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Diario politico. Ora in stato confusionale Formigoni: ‘Con tagli il federalismo salta’ Ma ora rischia di far saltare (lui) conti (?) Tremonti imperat. Ma per andare dove? Confindustria: “Manca piano di sviluppo” E il Pd non ha posizione: “Bossi dov’è?”

maggio 28, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente della Lombardia chiede al governo di rivedere la manovra che porrebbe una pietra tombale sulla riforma. Sia Berlusconi («Non ho ancora firmato») sia Calderoli («I tagli non riguardano i trasferimenti») rassicurano il governatore (e gli ultrà del federalismo). Ma autorevoli analisti avvertono che farla ora metterebbe a rischio la tenuta dei bilanci. Confusione nella maggioranza, dove Tremonti sembra fare il bello e il cattivo tempo, ma senza un piano complessivo nel quale la politica economica venga inserita (e da Confindustria, ripresa dai finiani, arriva infatti l’accusa che nella manovra non ci sono provvedimenti per lo sviluppo, cioè per cui si faccia solo riordino dei conti, ma nemmeno strutturalmente e senza occuparsi di rilanciare l’economia, conditio sine qua fra qualche tempo ci ritroveremo punto e a capo) e senza nemmeno (sembra) un coordinamento e una comunicazione con gli altri ministri e, appunto, con i presidenti di Regione. In questo quadro la questione su se e quanto le Regioni dovranno aumentare le tasse per autosostentarsi passa in secondo piano: dove stiamo andando? Peccato che anche dall’altra parte non se la passino meglio: i Democratici sanno solo, timidamente, insistere sull’apparente fallimento della Lega, come se tutte le teorie sull’opportunità di imparare, anche, dai leghisti si traducessero nella conclusione che per recuperare consenso bisogna contrastare le camicie verdi-e-basta. E la propria iniziativa? E la propria linea sul federalismo? Ormai dalla fine degli anni ’90, quando i leghisti camuffarono la secessione nella proposta-cavallo di battaglia della riforma federalista, inseguono. E raffazzonano soluzioni improbabili e magari anche controproducenti (per il Paese) come la riforma (elettoralistica) del titolo V della Costituzione del 2000. Il tutto nella convinzione che il federalismo sia la chiave per aprirsi le porte del Nord. Ma la gran parte dei cittadini (del nord compreso) sanno in cosa consista questa riforma? Fa davvero guadagnare così tanti consensi professarsi federalisti? In attesa che il Pd si dia una risposta o almeno maturi una posizione chiara e non più di rimessa sul tema, il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo.

Nella foto, il presidente del Consiglio

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di Ginevra BAFFIGO

Federalismo a rischio? «La Lega Nord non avrebbe mai potuto votare una manovra economica che potesse in qualche modo mettere a rischio il federalismo fiscale – dice Calderoli – E infatti il decreto legge non soltanto non tocca il federalismo, ma anzi ne crea i presupposti, ponendo le basi per i prossimi decreti legislativi». Così il ministro leghista prova a dissipare «i timori manifestati da alcuni governatori (tra cui Formigoni, ndr): probabilmente non hanno ancora potuto leggere il testo, non essendo stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Quando potranno leggerlo vedranno che nel testo è chiaramente specificato che i trasferimenti che dovranno essere fiscalizzati per realizzare l’autonomia impositiva delle Regioni, prevista dalla legge 42 sul federalismo fiscale, non dovranno tenere conto del taglio previsto dal decreto legge e quindi resteranno gli stessi di prima del taglio». «L’aspetto non positivo di un taglio lineare – sottolinea però Calderoli – è che, paradossalmente, si penalizzano di più le realtà virtuose rispetto a quelle che virtuose non sono. Per risolvere questo problema, andando a tagliare gli sprechi e a premiare i comportamenti virtuosi, proporrò al ministro Tremonti, visto che ormai siamo pronti sulla materia, di portare già nel mese di giugno, oltre al decreto legislativo sull’autonomia impositiva degli enti locali anche quello sui costi e sui fabbisogni standard».

Ma cosa aveva detto Formigoni? Il presidente della Lombardia invita «gli amici ministri della Lega e di tutto il governo» a fare qualcosa per «modificare la manovra» e quindi salvarla, «ripartendo i tagli diversamente». «Sul federalismo Berlusconi ha parlato chiaro – minimizzava però Cota – Per giunta, ha detto una cosa che oggettivamente è una verità: il federalismo non è a rischio proprio perché è la crisi a renderlo assolutamente indifferibile». Secondo il numero uno della giunta piemontese «il federalismo non solo non costa niente, ma è proprio quella riforma strutturale di cui anche ieri è stata invocata la necessità all’assemblea di Confindustria». Per Luca Zaia «il federalismo non corre alcun pericolo: si farà, e nei tempi stabiliti, perchè è necessario alla ripresa del Paese». «Pur comprendendo le ragioni che spingono un federalista convinto come il presidente Formigoni a temere ritardi nel varo di questa essenziale riforma – aggiunge l’ex ministro – sono convinto che il federalismo si farà perché è il Paese che lo chiede e se lo aspetta; perché farà risparmiare e sarà l’iniezione di modernità indispensabile alla ripresa e al successivo sviluppo di tutti i territori».

Massimo Donadi però attacca: «Questo è il governo più centralista degli ultimi 50 anni: sta scaricando sugli enti locali il costo della manovra, perché non ha il coraggio delle riforme strutturali e non vuole ammettere di dover aumentare le tasse, facendole aumentare agli enti locali, soggetti a pesanti tagli. In questo modo il federalismo resta soltanto un vuoto slogan». Rosy Bindi: «Cosa dice la Lega dei tagli insostenibili imposti alle Regioni e agli Enti locali da questa manovra? Per ora sta al gioco, anche se la manovra è iniqua e perciò, alla lunga inefficace. Così come sa che il federalismo fiscale sarà congelato fino alla fine della legislatura, quando verrà tirato fuori per la nuova campagna elettorale. La manovra archivia le ambizioni della Lega, che per ora partecipa al gioco delle parti inscenato in queste ore dal presidente del Consiglio».

Cambia il ddl intercettazioni. Viene riconosciuta la possibilità di procedere alla pubblicazione «per riassunto» degli atti delle indagini. Ma le intercettazioni non potranno essere pubblicate né in forma parziale né per riassunto. Se poi si volesse scrivere di intercettazioni di cui fosse stata richiesta la distruzione, o che riguardassero fatti o persone estranee alle indagini, la risposta della legge sarà ancora più severa. Resta poi il divieto preliminare, rispetto alla comunicazione all’indagato, sulle ordinanze emesse in materia di misure cautelari: come per le intercettazioni non si potrà pubblicare nulla, né in forma riassuntiva né accennando al contenuto, nel rispetto della legge, fino a quanto l’indagato, o il suo difensore, siano venuti a conoscenza dell’ordinanza del tribunale.

Non ci sarà limite alle intercettazioni effettuate nel tentativo di individuare e catturare un latitante.
Se il decreto impone un vero e proprio percorso ad ostacoli per chi fa giornalismo d’inchiesta, le sanzioni, per quanto ridotte in questa ultima versione, frappongono un vero e proprio muro. Per gli editori che pubblicheranno atti giudiziari prima dell’udienza preliminare sono previsti da 25.800 a 309.800 euro di multa. Ed ogni quota potrà oscillare dai 258 ai 1.500 euro.

Fini su Berlusconi/Mussolini. Gianfranco Fini commenta così le parole del presidente del Consiglio ieri sul Duce: «Non c’è una dittatura che minaccia la nostra libertà, ma ci sono altre insidie». Per il presidente della Camera la nostra Costituzione è infatti «sotto stress». «Perché viviamo tempi turbolenti ma se è diventata il centro di gravità permanente della nostra democrazia è perché è la stella polare che guida la nostra società».?? Della Carta «non se ne può più fare a meno ma i suoi valori vanno resi concreti giorno per giorno». Queste lezioni, spiega poi Fini, servino per «fornire le capacità critiche, per insegnare ai più giovani i valori in assenza dei quali il vivere civile è più complesso».?? Dopo Battiato, cita Carlo Jemolo quando «ammoniva che la libertà come tutti i valori non basta averla conquistata una volta ma bisogna conquistarla ogni giorno perché nessun bene è suscettibile di conquista definitiva. Ogni generazione deve dare la sua prova: non c’è oggi una dittatura che minaccia la vostra libertà ma ci sono altre insidie. Nella Costituzione però ci sono gli antidoti culturali per combattere quelle insidie». La Costituzione, insomma, conclude Fini, «seppure modificata, è ancora pietra miliare. E’ stata scritta tanti anni fa ma è attuale». La modernità dei classici di cui parlava Calvino: «Calvino diceva sui grandi classici che non finiscono mai di dire quello che devono dire e la costituzione per certi aspetti può essere pienamente assimilata ai classici».

Ginevra Baffigo

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