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Diario politico. Stanno dividendo il Paese E’ arrivato primo “sì” a ddl intercettazioni Presto l’Italia ignara in mano alle cricche Approvato anche federalismo demaniale In regalo alle Regioni territori e altri beni Profezia di Crespi: ‘Così sarà secessione’

maggio 19, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il grande sondaggista sbaglia di rado. Dalle nostre colonne prevedette, a fine gennaio, la resa dei conti nel Pdl dopo le Regionali. Nel commento di ieri sulla crisi della classe dirigente una nuova previsione: «Continuiamo così, lasciamo il Paese nel caos, e la Lega avrà vita facile a portare a compimento il proprio disegno». Oggi, dopo la sbornia legata alla crisi della Grecia e alla corsa ai ripari (anche dall’assunzione pubblica delle proprie responsabilità, come abbiamo visto nel pomeriggio) del nostro ministro dell’Economia (come dei colleghi degli altri Paesi), in qualche modo riprende il corso “naturale” della legislatura e la maggioranza incassa due (per loro) importanti risultati nell’attuazione dei loro programmi (più che del programma). Che riletti alla luce del contesto nel quale si registrano e della profezia di Crespi sembrano preparare, e anticipare, quel finale. La tesi dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio è chiara: un’Italia bloccata dalla corruzione, dagli interessi particolari, dalle divisioni (anche) nei partiti favorisce inevitabilmente la tentazione separatista. Il ddl intercettazioni è un grande mantello sotto il quale tutto questo vivrà un nuovo (nefasto) sviluppo: se è stato possibile assistere a quello a cui abbiamo assistito nonostante la consapevolezza di tutti della possibilità di essere intercettati e dunque scoperti, figuriamoci a cosa (non) potremo assistere quando potrà avvenire senza che nessuno di noi se ne possa accorgere. E naturalmente il sistema finirà per scoppiare: o imploderà per le manchevolezze e i guasti che tutto questo andrà a provocare, o esploderà perché prima o poi, anche senza intercettazioni, ciò verrà a galla. Al primo sì della commissione Giustizia della Camera al ddl salva-(o moltiplica-)cricche (per non parlare naturalmente dei criminali “comuni”: di questo abbiamo già scritto e scrivono ampiamente tutti i grandi quotidiani) si aggiunge l’approvazione del primo decreto attuativo del federalismo fiscale, quello che riguarda il demanio, ovvero le proprietà “territoriali” dello Stato. Che a partire da oggi (o comunque da quando arriverà il “sì” definitivo) saranno però delle Regioni, per una vera e propria divisione dei beni – tra marito e moglie che si stanno per separare (?). Il senso del provvedimento appare questo, e se a monte si lavora, appunto, a preparare il terreno, la profezia di Crespi potrebbe anche (ancora una volta) avverarsi molto presto. In tutto ciò l’opposizione oggi si è divisa, dando un proprio placet, tra l’altro, con l’Italia dei Valori, al federalismo demaniale. Anche per questo, naturalmente, sarà più facile per la Lega portare a termine il proprio progetto storico. Speriamo di no, ma non sarà presumibilmente possibile evitarlo senza un cambiamento radicale. Entrambi i provvedimenti (e altro) descritti nel dettaglio, affinché possiate farvi una vostra idea, all’interno, da Finelli. 

Nella foto, Luigi Crespi: guarda (e vede) lontano

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di Carmine FINELLI

E’ arrivato in giornata il via libera della commissione Giustizia del Senato al ddl intercettazioni. All’esame della commissione c’erano però solo gli emendamenti che introducono nel disegno di legge originario le sanzioni per gli editori a seguito della pubblicazione arbitraria di indagini e intercettazioni prima dell’udienza preliminare. Gli emendamenti soppressivi presentati dalle opposizioni sono stati respinti. Secondo le norme, la pubblicazione degli atti comporta una multa da 64.500 a 464.700 euro, per gli editori che pubblichino intercettazioni prima dell’udienza preliminare. Rimane ancora in sospeso l’emendamento del relatore Centaro nel quale si prevedono pene per i giornalisti che pubblicano “in tutto o in parte, anche a guisa d’informazione” atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione. E’ lo stesso Massimo Centaro a renderlo noto.
Nel pomeriggio gli emendamenti soppressivi delle sanzioni agli editori che pubblicano gli atti dei procedimenti e le intercettazioni prima dell’udienza preliminare sono bocciati dal voto. Per i giornalisti, invece, le sanzioni previste, ma non ancora approvate sono le seguenti: una condanna fino a 2 mesi di carcere o un’ammenda da 2.000 a 10.000 euro, per la pubblicazioni degli atti anche per riassunto; una sanzione fino a 2 mesi di carcere e un’ammenda da 4.000 a 20.000 euro per la pubblicazione delle intercettazioni. Inoltre, è prevista la sospensione temporanea dalla professione.

Nel ddl sono previste condanne anche per chi compie riprese e registrazioni fraudolente. Per quanto concerne tale norma sono state approvate delle eccezioni: non verrà condannato chi compirà questo tipo di registrazione o ripresa per motivi legati alla sicurezza dello Stato; se si tratta di un giornalista professionista nell’esercizio del diritto di cronaca; se realizzate nell’ambito di una controversia giudiziaria o amministrativa.

I lavori in commissione Giustizia del Senato non si sono conclusi con il voto odierno. Riprenderanno la prossima settimana. “Ho appena parlato con il presidente del Senato Renato Schifani e abbiamo deciso che la seduta notturna della Commissione giustizia sarà convocata” annuncia il presidente della Commissione giustizia di palazzo Madama Filippo Berselli. “Siccome sarebbe potuta durare non più di due ore, visto che giovedì c’è la riunione congiunta con la prima Commissione sul ddl anticorruzione, abbiamo deciso di convocare la notturna direttamente lunedì prossimo”, continua Berselli. “I senatori della maggioranza sono stati dei veri soldati e hanno resistito per due notturne consecutive – fa notare Berselli – e dunque non posso sottoporli ad un ennesimo tour de force solo per due ore e solo per fare pochissimi emendamenti, visto l’ostruzionismo dell’opposizione». «Pertanto – conclude – è meglio andare avanti ad oltranza lunedì sera”.

“La battaglia in aula la faremo tutta – dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd – e comunque vedremo qual è il testo che arriva. Il ddl ha subito tante modifiche e contiene tante incoerenze che non ho ancora capito cosa verrà fuori”. A quanti le chiedono se lo scontro, una volta approvata la nuova legge possa proseguire con un referendum popolare promosso dall’opposizione, Finocchiaro risponde: “Questo non lo so”. Molto netta la posizione dell’Italia dei Valori: “Se anche il vicedirettore de “Il Giornale” riconosce che il ddl sulle intercettazioni taglierà completamente le gambe all’informazione – afferma il capogruppo Idv in commissione Giustizia al Senato, Luigi Li Gotti – è segno che quanto stiamo ripetendo da giorni è la pura verità: ma la maggioranza continua a far finta di nulla e prosegue imperterrita nel mantenere fermi i punti chiave del provvedimento. Insomma, quello che uscirà con ogni probabilità dalla Commissione rappresenterà un intervento devastante e un arretramento vistoso nella lotta al crimine”.

Tasse, Berlusconi: “Niente taglio”. Oggi però arriva anche lo stop del presidente del Consiglio ad un taglio delle tasse. Grazie ai proventi della lotta all’evasione per la quale, dice il premier, la riforma è “lo strumento più efficace” non arriverà per ora nessuna taglio delle tasse. Parole pronunciate da Silvio Berlusconi in un’intervista concessa a Bruno Vespa per il suo nuovo libro: “Nel segno del Cavaliere” in uscita il 28 maggio. Senza “la presunzione di fissare ora delle date sul calendario”, il premier rinnova dunque l’impegno a fare una riforma del fisco entro tre anni, “cioè entro il termine della legislatura”. Secondo Berlusconi “riforma fiscale significa riduzione entro il triennio della pressione tributaria che altri, prima di noi, hanno portato a un livello tra i più alti al mondo moltiplicando per otto volte, dal 1980 al 1992, il debito pubblico che tuttora ci condiziona”. Al momento, spiega il capo del governo, “in nessun Paese d’Europa si sta parlando di taglio delle tasse, né si pensa di poterlo fare da parte dei governanti più responsabili: la crisi economica non lo consente, e non lo consentirà fintanto che non sarà stata definitivamente superata, cosa che ora non è avvenuta”.
Tuttavia, ci sono diversi segnali tra i quali “l’incremento dell’investimento pubblicitario delle aziende italiane” che inducono il Cavaliere, come egli stesso ha spiegato successivamente durante la conferenza stampa congiunta con il presidente egiziano Hosni Mubarak, a “guardare non con eccessivo pessimismo, ma anzi con ottimismo all’attuale situazione. Spesso la realtà economica – è il giudizio del Cavaliere – è staccata dalla realtà finanziaria e l’andamento dell’economia reale spesso non è quella che si legge nelle fluttuazione delle borse”. Nemmeno l’euro debole preoccupa il presidente del Consiglio. “Nel primo trimestre – dice a riguardo Berlusconi – l’export è cresciuto del 17% e la svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro favorisce le nostre esportazioni”.
Sugli effetti che la crisi può avere sul governo, Berlusconi ancora nell’intervista al conduttore di Porta a porta, assicura che il programma dell’esecutivo non subirà comunque dei ritardi. “La produzione industriale è in ripresa, il governo manterrà un’attenzione rigorosissima sui conti per continuare nei tagli alle spese superflue e ai privilegi e per contenere il costo complessivo dell’amministrazione, come è avvenuto nei primi due anni della legislatura. Tutto continuerà come previsto, senza ritardo alcuno”.
Sul taglio delle tasse intervengono anche i presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Gianfranco Fini. I due, con una nota congiunta, “convengono sull’opportunità che le Camere, nella loro autonomia costituzionale e dopo aver preso conoscenza degli interventi che saranno decisi dal governo, partecipino in modo responsabile al contenimento della spesa pubblica reso necessario dall’attuale situazione economico-finanziaria. Gli indirizzi a tal fine ritenuti opportuni saranno definiti in un incontro tra i due presidenti delle Camere che, assieme ai questori e ai vicepresidenti dei rispettivi Comitati per gli affari del personale, si riuniranno a Palazzo Montecitorio mercoledì 26 maggio alle ore 18″.

Federalismo fiscale, sì al primo decreto attuativo. Oggi arriva anche il parere positivo della commissione bicamerale presieduta da Enrico La Loggia al primo decreto attuativo della riforma, quello sul federalismo demaniale. Il testo fissa i principi generali e le modalità per regolare il trasferimento di parti del patrimonio immobiliare dello Stato a favore degli enti territoriali. Consegnerà alle regioni spiagge, fiumi, laghi e una bella fetta di caserme non più utilizzate dai militari. Il Pd si è astenuto. Voto contrario solo di Udc e Api.
A determinare il parere è stato l’accordo tra Antonio Di Pietro e Roberto Calderoli. Il numero uno dell’Italia dei Valori e il ministro leghista alla Semplificazione in una conferenza stampa congiunta hanno annunciato il “punto d’incontro”fra i due partiti. “Ci dispiace – dice Di Pietro – che alcuni dopo aver contribuito a costruire un buon strumento non hanno il coraggio di assumersene la responsabilità. L’Italia dei Valori non si astiene mai, perché non è politica la politica che non decide, non sono buoni pastori quelli che non sanno indicare la strada”. Il federalismo demaniale, prosegue Di Pietro, “così come è stato formulato con un lavoro di insieme, può essere un provvedimento che unisce ed è un peccato che invece sia un’ennesima fonte di divisione”. Sulla sostanza del provvedimento l’ex pm osserva che “finora i beni demaniali sono stati solo un costo a perdere, abbandonati a se stessi e lasciati a speculatori e incuria”. La riforma, però, farà in modo che questi beni “abbiano un’identità certa: allo Stato quelli dello Stato, agli enti locali, che ne saranno responsabili, gli altri. Se applicato bene il federalismo demaniale permette di avere vantaggi e non costi”.
Intanto, piovono critiche dall’opposizone. Per Dario Franceschini, si tratta di un testo “migliorato ma non soddisfacente”. Il capogruppo del Pd così spiega la scelta di astenersi del suo partito: “E’ utile mantenere l’unico spazio di confronto sul merito che abbiamo in Parlamento”. L’attuazione del federalismo “è un provvedimento importante e per questo manteniamo la nostra disponibilità al confronto. Sugli altri decreti valuteremo caso per caso”. Il decreto è semplicemente inadeguato per Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd. “Non tiene conto della crisi e, quindi, del risanamento dei conti. E non tiene conto neppure degli enti locali, ai quali non dà l’effettiva possibilità di governare. Il concetto federalista della Lega continua a essere imperniato sulla concessione agli enti locali e non su una effettiva autonomia e responsabilizzazione. Il Pd, quindi, per senso di responsabilità e in linea con l’astensione alla legge delega sul federalismo votata un anno fa, si è astenuto”.
Molto più dura la critica dei Verdi, sia sul contenuto sia sull’appoggio dato da Di Pietro al decreto. “Il Federalismo demaniale non è nient’altro che una mega svendita dei beni di stato consentendo una speculazione senza precedenti – dice il presidente dei Verdi Angelo Bonelli – I Comuni, infatti nell’80% dei casi saranno costretti alla vendita non solo per ripianare il debito ma anche perché i deficit di comuni, province e regioni non consentono di sostenere i costi di manutenzione e gestione dei beni”. Quanto all’Idv “la decisione è vergognosa. Sono inaudite sciocchezze quelle dette da Di Pietro per cui siccome i beni del Demanio rendono poco allora meglio venderli. Non viene in mente a Di Pietro che invece di regalare il patrimonio di Stato ai poteri forti si poteva fare una riforma per far pagare i giusti canoni per le concessione demaniali e le sorgenti idriche?”.

Carmine Finelli

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