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Se oggi siamo tutti nelle mani di Tremonti Il Parlamento è quasi fermo da settimane Approva solo decreti “girati” dal governo E il ministro dell’Economia detta l’agenda Troppo potere (sostanziale) per pochi (2)

maggio 19, 2010 di Redazione 

Secondo momento della (breve) narrazione sul capo del dicastero di via XX settembre. Dopo avere visto come Tremonti abbia il controllo (in senso ampio) esclusivo dei nostri conti, e avere ancora una volta rivolto al ministro la stessa domanda: come sono veramente?, scopriamo come – oltre all’economia – Giulio abbia in mano anche il potere legislativo. Sì, perché stringendo i cordoni della borsa al punto di bloccare qualsiasi iniziativa che abbia un costo rilevante Tremonti è diventato un «superpresidente della Camera», scrive Andrea Sarubbi nel report dall’aula per il giornale della politica italiana che state per leggere, che decide se e quando si discute di cosa. Tremonti che dunque è, oggi, più di un – come qualcuno lo ha definito – (vero) presidente del Consiglio; è il plenipotenziario del governo e del Paese. Tutto questo naturalmente deve avere dei limiti, che possono essere imposti (e tolti, al Parlamento) dal vero capo del governo, e da un’opposizione che però sembra completamente avulsa dal gioco, sia in fase propositiva sia di interdizione (che pure va fatta, e comunicata, anche se è resa difficile dai rapporti di forza). E tutto questo deve avvenire sotto uno sguardo vigile e consapevole degli italiani, che il Politico.it spera di contribuire ad attivare: la “disoccupazione” attuale di deputati e senatori non è il segno dell’inutilità della democrazia parlamentare, e, con essa, della necessità di soluzioni che favoriscano un maggior decisionismo in una revisione in senso leaderistico e plebiscitario del sistema; è, appunto, l’esatto contrario, il segno di come troppo potere (formale o sostanziale) concentrato nelle mani di pochi possa produrre delle devianze alla democrazia stessa. Il deputato del Pd, dunque, che ci porta a conoscere dal di dentro, e sulla base della sua esperienza (quotidiana) diretta l’attuale modo di gestione dei lavori (?) parlamentari. 

Nella foto, il ministro dell’Economia: «E che sarà mai»

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di ANDREA SARUBBI*

Che il Parlamento non abbia niente da fare non significa che i parlamentari non abbiano niente da fare: vorrei chiarirlo, vista l’aria che tira, perché la mia giornata inizia alle 7.15 con la lettura dei giornali e finisce spesso dopo cena, con gli ultimi aggiornamenti al profilo Facebook. In mezzo, c’è tutto quel lavoro – visibile o nascosto – che il deputato è tenuto a svolgere: incontri, interviste, confronti interni, rapporti con il proprio collegio elettorale.

È vero, però, che tutto il lavoro di contorno diventa inutile se non si arriva a tirar fuori una-legge-che-sia-una, a meno che non sia il governo a mandarci in Aula un decreto da convertire. Come una squadra di calcio che – per quanti schemi abbia provato in allenamento, per quanti investimenti abbia fatto sul mercato, per quanta preparazione atletica abbia messo nelle gambe – non riuscirà mai a tirare in porta se l’arbitro non arriverà in campo con un pallone. E l’arbitro, nel nostro caso, si chiama Giulio Tremonti: un ministro dell’Economia che, da qualche tempo, fa pure il superpresidente della Camera, dettandoci il calendario dei lavori in base alle coperture che decide di trovare per i provvedimenti in esame.

Da ieri, per dire, c’era in programma una legge – condivisa da tutti - sui lavoratori che assistono familiari gravemente disabili, ma dopo l’esame della Commissione Lavoro il testo è passato alla Bilancio, dove ha ricevuto parere negativo. Morale della favola: ieri siamo stati tenuti a pascolare per il Transatlantico, nell’attesa invana che il testo arrivasse in Aula; stamattina siamo stati fermati nuovamente al momento del voto, rimandando il tutto al pomeriggio perché magari nel frattempo si sarebbe trovata una copertura. Intanto, abbiamo ratificato una convenzione internazionale con la Bosnia: la ratifica è ormai il nostro piatto della casa, visto che non costa nulla e dà l’idea al cittadino medio che il Parlamento ogni tanto produca qualcosa. E dire che, nelle Commissioni, siamo pieni di leggi che comportano spese minime o che – in alcuni casi – non ne prevedono affatto: alcune di queste, però, provocherebbero spaccature all’interno della maggioranza, che quindi si rifiuta di calendarizzarle.

Ecco perché il calendario dei lavori è ogni settimana un parto, ecco perché nel nostro lavoro giriamo spesso a vuoto: non stupisce, allora, che il cittadino medio si chieda (e spesso ci chieda) che cosa ci stiamo a fare, e che si faccia strada anche l’idea di un Parlamento tutto sommato inutile.

A Berlusconi dispiace questo stato di cose? No, per niente. Perché da un lato – è crudo, ma è così – il governo risparmia risorse su provvedimenti che non sono nel programma (avete mai letto una riga sui familiari dei disabili?) e le può dirottare su argomenti “politicamente più rilevanti”. Dall’altro, poi, l’agonia del Parlamento è anche il terreno più fertile per far crescere nella gente la sensazione che il governo di un uomo forte sia il rimedio all’inefficienza della politica: è quello che Berlusconi non nasconde di volere, quando si lamenta di avere sempre bastoni fra le ruote. È la dottrina dell’Aula sorda e grigia, che in Italia ha già prodotto abbastanza danni.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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