Top

Berlusconi: ‘Accordo su euro merito mio’ Ma nella crisi si dimentica dell’Italia (?) Dov’è il nuovo il ministro dello Sviluppo? Lerner: altro segno di autoreferenzialità

maggio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il piano Ue prevede 600 miliardi di fondi anti-crisi, appunto, e come spesso accade il presidente del Consiglio rivendica di avere giocato un ruolo decisivo: «Ho sbloccato la situazione». E Napolitano: «L’Italia ha fatto bene la sua parte». Benissimo. E ci si obietterà che la questione era appunto europea e a quel livello andava affrontata. E questo vale sicuramente per l’euro e anche, in parte, per la tenuta dei Paesi. Ma le persone reali? Gli italiani? Il piano risolve (se lo fa) il problema dei bilanci, non quello dell’impatto della crisi sull’economia reale. In questo senso la responsabilità è (quasi) tutta dei governi nazionali. E nello specifico dei ministri deputati. Qual è da noi il ministero che ha questo compito? Il ministro per lo Sviluppo economico. Per il quale Berlusconi continua a mantenere l’interim, non avendo ancora previsto (e pare che la cosa possa andare avanti un altro po’) una sostituzione di Scajola. Tutto questo è evidentemente il segno del male di fondo della nostra politica che il giornale della politica italiana denuncia – argomentando, e lanciando proposte – ogni giorno, in questo caso ancora più grave perché non solo non offre una prospettiva al nostro Paese; non risolve i problemi contingenti, che richiederebbero invece interventi urgenti, dei cittadini di oggi. Per i quali, lo ricordiamo, c’è il dramma, o il rischio fortissimo, della caduta in povertà, per non parlare ovviamente di chi già ci si trovava (ma non è questo, ora, tanto, il punto). A fronte di questo il governo dovrebbe intervenire. E l’opposizione fare ogni giorno cagnarra fino ad ottenere risposte, o a provocare il doveroso (e necessario) calo di consenso (che invece non si verifica, o quasi) di chi non si assume la propria responsabilità. E invece Berlusconi che fa? Cura la propria immagine internazionale con riflessi intestini. Ma per le famiglie in difficoltà altro non è che un’offesa e la conferma che per un po’, probabilmente, non vedranno la luce. Di «tunnel esistenziale» ha parlato Concita De Gregorio e noi l’abbiamo spesso citata. E’ ora di ricordarcelo tutti. Ci dice di questo e dell’autoreferenzialità della nostra politica, il grande Gad che stasera va in onda con il suo Infedele (La7, 21.10). Read more

Casini: “Ora governo di salute pubblica” Ma è sano solo un bipolarismo moderno

maggio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. La responsabilità, in particolare, consiste nella capacità di agire nell’interesse del Paese, possibilmente di tutti gli italiani – nello stesso momento (il che non significa, naturalmente, non riconoscere un – inevitabile – ordine prioritario agli interventi, che deve però discendere da questo obiettivo e non dall’obiettivo di favorire gli interessi di una data parte). E’ evidente che oggi tutto questo è completamente assente dal nostro scenario: la politica italiana è del tutto autoreferenziale, ovvero non solo rappresenta specifici interessi ma, spesso, addirittura il proprio, venendo meno anche alla funzione di rappresentanza (appunto) popolare. E tuttavia, a ben guardare, siamo sulla strada che porta a quella possibile opzione: il bipolarismo, oggi mal funzionante, grazie ad un progressivo consolidamento, alla futura uscita di scena del presidente del Consiglio (oggettivamente fattore di destabilizzazione o di deviazione della nostra politica e del bipolarismo stesso, che pure ha contribuito in modo decisivo ad avviare) e alla comune reazione (a questo)-tensione alla responsabilità di parti (o della totalità) di entrambi i partiti maggiori (a destra è evidente che il riferimento è alla proposta di Gianfranco Fini), il bipolarismo, dicevamo, per tutto questo tende naturalmente (e in maniera imprevista) alla propria maturazione, ed è possibile che nel (prossimo) futuro potremo avere anche nel nostro Paese una dialettica appunto matura tra due parti che, seppure da punti di partenza e con qualche interesse specifico differenti, tenderanno a fare il bene di tutti. Una condizione naturale, in qualsiasi Paese democratico occidentale, che tuttavia noi non abbiamo ancora avuto la fortuna di conoscere. Un autorevole osservatore faceva notare, nei giorni scorsi, come in Inghilterra stia finendo, o comunque sia in crisi, proprio questa fase-modello che noi dobbiamo ancora addirittura cominciare. In questo quadro ogni tentativo di fuoriuscita dal bipolarismo, come quella surrettiziamente proposta da Casini, non va nell’interesse dell’Italia ma in quello di una parte, seppure terza, seppure centrista, che non ha oggi nel nostro Paese lo spessore – che ha avuto altrove, ma anche da noi, in altre fasi storiche – che le consentano di rispondere a questo bisogno al di fuori della concorrenza tra due poli, conditio sine qua non per arrivare a quella tensione, comune, alla responsabilità, e per evitare il consociativismo e la stagnazione di una politica italiana ferma e non dina- mica. Ci dice la sua, a questo proposito, Massimo Donadi. Read more

Bottom