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Avevamo ragione (ancora una volta) noi Sfatiamo il mito: i conti non erano a posto Tremonti mentiva: la manovra serve a lui Donadi: è andata così. Ma poi il Pd dov’è?

maggio 25, 2010 di Redazione 

Gli elogi al ministro dell’Economia sono lo sport nazionale del momento. Praticato da tutta la nostra politica. Centrosinistra compreso. Che, anche responsabilmente, riconosce a Tremonti di avere stretto il cordone della borsa ed evitato il tracollo dei conti. Falso. O meglio: è vero, com’è noto, che il Commercialista ha stretto i cordoni. Un po’. Ma non nel modo necessario. E lo stato dei conti non era – già prima della crisi della Grecia e dell’euro – quello che ci andava raccontando. Tant’è vero che già ad aprile – prima dell’esplosione del bubbone ateniese – trapelavano indiscrezioni su una possibile manovra correttiva, che smentiva la narrazione del ministro sullo stato della nostra economia. Si parlava di 8 miliardi. Ma evidentemente erano stiracchiati pure quelli. Il rischio-default greco e il crollo delle Borse hanno alimentato sì ulteriormente la necessità di mettere in sicurezza il debito. Ma sono solo una concausa. Se volete, la goccia che ha rischiato (rischia) di far traboccare il vaso. Ma anche – come abbiamo scritto ieri – un dono della provvidenza per Tremonti che non sapeva più come uscire dal labirinto e sistemare conti che avrebbero rischiato di rivelarsi fuori controllo quando fosse stato troppo tardi, ovvero con un patatrack. Il giornale della politica italiana lo ha denunciato per primo, ma ora non siamo più soli: il capogruppo dell’Italia dei Valori ci dà ragione. E lo fa, naturalmente, dalle nostre pagine. In tutto questo, la principale forza d’opposizione dov’è? Perché dobbiamo sentire paragonare Tremonti a Padoa Schioppa quando le due realtà sono diverse, se non (ancora) opposte, tanto che lo dimostra il diverso atteggiamento del Paese nei loro confronti (paradossalmente, ovviamente, Padoa Schioppa principale “causa” del crollo di consenso del governo Prodi, insieme alle divisioni – a loro volta anche da lui, dal suo rigore, a torto provocate – della coalizione e Tremonti che, come proprio noi stessi abbiamo scritto, dimostrando ancora una volta la nostra assoluta libertà e onestà, che ci consentono – e anzi, ci impongono il dovere – di scrivere bene e male di checchessia e chicchessia senza guardare in faccia a nessuno e anche della stessa persona quando la figura, l’azione presentano luci e ombre, è invece schizzato nell’indicatore della fiducia suscitata negli italiani), senza che dal Pd venga (anzi…) una sola parola? Noi, intanto, continuiamo a fare il nostro lavoro, insistendo sulle contraddizioni di (tutta) la politica italiana. Donadi allora, sulla nostra denuncia.

Nella foto, Giulio Tremonti, abbattuto

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di MASSIMO DONADI*

Vi ricordate la pubblicità della Porche 911, quella della reclame da 0 a 100 in 3,4 secondi? Potrebbe essere lo spot di questo governo che, in meno di 24 ore, è passato da “va tutto bene madama la marchesa” al “rischio Grecia” annunciato dal sottosegretario Letta. Una accelerata, anzi una brusca sterzata, che la dice lunga sulla credibilità, sulla competenza e serietà di questo governo.

La verità, denunciata in tempi non sospetti da questo giornale, è finalmente venuta a galla. La situazione è drammatica, i conti sono allo sfascio. Per reperire i 24 miliardi dell’anticipo della manovra economica il governo annuncia sacrifici per tutti, almeno sulla carta. Poi si sa che con Berlusconi i furbi la faranno franca e gli onesti pagheranno per tutti.

Per due anni e mezzo ci siamo dovuti sorbire il falso e retorico ottimismo del presidente del Consiglio, quello che “va tutto bene”, “la crisi non ci sfiora”, “l’economia italiana è in ripresa”, insieme agli insulti nei confronti dell’opposizione, a suo dire menagrama, disfattista e affetta da pessimismo cosmico. Ora si scopre che anche noi avevamo ragione, che loro erano i grilli e noi le cicale, che per due anni e mezzo hanno raccontato balle al Paese. Per due anni e mezzo sono rimasti a guardare, mettendo in campo ridicole misure tampone, senza interventi strutturali e di ampio respiro.

Ora, se la responsabilità politica avesse ancora un senso e fosse ancora di moda in questo Paese, chi ha mentito, chi ha raccontato bugie colossali e chi oggettivamente ha fallito, dovrebbe andare a casa.

Ma siccome questo, politicamente parlando, è il paese del sole e del mare, governo e maggioranza fanno l’unica cosa che sanno fare: appellarsi al senso di responsabilità dell’opposizione. E’ chiaro che Italia dei Valori ci sarà, per senso di profonda responsabilità e per risparmiare ai cittadini e alle famiglie ulteriori indicibili sacrifici. Presenteremo le nostre proposte, la contromanovra dell’IdV, basata su una seria lotta alla speculazione e all’evasione fiscale, che faccia pagare finalmente chi non ha mai pagato, chi ha usato lo scudo fiscale di Tremonti per arricchirsi ulteriormente, e risparmi le fasce medie e più deboli di questo paese. Ma prima di ogni altra cosa, siccome il presidente del Consiglio ha mentito al Paese, gli chiediamo di venire in Parlamento, di metterci la faccia e di dire che la crisi c’è e che il governo ha sbagliato. Altrimenti, vadano a casa!

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

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