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Ma oggi il convento passa (solo?) questo Scajola? Altri 400 nella “rete” d’Anemone Mancino: ‘Non ho avuto nessuna regalia’ Serve rapido cambio di classe dirigente

maggio 13, 2010 di Redazione 

Una lista di quasi 500 nomi, estratta dal computer dell’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per il G8 della Maddalena e sospettato di avere corrotto politici, funzionari, giornalisti per ottenere appalti e chissà che altro. Nuova Tangentopoli? E’ una definizione stantia, l’unica certezza – come dimostrano anche i casi che hanno riguardato esponenti della un tempo intoccabile sinistra italiana – è che da troppo tempo le stesse persone hanno in mano le leve del potere nel nostro Paese; ciò costituisce un humus fertilissimo nel quale anche le società più sane – figuriamoci la nostra – possono vedere nascere le erbacce della corruzione.

E’ dunque necessario, al di là di ogni accertamento (a sua volta, ovviamente, imprescindibile) procedere ad un rapido rinnovamento della nostra politica e non solo, un’opera di smobilitazione e di immissione di energie nuove nel sistema, così da recidere la (comune) radice non solo della eventuale corruzione ma anche dell’immobilismo e dell’autoreferenzialità della politica italiana.
«Il tappo sta per saltare», profetizzava alcune settimane fa Paolo Mieli. Ma forse c’è bisogno di un altro po’ di “sofferenza istituzionale” perché anche i nuovi ingressi possano avvenire in un campo completamente libero dai signorotti del passato, e dunque senza il rischio di contagi e contaminazioni. Ai giovani diciamo: tenetevi pronti. Il servizio, all’interno, è di Stefano Catone.

Nella foto, Diego Anemone all’uscita dal carcere

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di Stefano CATONE

Poco meno di 500 nomi. E un’infinità di interventi edilizi, su edifici sia pubblici sia privati. E’ questa la lista di Anemone, un elenco che comprende politici, funzionari, giornalisti, membri della Guardia di Finanza, produttori cinematografici, la Protezione Civile e tutta una serie di altre persone amiche.

Una lista di proscrizione”, ha tuonato Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati Pdl. “Siamo in una situazione per un verso paradossale e per un altro verso gravissima: prima vengono offerti in pasto elenchi di nomi, poi, chissà quando, verranno fatte le indagini. Nel frattempo ogni nome è offerto al massacro mediatico, indipendentemente dalle ragioni per cui esso si trova nel computer di Anemone”.

Il presidente del Consiglio è invece apparso più tranquillo: non è “una seconda Tangentopoli”, dice, si tratta piuttosto di “comportamenti di singoli, tutti da dimostrare, che non possono indebolire il governo”.

La realtà è però un’altra: la lista svela una rete fitta ed estesa di relazioni, fondata sullo scambio di favori, a mezzo denaro pubblico. Nel caso la natura delle relazioni fosse “sistemica”, sarà difficile scongiurare qualsiasi ipotesi di scossone (nonostante le rassicurazioni di Umberto Bossi: “Finchè ci siamo io, la Lega e Tremonti, il governo non rischia, non lo buttano giù”).

Il caso più eclatante riguarda – ancora una volta - Guido Bertolaso, capo della ProCiv. La settimana scorsa Bertolaso disse che sua moglie era stata messa sotto contratto per una consulenza riguardante il rifacimento dei giardini del Salaria Sport Village, di Anemone. Gloria Palmerini ricevette, per questo incarico, un compenso pari a 25mila euro, ma a detta di Bertolaso il lavoro era stato interrotto “quando si seppe che Anemone sarebbe stato beneficiario di appalti da parte della Protezione Civile”.

Si scopre ora che Anemone, però, vinse appalti della ProCiv già nel 2004, quindi prima di assumere Gloria Palmerini. I contatti tra i due sarebbero poi proseguiti, attraverso alcuni interventi edilizi, operati da Anemone, in due appartamenti di proprietà di Bertolaso. Il sospetto è che Bertolaso, venuto a conscenza della possibile rivelazione della lista, abbia voluto giocare d’anticipo, “bruciando” la vicenda riguardante la moglie e cercando di tutelarsi rispetto agli incarichi ottenuti dall’imprenditore alla Maddalena, per i mondiali di nuoto e per le celebrazioni dell’Unità d’Italia.

Emergono altri nomi eccellenti dalla lista Anemone, tra i quali spicca quello di Nicola Mancino, vicepresidente del Csm (e, all’epoca dei fatti, ministro dell’Interno) che ha subito respinto le implicite accuse: “Da me l’imprenditore Anemone non ha avuto alcun tipo di protezione né io ho avuto da lui alcuna regalia, come si è scritto”.

Anche il nome dell’oramai ex ministro Scajola spunta dalla lista. Oltre ad aver beneficiato di aiuti economici nell’acquisto dell’appartamento che ne provocò le dimissioni, Scajola si sarebbe avvalso di Anemone anche per una serie di interventi edilizi.

Stefano Catone

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