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***La ricerca***
I GIOVANI E LE CARCERI
di ANTONIO DE NAPOLI*

maggio 23, 2010 di Redazione 

Il Forum Nazionale dei Giovani è il principale organi- smo di rappresentanza giovanile nel nostro Paese. Il 12 maggio ha presentato il rapporto di ricerca “Gio- vani e carcere: fra informazione e rieducazione”. Ri- portiamo di seguito la prefazione del suo portavoce. 

Nella foto, Antonio De Napoli

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di ANTONIO DE NAPOLI*

Il Forum Nazionale dei Giovani, unica piattaforma nazionale di organizzazioni giovanili, osserva la realtà italiana attraverso gli occhi delle giovani generazioni italiane. Il lavoro che svolge il Forum con le sue associazioni non è unicamente in favore dei giovani, ma ha l’ambizione di essere un tipo di attività al servizio del paese, essendo convinti che le giovani generazioni italiane sono una parte fondamentale del paese stesso. Lo sono state nei momenti più importanti della storia italiana e devono continuarlo ad essere. Dunque, uno sguardo giovane non solo a tutela dei giovani, ma nell’interesse del paese.

Da questa convinzione nasce l’indagine “I Giovani pensano il carcere”, dalla convinzione che sui “temi-paese” il Forum può e deve alimentare dibattito e proposte in campo. E alla luce degli sviluppi degli ultimi anni, la questione delle carceri italiane può essere considerato un tema-paese. Lo è per numerosi motivi: il sovraffollamento; il rapporto reati/ detenuti e le situazioni giuridiche che ne conseguono; le condizioni in cui vivono le persone detenute; la carenza di personale per le diverse funzioni da svolgere (dalla polizia penitenziaria ai ruoli di educatore e psicologo); le condizioni igienico-sanitarie delle carceri; il rapporto pena/ reato/ immigrazione irregolare. Se è vero che il tema carcere rientra pienamente nel delicato capitolo giustizia italiana, tema che occupa quasi quotidianamente il dibattito politico italiani, è anche vero che presenta elementi molto spesso trascurati.

Le numerose questioni legate alle carceri sono recentemente apparse con più forza sui media per il verificarsi di alcuni gravissimi casi di cronaca. Ci riferiamo soprattutto alla morte di Stefano Cucchi, scomparso il 22 ottobre 2009 in circostanze non ancora chiare. Ma molti dei temi menzionati precedentemente sono temi presenti da anni, ben prima della morte di Stefano.

Due dati su tutti richiedono attenzione e impegno: i numeri del sovraffollamento carcerario e il triste record di suicidi all’interno delle carceri che ha registrato l’anno 2009, ben 72 casi.

Ma i giovani? Cosa pensano, cosa sanno del carcere? Cosa sanno i giovani italiani della complessità del sistema carcerario e soprattutto, quale rappresentazione hanno del sistema penitenziario e della sua funzione sociale?

Esattamente queste domande hanno animato la nostra ricerca. Prima di affrontare le questioni legate, direttamente e indirettamente, a giustizia penale e al mondo dei penitenziari, alle leggi in vigore e alle proposte attualmente discusse da Governo e Parlamento, il Forum si è chiesto primariamente cosa pensano i giovani del carcere. Il sottotitolo del rapporto di ricerca, non a caso, si sofferma sulle due dimensioni più rilevanti che emergono dall’indagine: informazione e rieducazione.

L’informazione, a nostro giudizio, è strettamente connessa all’esercizio di una cittadinanza attiva che faccia la differenza e che sia specchio di una partecipazione democratica di qualità. È interessante infatti notare chi e come si informa sui temi del carcere e le diverse sensibilità al riguardo. Alcune risposte degli intervistati, in particolare quella sull’indulto, ci fanno comprendere quanto i mezzi di informazione incidano sulla formazione dell’opinione personale, anche in direzione opposta ai dati reali. In generale, più del 60% degli intervistati dichiara di sentirsi poco informato e oltre metà del campione (il 59.8 %) ritiene che la situazione delle carceri italiane sia poco trattata dai mezzi di comunicazione.

La rieducazione, invece, è uno dei temi più affascinanti dell’intero dibattito sul carcere (considerando anche i dati inerenti il rapporto pene alternative/ abbassamento della recidiva). Possiamo affermare che le storie delle persone detenute, prima persone e poi detenuti, sono la metafora di una società e di uno Stato che si interroga sul comportamento da tenere nei confronti di coloro che hanno sbagliato violando la legge. E il principio che ispira questo comportamento dovrebbe essere molto chiaro. Almeno sulla carta. Non ci riferiamo solo a documenti o sentenze, ma alla nostra Carta Costituzionale, la quale stabilisce chiaramente il principio della rieducazione della pena. Uno dei dati più significativi della ricerca è strettamente collegato a questa ultima considerazione.

L’indagine, nella parte che descrive l’atteggiamento nei confronti della funzione del carcere, dimostra la fiducia dei giovani nella funzione della rieducazione della pena. Anche se molti degli intervistati non lo sanno, essi hanno confermato l’intuizione dei costituenti, contenuta nel comma 3 dell’art. 27 della nostra Costituzione, “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Altri dati confermano l’atteggiamento positivo e di apertura nei confronti dei detenuti. Nonostante la dichiarata poca informazione in loro possesso, gli intervistati si dichiarano favorevoli alle misure che favoriscono processi di inserimento lavorativo e di educazione all’interno delle carceri.

In estrema sintesi, i giovani vogliono saperne di più, si dichiarano poco informati ma riconoscono il valore della questione carceraria, hanno un atteggiamento positivo nei confronti delle condizioni dei detenuti e credono nei processi rieducativi. L’indagine ci conferma anche un elemento che fa senza dubbio bene all’associazionismo civico: la differente, positiva, sensibilità dimostrata dai giovani intervistati che fanno parte di associazioni.

Dopo una lettura attenta dei dati della ricerca, il Forum avvierà un percorso interno per definire il ruolo che il nostro organismo di rappresentanza deve poter assumere su questi temi. Questa ricerca ci consegna importanti osservazioni che necessitano di una riflessione politica, da svolgere con le organizzazioni che fanno parte della nostra piattaforma. Oltre a quanto emerge dall’indagine, sono numerose le questioni su cui è necessario un confronto approfondito ed aperto. È interessante notare un rinnovato interesse per la cosiddetta legge Smuraglia (legge 193/2000), testimoniato dalle proposte di legge depositate in parlamento; così come è opportuna una riflessione sull’istituzione del Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti e sul ruolo dei Garanti a livello regionale. La voce pene alternative, anche in linea con l’interesse manifestato dal campione intervistato, è sicuramente un altro elemento significativo.

Il rapporto di ricerca “I giovani pensano il carcere: fra informazione e rieducazione” ha l’intenzione di alimentare la riflessione delle associazioni che dedicano le loro attività ai temi della detenzione e della giustizia penale e intende fornire elementi utili a coloro che si occupano di questi delicati temi nelle Istituzioni.

Anche le carceri, per quanto distanti possano essere percepite da molti, presentano questioni fondamentali sulle quali la società italiana non può essere indifferente. E lo sguardo dei giovani, senza dubbio, può fare molto per la costruzione di una società più giusta.

ANTONIO DE NAPOLI*

*Portavoce Forum Nazionale dei Giovani

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