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Guerriglia esplosa in Grecia ci interroga Stiamo preservando nostra pax sociale? Lerner: ‘Quando finisce rischio-molotov’ (Veri) guai a dimenticare classi più deboli

maggio 6, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Il suo unico scopo (politico) è favorire il rilancio del Paese nel segno della condivisione e della coesione. Coesione (sociale): ovvero la compattezza di una nazione, che si misura nella mancanza di attriti tra “classi”. L’Italia è un Paese, oggi, ad alto tasso di coesione; i motivi? Il primo che viene in mente è l’attenzione che per oltre cinquant’anni la nostra politica ha avuto nei confronti delle classi deboli, che, grazie a governi di buona sensibilità sociale, hanno ricevuto (spesso) la dovuta attenzione in un quadro di interventi a favore se non direttamente della redistribuzione, della stessa coesione, nei suoi fattori fondanti. Ciò non ha impedito di attraversare periodi di forte contestazione, sfociati in anni di grande violenza, in cui la coesione è stata solo un lontano ricordo; ma le motivazioni erano, probabilmente, più ideologiche che strettamente sociali e culturali; anche se naturalmente i fenomeni di quegli anni si alimentavano anche delle ragioni sociali che, anche in un Paese a forte coesione, in questa fase, in cui le differenze in tutto il mondo sono molto marcate, non possono che permanere. Il secondo motivo, che si aggiunge a questo, è forse la depoliticizzazione della nostra società, a sua volta, però, necessariamente dovuta anche al primo fattore: finiti i movimenti ideologici di cui abbiamo parlato, superate anche le ideologie politiche del secolo scorso, in una situazione, quella degli anni ’80, di relativo benessere diffuso (è allora, semmai, che abbiamo cominciato a creare i problemi di oggi, agendo più da cicale che da formiche), sono venuti meno i fattori che determinavano l’alto tasso di politicizzazione del Paese, a sua volta diluito anche dalla rivoluzione (anti)culturale uno dei cui principali fautori è lo stesso presidente del Consiglio (di oggi). Ma ora, dopo cinquant’anni – appunto – di benessere, questi due motivi cominciano a venire meno: le differenze di condizione, come detto, aumentano, la crisi a sua volta le ha accentuate e le accentuerà fortemente; l’affermazione di una cultura strettamente liberista anche nel nostro Paese, grazie da ultimo – ma forse in primo luogo, almeno da noi; oltre a questo ci sono fattori universali – all’avvento al potere del nostro centrodestra, dal ’94 in poi (ma anche al bisogno di legittimazione della nostra sinistra post-comunista, che l’ha progressivamente sbiadita, appiattendola, in parte, sui valori del centrodestra) ha potenziato fortemente questa divaricazione. E a questo punto della Storia, appare evidente come la questione sociale sia lì pronta a scoppiare. In questo quadro, gli scontri che si stanno verificando in Grecia possono rappresentare un modello che c’è il rischio potremmo – presto? Speriamo di no naturalmente. Ma il punto è evitare che ciò rischi di accadere mai – riprodurre anche da noi. E qui si inserisce il commento, che vi proponiamo, del conduttore de L’Infedele, che ci parla proprio di questo rischio: perché la «fine della coesione sociale – scrive Lerner – ha effetti devastanti, di cui si ricorda solo dopo».

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Guardo i tg e le prime pagine dei giornali dove, con insistenza, compare l’immagine della bottiglia molotov che all’improvviso spande fiamme intorno a sé. Ho l’impressione che ne abbiano lanciate parecchie “a favore” d’obiettivo delle telecamere straniere, in Grecia, e temo anche questa forma di contagio oltre alla crisi dell’euro.

Sì, perchè il fascino sinistro di quell’immagine mai vista prima - quando le molotov scoppiavano in Italia, giornali e tv erano in bianco e nero – rischia di provocare imitatori nostrani. Allo stadio come in piazza. La fine della coesione sociale ha molti effetti collaterali pericolosi, a cui non si pensa mai prima.

GAD LERNER

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