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Controcorrente. D’Alema a Ballarò ora facce nuove di Mario Adinolfi

maggio 5, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ama la politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Che passa attraverso anche una profonda comprensione del presente. Su queste due direttrici cerchiamo di muoverci ogni giorno. La “rissa” tra il presidente del Copasir e padrino di Bersani in casa Democratica e il condirettore de il Giornale Alessandro Sallusti, affrontato come fatto di cronaca da molti altri giornali, a noi non interessava. E’ invece interessante il modo in cui lo “taglia” il vicedirettore di Red e grande blogger, che ne trae indicazioni che alimentano una sua vecchia teoria, quella per cui il male principale dei Democratici sia il conservatorismo effetto dei riflessi condizionati «figli della storia e anche dell’antropologia del fu Pci», di cui sono portatori, ovviamente, (alcuni di) coloro che provengono, nel Pd, da quella tradizione. Uno di questi – forse il più “rappresentativo” (è proprio il caso di dirlo?) – è D’Alema. Un’indicazione, sulla base della quale Mario sviluppa questa riflessione, che porta alla conclusione che ai Democratici servono, prima di tutto, «facce nuove e idee nuove». Come quella di Matteo Renzi, anch’esso ospite ieri del programma di Giovanni Floris. Sentiamo.           

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

Da qualche tempo provo a scrivere su queste pagine dei riflessi condizionati che affliggono la sinistra in generale e il Partito democratico in particolare, che seguono quelli figli della storia e vorrei dire anche dell’antropologia del fu Pci. Questi riflessi condizionati partoriscono conservatorismo: e allora noi siamo “diversi”, colui che critica è un “provocatore”, se si poggia a fatti concreti e fastidiosi diventa “bugiardo”, qualsiasi dissenso va represso (una volta si usavano metodi spicci, oggi si delegittima o si irride), in un conflitto tra dirigenti di opposta fazione il nostro dirigente ha sempre ragione, quello avversario è sempre un “corrotto” o un “prezzolato”.

La televisione nelle ultime quarantotto ore ci ha offerto un bel quadro di tutto questo, prima con la puntata di Report di domenica, mentre martedì sera è stato Massimo D’Alema a Ballarò a far scattare i suoi riflessi condizionati sul condirettore del Giornale Alessandro Sallusti, reo di avergli intimato di non fare la morale a Scajola sulla questione case, perché aveva sulla coscienza l’essere stato uno dei beneficiari dello scandalo andato sotto il nome di Affittopoli. Il parallelo di Sallusti era oggettivamente improprio, ma la reazione di D’Alema è stata clamorosa: gli occhi scintillavano di odio puro, la rabbia non è stata contenuta e giù con i “vada a farsi fottere”, “mascalzone”, “bugiardo”, “non la faccio più parlare, ha chiuso la sua serata”. Una scena oggettivamente pietosa, che qualsiasi statista (perché D’Alema a questa categoria ritiene di appartenere) avrebbe ovviamente evitato, glissando. Anche perché vivere a centomila lire al mese in una casa molto ampia a Trastevere assegnatagli per chiara regalia da un ente previdenziale era un privilegio intollerabile. Come era intollerabile l’accostamento con il caso Scajola, sono d’accordo. Ma un uomo politico sa che deve essere capace di reggere un contraddittorio senza andare giù di testa. Fa parte dei ferri del mestiere.

La verità è che la foto che emerge da queste due trasmissioni televisive delle ultime quarantotto ore spiega più di ogni altra cosa quello di cui abbiamo bisogno: idee nuove e facce nuove. Quelle vecchie (sia le idee sia le facce) sono clamorosamente inadeguate. Non si può andare in giro ad attaccare la sanità che funziona quando la sanità gestita dalle giunte di sinistra (a parte i casi virtuosi delle regioni rosse tradizionali dell’Italia centrale) fa acqua da tutte le parti. Questa difesa del servizio pubblico come appalto esclusivo dello Stato, dei pensionati dello Spi-Cgil, degli impiegati da posto fisso e della scuola più disastrata d’Italia, senza mai uno straccio d’idea di riforma se non il rimpianto per i bei tempi che furono, non ci porta da nessuna parte. Da nessuna parte ci portano anche le vecchie facce di chi ormai si sente all’angolo e reagisce con un nervosismo esasperato molto berlusconiano. E se Berlusconi avesse detto “vada a farsi fottere, bugiardo e mascalzone” a un “nostro” giornalista, oggi questo sarebbe un eroe e tutti saremmo in piazza a difendere l’articolo 21 della Costituzione.

Io da giornalista, da fondatore e militante del Partito democratico, da appartenente a una generazione che sta coltivando idee nuove e serie per la rinascita di un centrosinistra che abbia il sapore del futuro, difendo l’articolo 21 anche quando a essere oggetto di insulti è un collega “loro” che era in contraddittorio con un potente “nostro”. Difendo la libertà d’espressione, trovo davvero intollerabile la frase “io non la faccio più parlare” perché è il peggiore dei riflessi condizionati che vengono da lontano.

I “nostri” sono migliori dei “loro”? Bene, dimostriamolo. C’è un ministro del Pdl che non è neanche indagato ed è stato indotto alle dimissioni, anche dalla stampa di centrodestra. Sui giornali di oggi c’è un deputato del Pd che è indagato per corruzione. Si dimetterà? “Loro” considerano che ci sia “troppa libertà di stampa” perché subiscono molte critiche. “Noi” sappiamo accettare le critiche della parte avversa o rispondiamo “io non la faccio più parlare”? “Loro” strumentalizzano tutto lo strumentalizzabile. “Noi” siamo capaci di mantenere l’onestà intellettuale e di non giudicare tutto secondo lo schema amico-nemico?

E, soprattutto: siamo capaci di generare idee nuove e facce nuove o siamo alla sclerosi di potenti che non molleranno mai e non hanno più nulla di interessante da dire, né più né meno del “loro” Berlusconi?

Da queste sfide passa il nostro futuro. E, a proposito: a me sembra che nella stessa puntata di Ballarò Matteo Renzi abbia fatto davvero una gran figura nel contraddittorio con il centrodestra. Senza andare via di testa, senza urlare, senza sferrare la corda pazza e rispettando gli avversari, dimostrandosi superiore con la forza della parola e delle idee. Così si fa. Probabilmente, per le sfide di cui sopra, non si parte proprio da zero.

MARIO ADINOLFI

Commenti

One Response to “Controcorrente. D’Alema a Ballarò ora facce nuove di Mario Adinolfi

  1. Mario on maggio 5th, 2010 22.56

    L’idea se poggia le basi su quella socialdemocratica sarà comunque vecchia. L’unica idea nuova sarebbe di entrare nel merito di fare quelle riforme liberali che il centrodestra non riesce a fare.

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