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Diario politico. Onestà e responsabilità-2 Se Fini riceve Saviano (per sostenerlo)
E gli intellettuali di destra: ‘Difendiamolo’ Mentre Napolitano celebra unità nazione Si (ri)costruisce a partire proprio da qui

maggio 11, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, è un giornale libero e sopra le parti. O, se volete, dentro (entrambe) le parti. Tale da fare, tra l’altro, un proprio endorsement per Marino alla viglia delle primarie Democratiche, e contemporaneamente per il presidente della Camera in un’altra occasione dentro la maggioranza. Da dare “consigli” al centrosinistra su come uscire dall’impasse e al presidente del Consiglio per girare a vantaggio proprio e del Paese la dialettica con Fini. il Politico.it non “sta” insomma né con il centrodestra né con il centrosinistra, ma promuove, oltre al resto, quelle forze dentro l’uno e l’altro polo che promettono la modernizzazione dell’Italia all’insegna dei (nostri) valori condivisi, condizione irrinunciabile per rifare grande il nostro Paese. In questa chiave la giornata di oggi ci propone un altro esempio del “bene e del male”, se vogliamo utilizzare (ma per gioco) queste categorie berlusconiane della politica (o no?). Come vi abbiamo raccontato nel Diario di ieri, Emilio Fede aveva insultato Saviano sostenendo, in buona sostanza, che non se ne può più di lui. In precedenza era stato il premier a dire che lo scrittore napoletano contribuiva alla popolarità della mafia, piuttosto che combatterla, con il proprio Gomorra come tutti gli altri che la raccontano. Oggi Gianfranco Fini – che già durante la direzione dello scontro con Berlusconi aveva stigmatizzato quelle prime parole del Cavaliere – ha voluto rimarcare le differenze, accogliendo Saviano a Montecitorio e palesandogli la «vicinanza delle istituzioni», oltre alla «stima». Ma anche due battitori liberi di centrodestra come Filippo Facci e Antonio Socci oggi, dalle colonne di Libero, lanciano un appello al proprio establishment affinché «non regaliamo Saviano alla sinistra». A dimostrazione di come le posizioni oneste e responsabili (moderne ed europee) del presidente della Camera sono magari oggi minoritarie nella classe dirigente (o meglio, tra i parlamentari) della maggioranza ma sono condivise da molte parti del ceto intellettuale e anche della società che fa riferimento alla destra. Nello stesso giorno, il capo dello Stato prosegue le celebrazioni per il nostro 150° anniversario, giudicando «penose» le parole di chi getta fango sull’unità del nostro Paese. Che non è né di destra né di sinistra; è ciò che rende l’Italia, l’Italia. Se vogliamo tutti insieme rifare grande questo Paese, dobbiamo partire di qui. E dall’onestà e dalla responsabilità. A destra come a sinistra. Una grande alleanza non elettorale ma culturale, per modernizzare la politica italiana, e costruire così il futuro. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, il presidente della Camera: sembra indicare la nostra “ricetta”

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di Ginevra BAFFIGO

Il ddl svuota-carceri, dopo il pressing della Lega e del ministro Maroni, cambia volto: il governo ha di fatto riscritto il testo in toto, con l’aggiunta di tre emendamenti, ora in commissione Giustizia alla Camera.
La più rilevante novità del nuovo disegno di legge riguarda il passaggio, non più automatico, agli arresti domiciliari per i detenuti a cui resti un anno di pena. A dover avallare la detenzione domiciliare sarà ora un magistrato di sorveglianza. Il sottosegretario Caliendo, firmatario dei tre emendamenti, a sostituzione dell’art.1 del precedente ddl stabilisce che la pena detentiva, non superiore a 12 mesi, «è eseguita presso l’abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, di seguito denominato “domicilio”» se il magistrato di sorveglianza sulla base di una relazione sulla condotta del detenuto, trasmessagli dall’istituto penitenziario, ritenga non vi sia rischio di fuga. Nella relazione vi sarà anche un verbale di accertamento della idoneità del domicilio. Nello stesso emendamento viene infine esclusa l’ipotesi che il “domicilio” nel quale l’immigrato sconti l’ultimo anno possa essere il Cie. Ad ogni modo dalla lista di chi potrà beneficiare della misura alternativa restano esclusi, anche nella nuova formulazione, i condannati per reati di mafia e terrorismo, e i recidivi. La misura potrà essere negata più in generale «quando vi è la concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga» oppure si teme «possa commettere altri delitti».
«Si è migliorato di molto il provvedimento e sono state accolte molte richieste che avevo fatto. Spero che continui ad essere migliorato prima della sua approvazione definitiva» commenta soddisfatto Roberto Maroni. «Avevo espresso preoccupazioni – aggiunge poi il ministro dell’Interno – che non mi sono inventato io, ma mi sono state sottoposte dalle forze dell’ordine cui spetta il compito di controllare gli esiti del provvedimento. Quindi sono soddisfatto». E sempre dalle file leghiste il plauso per il nuovo testo non tarda a farsi sentire: «Sono state accolte alcune istanze che avevamo avanzato sin dall’inizio come la cessazione dell’automatismo dell’ultimo anno a casa, l’accertamento della pericolosità da parte del magistrato e il potenziamento delle forze dell’ordine» spiega Nicola Molteni, componente leghista in commissione Giustizia alla Camera. «Finalmente – gli fa eco la camicia verde Matteo Brigandì – non si parla più sic et simpliciter di prendere i detenuti e portarli a casa. Ora bisognerà fare i conti con l’oste e l’oste in questo caso sono i magistrati».
Il Carroccio ha vinto quindi questa importante battaglia, ma non contento potrebbe valutare anche la presentazione di altri sub-emendamenti al testo con “paletti” ad esempio sulla questione dell’idoneità del domicilio.
La soddisfazione però è bipartisan, anche il Pd apprezza le modifiche al ddl: «Per noi è un passo in avanti in termini di chiarezza» riconosce Donatella Ferranti, la capogruppo in commissione Giustizia alla Camera. I Democratici accolgono con favore anche un altro provvedimento che prevede l’«adeguamento dell’organico del corpo di polizia penitenziaria alla situazione emergenziale in atto». Per la concretizzazione probabilmente si ricorrerà all’abbreviazione dei corsi di formazione iniziale degli agenti di polizia penitenziaria, con apposito decreto del ministero di Giustizia. Bocciate all’unanimità le modifiche che prevedevano la messa in prova presso i servizi sociali.

Saviano ricevuto da Fini. Scrivere è resistere. E non sempre è facile quando è la Camorra il tuo nemico quotidiano. Roberto Saviano ha scelto di scrivere, di continuare a scrivere, malgrado il prezzo da pagare sia alto.
Ciò nonostante nelle ultime settimane molti sono stati gli attacchi nei suoi confronti. Oggi a Montecitorio in un incontro di tre quarti d’ora Gianfranco Fini ha voluto affermare, o riaffermare, «la vicinanza delle istituzioni» nei confronti di chi quotidianamente si batte contro la criminalità organizzata ed esprimere «grande stima e considerazione» all’autore di “Gomorra”, ma anche «sgomberare il campo dagli equivoci» dopo le parole di Emilio Fede e soprattutto quelle del premier, che il 16 aprile aveva inserito lo scrittore nella black-list di quegli autori «enti di promozione della mafia italiana nel mondo» che rendono l’organizzazione criminale italiana prima per notorietà pur essendo la sesta nel mondo per “importanza”. ??La mafia, disse il premier, gode di «un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un motivo di giudizio molto negativo per il nostro Paese. «Ricordiamoci le otto serie della Piovra, programmate dalle televisioni di 160 Paesi nel mondo – sottolineò Berlusconi – e tutto il resto, tutta la letteratura, il supporto culturale, Gomorra e tutto il resto».? ?Le parole del presidente del Consiglio già in quella occasione non piacquero alla terza carica dello Stato: «Ma come si fa a dire che Gomorra incrementa la Camorra?», «Come si fa a essere d’accordo?», chiese retoricamente Fini durante la direzione nazionale Pdl in cui si scontrò (appunto) con il premier. “Nessuno nega che Berlusconi sia vittima di accanimento giudiziario – osservò allora il presidente della Camera – ma a volte dice delle cose sulle quali è difficile convenire…”.

Napolitano e l’Unità d’Italia. «Chi si trova a immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio»: così il capo dello Stato, oggi a Marsala, per la cerimonia organizzata nell’ambito del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. «Si può considerare solo penoso che da qualunque parte, nel sud e nel nord, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell’unità, negando il salto di qualità che l’Italia tutta, unendosi, fece verso l’ingresso a vele spiegate nell’Europa moderna».
Si può criticare legittimamente ciò che la politica nazionale fa o non fa per il Mezzogiorno, continua però Napolitano, ma le critiche «non possono essere accompagnate da reticenze e silenzi su quel che va corretto, anche profondamente, qui nel Mezzogiorno». Vanno gridate: sia per quel che concerne «la gestione dei poteri regionali e locali e il funzionamento delle amministrazioni pubbliche, sia gli atteggiamenti del settore privato, sia i comportamenti collettivi. Parlo – conclude – di correzioni essenziali anche al fine di debellare la piaga mortale della criminalità organizzata». Bisogna respingere «pregiudizi e luoghi comuni contro il Mezzogiorno» ed al contempo «tutte le forze rappresentative delle regioni meridionali devono però opporre un sereno riconoscimento delle insufficienze che essi hanno mostrato in decenni di autogoverno». ?«Del patrimonio culminato nelle conquiste del 1860-1861, possiamo come meridionali essere fieri. Non c’è spazio – dice ancora Napolitano – per pregiudizi e luoghi comuni che purtroppo ancora o nuovamente circolano nell’ignoranza di quel che il Mezzogiorno dando il meglio di sé ha dato all’Italia in momenti storici essenziali».
Guarda al sud , ma si rivolge soprattutto al nord il presidente della Repubblica: l’Italia deve crescere di più e meglio e potrà riuscirci «solo se crescerà tutta insieme, solo se si metteranno a frutto le risorse finora sottoimpiegate, le potenzialità, le energie delle Regioni meridionali».

Le reazioni. Luca Zaia: «Napolitano è il guardiano della Costituzione, sa benissimo che da parte nostra non c’è il pericolo della secessione». La verità, sostiene il leghista è che mancano le risposte, al nord quanto a l Sud. E la risposta, a detta di Zaia, è ovviamente il federalismo: «Una visione di autonomia fatta salva l’unità nazionale, che però ci permetta di portare il sentimento del nostro popolo nel momento in cui andiamo a fare le leggi». «Federalismo non vuol dire certo minacciare l’unitá dell’Italia – ribadisce il presidente del Veneto – dare al Paese, anche al sud, l’occasione di crescere. Federalismo è, appunto, assunzione di responsabilitá».
Italo Bocchino accoglie le parole del presidente con grande entusiasmo: «Napolitano con le sue parole sull’unità d’Italia rappresenta il sentimento collettivo degli italiani e chiarisce con la massima voce istituzionale che serve rispetto verso una costruzione storica che ha reso unita una delle più grandi nazioni del mondo. C’è da auspicare che tutte le forze politiche ascoltino il monito del capo dello Stato e confermino con i fatti il loro attaccamento all’unità nazionale».
Massimo Donadi: «L’unità d’Italia è un valore ed anche una garanzia per tutti i cittadini», dice. «Il solo uso della parola “secessione” è un delirio politico che danneggia il Paese e indebolisce le istituzioni repubblicane. Dopo queste affermazioni così importanti, la Lega rifletta sulla sua posizione, eviti polemiche, ed i ministri del Carroccio partecipino alle celebrazioni dell’Unità».
Napolitano raccoglie il plauso anche di Schifani: «Il capo dello Stato sta dando un grande esempio», commenta il presidente del Senato. «Sono emozionato da siciliano per la presenza del capo dello Stato e lo sono anche da cittadino italiano. Credo che il Paese si accinga a celebrare, in maniera unitaria e coesa, questo anniversario».

Ginevra Baffigo

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