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Il commento. Immorali i 10 milioni di euro a Santoro di M. Donadi

maggio 19, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre in tempo reale i commenti ai fatti appena avvenuti degli stessi protagonisti della nostra politica. Dopo avervi raccontato delle scelte e, soprattutto, della buonauscita riconosciuta al conduttore di Annozero, ci ragioniamo su con il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori.

Nella foto, Massimo Donadi

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di MASSIMO DONADI*

Così la Rai avrebbe versato 10 milioni di euro per rescindere il contratto con Michele Santoro. Tremonti, ministro dell’Economia e azionista di maggioranza, da una parte annuncia una finanziaria lacrime e sangue, con drammatici tagli alla sanità, dall’altra (con) il direttore generale Masi butta nel cesso 10 milioni di euro dei contribuenti per lo sfizio della maggioranza.

Tutto ciò è di una gravità e immoralità unica e rara. I vertici della Rai buttano denaro pubblico per rispondere solerti come sempre agli interessi di questa maggioranza e non a quelli giornalistici ed economici della Rai. Con una botta sola, sprecati 10 milioni di euro e scritta la parola fine su una trasmissione scomoda.

Il direttore generale Masi (715 mila euro l’anno di stipendio) si è liberato dall’incubo delle telefonate di Berlusconi per bloccare Annozero, sostituendolo probabilmente con una giornalista di scuderia, più malleabile e rispettoso degli ordini di palazzo Chigi, che gli regalerà sogni tranquilli al giovedì notte.

Serenità ritrovata, dunque, per lui e i consiglieri di maggioranza della tv di stato. Doppio schiaffo in faccia, invece, agli italiani che si ritroveranno a pagare un prezzo altissimo per l’insipienza del Governo nell’affrontare la crisi e nel gestire furbescamente vicende come queste.

Quanto a Santoro comprendiamo le sue ragioni personali ed economiche. Siamo, però, come Marco Travaglio, parecchio sorpresi e delusi che Annozero non ci sia più a partire dalla prossima stagione televisiva. Santoro si sarà fatto i suoi conti, avrà calcolato pro e contro, si sarà guardato intorno. Affari suoi, non entriamo nel merito e non lo condanniamo. Capiamo che anche i più strenui paladini della libertà di fronte a cifre del genere vacillano. Una cosa è certa. Tutti gli attori in commedia di questa vicenda, per opposte ragioni, sono soddisfatti. In questa storia, tutti si fanno gli affari loro, a rimetterci sono come sempre solo i cittadini contribuenti onesti.

Restano due sole certezze. A partire dal prossimo settembre sparirà Annozero, uno degli ultimi spazi di libertà e pluralismo dell’informazione, per lasciare il posto all’ennesimo messa in scena di maniera del lacchè di corte di turno, esecutore mansueto e docile degli ordini del Re. Uno spettacolo deprimente, in tutti i casi.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

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