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Diario politico. Ma dove stiamo andando? Bossi: ‘Unità d’Italia? Cosa un po’ inutile’ Berlusconi: ‘Libertà di stampa? E’ troppa’ Sì: ce n’è abbastanza per non votarli più

maggio 5, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Oggi l’attenzione di tutti – non di chi legge questo giornale – è stata attirata dall’affermazione di Scajola per cui l’ex ministro per lo Sviluppo economico non saprebbe chi gli ha pagato la casa. Si tratta di un’uscita divertente, se non fosse che serve a giustificare un comportamento probabilmente discutibile. Del quale tuttavia già si era a conoscenza, e che presenta ben altri aspetti e profili di gravità. Tale affermazione ha praticamente oscurato altre due altrettanto anomale (o no?), ma ben più gravi perché, a differenza di quella di Scajola, non rappresentavano la chiusa ad un discorso che si era già svolto, bensì delle vere e proprie dichiarazioni d’intenti in parte freudiane (ma fino ad un certo punto) del leader della Lega e del presidente del Consiglio. Bossi liquida le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Italia – perché di questo si tratta – come cosa ben meno importante del federalismo fiscale che anzi dovrebbe coronare lui, storicamente, il processo di unificazione del nostro Paese. Il problema è che il federalismo, senza il presupposto dell’unità d’Italia, ne è l’esatta contraddizione, ed è il preludio a tentativi secessionistici. E’ proprio su questo che punta il dito – dal giorno della direzione Pdl – Gianfranco Fini, quando parla di «come» fare il federalismo sin dal momento di concepire i decreti attuativi. E questo non può che rafforzare il sostegno de il Politico.it al presidente della Camera e al suo impegno in questo senso. Fini che è sicuramente trasalito anche nell’ascoltare l’ultima affermazione del presidente del Consiglio. Il quale, è evidente, così come la Lega aspira alla secessione, non disprezzerebbe un Paese a libertà (ancora più) limitata (altro che Popolo della Libertà – la propria – e università del pensiero liberale). Dopo aver per ben due volte invitato gli inserzionisti pubblicitari al sabotaggio, in funzione evidentemente del “sogno” della loro chiusura, dei giornali «che gettano discredito sul Paese» (ovvero quelli che hanno un atteggiamento critico, cioè razionale, nei confronti del suo governo), dopo aver fatto pressioni all’Authority (!) per le comunicazioni affinché si industriasse per la chiusura di Annozero e averla ottenuta – perché questo è il punto – insieme a quella del resto dell’informazione politica sulla Rai nel mese precedente le elezioni, per non parlare del conflitto di interessi – che non è un’invenzione ma una tragica realtà che limita la democrazia nel nostro Paese come in nessun altro dei nostri “cugini” occidentali – oggi, dopo che l’ultimo rapporto di Freedom House (Casa della libertà, notare bene, ma quella vera) fotografa un’Italia che perde ancora posizioni nella classifica della libertà di informazione, sostiene che «ce n’è fin troppa» come sarebbe peraltro «chiaro a tutti». Questo giornale ama andare al senso delle questioni, e raccontarle nel modo più chiaro ai propri lettori. E ha già avuto modo di dire che la libertà di informazione è la chiave della democrazia, perché la democrazia è il sistema nel quale il potere è nelle mani del popolo (anche qui, quello vero) che però può essere libero e decidere effettivamente di sé stesso solo a condizione di conoscere fino in fondo la realtà del proprio Paese, oltre che della propria politica (italiana), perché solo conoscendo tutta la verità può farsi un’idea che è esattamente quella che si può fare nella realtà data: se ne conosce invece solo una parte, si fa un’idea che è quella che si può fare in quella realtà che gli viene rappresentata che è solo una parte di quella effettiva, e dunque è, di fatto, un’altra, così che il popolo finisce per prendere decisioni che non tengono conto di tutto e possono essere completamente stravolte rispetto a ciò che il popolo avrebbe effettivamente voluto decidere e far fare alla propria politica. Ed è chiaro che in quella condizione si scivola verso la dittatura – che può assumere diverse forme, ma – dove il potere è nelle mani di chi ha il controllo dell’informazione e dunque della “realtà” che il popolo conosce e sulla base della quale “decide”. Una situazione molto simile a quella dell’Italia. Speriamo non del futuro. Che rischierebbe, peraltro – appunto – di essere divisa. Il racconto, all’interno, di Finelli.

Nella foto, Bossi e Berlusconi: non (ci) prendono sul serio (il Paese: è proprio il caso di dirlo)?

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di Carmine FINELLI

Cosa sta succedendo all’interno della maggioranza di governo? Le liti interne al Pdl sembrano non aver messo in discussione la tenuta del governo, eppure le varie fazioni continuano a punzecchiarsi. E lo scontro si ripercuote inevitabilmente anche all’esterno. I rapporti tra l’ala finiana del Popolo della Libertà e la Lega Nord si acuiscono dopo le affermazioni di Bossi sull’Unità d’Italia.
Questa volta lo scontro riguarda Bossi e Fini. Il primo legato al Nord, il secondo convinto ed appassionato sostenitore di politiche (anche) per il sud Italia. L’oggetto della lite è proprio questo: le celebrazioni per il centocinquantesimo anno dall’Unità d’Italia.
Ad iniziare è il ministro per le Riforme, Umberto Bossi. “A naso mi sembrano le solite cose un po’ inutili e un po’ retoriche. Non so se ci andrò, devo ancora decidere. Ma se Napolitano mi chiama…”. In una intervista a La Repubblica, il Senatùr auspica di “festeggiare” l’Unità d’Italia “con il federalismo fatto, che sia legge e diventi finalmente realtà», perché «questo è l’unico pezzo che manca al compimento della storia del nostro Paese”. E apre alla sua presenza ai festeggiamenti: “Il presidente Napolitano mi è sempre stato simpatico”.
Poi il leader del Carroccio si avventura in una parabola storica. “Cavour era federalista, la promessa e l’impronta federalista sono state fondamentali nel percorso di unificazione del Paese”, ragiona Bossi. “Poi il re in qualche modo ha tradito perché ha imposto il centralismo, ma oggi è arrivato il momento di riprendere quella promessa e mantenerla compiendo davvero la storia. Non perderemo questa occasione per raddrizzare il Paese. Se andiamo avanti di questo passo avremo troppi sindaci e troppi presidenti di regione che buttano via i soldi”, ammonisce Bossi. “Non si può continuare così perché con questo andazzo rischiamo di finire male, come un’altra Grecia ma di grandi dimensioni e con esiti disastrosi per tutti”. La soluzione al rischio di tracollo, sostiene, è il federalismo, “perché significa dare delle regole che faranno bene sia al Nord sia al Sud: il Nord smetterebbe di pagare e il Sud di buttare via i soldi”.
Non si fa attendere la risposta del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Della Lega, dice Fini, “depreco questo atteggiamento di sostanziale negazione dell’unità nazionale”. E aggiunge che tale atteggiamento “non mi sorprende affatto”. “Considero molto grave – è il ragionamento del presidente della Camera – che il Pdl non prenda sue iniziative per celebrare l’Unità” e sono “un’inezia” i 35 milioni di euro stanziati dal governo per le celebrazioni, “prova della miopia di quanti – sostiene – nel mio partito dicono: stiamo già facendo”. In seguito, ricorda che “si sta lavorando all’ipotesi di celebrarlo anche con una seduta comune del Parlamento, in cui prenderà la parola il capo dello Stato”. Dopodiché, cita il suo intervento alla direzione del Pdl, “che tante polemiche suscitò, mi ero permesso di chiedere: per quale motivo un grande partito nazionale come il nostro non ha presentato un solo progetto per celebrare degnamente questo anniversario? E non sarà perché gli amici della Lega escludono che ci sia qualcosa da festeggiare?”. Infine, spiega invece che sul federalismo fiscale “siamo ancora nella fase di raccolta dati, bisogna capire che cosa comporta in termini di costi e di coesione sociale. Non è allarme rosso, e nemmeno disco verde a prescindere”.
L’ex leader di An affronta anche un tema molto spinoso: la cittadinanza. “Se la politica perde la dimensione pedagogica, non è più buona politica”, dice Fini. “Diritti e doveri, credo che dovremmo rileggere Mazzini, perché qui a volte si ha l’impressione di vivere nella società del Grande Fratello, dove tutto è lecito a condizione di farla franca. Invece dovremmo mostrare ai figli che rende più l’onestà della disinvoltura”. L’anniversario, sostiene Fini, “può essere il perno di una riflessione condivisa, perché impatta ad esempio sul tema della cittadinanza e dei nuovi italiani, questione che nel Pdl viene vista come fumo negli occhi e mi fa mettere all’indice ogni qualvolta la sollevo”.

Libertà di stampa(?). I problemi interni alla maggioranza creano insofferenza nel premier che deve fare i conti anche con il rapporto di Freedom House che ha bocciato l’Italia per quanto concerne la libertà.
“Se c’è una cosa che è sotto gli occhi di tutti è che in Italia c’è fin troppa libertà di stampa”. Il giorno dopo la bocciatura contenuta nel rapporto di Freedom House, che posiziona l’Italia al 72esimo posto nel mondo in fatto di libertà di stampa e al penultimo tra le 25 nazioni dell’Europa occidentale, Berlusconi polemizza. Alla presentazione del rapporto Ocse, commissionato dal governo italiano, concernente il sistema della protezione civile e sulla capacità di risposta alle catastrofi naturali, Berlusconi non riesce a trattenersi e si dice contrario al rapporto. Alla cerimonia era presente anche il segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Angel Gurria, al quale si rivolge il presidente del Consiglio per ringraziarlo “per la sua squisitezza personale e per la scelta dei collaboratori che lo hanno assistito in questo lavoro non facile, del quale siamo curioso di vedere i risultati. “Altre volte – dice poi il Cavaliere – abbiamo avuto degli esami fatti al nostro sistema e cito l’ultimo fatto sulla libertà di stampa e ci siamo visti mettere in situazione di grande distanza dai primi: ora credo che se c’è una cosa in Italia che è sotto gli occhi di tutti e su cui c’è la sicurezza di tutti è che abbiamo fin troppa libertà di stampa: credo che questo – ha aggiunto – sia un fatto che non è discutibile”.
Non mancano, com’è comprensibile, le polemiche. Secondo il senatore del Pd Vincenzo Vita le affermazioni del presidente del Consiglio sono “irresponsabili e fanno pensare a battute tipiche dei regimi dittatoriali”. Anche dal Pdci arrivano critiche a Berlusconi. “La libertà di stampa non è mai troppa. La lingua di Berlusconi evidentemente batte dove il dente duole. Per chi ha chiamato il suo partito Popolo della libertà un’espressione del genere è una clamorosa ammissione della vocazione autoritaria, plebiscitaria e antidemocratica del premier” dice Jacopo Venier.

Incentivi. Oggi è anche il giorno dell’ennesima fiducia su un provvedimento del decreto legge. Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, pone a nome del governo in aula alla Camera la fiducia sul maxiemendamento al decreto legge incentivi, che si annuncia con alcune modifiche “puramente formali”. Il voto è previsto per mercoledì alle 17,15.
Fioccano le critiche alla decisione di porre l’ennesima fiducia. Per il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, “la fiducia non serve ad abbreviare i tempi ma solo a tenere in aula una maggioranza sbrindellata”. “Al dissenso dei finiani – prosegue l’ex segreDario – si aggiunge il grande nervosismo dei deputati vicini a Claudio Scajola, secondo i quali il ministro dimissionario non sarebbe stato difeso a sufficienza. Un doppio dissenso che porta alla richiesta della fiducia, senza la quale il governo ha difficoltà così a far passare i propri provvedimenti”. Il vice capogruppo dell’Idv Antonio Borghesi è convinto che “non c’erano motivi di urgenza. La fiducia arriva non per gli emendamenti dell’opposizione, ma perché la maggioranza è allo sbando tra questioni giudiziarie e politiche”. Per Michele Vietti (Udc) denuncia un “sistematico commissariamento del Parlamento da parte del ministro Tremonti, una scelta sistematica di cui egli si assuma tutta la responsabilità”.

Carmine Finelli

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