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***Diario politico***
LE MANOVRE DEL GOVERNO
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 25, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutta dedicata, oggi, alla finanziaria da 24 miliardi in due anni varata dal governo per evitare il «rischio-Grecia», secondo le parole di Gianni Letta, e agli sviluppi del confronto sul ddl intercettazioni. Della prima vi raccontiamo in cosa consiste e le reazioni della nostra politica e delle parti sociali. Per ciò che riguarda la cosiddetta «legge-bavaglio» ecco le aperture di Alfano (sul testo licenziato dalla Camera) e di Schifani che chiede che non si configuri nel modo descritto dal “titolo”. Infine, Santoro che annuncia che non firmerà l’accordo con la Rai e resterà, come dipendente, alle condizioni attuali (e dunque per una probabile ripartenza, l’anno prossimo, di Annozero). Anche grazie all’appello a rimanere giunto da Paolo Garimberti. La firma è della nostra vicedirettrice.

Nella foto, Giulio Tremonti

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di GINEVRA BAFFIGO

L’ultima bozza della finanziaria 2011-2013 pesa 100 pagine e consta di 22 articoli e dopo solo un’ora e mezzo di discussione il Cdm le garantisce il proprio via libera, salvo successive intese per perfezionare il testo. Malgrado la tensione fra Berlusconi e Tremonti sulla tracciabilità dei pagamenti, il premier ora sostiene il provvedimento in quanto dà un messaggio chiaro: «Lo Stato deve costare meno ai cittadini». Parole che non possono che essere accolte con gaudio dai contribuenti, se non fosse che non è previsto nessun provvedimento relativo alla riorganizzazione della Protezione Civile né alla soppressione dell’Ice, l’Istituto per il commercio con l’estero. Incoerenze che verranno rettificate quando dalla bozza si passerà al testo definitivo?
L interrogativo resta in sospeso, perchè intanto ad animare l’arena è l’allarme-fiducia che pende sulla manovra economica. Enrico Letta: “Affrontiamo la discussione sulla manovra senza pregiudiziali, leggeremo le norme, perché per adesso siamo agli annunci, e affronteremo nel merito le questioni. Chiediamo al governo di non metterla, la fiducia, e di porsi in condizione di discuterne”. Ma non sono solo le file dell’opposizione a richiamare l’attenzione del governo sul testo varato in Consiglio dei ministri, già in mattinata stato accolto con perplessità dai rappresentati delle Regioni e con la bocciatura netta della Cgil.
Tremonti però non si perde d’animo: illustrata la bozza prima alle autonomie locali e poi alle parti sociali, può vantare 12 miliardi per il primo anno ed ulteriori dodici per il secondo, quindi 24 miliardi complessivi per il biennio. Perno del provvedimento sarà il forte contrasto all’evasione fiscale, rispetto al quale sarà necessario che «il gettito effettivo sia verificato nei prossimi anni». «Questa non è una finanziaria qualsiasi – rimarca il titolare dell’Economia – Dobbiamo gestirla tutti insieme» perché non sarà una passeggiata ed ognuno dovrà fare la propria parte per risanare i conti del Paese ed evitare quindi il «rischio Grecia», come ricorda anche Gianni Letta.
Nel merito della lotta all’evasione prima fra tutte spicca la regolarizzazione degli immobili fantasma, identificati dal fisco attraverso la mappatura aerea del territorio, la cui esistenza potrà essere notificata dai proprietari entro il 31 dicembre 2010. Presentando una dichiarazione di accatastamento, che avrà effetto a partire dal gennaio 2009, i proprietari potranno procedere al pagamento delle imposte sugli ultimi due anni e le sanzioni saranno ridotte ad un terzo. La sanatoria prevista da Tremonti si estende anche agli interventi edilizi che abbiano determinato una variazione della cubatura. Dal gennaio 2011 scatteranno poi i controlli di Comuni e Agenzia del Territorio e le contestazioni saranno risolte con una valutazione della rendita presunta e la richiesta retroattiva dei tributi.
Il giro di vite fiscale è stato accolto con il plauso di tutte le parti, quanto invece allo stop agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest’anno, chiaro e forte è il no dei sindacati. Stessa reazione anche all’elevamento dell’età pensionabile delle lavoratrici del Pubblico impiego a 65 anni, anticipato a gennaio del 2016, che quindi sancirà una sostanziale diseguaglianza fra le lavoratrici.
Prima fra tutte la voce di Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, che denuncia come «il grosso dei sacrifici lo si chiede sempre ai lavoratori, pubblici e privati, e non c’è alcuna misura di sostegno a occupazione e investimenti: un reddito da un milione di euro non viene toccato, ma un lavoratore pubblico che guadagna 1.500 euro sì, così come un lavoratore privato che deve andare in pensione. Quindi è una manovra che non mantiene un profilo di equità, va cambiata in Parlamento».
Riecheggiano le parole di Napolitano, che pochi giorni fa chiedeva misure «eque e condivise»: il governo sembra non aver fatto bene i conti, dato che i sindacati già pensano alla mobilitazione. Altrettanto dura la chiosa di Pierluigi Bersani: «La favola è finita», mentre per il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, questa «è una manovra insostenibile per le ricadute che avrà e per i servizi ai cittadini che le Regioni devono erogare». Antonio Di Pietro è ancora più drastico, per «non finire come la Grecia» non vi è altra soluzione: «Chi fallisce e chi dice bugie deve andare a casa. Berlusconi ha detto che l’Italia non era in crisi e poi ha detto che la crisi l’aveva già superata, ma oggi siamo in piena anticamera della Grecia. A casa Berlusconi e il suo governo, se vogliamo salvare il Paese».
Come si capisce dalle file della maggioranza i toni sono altri: per il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto, il governo si appresta a varare una manovra «forte ma equilibrata, socialmente e politicamente». Cicchitto riassume quindi le misure: «C’è una fiscalità di vantaggio per il Sud, non esistono tagli dolorosi alla sanità. Si interviene a favore della produttività e delle reti d’impresa. Sul terreno della spesa si incide sugli aspetti clientelari delle pensioni di invalidità, per le pensioni viene mantenuta aperta solo una finestra, c’è un taglio lineare del 10% per ogni dicastero che però sarà gestito sul piano qualitativo da ogni ministro. Esistono interventi equitativi riguardanti il taglio dal 5 al 10% degli stipendi della dirigenza pubblica di fascia A, quello riguardanti gli enti pubblici e le aziende e i consorzi municipali e vari altri costi della politica. L’altro aspetto decisivo della manovra è che verrà effettuata un’azione molto rigorosa sul terreno dell’evasione fiscale. Per parte nostra abbiamo raccomandato interventi riguardanti le forze dell’ordine e Roma capitale». E sulla sanità citata dal presidente dei deputati arriva la conferma del ministro Ferruccio Fazio: non ci saranno tagli lineari ma solo «misure per evitare gli sprechi».

Sarà fiducia per il ddl intercettazioni? Maratona notturna conclusa alle tre del mattino per i senatori della maggioranza alle prese con il testo più discusso. Dopo sei ore viene approvato il testo sulle intercettazioni, in cui sono previste forti sanzioni per i giornalisti che pubblicheranno un qualsivoglia atto d’indagine. Per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, «il testo della Camera è (però) ancora il compromesso migliore sui punti più controversi della riforma» tanto che su quello stesso oltre un anno fa il governo aveva incassato la fiducia a Montecitorio. Secondo il ministro, quel testo «ha rappresentato un compromesso alto tra i tre principi costituzionali in gioco: la privacy, il diritto di cronaca e quello relativo alle indagini». Ma sulla fiducia arriva la conferma del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. L’esame in aula del ddl prenderà il via lunedì prossimo e la deadline per la presentazione degli emendamenti è fissata per venerdì 28. Per l’esecutivo il testo della Camera, più stringente di quello in discussione al Senato, è migliore, come anticipato da Alfano. «Sulla pubblicazione degli atti dei processi e l’inasprimento delle sanzioni rifletteremo ulteriormente nel passaggio tra commissione e Aula», promette poi il ministro.
Le parole di Alfano e di Vito generano grande tensione. La percezione dell’opinione pubblica, non solo del Bel Paese, è altra rispetto al procedere del governo, come dimostra l’iniziativa promossa dalla Fnsi, svoltasi in contemporanea a Roma e Milano, con la partecipazione dei direttori di tutte le principali testate italiane. Un segnale di compattezza che forse non è sfuggito alla maggioranza? Di certo l’intervento di Vittorio Feltri non è passato inosservato. Il direttore del Giornale oggi sottolineava come «questa legge sembra fatta apposta per imbavagliarci e intimidirci».
Se è chiara la preoccupazione della stampa, più allarmanti sono le parole di Schifani: «Vorrei evitare che dal Senato possa essere approvata una legge che venga interpretata, e non entro nel merito, come una legge bavaglio nei confronti della comunicazione». La seconda carica dello Stato, a poche ore dal primo via libera ottenuto dal contestato ddl sulle intercettazioni, dice di confidare «nel fatto che si possano trovare dei punti di convergenza o, quanto meno, che si abbassi la tensione anche nei confronti del mondo della stampa». ??Poi a mo’ di giustificazione: «Siamo riusciti a indurre la maggioranza a non insistere per la calendarizzazione di giovedì e a differirla a lunedì. Mi auguro che questo dia il tempo a riflessioni e dia tempo alle opposizioni a presentare in tempi normali i propri emendamenti».
Poi da parte del presidente del Senato un gesto di conciliazione: Schifani avrebbe chiamato Franco Siddi, il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana. Una telefonata per favorire nuovi punti di equilibrio? La risposta della Fnsi è rintracciabile nel documento, approvato ieri dai direttori dei principali media nazionali, in cui in materia di intercettazioni si sottolineava la sensibilità dell’assemblea di Palazzo Madama e l’attenzione di Schifani verso i rischi per la libertà di informazione e dei cittadini di essere informati.
Altrettanto forte suona la sirena della Cei: «I beni in gioco, cioè la tutela dei singoli individui, l’ordinamento della giustizia, le esigenze della solidarietà e della comunicazione, siano salvaguardati tutti, insieme ed equilibratamente». E’ quanto detto dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in Vaticano per l’assemblea generale dei vescovi italiani.

Per l’Idv la situazione non è degna di commentario alcuno quando viene preclusa la possibilità del dialogo: “ci batteremo per un solo emendamento: l’abrogazione”, è la risposta dell’aitante Di Pietro, che chiude quindi ad ogni ipotesi di confronto tra maggioranza e opposizione per modificare il provvedimento che definisce «inemendabile e da respingere con tutte le forze possibili». Per Antonio di Pietro «ogni tentativo, che una parte dell’opposizione vuole fare, di emendare il testo è una giustificazione, un corollario per giustificare una norma criminogena». E se la legge sarà promulgata, avverte ancora il leader dell’Idv, “il giorno dopo abbineremo il referendum per l’abrogazione agli altri tre quesiti e sarà gioco facile raccogliere 500 mila firme perché la realtà è che il governo lo vuole per tutelare alcuni altissimi politici di quel mondo piduista che gira intorno al premier”. «Gravità inaudita» è invece la chiosa del Pd. Il presidente dei senatori Democratici, Anna Finocchiaro, tuona: «Decisione di una gravità inaudita: ci saranno 10 ore di discussione in tutto, un’ora per gruppo. Inoltre il governo porrà la fiducia: lo abbiamo chiesto al ministro Vito che non lo ha escluso. Con ogni probabilità – aggiunge la senatrice – la fiducia verrà chiesta la settimana successiva, verosimilmente l’8 giugno».

E sempre dal mondo dei media… Michele Santoro resta in Rai: «In questa situazione non ha alcun senso continuare a immaginare cambiamenti il cui scopo fondamentale era solo porre fine a una vertenza giudiziaria e progettare nuovi format nell’interesse della Rai e del pubblico» spiega il giornalista.
Da carnefice a vittima sacrificale, ironizzano i detrattori di Santoro, che ora attacca «le continue fughe di notizie, che hanno violato l’impegno di riservatezza indispensabile per un possibile accordo con la Rai favorendo interpretazioni fantasiose lesive della mia immagine. Trasmissioni televisive della Rai hanno potuto entrare nel merito di una trattativa in corso d’opera con un profilo denigratorio dei miei comportamenti di professionista. Non era mai avvenuto in precedenza».
Riservatezza violata, ma anche un tardivo ma pur sempre valido riconoscimento arriva dai vertici di viale Mazzini. Il presidente della Rai Paolo Garimberti invita il conduttore a non lasciare la tv di Stato, in quanto «Santoro è una risorsa e deve restare in ogni caso. L’ho spiegato a lui stesso quando mi ha accennato l’ipotesi di cambiare programmi, gli ho spiegato che è una risorsa per l’azienda e che io l’avrei difeso comunque sia se avesse deciso di cambiare il suo impegno in tv sia che avesse deciso di continuare con Annozero. La firma a questo punto dipende solo da Santoro, noi aspettiamo le sue decisioni. La questione – conclude – deve comunque tornare in consiglio perché è di sua competenza».

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

One Response to “***Diario politico***
LE MANOVRE DEL GOVERNO
di GINEVRA BAFFIGO

  1. Koso on maggio 26th, 2010 10.41

    Lei scrive: “nessun provvedimento relativo alla riorganizzazione della Protezione Civile né alla soppressione dell’Ice, l’Istituto per il commercio con l’estero. Incoerenze…”
    Invece è folle solo accennare alla smobilitazione dell’ICE quando le esportazioni sono fondamentali per uscire dalla crisi. Mi sembra che Lei non valuti quanta parte del nostro export si deve a quell’Istituto.
    Per fortuna l’idea balzana è stata cancellata dalla manovra.

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