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Martini: “Parliamo anche del ‘come’ fare” C’è il linguaggio sterile di Democratici (?) E il decisionismo leaderistico del premier Se l’autoreferenzialità nasce pure di qui

maggio 24, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un suggeritore autorevole e ascoltato della nostra politica. Diciamo suggeritore e non consigliere perché dà il senso di una maggiore distanza: quella necessaria dalla politica italiana di oggi, autoreferenziale e ombelicale, per non entrare nel circolo vizioso dell’autoreferenzialità, appunto, e perdere il contatto con la realtà. Un contatto che la nostra politica ha perso da diverso tempo. Probabilmente l’involuzione-allontanamento è cominciata negli anni ’80, quando, raggiunto l’apice della parabola di crescita dell’Italia del dopoguerra, si è cominciato a perdere il senso della necessità di fare le cose con onestà e responsabilità, un tracollo che ha provocato tra il resto lo sperpero che è alla base del nostro debito pubblico ai livelli ai quali è oggi. Ma al di là delle sue ragioni storiche, di certo conosciamo, oggi, le caratteristiche e ciò che alimenta questo circolo vizioso. Uno di questi fattori è il linguaggio; linguaggio inteso, semplificando, come insieme dei contenuti e, quindi, espressioni della nostra politica. Potremmo definirla la “psicologia” della politica italiana. Se inizialmente è vero che manca un’espressione efficace quando mancano le idee (giuste; che mancano quando viene meno, appunto, quel senso di necessità), in seguito può accadere che sia la reiterazione dell’espressione inefficace a determinare la mancanza di idee. Oggi la nostra politica è divisa, anche in questo senso, tra due poli, dai quali si distingue una terza opzione che però, mancando di onestà e responsabilità, e rispondendo più che altro a propri interessi, è comunque priva dell’ispirazione necessaria. Il centrosinistra, e in particolare il Pd, e in particolare quella parte di Pd più strettamente legata agli ultimi trent’anni di politica italiana dai quali non ha saputo smarcarsi rinnovandosi, parlano oggi un linguaggio vacuo: come ha ben evidenziato l’ex presidente della Regione Toscana durante l’assemblea di sabato, dicono che bisognerebbe fare qualcosa, citando i titoli di questo auspicato intervento, ma senza mai fare lo sforzo intellettuale di provare, contestualmente, a proporre qualcosa rispetto a come farlo, ovvero idee concrete per la traduzione delle intenzioni in politica, senza le quali, appunto, si fa discorso vacuo e non discorso politico. Questa tendenza provoca una sorta di sterilità, di blocco, di pigrizia per la quale si continuano a proporre – superficialmente – abbozzi di intenzione, senza mai entrare nel merito. Il dibattito politico è tutto un annuncio su se stessi, cosa dovremmo fare, cosa vogliamo fare, ma mai si occupa di dire, appunto, come. A destra il problema è diverso: non mancano le idee stringenti, ma riguardano per lo più gli interessi del presidente del Consiglio e sono figlie del senso della sua necessità, e non di quella del Paese. Per il resto, una comunicazione (efficace) che serve a proteggere quella propensione mascherandola (ma fino ad un certo punto: e lo vedremo più tardi). Ma niente, comunque, idee per il Paese. il Politico.it rompe questo schema e (quasi) ogni giorno cerca di proporre idee concrete per il futuro dell’Italia. Lo fa, anche, per indurre l’imitazione di un esempio. E specie per ciò che riguarda i Democratici, che più spesso abbiamo sollecitato a reagire rispetto alle più frequenti loro difficoltà, qualche piccolo passo in avanti sembra ci sia stato. Per il cambio (di passo) ci sarà bisogno di un rinnovamento (radicale: cioè anche concettuale e non solo anagrafico). P.s.: la democrazia rappresentativa ha senso solo nella misura in cui “rappresenta” veramente il demos, il popolo. Altrimenti meglio forme di democrazia diretta come quelle (ri)sperimentate in Grecia del Psoe, anni prima del tracollo.

Nella foto, l’ex presidente della Regione Toscana e oggi responsabile del forum sui Territori del Pd Claudio Martini: non a caso un (grande) amministratore locale

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