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Diario politico. Crisi di/del (nel?) governo Verdini indagato per corruzione (6° caso) Berlusconi: ‘Una congiura (contro di me)’ Fini: “No, è un dovere tutelare la legalità” Bossi: “E i magistrati fanno il loro lavoro” Ma nel palazzo c’è chi fa nomi e cognomi

maggio 6, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il presidente del Consiglio risfodera la teoria del complotto, rispedita però al mittente da presidente della Camera e leader della Lega. Come abbiamo rilevato ieri, l’unica “congiura” (apparente) è, in realtà, una crisi di legalità che coinvolge il partito di maggioranza relativa, ora al sesto caso di indagine aperta, (non solo) per le vicende legate agli appalti per il G8 della Maddalena. Anche se nei corridoi della politica italiana c’è chi accredita (anche) la tesi del premier, indicando peraltro in un membro dello stesso governo – come già era avvenuto per l’esplosione degli scandali sessuali – il possibile regista di un’operazione volta ad “eliminare” (politicamente) tutti gli “avversari” (interni). Al momento, illazioni e poco altro. Che tuttavia completano il quadro. Del quale ci racconta, come sempre, Carmine Finelli.

Nella foto, il ministro dell’Economia

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di Carmine FINELLI

Giornata davvero difficile per la maggioranza di governo, e per il Pdl. Lo scossone che ha generato le dimissioni di Claudio Scajola da ministro dello sviluppo economico solleva nuovi e numerosi interrogativi. Oltre quelli prettamente giuridici, alcuni quesiti politici sono ormai divenuti quotidiani se si pensa anche allo scontro tra Berlusconi e Fini. In primo luogo, quale sarà la tenuta della maggioranza? Il governo cederà? Domande alle quale prova a dare una risposta Umberto Bossi, leader della Lega Nord. “La maggioranza non è spaccata. Nessuno scossone, c’è solo un ministro in meno. Certo, la gente ci rimane male…”. Bossi non tradisce preoccupazione riguardo la tenuta della coalizione, dopo le dimissioni di Claudio Scajola. Nonostante questo, il leader della Lega non si sbilancia più di tanto sulla possibilità che il ministero dello Sviluppo economico vada adesso alla Lega: “Berlusconi è il presidente del Consiglio – risponde il Senatùr – Decide lui”. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, ammette che le dimissioni di Scajola sono state “una bella botta”. Il numero uno del Viminale è convinto però che i “sussulti al governo vengono assorbiti e questo grazie alla Lega. Siamo l’elemento di stabilità nella coalizione di maggioranza” ritiene Maroni.

Anche se la Lega si dice sicura per la tenuta del governo, alla Camera si è parlato di ulteriori sviluppi dell’inchiesta di Perugia sul G8. Silvio Berlusconi, che nel pomeriggio si è recato al Quirinale dove chiederà l’interim al ministero dello Sviluppo, teme un possibile effetto-domino. Pier Luigi Bersani, segretario del Pd attacca la maggioranza. “Mi pare che siamo in presenza, al di là delle doverosissime dimissioni di Scajola, a una vera giostra di Stato, appalti secretati, pubblici ufficiali corrotti, soldi trasferiti illegalmente all’estero e poi a quanto pare ripuliti con lo scudo fiscale” affonda il segretario dei Democratici. “Davanti a una cosa del genere non si può dire che tocca solo alla magistratura, qui tocca al governo venirci a dire cosa c’è nel sottoscala di questa Repubblica e di fare veramente chiarezza su una vicenda – chiede Bersani – che può essere ancora più torbida di quello che abbiamo visto fin qui”. “Se ci dovessero essere addirittura tre o quattro ministri in una situazione simile a quella di Scajola credo che l’intero governo dovrebbe andare a casa al più presto”, è invece il commento del leader Idv Antonio Di Pietro. A quanti gli chiedono un’opinione sulla tenuta del governo, l’ex pm risponde così: “Credo sia un bene per il paese che questo governo vada a casa. Quindi non è un rischio, è un bene. Ci auguriamo che al più presto possibile questo governo piduista e fascista vada a casa”.
Intanto, i pm di Perugia sono al lavoro per cercare di capire da dove arrivassero i contanti con i quali l’architetto Angelo Zampolini ha prodotto gli assegni circolari utilizzati poi, secondo la procura di Perugia, per pagare parti di diverse abitazioni tra le quali quella dell’ex ministro Claudio Scajola. Il sospetto degli inquirenti è che i fondi possano essere riferibili al costruttore Diego Anemone. Nell’accusa contestata a Zampolini è indicato che il denaro era provento di delitti contro la pubblica amministrazione. L’impegno degli investigatori è ricostruire il percorso del flusso di denaro fino alla trasformazione in assegni circolari. La procura di Perugia si è concentrata sugli appalti ottenuti dal gruppo Anemone per verificare eventuali irregolarità. Nelle carte dell’inchiesta perugina non ci sarebbero nomi di altri politici oltre a quello di Scajola e dell’ex ministro Pietro Lunardi, anche se a carico di entrambi non è stato emesso alcun avviso di garanzia.

Verdini indagato. Il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini è indagato dalla procura di Roma per corruzione nell’ambito dell’inchiesta riguardante un presunto comitato d’affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di appalti pubblici, in particolare dei progetti sull’eolico in Sardegna. Secca la replica del coordinatore: “Totale estraneità, mi batterò fino in fondo in tutte le sedi”. Verdini non ha alcuna intenzione di dimettersi da coordinatore del Pdl, parlando con i giornalisti alla Camera, a chi gli chiede se lui farebbe come Claudio Scajola, il coordinatore del Pdl risponde: “Non ho questa abitudine, e neppure questa mentalità. E poi dimettersi dal lavoro è difficile. E le mie responsabilità politiche sono di lavoro”.
L’iscrizione di Verdini nel registro degli indagati è stata decisa dai responsabili degli accertamenti, i pm Ilaria Calò, Rodolfo Sabelli ed il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo.
Gli investigatori cercano tracce del passaggio di un certo numero di assegni dei quali gli inquirenti intendono accertare la provenienza e la destinazione. Come è naturale la procura mantiene il più stretto riserbo sulla natura delle indagini in corso. L’indagine è stata avviata nel 2008 nel quadro di un’altra avviata dalla Direzione distrettuale antimafia. Verdini è già indagato a Firenze in un’inchiesta sull’assegnazione degli appalti nelle Grandi Opere.
Parlando con i giornalisti alla Camera Verdini si sfoga: “Vengo descritto come un boss, mafioso o un burattinaio che mette tutti insieme. Magari. Ma i fatti sono fatti”. Il coordinatore del Pdl è un fiume in piena: “Questo lo voglio dire: io sarei diventato una specie di crogiuolo che mette insieme cose che insieme non stanno. Ma io voglio rispondere dei fatti e non di questo sputtanamento generale. I fatti sono fatti e ci si difende da questi, non dallo sputtanamento”. Il deputato del Pdl contesta duramente la violazione del segreto istruttorio: “È una violazione continua. Non è colpa dei magistrati, non è colpa dei giornalisti e non è colpa della forze dell’ordine. Ma allora di chi è la colpa? In questi giorni sono costretto a rispondere di cose di cui non so niente. Io sono abituato a rispondere ai magistrati quando vengo chiamato. Non mi piace invece il circo mediatico e ora dico basta”. Verdini non crede a un complotto, ma solleva perplessità sui tempi dell’inchiesta e della fuga di notizie. “C’è una serie di concomitanze abbastanza palesi e osservabili – dice Verdini – così ripetibili che Galileo direbbe che costituiscono un fatto scientifico. È un fenomeno che si ripete costantemente e quindi è scientifico”, afferma a proposito della violazione del segreto istruttorio. “E pensare che c’è chi vuole ridurre le tutele per gli indagati. Io dico che è il partito dei matti”.

Ddl svuota-carceri. I terreni di scontro tra Pdl e Lega non sono terminati. Anche sul decreto svuota-carceri i partiti della maggioranza hanno delle opinioni molto diverse. “Abbiamo una valutazione negativa sull’impatto che avrebbe il cosiddetto disegno di legge svuota-carceri, che consentirebbe ai detenuti di scontare l’ultimo anno di pena ai domiciliari”. Ad affermarlo è stato Roberto Maroni, definendo il provvedimento all’esame della commissione Giustizia della Camera “peggio di un indulto, visto che gli effetti non sarebbero una tantum, ma varrebbero sempre”.
La replica del Guardasigilli Angelino Alfano arriva nel pomeriggio attraverso un comunicato: “Dal governo no a indulti o amnistie, ma misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza. Com’è noto – si legge nel documento – non vogliamo svuotare le carceri e nessun detenuto sará messo in libertá. Vogliamo realizzare 21.479 nuovi posti nelle carceri proprio perchè non intendiamo procedere a nuovi indulti o nuove amnistie. Per questo obiettivo – continua il Guardasigilli – il governo e il Parlamento hanno previsto ben 600 milioni di euro per le nuove carceri solo per il primo anno. Si è previsto di assumere 2000 nuovi agenti di polizia penitenziaria: un record assoluto. Abbiamo previsto delle norme straordinarie per realizzare le carceri in tempi rapidissimi. In questo contesto, il 13 gennaio, il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il disegno di legge che è parte di un piano complessivo che – fa notare Alfano – esclude indulti e amnistie. Così come esclude l’applicazione dei domiciliari se il condannato non abbia un domicilio ritenuto effettivo e idoneo (art. 1 comma 3 ddl esame in Commissione). Intanto, ogni mese le carceri segnano il record storico delle presenze e l’estate si avvicina preannunciandosi molto calda. È mio dovere istituzionale, politico e morale – sottolinea il ministro – affrontare questo tema che investe la sicurezza dei cittadini e la dignitá delle persone. Per tale ragione, venerdì riferirò in Cdm sulla situazione nelle carceri, nella convinzione che anche in questa circostanza, come sempre avvenuto fin qui, si saprà individuare una soluzione concreta, ragionevole e di buon senso come la grave emergenza necessita”.

Carmine Finelli

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