato. Ad esempio, l’uccisione del fotografo italiano Fabio Polenghi in Thailandia e il blitz contro le Camicie Rosse con il suo carico di morti non hanno provocato dimostrazioni di piazza, mentre ieri quelle contro Israele si sono moltiplicate, con tanto di obolo da pagare (sulla scia della tristemente famosa bara depositata sui gradini della sinagoga nel giugno 1982) davanti al ghetto di Roma. Questa massa enorme di notizie ha inoltre la caratteristica di essere sempre più rivolta al piano emotivo piuttosto che rimanere su un livello esplicativo e giornalistico, e l’”isterizzazione” dell’informazione e del conflitto, in maniera inspiegabile o quasi, sembra inoltre avere colpito chi di risolvere queste crisi dovrebbe essere incaricato.

Nello specifico, quanto avvenuto ieri è giunto a un punto di non ritorno (o, usando una felice espressione anglofona, “lose-lose situation”), quando la comunità internazionale ha tralasciato ogni tipo di controllo, tutela e monitoraggio degli eventi. Rovesciando per un attimo i fatti e ragionando per assurdo, se un gruppo di navi patrocinate da Israele e da associazioni israeliane avesse tentato di forzare un blocco della marina turca per portare aiuti ai Curdi, o per spingere il paese a riconoscere il genocidio degli Armeni, è pressoché certo che sarebbe stato trovato un modo per impedire che l’iniziativa sfociasse in una crisi diplomatica o peggio.

Nella realtà si è invece svolto tutto in un assordante silenzio, arrivando al punto di rottura in cui, appunto, ogni decisione sarebbe stata quella sbagliata. E non era certo possibile fare passare le navi senza un minimo di controllo: al di là delle persone in buona fede, che è indubbio vi sono state, il fatto che le navi fossero finanziate dall’IHH, con numerosi suoi membri a bordo, avrebbe dovuto destare più di un sospetto, visto che si tratta di un movimento islamico integralista, sui cui sono in atto numerose indagini (bandito in Turchia, è stato sdoganato da Erdogan) e legato tra gli altri ai Fratelli Musulmani.

C’è da chiedersi perché non sia stato fatto un intervento preventivo, volto ad assistere gli israeliani nel controllo di quanto destinato a Gaza, avendo presente anche il precedente con il vescovo Hilarion Capucci, sorpreso già nel 1974 a trafficare armi per conto dell’OLP approfittando dell’immunità diplomatica (condannato a 12 anni di carcere, condonato della pena per intercessione vaticana e guarda caso anche lui presente sulle imbarcazioni).

Un’ingenuità, questa, che mal si concilia con le reazioni di immediata indignazione per le vittime, specialmente dopo la visione dei filmati che testimoniano le aggressioni ai soldati a bordo delle navi, che rievocano le immagini del linciaggio di Ramallah avvenuto l’11 ottobre del 2000, questo sì incredibilmente sparito dai media.

Ci sarebbe stato lo stesso trattamento nel confronti di inviati dell’Onu? Presumibilmente, no. Ed è per questi motivi che appare difficile immaginare una soluzione a breve termine del conflitto mediorientale: nel momento in cui le organizzazioni preposte a risolvere situazioni ovviamente complesse, siano la Nato, la Comunità Europea o chi per esse, piuttosto che seguire decisioni razionali prima – come sarebbe stato il mediare tra Israele e Turchia quando la frattura era ancora ricomponibile, controllando chi e cosa sarebbe stato sulle navi e affiancando Israele nelle verifiche – si abbandonano invece dopo, quando la situazione è ormai compromessa, a reazioni di condanna immediata sulla scia dell’emotività senza avere svolto il loro ruolo, risulta difficile se non improbabile immaginarle mentre prendono decisioni importanti come l’obbligo per Hamas e dintorni a togliere dai loro statuti la distruzione dello stato di Israele (ossia, nelle loro parole, “dell’entità sionista” come ribadisce in un’intervista di pochi giorni fa Khaled Meshal), prima condizione per giungere all’auspicata (sin dal 1948) soluzione dei “due popoli, due stati”.

TIZIANA VERDI

Commenti

One Response to “***Il commento***
ISRAELE, L’IPOCRISIA DI NATO E ONU
di TIZIANA VERDI

  1. Mario on giugno 2nd, 2010 15.39

    Favorevolmante colpito da questo commento..

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