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Due grandi editoriali chiudono settimana Il filo d’una narrazione su Popolo Libertà Quagliariello: “Nostri in tv uno alla volta” Ma Lerner: si nega quella d’informazione

maggio 9, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre nel corso di una giornata (o di un periodo) il filo di una narrazione. In questa domenica di inizio maggio, il Politico.it associa due prese di posizione che esprimono una (non) cultura (politica) venute da due autorevoli esponenti del centrodestra e del governo e vi propone una riflessione sulla Libertà, quella(?) del Popolo (in tutti i sensi), che sembra forse progressivamente – per «smottamenti progressivi», direbbe Walter Veltroni – venir meno nella concezione di chi oggi ci governa e dunque, inevitabilmente, nel Paese. La presa di posizione del vicepresidente dei senatori del Pdl, che chiede ai suoi di evitare di presentarsi in due – evidentemente il riferimento è alla frequente, in questo periodo, partecipazione di esponenti finiani alle stesse trasmissioni a cui prendono parte rappresentanti della maggioranza berlusconiana del partito – ai talk show politici. E quella del ministro Bondi che annuncia non andrà a Cannes, a quello che forse è il più prestigioso tra gli appuntamenti con il cinema e quindi con la cultura internazionale, ovviamente a rappresentare l’Italia, perché Cannes accoglie (fuori concorso) il docufilm di Sabina Guzzanti che racconta tutte le criticità della gestione del dopo-terremoto a L’Aquila, in quanto infangherebbe, è in buona sostanza il senso della motivazione addotta dal ministro dei Beni culturali (?), l’immagine del nostro Paese. La prima (parte del- la) riflessione è affidata al conduttore de L’Infedele. Seguiteci; più tardi il secondo momento di questa narrazione di oggi del giornale della politica italiana.

Nella foto, Gaetano Quagliariello

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di GAD LERNER

Apprendo che il vicecapogruppo al Senato del Pdl, Gaetano Quagliariello, sedicente liberale, propone una regola davvero curiosa: gli esponenti del suo partito non dovrebbero partecipare ai talk show politici in tv se non uno per volta, al fine di non presentare in pubblico l’esistenza di divisioni interne. Sfugge all’illustre professore il fatto che gli inviti, alle trasmissioni, dovrebbero stabilirli i giornalisti. Possibilmente con un criterio, per l’appunto, giornalistico. E allora se si discute della spaccatura tra Berlusconi e Fini, oppure di un tema controverso come ad esempio la legge sulla cittadinanza, che diritto avrebbe il vertice del Pdl di impedire a un conduttore di coinvolgere più esponenti del suo partito in questa discussione?

Non mi rammento obiezioni di Quagliariello in occasione dei molti talk show dedicati alle divisioni interne del Pd cui partecipavano, esprimendo i loro contrasti, esponenti diversi di quel partito.

Forse il liberale non se n’è accorto, ma stiamo parlando di libertà. Libertà d’informazione.

GAD LERNER

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