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Il crac della Grecia può contagiare l’Italia Lo dice l’agenzia (americana) di Moody’s Se rischio ora è che il mercato ci “rifiuti” Bankitalia: “Ma il nostro sistema è forte” Ma i nostri conti sono davvero a posto?

maggio 6, 2010 di Redazione 

Il rischio di un possibile default del nostro Paese ci è noto dai giorni del fallimento argentino: abbiamo un debito tra i più alti del mondo e ciò ci tiene ad un passo dall’incapacità di sostenerlo ed esposti ad ogni colpo di vento. Colpi di vento che possono consistere in un cattivo andamento (atteggiamento) dei mercati, ovvero come nel mondo ci si comporta con l’”offerta” italiana, andamento che a sua volta dipende (per semplificare) dalla (apparente) solidità di un Paese e dal giudizio che ne danno le agenzie come Moody’s, cosiddette di rating, ovvero preposte a valutare lo stato di salute delle finanze pubbliche. A questo si aggiunge un altro possibile livello di pericolo: quello delle banche che a loro volta contribuiscono a “reggere” parte dell’economia di un Paese. Ebbene, il crac della Grecia comporta una crescente “preoccupazione” nei mercati che potrebbe riflettersi sul rating degli altri Paesi (come già avvenuto da parte di Standard&Poor’s con il Portogallo) e una contemporanea difficoltà delle banche, che può mettere in difficoltà (e in crisi) anche le nostre. Tuttavia la nostra banca centrale offre motivi di ottimismo: «Il sistema bancario è solido». In questo quadro il giornale della politica italiana aveva già lanciato un appello al ministro dell’Economia, affinché rassicurasse sul reale stato dei conti pubblici: sono a posto, dice Tremonti, ma la stessa Grecia aveva una situazione che appariva sostenibile e invece i conti erano truccati. Speriamo, signor ministro, che da noi siano davvero a posto. Il servizio, all’interno, è di Stefano Catone.

Nella foto, il ministro dell’Economia

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di Stefano CATONE

Secondo l’agenzia di rating Moody’s esiste un rischio contagio, proveniente dalla Grecia, per Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda e Gran Bretagna.

Per ora, dall’Italia, ci siamo limitati ad osservare la Grecia con un atteggiamento ondeggiante tra il richiamo alla responsabilità nella gestione dei conti pubblici e la paura di essere trascinati nell’occhio del ciclone.

Proprio questa paura viene alimentata dal rapporto di Moody’s, che quantifica le possibilità di contagio dei diversi sistemi finanziari nazionali. Il veicolo della trasmissione è il timore un downgrade, cioè di declassamento del rating, da parte del mercato. In sostanza, il rating indica lo stato delle finanze pubbliche, e un suo peggioramento provoca paure diffuse, che si riflettono sul mercato. “L’Italia è uno dei Paesi dove il sistema bancario è stato sino a oggi relativamente robusto – si legge nel rapporto – ma dove il rischio contagio esiste, se le pressioni dei mercati sui rating sovrani aumenterà”. Le possibilità di downgrade dipenderanno in maniera decisiva anche dalle reazioni dei mercati al piano di salvataggio della Grecia.

Per quanto riguarda nello specifico le banche italiane, anche queste sono esposte direttamente – per 5,2 miliardi di euro – al rischio contagio. La banca italiana più esposta è Intesa San Paolo, con un miliardo di bond ellenici; l’esposizione è minore per Unicredit, Bpm, Ubi Banca e Mediobanca.

La risposta della Banca d’Italia è arrivata, precisa e puntuale, a sedare gli animi: “Il sistema bancario italiano è robusto, il deficit di parte corrente è basso, il risparmio è alto, il debito complessivo di famiglie, imprese e Stato è basso rispetto ad altri Paesi, il debito netto nei confronti dell’estero è basso. Tutto ciò rende il caso dell’Italia diverso da quello di altri Paesi”.

Stefano Catone

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