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Un nuovo grande racconto de il Politico.it Italia è un Paese a democrazia limitata (?) Tra populismo e (meno) libertà di stampa Ma quanto (non) siamo liberi davvero (?)

maggio 5, 2010 di Redazione 

Terzo ed ultimo passaggio della narrazione di oggi su libertà e democrazia. Dopo avere analizzato con Lerner il rapporto tra populismo e casta, e con Rosadi il ruolo dell’informazione, cerchiamo ora di capire quanto (davvero) è limitata (?) la libertà (di stampa) da noi. Secondo il rapporto Freedom House restiamo fanalino di coda nell’Europa occidentale, addirittura soli, con la Turchia, su 25 Paesi, ad avere una menomazione da questo punto di vista. Ma vediamo nel dettaglio come e perché. Il servizio.

Nella foto, il presidente del Consiglio dà la misura (ironica) della nostra libertà (di stampa)

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di Attilio IEVOLELLA

“La libertà di espressione è un diritto umano fondamentale” (che, secondo ‘Freedom House’, in Italia viene esercitata solo in parte). A dirlo è stato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa, creata proprio dall’Onu e che si è celebrata due giorni fa, il 3 maggio, attribuendo a tutti i governi “il dovere di proteggere coloro che lavoro nei media. Questa protezione deve includere l’indagare e il perseguire chi commette crimini contro i giornalisti”.
A livello ufficiale è, probabilmente, la presa di posizione di maggiore tutela rispetto a una categoria spesso bistrattata – a volte a torto, a volte a ragione -, a livello ufficioso se ne parla, invece, (spesso) male… Ma ciò che conta davvero è l’affermazione – a prescindere dal valore, umano e professionale, del singolo giornalista – che “la libertà di stampa è essenziale per la democrazia”, ovvero è fondamentale che ci siano ancora giornalisti che abbiano, oltre che la voglia, anche la possibilità di raccontare i fatti nudi e crudi. Per vendere giornali, certo, ma anche per informare i cittadini.

Quanto questa possibilità esiste, nel terzo millennio, nei diversi angoli del mondo? Una fotografia – certo parziale e generale, ma da valutare con attenzione – prova a scattarla ‘Freedom House’, un’associazione indipendente, fondata nel lontano 1941 negli Stati Uniti, con l’annuale indagine – giunta alla decima edizione – ‘Freedom of the Press’. Obiettivo è analizzare i condizionamenti di carattere normativo, politico ed economico che possono restringere l’ambito operativo dei giornalisti e, di conseguenza, la loro libertà nello scoprire e nel raccontare la realtà.

UN OCCHIO ALLA CLASSIFICA… - Prendetela sempre con le molle, ma la valutazione di ‘Freedom House’, per quanto concerne l’Italia, è rimasta immutata rispetto a dodici mesi fa: nel nostro Paese la libertà di stampa è solo parziale. Meglio di noi stanno – starebbero – ben sessantanove nazioni, tra cui Stati Uniti d’America, Regno Unito, Norvegia, Svezia, Spagna, Francia, ad esempio, ma anche Giappone, Barbados, Grecia, Cile e Corea del Sud. Peggio di noi – anche se c’è poco da vantarsi -, invece, anche Liberia, Marocco, Russia, Cina, Iran, Cuba e Corea del Nord.
Da questo punto di vista, il mappamondo giornalistico – che comprende ben 195 Paesi – è diversamente colorato. Anche se, secondo ‘Fredoom House’, “la libertà di stampa è in crisi, oggi, quasi in ogni parte del mondo. Soltanto il 17 per cento della popolazione vive in Stati che godono di una stampa libera” mentre, nel resto del mondo, il pubblico come il privato (cioè lo Stato come la politica e l’economia) “tengono sotto controllo i punti di vista che arrivano ai cittadini”. Come a dire che il megafono dell’informazione è in mano a pochi…
Restringendo poi l’orizzonte, guardando solo l’Europa, la situazione dell’Italia non migliora, anzi… Nell’Europa occidentale, su 25 Paesi, solo per Italia e Turchia l’indagine parla di “stampa libera solo in parte”; per gli altri 23 Paesi la libertà di stampa pare – e sottolineiamo pare – una realtà consolidata.
Se poi, per curiosità, ci si sposta nell’Europa centrale e nell’Europa orientale, la proporzione si inverte: sono solo 8 i Paesi con una stampa libera sui 29 in totale presi in considerazione.

…UN OCCHIO ALL’INDAGINE… - Ciò che merita di preso in considerazione, però, classifiche a parte, è il fenomeno messo in evidenza dalla ‘Freedom House’, ovvero il peso dei condizionamenti che possono arrivare dallo Stato, dalla politica, dall’economia. In questa ottica, “la forte concentrazione dei media e le interferenze ufficiali negli strumenti informativi di proprietà dello Stato continuano a rendere l’Italia un Paese con una stampa libera solo in parte”.
A pesare sono i diversi fattori presi in esame, racchiusi in tre contesti, quello legislativo, quello politico e quello economico: dal punto di vista legislativo viene presa in esame “la normativa che può influenzare i contenuti dei media” e “la tendenza del governo a usare leggi e istituzioni per comprimere la possibilità di operare per i media”; dal punto di vista politico, invece, si considera il “grado di controllo politico sul contenuto dei mezzi di informazione”; dal punto di vista economico, infine, viene analizzata anche la proprietà dei media (e la relativa concentrazione in poche mani).

…E UN OCCHIO AL PAESE - Sono proprio i campi di ricerca dell’indagine, piuttosto che le semplici classifiche, a dover spingere a un’analisi (e a un confronto) sulla realtà dell’informazione in Italia. E l’impressione è che, sino ad oggi, siano proprio le leggi a difendere, almeno sulla carta, la libertà di informazione: logico il riferimento all’articolo 21 della Costituzione, con cui si sancisce, tra l’altro, che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Per il resto, l’intervento della politica, il peso dell’economia e la concentrazione della proprietà di diversi mezzi di informazione in poche mani sono in Italia realtà acquisite oramai da anni. Con tutto ciò che ne consegue.
E ora, va aggiunto, anche dal punto di vista legislativo la situazione sembra poter cambiare (in peggio): basti pensare alla legge sulle intercettazioni, attualmente in ballo in Parlamento.
Di fronte a questo quadro, a rischio sono la possibilità per i giornalisti di lavorare liberamente e il diritto per i cittadini ad essere informati…

Attilio Ievolella

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