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***L’excursus***
IL DUELLO
di MARCO ROSADI

maggio 25, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è (anche) un grande giornale di cultura politica. Lo è in ogni momento della sua narrazione quotidiana. il Politico.it si pone, come i nostri lettori sanno bene, l’obiettivo di contribuire a costruire l’Italia del futuro, attraverso, naturalmente, la “sua” politica italiana, che va rifondata e per rifondare la quale è necessario riscoprire (e ricostruire) il suo senso più profondo. Ma lo è, a maggior ragione, quando, con le sue grandi firme, affronta direttamente il “tema”. Lo fa, oggi, con Rosadi che ci porta a conoscere il significato (originale, storico) di logoi come dialettica e duello, oggi ridotte a branchie della propaganda, che un tempo costituivano momenti fondativi, “esecutivi” della politica stessa. La grande firma del giornale della politica italiana riprende (e allarga) il discorso sul linguaggio che abbiamo affrontato ieri, trasferendolo sul piano del confronto, portandoci alla stessa conclusione: la nostra politica è oggi vacua e autoreferenziale anche perché ha perso la capacità di confrontarsi (con se stessa). Il grande pezzo di Rosadi.

Nella foto, Marco Rosadi

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di MARCO ROSADI

È una sfida, un combattimento ad armi pari tra due antagonisti. Nasce con l´uomo e «non è mai inopportuno» direbbe Henry James. Duello, infatti, vuol dire tensione, confronto, movimento. In una sola parola, vita. Come il mare, anche lo spirito umano ha bisogno di venti forti e burrasche per continuare il suo volo. Alisei e calma piatta uccidono il mare e chi lo attraversa.

Lo scopo del duello coincide con il fine ultimo della guerra: sconfiggere l´avversario, possibilmente senza umiliarlo. Un tempo, nel dibattito politico, la dialettica era l´arma per mettere fuori gioco l´interlocutore. Conversare e ragionare con, ma anche arte della discussione reale che si svolge sul terreno della combattività. È questo il significato, non solo etimologico, della parola greca dialettica.

Sino a qualche decennio fa, il confronto accendeva la battaglia. Nel discorso dominava un contrasto fattivo e nemico della volgarizzazione del linguaggio dialettico: la falsa e vuota retorica che cerca solo l´effetto speciale. Gareggiare dentro il logos voleva dire farsi riconoscere. La dialettica bramava conoscere e risolvere i problemi filosofici, politici, sociali ed economici, e volava alta su meschini interessi e privilegi di casta. Poi nel V secolo a. C. vennero i Sofisti. Qualcosa cambiò.

Gli antichi greci credevano che dialettica e ragione discendessero dall´agonismo e dall´enigma. In un tempo ormai remoto, anche l´agone politico prendeva le mosse da un´idea divisa e analizzata nei suoi molteplici aspetti, nelle sue specie. Oppure iniziava da premesse condivise e plausibili. In un´epoca più vicina alla nostra diventò sintesi degli opposti, interpretata anche dal punto di vista del divenire economico e sociale.

Da Parmenide a Platone, da Hegel a Lacan, la filosofia arricchì la cultura politica di preziosi strumenti dialettici. Oggi tutto questo sembra un lontanissimo ricordo. La politica somiglia a un colloso migma, un melting – pot di baruffe addomesticate dalla “fatale” attrazione centripeta. Ormai, più che una vera sfida, è un allenamento di goffi e svogliati moschettieri. Qualche eccezione forse c´è, ma conferma la regola.

Rivolta al potere è oscura falsificazione della dialettica e della retorica stessa. In un evo leggendario fu gioco raffinato, disfida crudele che prevedeva la sconfitta del contendente. Quando essere battuti, era un´umiliazione intollerabile: non c´era pietà per chi cadeva, e il perditore accettava le conseguenze della disfatta. Oggi è impensabile che nel “campo franco” di Porta a porta l´invitto Comandante del centrodestra incroci la spada con l´eventuale Capitano della sinistra.

Nessuno perde più: al massimo “mantiene” i voti. E con il cerone e le giuste inquadrature, basta aumentare i decibel vocali per stravincere i duelli rusticani del digitale terrestre. Le inoffensive stoccate polemiche hanno ormai esiliato il vero duello, “inopportuno” per il freddo occhio della telecamera. Eppure un titano del pensiero occidentale, detto “l´oscuro”, affermava che tutto nasce e vive dall´armonia degli opposti, nel conflitto, padre di ogni cosa. Peccato che nessuno ascolti più i filosofi.

MARCO ROSADI

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