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Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) Una lezione storia della politica (italiana) Rosadi racconta il modello(?) Savonarola

maggio 17, 2010 di Redazione 

Secondo momento della grande narrazione di oggi del giornale della politica italiana, sui nostri due valori di riferimento che possono costituire la chiave per la rifondazione della nostra politica, come promettono di spingere perché avvenga le due anime dei due partiti maggiori a cui il Politico.it guarda con maggiore attenzione (in questo senso): quella che fa riferimento a Ignazio Marino nel Partito Democratico e quella finiana nel Pdl. (Anche) in chiave di una modernizzazione (che “rinfreschi” a fondo l’”appartamento” restituendogli quei connotati di nitidezza e pulizia, e dunque di vivibilità).

Dopo aver analizzato con Donadi il caso del ddl intercettazioni e dello specifico risvolto rispetto allo stalking – per il quale, appunto, è stata combattuta una battaglia di responsabilità, caso più unico che raro, che ora viene, guarda caso (appunto), rinnegata – (ri)scopriamo un esempio di governo onesto e responsabile nella storia (di una delle radici) del nostro Paese, anche se portato poi alle estreme conseguenze (in tutti i sensi). Girolamo Savonarola praticò una gestione della cosa pubblica ispirata ad un principio di moralità che prevedeva, tra l’altro, un modello di vita individuale (non si scandalizzino i più liberali: in forma più subdola, tutt’oggi la (mancanza) di etica pubblica (applicata e diffusa anche – attraverso – la gestione dei mezzi di comunicazione ex ante ed ex post il conflitto di interessi del presidente del Consiglio) segna indelebilmente la dimensione privata di ciascuno di noi, anche e a maggior ragione da parte del partito “della Libertà”, peraltro in questo modo ulteriormente diminuita) umile e caritatevole (la sobrietà e la solidarietà di oggi), tributi proporzionati alle rendite di ciascuno (l’equità con redistribuzione attuale), galera per i politici disonesti (la semplice onestà di cui parliamo) e anche una spinta per la «renovazione» morale (anche) della Chiesa. Tutto ciò, nell’estremizzazione alla quale accennavamo – la carica morale si trasformò poi in intolleranza – scrive Rosadi, sarebbe oggi null’altro che pretesto per una partecipazione di un novello Savonarola ad un programma televisivo «barricadero», in una nostra politica appunto caratterizzata da mancanza di onestà e di responsabilità. Ma nell’Italia del futuro, naturalmente in una forma aggiornata ai nostri tempi (e senza, s’intende, estremizzazioni) può essere il modello per quella politica italiana onesta e responsabile in grado di rifare grande questo Paese. Rosadi su Savonarola, dunque. Sentiamo.

Nella foto, Marco Rosadi

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di MARCO ROSADI

I sileni sono brutte e ridicole statuette raffigurate con zampogne e flauti. Aperte in due, mostrano però le immagini degli dèi. Simboleggiano l’eterno conflitto tra uomo interiore ed esteriore, fra l’apparenza e la sostanza. Così li descrive Platone nel Simposio. Talvolta personificano il rinnovamento civile e spirituale, e possono anche finire in cenere sulla corrente di un fiume.

Sembrava proprio quello di un sileno, il ritratto del domenicano Girolamo Savonarola: naso ricurvo e disarmonico sovrastante un viso ancor più asimmetrico. Dopo la cacciata dei Medici da Firenze nel 1494, fu promotore e capo della Repubblica fiorentina, che governò in senso democratico ispirandosi al cristianesimo primitivo. Appariva serafico ma davanti alle folle era un violento fustigatore dei costumi.

Girolamo sosteneva la «renovazione» morale della Chiesa e della città. Con slancio profetico spiegava al popolo che il vero rinnovamento corrisponde a una vita semplice, umile, caritatevole. E dimostrava come, a differenza di quelle divine, le cose naturali possano invecchiare. Da qui nasceva l’esortazione alla rinascita purificatrice della Chiesa di Cristo.

Per lui, i politici disonesti meritavano soltanto la galera, e i mercanti dovevano essere obbligati – con le buone o con le cattive – a restituire il denaro iniquamente riscosso. Chiese tributi proporzionati alle rendite fondiarie e provvedimenti contro l’usura, perché voleva arginare una crisi economica provocata, guarda caso, dalla voracità dei ricchi.

Assertore di un «governo civile» in cui soltanto il popolo era vero e unico sovrano, si opponeva sia al «governo di uno» sia a quello dei cittadini più potenti per nobiltà, dignità (autentiche o esibite) e ricchezza. Purtroppo questo vivere «popularmente» configgeva con l’astuzia dei politici e con gli interessi mercanteschi della città bagnata dall’Arno.

Lo additarono come eretico. Qual era dunque l’infernale colpa del monaco? Rifiutando il profitto in nome della morale, prescriveva alle masse popolari di seguire le orme di Gesù. Nondimeno, il suo ideale ascetico degenerò fatalmente in una specie di fanatismo oscurantista (il fondamentalismo di oggi).

Squadre di giovani fedeli ai suoi ordini requisivano e bruciavano gli oggetti ritenuti oscuri o nocivi alla morale: carte da gioco, quadri, specchi, libri di Boccaccio e Petrarca… Contro la Chiesa corrotta profetizzava il crollo, la rovina. Era il 1497. Qualcuno non si limitò a fare gli scongiuri.

L’epilogo è sin troppo facile da intuire. Seguaci e popolo lo abbandonarono al suo destino. Arrestato per eresia fu prima torturato poi impiccato e dato al rogo. Le sue ceneri gettate in Arno. Aveva quarantasei anni. Era un santo o un blasfemo? O fu un sileno ridotto in polvere anzitempo dagli antisileni?

Aveva idee nobilissime e condivisibili ma che puzzavano di bruciaticcio e intolleranza. Rischierebbe ancora l’incenerimento nell’Italia del 2010? Incompatibile con un tenore di vita semplice, in cui il malaffare è la norma e la moralità sembra un ostacolo all’affermazione socio – economica dei cittadini?

No, al più diverrebbe forse un bizzarro caso di competenza neuropsichiatrica. O, al contrario, il sileno Girolamo farebbe fortuna come ospite fisso di un programma televisivo barricadiero, tuonando «popularmente» di «governo civile» e utopiche «renovazioni».

MARCO ROSADI

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