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Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Laratta: è venuta meno la cultura politica Rilanciare con un progetto per il futuro

maggio 18, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana guarda (appunto) al futuro. Su queste pagine trovate ogni giorno, care lettrici, cari lettori, idee e spunti per il domani del nostro Paese, insieme all’analisi, necessaria, del presente. Oggi il Politico.it racconta la crisi (in senso ampio) attraverso due studi (sull’oggi) di due delle sue grandi firme, accompagnati da due idee forti-proposte concrete per il futuro dell’Italia. E chiude, culmina, con un documento firmato da uno dei massimi protagonisti della nostra politica (vedrete, non perdetelo), che sceglie il giornale della politica italiana per rilanciare una proposta che attraverso la memoria (del passato, recente) si propone di fondare il nostro futuro all’insegna, con maggiori garanzie, di libertà e democrazia. Un’altra grande giornata sul giornale della politica italiana. La prima analisi è firmata dal deputato del Partito Democratico, e legge la crisi dal punto di vista dei contenuti (che mancano); quella che seguirà riguarda invece gli uomini, e le strategie (o sarebbe meglio dire le tattiche) – e i fallimenti – che accompagnano la loro azione sulla scena della nostra politica. La chiusura, più tardi, con il pezzo assolutamente da non perdere. Laratta, per cominciare, racconta di una crisi che non nasce oggi, ed è legata a doppio filo alla crisi, appunto, della politica italiana: ovvero alla perdita di senso (di sé, rivolto agli altri) della guida del Paese. Un’analisi impietosa, vedrete. Che noi lanciamo, però, offrendo un’idea di domani: quella di cui questo giornale parla da diverso tempo; il cambio di prospettiva costituito dalla costruzione di un nuovo sistema-Paese in cui l’università e la ricerca siano il motore dello sviluppo, ma anche la punta di un iceberg fatto di una rete di formazione permanente che contribuisca a risolvere, contemporaneamente, i problemi connessi alla flessibilità e alla precarietà del lavoro, in funzione del reinserimento (costante) in stadi sempre più avanzati di forme-lavoro, e quelli di una crisi culturale (in senso ampio) del nostro Paese, che sia in grado di tornare (o prendere) a respirare quotidianamente cultura. Un Paese che innova, evoluto, che innesti così un circolo virtuoso che riguarda direttamente e indirettamente l’economia, ma anche il tessuto sociale. Ma torniamo, per il momento, a capire a che punto siamo. E lo facciamo, come detto, con il deputato del Pd.

Nella foto, una ricercatrice al lavoro

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di FRANCO LARATTA*

La crisi si aggrava. Il nostro Paese è attraversato da una serie di crisi, collegate tra loro, che possono portare a qualcosa di brutto. Fino alla spappolamento dell´intera società.

La crisi è economica. L´Italia ha vissuto per almeno trent´anni al di sopra della proprie possibilità. Consumando anche le risorse del suo futuro, quelle dei suoi figli e nipoti. Accumulando uno dei debiti pubblici più alti del mondo, dal quale non sa come liberarsi. Ora la produzione è ferma, i consumi crollano, la disoccupazione cresce vistosamente, il mercato finanziario è molto debole, la speculazione internazionale punterà prima o poi ha colpire il Paese.

La crisi è politica. La Politica, in Italia, è morta. E non da ora. Dagli anni ´70-´80 in poi, la politica italiana ha vissuto sulla corruzione, ha prodotto nefandezze spaventose, ha moltiplicato i centri del potere, raddoppiato le istituzioni, centuplicato il numero del personale che vive negli apparati. Da quando attorno alla nostra politica scorre quell´immenso fiume di denaro, sono morte le idee, sono stati sepolti gli ideali. I partiti, le istituzioni, i sindacati sono diventati fabbrica di affari e corruzione, guerre tra bande che hanno puntato solo alla gestione del potere. Perfino la Chiesa non è immune a tutto questo.

La crisi è culturale, sociale, morale. Il nostro Paese non ha più un´idea, un progetto per il suo futuro. L´Europa non ha un approdo. Sono saltate le regole sociali, la crescita delle intelligenze, i valori e i principi che hanno guidato per decenni la nostra cultura. Tutto sembra appiattito, imperversano volgarità e arroganza. La scuola non forma, la famiglia soffre, il mercato e il consumismo hanno cambiato fisionomia alla nostra società. Perfino le nuove generazioni, che negli anni `60 e ´70 del secolo scorso hanno provocato una vera e propria rivoluzione politica e sociale in Europa, oggi sono spente. Da più di vent´anni sembrano rinchiuse in sé stesse, prigioniere della globalizzazione che tutto cancella e tutto rende vuoto. Trionfa il cattivo gusto e la più volgare televisione, non si vendono libri, sono vuote le biblioteche, i musei, le chiese.

L´Italia, l´Europa, hanno capito che la crisi è drammatica, ma non hanno risposte adeguate alla sua gravità. Prima di tutto perché l´Europa e pura invenzione, è un mercato, un insieme di diversità, di lingue, di bandiere. Ma non è una vera e propria Unione politica ed economica. Ha una sola moneta, ma non è un solo Stato. E poi c´è l´Italia che se è possibile sta anche peggio. Nel 150° dell´Unità del Paese, l´Italia si sta sfaldando e si sta rompendo. Ci sono già due Italie, da sempre. E tutti hanno fatto finta di non capire, di non sapere. Ora queste due Italie diventeranno 3, forse 4, forse 20 piccoli paesi. Grazie al federalismo e grazie alla spinta distruttiva di forze politiche ed economiche, il Paese si scopre debolissimo nel momento peggiore di una crisi che lo sta mettendo in ginocchio.

Non esistendo più la Politica né a destra e né a sinistra (tanto più che il Paese da oltre 15 anni è nelle mani di un miliardario e della sua spregiudicata e corrotta corte) nessuno è più in grado di elaborare un grande progetto per la rinascita morale, culturale e politica del Paese. Un solo esempio: l´Italia ha una straordinaria necessità di riforme. Ma sin dai primi anni ´80, quando Craxi capì per primo la necessità di una `grande riforma´, si fanno solo parole e promesse, annunci a vuoto. Intanto le istituzioni sono svuotate, deboli, immobili, la corruzione impazza, il malaffare imperversa. I grandi partiti non ci sono più, nessuno quindi è in grado di fermare questo degrado, di tracciare un percorso, di disegnare nuovi scenari.

Davanti ad una crisi economica così devastante, c´è da aspettarsi una reazione. Non sappiamo come e né quando. Ma quando la gente sta male, quando le famiglie vanno in miseria, quando i giovani non vedono più il loro futuro, quando tutto è in crisi, gli scenari non possono che essere pericolosamente oscuri!

Una speranza però c’è. Nei momenti più gravi, gli italiani hanno sempre saputo fare scelte coraggiose e forti. Rivelatesi poi vincenti.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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