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Gb, ecco il vero volto di “Obama” Clegg Agli esteri va l’antieuropeista Billy Hague No all’euro e poi meno poteri a Bruxelles E Nick (non) era candidato più “europeo” I “terzi” Libdem al potere per il potere(?)

maggio 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

David Cameron lavora alla composizione del proprio primo governo (di coalizione). Sulla base di un accordo con Nick. Che è cresciuto politicamente come funzionario Ue e prometteva apertura all’Europa. Ora Clegg accetta che al Foreign office vada il più euroscettico dei conservatori inglesi, l’ex leader Tory e già ministro degli Esteri “ombra” negli anni di Brown; colui che ritirò il partito conservatore dal gruppo popolare al Parlamento europeo perché troppo favorevole all’integrazione (!) e fu duramente criticato, in quell’occasione, proprio dal capo Libdem.

Altro che posto assicurato (a lui) come si decantava prima del voto. Ora, è chiaro come le visioni di Hague e Clegg confliggano alla radice, e ci si chiede – oltre alle domande più generiche sul senso di un’alleanza con i Tories – quale sia la ragione politica di questo accordo e, soprattutto, del sì dei Libdem a tutto questo. La risposta che ci diamo noi è sempre la stessa: le terze forze, in questa fase della politica mondiale, sono solo portatrici di interessi particolari quando non autoreferenziali, anche se si propongono nelle vesti di innovatrici come nel caso di Clegg. Fuori dal bipolarismo, c’è solo il tradimento della politica vera e il consociativismo. Nicolò Bagnoli ci racconta cosa sta veramente accadendo a Londra. Read more

Se nel Pd si dibatte solo della (sua) forma Le primarie, referendum (in sé) su acqua Ma manca del tutto una visione per Italia Laratta ci spiega le differenze su oro blu

maggio 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera e dei suoi contenuti. La nostra scelta gerarchica privilegia, quando è possibile, i temi concreti (che possono anche essere spessi e di ampio respiro, la concretezza non è sinonimo di materialismo) e strategici per il futuro del Paese, possibilmente portando dei contributi di idee (altrettanto “concreti”, in quanto “originali” e sostenibili) per la costruzione del domani. E’ quello che dovrebbe fare anche il Partito Democratico, anzi: è proprio ciò che darebbe al Pd la soluzione a tutti i propri problemi; ma evidentemente, al momento, le idee mancano. Il che è senz’altro figlio – come abbiamo scritto – della subordinazione psicologica che oggi il centrosinistra patisce nei confronti del centrodestra, che impedisce la piena espressione delle potenzialità di “creazione” della classe dirigente e intellettuale del partito, ma non solo. E’ evidente che c’è un deficit di cultura politica da questo punto di vista, e anche, se volete, di talento. Vedremo se il rinnovamento porterà novità positive in questo senso. Certo è che se dal dibattito tutt’oggi non emerge, neppure dal fronte dei giovani, una voce che sappia produrre qualcosa di nuovo e di forte, la tanto cercata «narrazione sul futuro dell’Italia, potrebbe anche significare che ciò, al momento, non è dato. Perché chi avesse delle idee forti da proporre sceglierebbe la via della loro proposizione come strumento per scardinare l’attuale chiusura a bauletto dei Democratici, aprendo vie anche per sé stesso. E ciò sarebbe nella sua stessa cultura politica (appunto). Invece si assiste a schermaglie di potere tout court. Al punto che – ed ecco il tema di oggi – anche il dibattito interno si è sterilizzato: a cominciare da Prodi, si parla (quasi) solo di organizzazione (le primarie, oltre alla proposta del Pd federale dell’ex presidente del Consiglio) e di forma dei contenuti già esistenti (sì o no al referendum sull’acqua pubblica? Sì o no alla raccolta di firme sulla proposta di legge sul tema? Sembrano domande piovute direttamente da Voyager, e in effetti il Pd di oggi sembra diventato un oggetto misterioso degno di attenzioni anche un po’ paradossali). Il giornale della politica italiana ha provato, e proverà ancora, a fornire il proprio contributo – invece – di idee, ai Democratici così come al centrodestra. Intanto scopriamo la discussione nel Pd proprio sul tema del referendum sull’acqua, dopo quella sulle primarie di ieri, riuscendo però – grazie alla firma del parlamentare calabrese – ad entrare un po’ nei contenuti, anche se (è quello che appunto offre il dibattito Pd) non ancora innovativi e nuovi per il futuro Read more

E’ in pagina la nuova vignetta di theHand Protagonista: Maurizio Gasparri. Scoprila

maggio 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il caso è quello che conoscete: Draquila, il docufilm di Sabina Guzzanti sulla gestione del dopo-terremoto a L’Aquila, viene criticato dal ministro della Cultura (?) Sandro Bondi che annuncia che non sarà a Cannes (per chi non ama il cinema, si tratta forse del più prestigioso tra i festival internazionali) dove il film sarà proiettato fuori concorso. Il giornale della politica italiana lo ha già “affrontato”, come sempre entrando nel cuore del confronto, con uno dei suoi (nuovi) protagonisti: il Politico.it è infatti uscito con un pezzo di Paolo Guzzanti, una delle nostre grandi firme che, nel caso, è anche (indirettamente) parte in causa, in quanto padre di Sabina. Ma a noi interessava – come sempre – andare oltre le schermaglie mediatiche (peraltro unilaterali) e capire il senso profondo di ciò che stava accadendo. E l’ex vicedirettore de “il Giornale” ci ha consentito di farlo portando alla luce – in una giornata nella quale abbiamo proposto anche un altro editoriale su questo tema – la questione di fondo, ovvero la libertà (?) nel nostro Paese. Quella di Bondi è infatti la dimostrazione di una disposizione censoria, che si associa alla tesi (che è però più che altro una vera e propria notizia, come per il grande film di inchiesta che Draquila è) del film di Sabina: ovvero che a L’Aquila, in nome dell’emergenza post-terremoto, sono state sospese le libertà civili (riunione, espressione, manifestazione, eccetera). Guzzanti si chiedeva se tutto questo non potesse rappresentare un precedente per una futura sospensione delle libertà civili del nostro Paese, in nome di un’altra “emergenza” (nazionale. «La pioggia?», si chiedeve, ancora, ironicamente e provocatoriamente – ma non troppo – Guzz). Oggi torniamo sulla questione con maggior levità. E lo facciamo con il nuovo, grande disegno di Maurizio Di Bona, che ci racconta la reazione del capogruppo Pdl al Senato dopo la visione del film. Buona interpretazione. Read more

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