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***L’appello***
GLI IMMIGRATI NON VOTANO (TUTTI) A SINISTRA
di ANDREA SARUBBI*

maggio 27, 2010 di Redazione 

Il deputato del Partito Democra- tico è da mesi in prima linea – insieme al pidiellino Fabio Granata – nella battaglia per dare alle persone immigrate nel nostro Paese che vivono qui da un certo numero di anni la cittadinanza (da riconoscere subito, invece, secondo Sarubbi ma non solo, ai loro figli nati e cresciuti in Italia). Una delle ragioni per cui alcune forze della nostra politica respingono questa ipotesi è l’idea che si tratti di un potenziale nuovo blocco elettorale del centrosinistra, e che dunque il riconoscimento del voto alle amministrative – perché la cittadinanza anche questo comporterebbe – favorirebbe una modificazione radicale degli equilibri politico-elettorali (naturalmente a loro discapito). A parte che ci sarebbe da discutere sulla (mancanza di) onestà e responsabilità di una simile considerazione-motivazione, una lettera firmata da due persone immigrate, già impegnate nella nostra politica e sui due fronti opposti dello scacchiere, spazza via questa “credenza” (si tratta di una vera e propria credenza) e il relativo alibi (laddove si configura come tale) e offre altri spunti di grande interesse: su tutti, la richiesta di coinvolgimento e responsabilizzazione che viene dalle comunità di migranti nel nostro Paese, che, assicurano, garantirebbero l’isolamento di quei singoli casi di non perfetta (capacità di) integrazione e consentirebbero alle persone immigrate, neo-cittadine italiane, di dare il loro contributo decisivo nel governo del fenomeno dell’immigrazione stessa e comunque alla “causa” (complessiva) del nostro (con loro) Paese. Un’idea, quella della responsabilizzazione (e, prima, in questo caso, dell’apertura), che sta molto a cuore al nostro giornale, della quale abbiamo parlato ancora ieri e che vale per le persone immigrate come per gli italiani tutti, che hanno in sé la qualità per essere la grande risorsa di questo Paese, che la nostra politica ancora non riconosce e non mobilita. Anche per capire meglio questo concetto, sentiamo, dunque, Klodiana Cuka (Pdl) e Ismail Ademi (Pd). Grazie alla generosità e all’impegno di Sarubbi. 

Nella foto, Andrea Sarubbi

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di ANDREA SARUBBI*

Dalla discussione sulla cittadinanza in poi, ho sempre rimproverato ad alcuni miei colleghi di Centrodestra di parlare per sentito dire: affermazioni magari impeccabili dal punto di vista dell’ingegneria costituzionale, ma tutta roba di seconda o terza mano, priva di contatto diretto con la realtà. Io credo invece che la politica non possa fare a meno delle fonti di prima mano: se vuoi riformare il codice della strada, per dire, non puoi ignorare il punto di vista degli autisti; così, se vuoi mettere mano all’immigrazione, devi almeno sapere che cosa ne pensino i diretti interessati.

E così, quando oggi ho ricevuto dal mio amico Issi l’appello bipartisan che trovate qui sotto, scritto a quattro mani da due nuovi italiani di origine albanese, ho pensato di proporvelo.

L’immigrazione ormai è di fatto un fenomeno radicato e strutturale in Italia e di conseguenza le politiche su questa materia devono essere di lungo respiro e contribuire a costruire una società socialmente coesa e forte. Abbiamo assistito in questi anni a politiche non sempre all’altezza della complessità del fenomeno, che hanno contribuito a creare un quadro sociale che spesso vede contrapposti italiani e immigrati e altrettanto spesso anche gli immigrati tra di loro. Pensiamo che sia arrivato il momento di affrontare alcune questioni inerenti l’immigrazione regolare, che ad oggi conta oltre 4 milioni di persone nel nostro Paese, al di fuori di qualsiasi impostazione di tipo ideologico. Proprio per dimostrare che questo è possibile, oltre che doveroso, abbiamo deciso di sottoscrivere questa lettera, di comune accordo, anche se facciamo parte di due opposti schieramenti politici. Siamo convinti che i tempi siano maturi per poter rivedere le norme sulla cittadinanza italiana, soprattutto nei confronti dei figli e figlie di immigrati nati o cresciuti in Italia. Un giovane che nasce o cresce in questo Paese, studiando nelle sue scuole, i cui genitori soggiornano regolarmente in Italia da almeno 5 anni, e che si sente italiano a tutti gli effetti, perché non dovrebbe godere degli stessi diritti dei suoi coetanei con il passaporto italiano? Nessuno di noi vuole la cittadinanza facile, oppure imposta! Ma non possiamo non riconoscere che l’accesso alla cittadinanza è condizione necessaria e indispensabile per l’Italia per non estraniarsi questi suoi giovani, sui quali essa investe centinaia di milioni di euro in spese per istruzione e sanità. Riteniamo che chi vive e lavora regolarmente in questo Paese da 8 o 9 anni, pagando le dovute tasse e ottemperando tutti i doveri di un comune cittadino, possa poter aspirare a partecipare attivamente alla vita politico-amministrativa del Comune di residenza. In questo modo passeremmo dal vedere gli immigrati non come parte del problema, ma bensì come parte della sua soluzione. Citando Kennedy, pensiamo che sia arrivato il momento di chiedere ai migranti che cosa possono fare per l’Italia e smettere di domandarci per un attimo cosa l’Italia possa, debba o non debba fare per loro. Valorizzando gli immigrati regolari lungo-soggiornanti, responsabilizzandoli, dando loro diritti e doveri, si potrebbero contenere ed isolare gli esempi negativi, che pur esistono. Spesso sentiamo dibattiti sull’orientamento politico degli immigrati, e su un presunto radicale ed immediato spostamento degli equilibri elettorali, qualora gli immigrati regolari lungo-soggiornanti potessero partecipare alla vita amministrativa politica del proprio Comune. Tuttavia, studi recenti hanno confermato quello che già era noto a tutti coloro che come noi lavorano a stretto contatto con le comunità di immigrati, ovvero che gli orientamenti sono molto variegati e non riconducibili alle intere comunità. Molti voterebbero PDL, a tanti piace Berlusconi, alcuni sono orientati a sinistra, molti sono già iscritti alla Lega Nord, e si potrebbe proseguire riscontrando orientamenti che coprono tutto l’arco costituzionale: nessuno ha da temere immediati spostamenti elettorali decisamente favorevoli in un senso o sfavorevoli in un altro. Pertanto, risulta essere una priorità per questa classe politica quella di impegnarsi seriamente per risolvere alcuni nodi cruciali della questione immigrazione, senza cadere in tentazioni populiste dalla propaganda facile, che portano consenso soltanto nell’immediato. Impegnarsi a risolvere le questioni legate all’immigrazione, guidati dal buon senso e anche dall’esempio di altri Paesi europei, significa consegnare alla storia un’Italia più forte, dinamica e in grado di affrontare le sfide che la società globale pone.

Klodiana Cuka – già candidata PDL alle elezioni regionali 2010 in Puglia
Ismail Ademi – Responsabile immigrazione PD Arezzo

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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