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***L’editoriale***
UNA MANOVRA CONDIVISA
di ALDO TORCHIARO

maggio 27, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un grande giornale libero e sopra le parti. E nel solco dei grandi quotidiani americani può ospitare opinioni che non esprimono la propria linea, così come questa non rappresenta (necessariamente) l’opinione delle sue grandi firme. Della Finanziaria di correzione dei conti abbiamo scritto e torneremo a parlare più tardi cercando di cogliere anche le indica- zioni che (attraverso la presentazione del presidente del Consiglio) essa dà rispetto alle future politiche economiche (e non solo) del governo. Ora è la volta del commento della grande firma di E Polis e de il Politico.it, che sottolinea quelli che considera gli aspetti positivi della manovra.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Non facciamone una tragedia greca. L’Italia è un paese virtuoso, così ci definiscono in Europa, e la manovra appena varata consoliderà le virtù di cui dobbiamo pur andare orgogliosi. Abbiamo una ottima propensione al risparmio, ma una pessima capacità di investimento: i carrozzoni dello Stato sono tali e tanti che a fatica si contano. Settantadue enti inutili da sopprimere, enumerati nel giro di una cena tra Berlusconi e Tremonti, danno il segno di quella vecchia Italia di cui tanti vorrebbero lasciarsi il ricordo alle spalle. Il Paese fa da anni una cura dimagrante diventata con gli anni abitudine di vita, almeno in teoria. Nella pratica, la pubblica amministrazione sembra nascondere un tesoro dei pirati, un bottino malcelato incastrato tra le pieghe delle prebende e dei benefici di Stato di cui qualcuno, pochi o tanti che siano, continua a godere.

Per questo nel giorno dell’annuncio della cura Tremonti da 24 miliardi di euro, mentre i sindacati chiamano alla mobilitazione e il Pd prova a fare la voce grossa, gli italiani appaiono più prudenti. Leggono sui giornali l’elenco dei rami secchi che il governo si appresta a tagliare senza trovarci nulla di sbagliato. La lotta all’evasione fiscale, la riduzione degli stipendi per i top manager pubblici, l’abolizione delle piccole province sono cose che gli italiani condividono, senza se e senza ma.

La parola sacrifici, pronunciata da Gianni Letta, allora, che senso assume? Si ha la sensazione delle mani messe avanti, non a parare il colpo ma a preannunciare un passaggio successivo: un ritocco al sistema pensionistico che sposti in avanti, nella media Ue, l’età pensionabile delle donne. Una misura di risanamento essenziale, dicono gli analisti, di cui però nessuna maggioranza politica vuole assumersi la responsabilità.

Il Pd sembra aspettare il momento in cui questa riforma punterà verso l’azimuth, verso il punto più alto, per attaccare. Per quella data, il Pdl potrebbe presentarsi più compatto. Ieri Berlusconi ha siglato la pace con i finiani, firmandola personalmente con Italo Bocchino. In assenza di riformisti sulla sponda avversa, il Pdl si prepara così ad assumere l’iniziativa delle riforme che porteranno l’Italia in un territorio di conquista nuovo: quello dei paesi al top della competitività.

ALDO TORCHIARO

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