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Ma ci stiamo tutti dimenticando della crisi Quella delle persone cadute in povertà Ma questo è il giornale della politica vera Cestinato pezzo di politique politicienne Ecco invece storia raccontata da Giulia

maggio 13, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana cerca faticosamente di contribuire a ribaltare l’agenda della nostra politica – e degli altri media, che «in Italia si occupano solo delle beghe tra politici e non dei contenuti» – imponendo fatti concreti, delle persone, e il confronto sulle scelte per il futuro dell’Italia. Uno sforzo che, badate bene, non ci costa nulla in termini di accessi: quando il nostro giornale si occupa di ricerca, o di energia rinnovabile, l’interesse aumenta e le visite hanno un picco. Com’è normale che sia, in generale e a maggior ragione in un Paese che ha bisogno come il pane di un po’ di serietà e di concretezza. Dunque è solo un problema di cultura (politica).

Che noi facciamo la nostra parte per cercare di cambiare. Ma abbiamo parlato anche troppo di noi. Il “protagonista” – suo malgrado – del primo racconto di oggi è una delle vittime della crisi economica, quella che per qualche tempo, a detta del governo, «non c’è (stata)», e per la quale, oggi che «c’è (ma è in via di risoluzione)», non si prendono provvedimenti. Si lascia, cioè – perché questa è la realtà delle cose – che persone come Antonio Trapani, colui della cui vicenda la giovane esponente Radicale (e Andrea Onori, ogni giorno in prima linea nella difesa delle persone più deboli) ci riferisce oggi, possano finire sulla strada o vedano la propria vita crollare in un «tunnel esistenziale», quello del quale ha scritto, con grande forza evocativa, Concita De Gregorio. Una storia che parla da sé: è (anche) la storia della totale autoreferenzialità della nostra politica, e delle istituzioni, piene di «parole vuote» e che non muovono un dito nemmeno di fronte a drammi come questi. Oltre, naturalmente, a non fare nulla per cambiare lo stato delle cose ed evitare che si possano verificare (di nuovo). Sentiamo.

Nella foto, Giulia Innocenzi

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di GIULIA INNOCENZI

La storia di Antonio Trapani, detto il “principe dei poveri”, e di sua madre, affetta da infezione urinaria, cardiopatia ipertensiva, diabete, subocculsione intestinale, stipisi cronica, idroureteronefrosi bilaterale, encefalopatia cronica, sindrome da immobilizzazione cronica, anemia cronica.

12 gennaio 2010: Antonio ha ricevuto la lettera di sfratto dalla padrona di casa. Presto sarà sbattuto per la strada. “Aumentandomi l’affitto io non posso pagare quella cifra di 1.100 euro”.

29 gennaio 2010: “Sono ormai arrivato. Non è possibile che nessuno mi ascolta. Sono disperato, trovo sempre silenzi dalle istituzioni e dallo stato non capisco. La padrona di casa mi vuole mettere in mezzo alla strada il 31 GENNAIO 2010 avendo mia madre gravemente malata e inferma. Vi chiedo aiuto non ho nessuno parente che possa aiutarmi. Nessuno mi ascolta di questo mio grave problema. Io e mia madre andremo a dormire in mezzo alla strada”.
20 febbraio 2010: Non ci sono soldi per il principe dei poveri
11 marzo 2010: per l’indifferenza verso chi soffre della Regione Lazio (sinistra) e del comune di Roma (destra), Antonio Trapani (il principe dei poveri) ha iniziato lo sciopero della fame. “Non lo faccio solo per me ma per tutte quelle persone che non hanno diritti e vivono nell’indifferenza generale”.
18 marzo 2010: Antonio continua lo sciopero, si alimenta solo con acqua e latte. Si sente molto debole e dalle istituzioni ancora silenzio. “Qui non si sente nessuno, tutto tace, continuiamo cosi in questo silenzio. Mi sono rotto con questi ciarlatani che dicono solo parole vuote”.
12 maggio 2010: La mamma di Antonio da qualche settimana è in ospedale. “oggi l’hanno trasferita in via di torrevecchia 250 clinica villa verde non l’ho potuta neanche vedere dato che si entra alle 16.30 io quando sono entrato mia madre non c’era più. l’anno portata dall’altra parte di roma un viaggio per arrivarci non so che devo fare veramente mi sento a pezzi ancor di più non so che fare non lo so…”.

La storia di Antonio me la segnala Andrea Onori.
Se qualcuno può fare qualcosa, batta un colpo.

GIULIA INNOCENZI

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