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Diario politico. Lo show (?) di Berlusconi ‘Non ho nessun potere. Come Mussolini In mattinata l’imbarazzo con Marcegaglia

maggio 27, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità, e (per questo) della politica vera, fatta di cultura politica, visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E cerchiamo di dare meno spazio possibile al cicaleccio della nostra politica autoreferenziale, che come abbiamo scritto alimenta, a sua volta, questa autoreferenzialità. Al momento di raccontare una giornata come quella di oggi, tuttavia, non possiamo prescindere dalle due uscite del presidente del Consiglio – anche perché hanno un portato di cultura politica, quella almeno del premier, e sono assai significative per capire il momento che stiamo vivendo – al quale dedichiamo (non solo con questo) tutto il Diario di oggi. Berlusconi cita i diari del Duce, identificandosi nel “personaggio”: sorpresa e sconcerto della stampa internazionale – ne parla a margine del vertice Ocse – preoccupazione e polemiche nel nostro Paese. Dove, in mattinata, il presidente del Consiglio aveva vissuto un altro momento imbarazzante. Quello di cui vi diamo conto e che viene reinterpretato da theHand. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

La vignetta è di theHand

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di Ginevra BAFFIGO

Conferenza stampa del vertice Ocse. Il presidente del Consiglio: «Oso citarvi una frase di colui che era considerato come un grande dittatore: “Dicono che ho potere, ma io non ho nessun potere, forse ce l’hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma nient’altro”». «Lo stesso succede a me – insiste Berlusconi – tanto che tutti hanno il diritto sia di criticarmi che di insultarmi…».
Poi chiarisce: «Come primo ministro non ho mai avuto la sensazione di essere al potere, quando ero imprenditore e avevo 56mila collaboratori avevo la sensazione di avere del potere. In una vera democrazia sono al servizio di tutti, tutti mi possono criticare e magari anche insultare. Chi è in questa posizione non ha veramente potere». «Quindi – conclude – il potere se esiste non esiste addosso a coloro che reggono le sorti dei governo dei vari Paesi».
Se le parole del premier lasciano interdetta la stampa estera, in casa creano un grande senso di imbarazzo. A destra non si tenta neppure una corsa ai ripari e a sinistra lo sdegno si sostituisce all’iniziale sgomento: «Citare Mussolini durante l’incontro dell’Ocse a Parigi – chiosa il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando – è l’ennesima gaffe internazionale di un capo del governo che scherza su tutto, ormai privo di ogni freno inibitorio». Ed ancora: «Quello del presidente del Consiglio è l’atteggiamento di chi vive una profonda condizione di insicurezza. Noi riteniamo che Berlusconi debba dimettersi oppure si debba concedere un periodo di riposo per il bene dell’Italia. Limiti i danni che sta facendo alle credibilità del nostro Paese e ai diritti degli italiani e ci risparmi almeno il saluto romano e la camicia nera». ??Per il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, «le parole pronunciate da Berlusconi a Parigi suonano come un’umiliazione della democrazia e della Costituzione su cui il presidente del Consiglio ha giurato e che, lo ricordiamo, nasce proprio dalla vittoria sul fascismo». «Con l’autoparagone a Benito Mussolini – continua Bonelli – Berlusconi conferma la sua tentazione di voler creare le condizioni per una svolta autoritaria, accentrando in sé tutti i poteri, e dimostra che il rischio concreto di una svolta antidemocratica in Italia esiste».

«Alzate le mani se volete Marcegaglia ministro». Riforme strutturali subito, chiede Confindustria, «forse è già tardi». Emma Marcegaglia, nella sua relazione all’Assemblea degli industriali, non risparmia nessuno, né maggioranza né opposizione. Il governo deve agire in fretta.
Se la manovra economica ottiene un parziale via libera, dove da verificare restano i singoli provvedimenti e la loro effettiva incidenza sui meccanismi di formazione della spesa pubblica, la contropartita è il cambio di marcia richiesto al governo: è dovere dell’esecutivo, oltre che della maggioranza, «assumere decisioni all’altezza dei problemi».
La Marcegaglia sembra sospesa fra criticismo e delusione quando implicitamente si rivolge al presidente del Consiglio: se non intervenisse tempestivamente tradirebbe «la lunga promessa di una politica del fare».
E al governo del fare si imputa ancora un eccessivo immobilismo, ossimoro al quale Berlusconi, accolto da una platea gelida, non riesce a rispondere se non con l’ennesima gaffe: «Quando ti ho fatto la proposta di entrare a far parte dell’esecutivo – dice il Cavaliere, rivolgendosi alla leader degli industriali con il solito “tu” – mi hai risposto che tra i tuoi dubbi c’era la possibile reazione degli ambienti di Confindustria. Bene, possiamo fare subito una prova». Rivolgendosi quindi alla platea, prova a far partecipare il pubblico di imprenditori. Chiede loro di alzare la mano come per un’elezione scolastica: «Alzi la mano chi vedrebbe bene Emma ministro». In risposta al premier, pochissime mani alzate, giusto un paio più per le telecamere che per «Emma». «Nessuno? Bene, però non lamentatevi più di coloro che sono al governo e cercano di mettere in ordine i conti disastrati ereditati dal passato».
L’eventuale partecipazioni di Emma Marcegaglia all’Esecutivo non è in discussione. Ciò che è evidente che gli industriali non hanno più voglia di scherzare: stanno facendo i conti con un calo di fatturato e produzione che è arrivato in alcuni casi ad oltre il 50 per cento.
L’imprenditoria italiana sta reagendo alla crisi ed ha voglia di rimboccarsi le maniche. Anche Confindustria è pronta a farsi carico della situazione, il via alle Assise delle imprese e del lavoro serve proprio ad affrontare il tema della produttività, per una «grande riscossa nazionale».

Se sulla filosofia politica del premier c’è chi, a torto o a ragione, si dichiara d’avviso contrario, sull’altissimo tasso di gradimento di cui Berlusconi gode nel Bel Paese, vero o presunto, c’è poco da polemizzare. Ed infatti l’uomo di Arcore non tarda a sciorinare il dato: «Malgrado la manovra di sacrificio, il mio apprezzamento come primo ministro è oltre il 62%».
A Parigi si lavora al nuovo codice di regole comuni per l’economia e la finanza, tema del vertice Ocse, che così segna una nuova tappa nel processo di definizione del Global legal standard: la dichiarazione sulle dieci regole per sconfiggere gli attacchi della speculazione ed evitare la ripetizione ciclica di nuove crisi. «È urgente e importantissimo dotarsi di regole comuni che ostacolino la speculazione internazionale», osserva ancora il presidente del Consiglio, che ha presieduto la riunione a fianco di Tremonti.
Il premier ha quindi esortato tutti a intraprendere questa strada, perché «dalla crisi dell’economia stiamo uscendo» ma vanno evitati i rischi che minacciano ancora l’Europa. «Oggi da quella crisi stiamo uscendo – continua Berlusconi – ma purtroppo si è aggiunto l’attacco della speculazione all’euro. Stiamo reagendo uniti in Europa con una risposta che finora ha sconfitto bene questo tentativo della speculazione. Ma tutti gli Stati hanno il dovere di intervenire». E le dieci regole del Global standard, secondo il premier, sono la soluzione per scongiurare «situazioni inaccettabili» ed evitare il ripetersi di crisi come quella del 2008 e 2009. La definizione del nuovo codice, conclude infine Berlusconi, che non dimentica i meriti del ministro dell’Economia, «sarà un passo avanti della comunità internazionale»: i Global standard «non ledono le sovranità nazionali perché ogni Stato attraverso i suoi organi deve approvare le regole».

Ginevra Baffigo

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