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Se nel Pd si dibatte solo della (sua) forma Le primarie, referendum (in sé) su acqua Ma manca del tutto una visione per Italia Laratta ci spiega le differenze su oro blu

maggio 12, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera e dei suoi contenuti. La nostra scelta gerarchica privilegia, quando è possibile, i temi concreti (che possono anche essere spessi e di ampio respiro, la concretezza non è sinonimo di materialismo) e strategici per il futuro del Paese, possibilmente portando dei contributi di idee (altrettanto “concreti”, in quanto “originali” e sostenibili) per la costruzione del domani. E’ quello che dovrebbe fare anche il Partito Democratico, anzi: è proprio ciò che darebbe al Pd la soluzione a tutti i propri problemi; ma evidentemente, al momento, le idee mancano. Il che è senz’altro figlio – come abbiamo scritto – della subordinazione psicologica che oggi il centrosinistra patisce nei confronti del centrodestra, che impedisce la piena espressione delle potenzialità di “creazione” della classe dirigente e intellettuale del partito, ma non solo. E’ evidente che c’è un deficit di cultura politica da questo punto di vista, e anche, se volete, di talento. Vedremo se il rinnovamento porterà novità positive in questo senso. Certo è che se dal dibattito tutt’oggi non emerge, neppure dal fronte dei giovani, una voce che sappia produrre qualcosa di nuovo e di forte, la tanto cercata «narrazione sul futuro dell’Italia, potrebbe anche significare che ciò, al momento, non è dato. Perché chi avesse delle idee forti da proporre sceglierebbe la via della loro proposizione come strumento per scardinare l’attuale chiusura a bauletto dei Democratici, aprendo vie anche per sé stesso. E ciò sarebbe nella sua stessa cultura politica (appunto). Invece si assiste a schermaglie di potere tout court. Al punto che – ed ecco il tema di oggi – anche il dibattito interno si è sterilizzato: a cominciare da Prodi, si parla (quasi) solo di organizzazione (le primarie, oltre alla proposta del Pd federale dell’ex presidente del Consiglio) e di forma dei contenuti già esistenti (sì o no al referendum sull’acqua pubblica? Sì o no alla raccolta di firme sulla proposta di legge sul tema? Sembrano domande piovute direttamente da Voyager, e in effetti il Pd di oggi sembra diventato un oggetto misterioso degno di attenzioni anche un po’ paradossali). Il giornale della politica italiana ha provato, e proverà ancora, a fornire il proprio contributo – invece – di idee, ai Democratici così come al centrodestra. Intanto scopriamo la discussione nel Pd proprio sul tema del referendum sull’acqua, dopo quella sulle primarie di ieri, riuscendo però – grazie alla firma del parlamentare calabrese – ad entrare un po’ nei contenuti, anche se (è quello che appunto offre il dibattito Pd) non ancora innovativi e nuovi per il futuro

Nella foto, Franceschini e Bersani: e se vi metteste ad un tavolo per elaborare proposte per il domani dell’Italia?

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di FRANCO LARATTA*

Quando lo scorso anno arriva alla Camera il decreto che prevede “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, a firma del ministro Ronchi, i deputati del Pd portano avanti una durissima opposizione in aula, costringendo il governo a porre la fiducia. I deputati intervengono in massa e presentano centinaia di emendamenti e decine di ordini del giorno. E’ stata forse l’opposizione più dura e determinata in questa legislatura.

Di cosa parliamo? Della privatizzazione dell’acqua. Ovvero dell’accelerazione delle privatizzazioni imposta dal governo Berlusconi e la consegna al mercato dei servizi idrici di questo Paese.

Cosa ha sostenuto il Pd?

1) – Il servizio pubblico integrato dell’acqua va riorganizzato su criteri di efficienza (la dispersione media nazionale è attorno al 30%), di economicità e a tariffe contenute. Ma non è vero che la gestione pubblica è necessariamente diseconomica. Basti guardare in Germania e in altri Paesi europei dove la gestione dell’acqua è pubblica, e si distingue per la sua efficienza.

2) – Chi l’ha detto che la gestione privata è da preferire a priori? Spesso accade il contrario. Infatti sono frequenti i casi di notevoli inefficienze. Sbaglia il governo a salvare le aziende pubbliche statali e obbligare i comuni a privatizzare i servizi di pubblica utilità.

3) – A cosa serve privatizzare senza liberalizzare? E’ necessario introdurre regole trasparenti, tutelare la qualità del servizio e controllare le tariffe. Come deputati del Pd, in aula abbiamo fortemente sostenuto che “il decreto-legge prevede la possibilità di privatizzare le società quotate, derogando all’obbligo di gara. Questo è il peggiore dei mondi possibili, la privatizzazione senza una liberalizzazione”.

4) – L’acqua rappresenta un valore pubblico irrinunciabile, universale, più di qualsiasi altro bene e servizio, come l’aria che respiriamo. E’ questo il tema fondamentale della nostra ferma opposizione al decreto del Governo Berlusconi, poi trasformato in Legge.

Detto questo, vediamo cosa è accaduto nel frattempo e ragioniamo sulla posizione del Pd.

Il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica, si propone, insieme a una più rigida difesa della gestione pubblica dell’acqua, di abrogare le norme del decreto di privatizzazione. Il Pd ha inteso rimanere fuori dall’iniziativa referendaria. Si può discutere, a nostro avviso, sul valore dei tre quesiti depositati, sapendo che forse ne sarebbe bastato uno solo. Questo dal nostro punto di vista. Ma, se è vero, c’è da dire che questa sarebbe un’altra storia. Ora il referendum c’è; la gente ha man mano accettato e condiviso la richiesta dei referendari; i cittadini elettori corrono a firmare i quesiti, e a non capire l’atteggiamento del Pd. In realtà, il Pd non è stato fermo. Sta presentando una sua proposta di legge, sulla quale c’è l’idea di raccogliere centinaia di migliaia di firme di cittadini ed elettori. Giusto. Bene. Ma ai cittadini e ai nostri elettori oggi interessa dire subito di ‘sì’ al referendum abrogativo, raccogliendo le firme necessarie per la sua validità! Ora, adesso. Questo ci chiedono tutti. Il che non esclude assolutamente, anzi credo aiuti notevolmente, l’iniziativa legislativa del Pd. Se nel Pd ci sono posizioni diverse su un tema così delicato, non è certamente un male. Ma queste cose non possono far apparire il Pd come chiuso e preoccupato. Troppo distante dall’ansia della gente, di tantissimi nostri elettori che vogliono sentirsi dire, e a gran voce, che l’acqua è un bene pubblico, e che nessuno può metterci sopra le mani. Ad iniziare dalla presentazione di un referendum abrogativo.

Sono fra coloro che condivide l’iniziativa legislativa del Pd e la sosterrà prima nelle piazze e poi nelle aule parlamentari. Ma ritengo utile e necessario aderire all’iniziativa referendaria, soprattutto perchè sostenere un referendum dà una forte spinta all’iniziativa parlamentare. E farà sentire forte alle Camere la voce dei cittadini. Le preoccupazioni di quanti pensano, e vogliono a tutti i costi, che l’acqua debba rimanere nelle mani pubbliche, sotto il controllo diretto dello Stato.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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