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Il Pd si spacca su privatizzazione acqua Più parlamentari contro linea di Bersani Se circoli si mobilitano per il referendum E si prepara la “mossa” di uno dei leader

maggio 5, 2010 di Redazione 

Sta per cominciare una vera e propria rivolta. Obiettivo: la decisione del segretario di non appoggiare (e, anzi, secondo alcuni intralciare, con la raccolta di adesioni alla proposta di legge) la consultazione popolare per dire no al provvedimento del governo che assegna ai privati la gestione dell’acqua. E il giornale della politica italiana è in grado di anticiparla. E’ facile immaginare chi potrebbe essere il «leader nazionale» che, corre voce, sta per fare il proprio endorsement a favore del referendum. E non è difficile prevedere che nel Pd stia per esplodere la bagarre. Perché la minoranza (per ora; trasversale) che si appresta a compiere lo “strappo” è decisa ad andare fino in fondo, fino ad ottenere un ripensamento da parte di Bersani. La questione, del resto, è cruciale, e la prudenza di Pigi, che teme l’effetto-boomerang del sostegno ad un referendum «destinato a fallire, visto che il quorum non è mai stato raggiunto in questi anni», appare a molti fuori luogo visto che in gioco c’è un bene essenziale per la vita dei cittadini, su cui – e su cos’altro, sennò? – si dovrebbe cementare la reazione del centrosinistra. A questo si aggiunge che anche la base ha già inaugurato la propria disobbedienza: circoli, coordinamenti hanno già cominciato a raccogliere firme per i referendari. E’ dunque una partita sulla quale Bersani si gioca, anche, gran parte della propria tenuta. Il servizio, all’interno, di Stefano Catone.

Nella foto, Bersani: autolesionismo?

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di Stefano CATONE

“Noi abbiamo un atteggiamento amichevole verso chi ha proposto il referendum e raccoglie le firme ma non siamo convinti del metodo: presentiamo la nostra proposta di legge sull’argomento e la gente potrà valutarla”. Così, Bersani, in diretta ad Annozero giovedì 29 aprile. Una posizione precisa e chiara, tanto netta da offrirsi facilmente a critiche interne. E così le critiche cominciano ad arrivare, non solo dalla base, ma anche dai vertici.

“L’acqua è un bene di tutti. Un bene essenziale. Nessuno se ne può appropriare. Nel mio partito in tanti la pensano così. Secondo me il Pd dovrebbe sostenere con convinzione questa battaglia contro la privatizzazione dell’acqua. Come ha già fatto in Parlamento. Spero si muovano i giovani Democratici e le associazioni collegate. In Calabria la mia fondazione FuturoPlurale sosterrà il referendum”. Lo ha detto Franco Laratta dopo avere firmato per la consultazione. E in tanti hanno fatto o faranno come lui.

Ma lo scossone, previsto a ore, potrebbe arrivare con la presa di posizione di un «leader nazionale». Come vedremo, non sarà una presa di posizione solitaria, ma che trova anzi il supporto di una folta schiera di amministratori locali e di militanti della base. Il Pd, sull’acqua pubblica, rischia seriamente di entrare in conflitto con se stesso.

La linea per ora è di non spendere energie per il referendum (“Sono 15 anni che non raggiunge gli obiettivi prefissati e che, anzi, ha un effetto boomerang sulle scelte possibili”) e di lavorare piuttosto a una proposta di legge fondata su “un sistema di regolamentazione delle acque pubbliche che metta in ordine un sistema sul presupposto di base minimo tariffe”.

Peccato che (ancora una volta) la sintonia con la base e con gli amministratori locali non sia totale, per usare un eufemismo. Già molti sindaci hanno firmato per il referendum – tra questi, i sindaci di Ancona, Ravenna e Arezzo – e molti circoli si sono offerti per aiutare la raccolta firme. La stessa segreteria Pd si dice “in prima fila nella battaglia per l’acqua pubblica e la gestione del servizio idrico integrato dopo che il governo ha imposto la privatizzazione forzata della gestione del servizio idrico”.

Anche a Milano, il segretario del Pd cittadino, Cornelli, scrive sul suo blog che “è importante unirsi ai territori e ai comitati referendari spontanei, che spesso sono nati grazie all’apporto dei circoli del Pd, per difendere un diritto fondamentale, l’accesso all’acqua come bene pubblico”. E così via anche molti circoli territoriali del partito.

A questi si aggiunge Roberto Placido, vicepresidente uscente del Consiglio regionale piemontese, che qualche tempo fa spiegava, sulle pagine del Manifesto, come “effettivamente di referendum sul sito ufficale non si parla. Devo dire tuttavia che decine di aministratori del Pd con cui ho parlato, non solo in Piemonte, ritengono il nostro referendum la sola via percorribile per stoppare questo ennesimo tentativo di saccheggio del bene comune ad opera dei soliti noti… Sto lavorando intensamente per far prendere al partito, quantomeno a livello regionale, una posizione chiara sui tre quesiti”.

Sembra quindi che il fronte referendario interno al Partito Democratico si stia allargando, e si stia allargando sulla spinta della “base”, delle segreterie provinciali e dei circoli. La questione dello scollamento tra base e vertici di partito torna attuale, e con essa la questione dell’ascolto. Se questa volta il nodo si scioglierà, potremmo scoprirlo a breve.

Stefano Catone

Commenti

One Response to “Il Pd si spacca su privatizzazione acqua Più parlamentari contro linea di Bersani Se circoli si mobilitano per il referendum E si prepara la “mossa” di uno dei leader

  1. gianna on maggio 5th, 2010 15.34

    io mi chiedo perchè si deve impegnare un partito in questa battaglia che è di tutti.
    Non si riesce a capire che targarlo PD equivale e mettersi contro tutti quelli che hanno in PD in disprezzo?
    I Sindaci facciano quello che credono per i loro cittadini che non sono solo del PD.

    Io sono d’accordo con Bersani. Questa è materia trasversale che deve essere portata avanti da un referendum di vera iniziativa popolare. La legge è altra cosa e dovremmo sostenerla con piu forza noi. Ma sno due cose diverse e devono rimanere distinte.

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