Top

***Il commento***
ISRAELE, LA NOSTRA (EQUI)DISTANZA (?)
di ANDREA SARUBBI*

giugno 1, 2010 di Redazione 

La linea di questo giornale è chiara: onestà e responsabilità. Che non significa una melassa indistinta di (mancate) prese di posizione. Ma prese di posizione forti. Nel solo interesse, però, dell’Italia (tutta). O, in questo caso, del “mondo”. Ovvero di tutti gli esseri umani. Di fronte alla strage dei civili perpetrata dalla marina israeliana il giornale della politica italiana non ha avuto esitazioni: condanna ferma, per la firma di Gad, che ha suscitato una profonda riflessione e alimentato il dibattito tra i nostri lettori (i commenti in coda al pezzo): un dibattito alto e spesso, com’è inevitabile tra i lettori, preparati e appassionati, di questo giornale. Espressa la condanna, stigmatizziamo: stigmatizziamo chi, come il Giornale di Feltri, si mette dalla parte degli… spari, e chi, dal versante opposto, ne approfitta per una condanna generalizzata allo Stato di Israele (o peggio ancora al Popolo di Israele) che non ha (hanno) nulla a che vedere con quanto accaduto. Perché, lo ripetiamo ancora, c’è una linea di demarcazione netta tra governo di Israele, al quale l’esercito più o meno direttamente risponde, e Stato e Popolo di Israele. Ed è (anche) la linea di demarcazione che passa (poi) tra la Politica e l’antisemitismo. Che nessuno può permettersi di valicare senza suscitare la nostra riprovazione e indurci ad una pronta reazione. Il nostro governo, in ogni caso, ha scelto la linea del Giornale: con il sottosegretario Mantica (poi rintuzzato da Frattini) ha parlato di «provocazione» alla quale l’esercito «non poteva non rispondere». E questa è una presa di posizione figlia di una presa di posizione precedente della nostra destra (o di un pezzo de), quella dalla parte di Israele-e-basta nel confronto con i palestinesi. Ed è una scelta che tradisce l’impostazione storica della nostra politica estera-mediorientale, che anche per la nostra collocazione geografica e la nostra Storia è legata ad un ruolo di mediazione. Un ruolo alto e che ci consegna (e dimostra una nostra) grande responsabilità, che ci deve rendere orgogliosi – scrive il deputato del Partito Democratico. E che, almeno questa, non si può rin- negare per le stesse ragioni ideologiche, politicisti- co-populistiche e “private” che già hanno sconvolto la nostra politica interna. L’editoriale di Sarubbi.            

Nella foto, Giulio Andreotti, padre della moderna politica estera del nostro Paese

-

di ANDREA SARUBBI*

Se fossero stati dei rifornitori di terroristi, i 750 partecipanti all’operazione umanitaria non avrebbero suonato la grancassa, come stavano facendo da giorni, ma avrebbero cercato di non dare nell’occhio; invece, si erano inventati una carovana multimediale con tanto di parlamentari a bordo, perché lo scopo dell’operazione era – oltre che umanitario, visto che si trasportavano prefabbricati in legno, medicine, apparecchiature mediche, carrozzine elettriche per i mutilati della guerra – naturalmente mediatico, per alzare il coperchio su una situazione drammatica, in atto da tempo.

Provocazione o non provocazione, comunque, alla fine i soldati israeliani hanno ucciso 19 civili: i fatti sono questi.

Per il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, la colpa è delle vittime: pensare che Israele non avrebbe reagito di fronte ad “una voluta provocazione” era “un’illusione”, e le “azioni spettacolari” di questo tipo “servono solo a rendere ancora più impraticabile la strada del dialogo”.

Nel frattempo, mentre Mantica sproloquiava, gli altri Paesi europei richiamavano gli ambasciatori Israeliani e la stessa Onu (che anti-israeliana non è mai stata) si dichiarava “sconvolta”. Così arrivava Frattini che, per fortuna, correggeva un po’ il tiro.

Io mi limito ad una considerazione, da parlamentare della Repubblica: credo che, per la sua posizione geografica, l’Italia sia “condannata” (e lo dico tra virgolette, perché è una responsabilità di cui andare fieri) ad un ruolo di mediazione nella contesa mediorientale. Mediare significa tenere la barra dritta sulla pace e sul rispetto dei diritti umani, mantenendo – al di là delle opinioni di questo o quel premier, di questa o di quella maggioranza politica – una certa equidistanza tra le fazioni in lotta: quando si sposa la causa di una parte, chiaramente si perde di autorevolezza nel trattare con l’altra. Per 62 anni ci siamo tutto sommato riusciti, anche nei momenti più delicati: vogliamo rovinare tutto ora?

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom