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***L’affresco***
IL POTERE (DEL PREMIER)
di MARCO ROSADI

maggio 31, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un grande giornale di cultura politica. Dopo avere ragionato di dialettica e del ruolo della speranza in democrazia, la grande firma de il Politico.it analizza il «possesso degli strumenti necessari a raggiungere determinati obiettivi». Lo fa a partire dallo spunto della citazione di Mussolini da parte di Berlusconi per sostenere non ha, al momento, sufficiente potere. Un pezzo che si vena anche di sfumature satiriche. Buona lettura e buona politica, come sempre, con il giornale della politica italiana.          

Nella foto, Marco Rosadi

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di MARCO ROSADI

Ho potere ma non ho nessun potere. È un ossimoro, un’immagine patafisica? No. E allora cos’è? Una semplice bischerata, direbbero forse i beffardi corregionali dell’Angiolieri e di Benigni. Per potere s’intende un articolato fenomeno politico, sociale ed economico. Con riflessioni e lunghe indagini critiche, sociologi e filosofi come Weber, Pereto e Dahrendorf hanno messo a fuoco le sue interconnessioni.

Tempo e fatica buttati alle ortiche. La spiegazione, la “divina” risposta, è nei Diari (veri o apocrifi) del Duce. L’ha rivelato il premier al gotha di Confindustria e al popolo ignaro. «Come quello di Mussolini, il mio potere è solo apparente», ha confessato citando le memorie del dittatore.

Ha quindi preso un bel granchio chi osserva che i proprietari – controllori delle televisioni detengono un potere enorme e quindi devono essere a loro volta controllati. E non dimentichiamo che secondo l’articolo 95 della Costituzione, il presidente del Consiglio promuove e coordina l’attività dei ministri ma non può dar loro direttive né sostituirli a suo piacimento.

Il serafico magnate brianzolo non impone dettati, compiti in classe e cieca ubbidienza all’equipe governativa. Lui è celestiale: non conosce la superbia e il musetto volpino della politica politicante. Forse un giorno Bruno Vespa, su pagine alate lo descriverà nel rifugio prediletto della Verna mentre benedice gli uccelli del bosco che lo salutano posandosi sulle sue mani e sulle spalle.

Lasciamo per un attimo il “Cantico di frate Sole” e torniamo alla cruda realtà. Potere vuol dire possesso di un individuo o di un gruppo degli strumenti necessari a raggiungere determinati obiettivi, superando la contrarietà di altri singoli o gruppi. Lo affermano le scienze sociali e politiche. E addentrandoci in questi sentieri malagevoli incontriamo anche la psicologia sociale.

Le motivazioni sociali da cui il potere nasce generano tre forme di direzione: autoritaria, democratica e permissiva. La prima è caratterizzata da un’eccessiva dipendenza dal capo, la seconda, che si distingue per una limitata subordinazione, è superiore in efficienza e qualità. Scarsa dipendenza e insufficiente rendimento distinguono invece il volto lassista del potere.

E il filosofo Adorno ha stabilito la scala F (effe sta per fascismo). Così è più facile misurare il livello di prepotenza, sicumera, disprezzo ed eccedente sessualità nei soggetti “affamati” di potere o da esso motivati. Senza però scomodare anche monsieur Foucault e la sua Généalogie du pouvoir, abbandoniamo l’arido linguaggio tecnico. Torniamo al “mite apostolo” dell’Amore.

Eccolo sorridente nel suo romitorio montano. Le leggende narrano che gli apparve la divina patafisica luce che conduce al… potere come forza rigeneratrice di vera ricchezza, quella interiore, naturalmente. In altre parole, alla mistica che gli fa intonare i canti apicelliani di giovinezza con il trillante e angelico Bondi. Giovinezza, giovinezza…

MARCO ROSADI

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