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Berlusconi rinviava dimissioni di Scajola No, alla casta non interessa degli italiani Il caso è l’altro volto del loro populismo Fare solo ciò che porta loro il consenso Al Paese diciamo: comincia a svegliarti

maggio 4, 2010 di Redazione 

Ha ragione “Giulio Cesare”, il nostro lettore (si firma così) che in coda al precedente commento di Massimo Donadi con il quale abbiamo raccontato (con grande successo) come anche a destra nessuno credeva (più) al ministro per lo Sviluppo economico, in una lunga, ideale lettera aperta a Scajola (prima delle dimissioni) sostiene che questa – quella dei privilegi e, forse, della corruzione – è la politica di questo governo, e di questa (parte di) politica italiana, e non una sua devianza. Il senso è che questa è (appunto) l’altra faccia del populismo, ovvero quella disposizione a prendere solo provvedimenti graditi alle persone, non – come potrebbe supporre un lettore più giovane, che non fosse ancora avvezzo al degrado della nostra politica – per accontentarle meglio, ma per avere il loro consenso, senza fare il bene loro e del Paese (che ha bisogno di una guida e non di una risposta a tutte le chiamate della pancia degli italiani) e utilizzarlo bensì per alimentare il proprio potere. Un po’ come un genitore che vizia il proprio figlio. Sulla base del quale (potere, come direbbe Emilio Fede), con lo stesso disprezzo con il quale si dà al “popolo” (è proprio il caso di dirlo) ciò che chiede immediatamente senza curarsi di fare ciò che al popolo serve veramente, dunque ingannandolo, irretendolo, prendendosi gioco di lui, si può poi procedere ad ottenere quei “premi” (illegittimi) dalle sole persone delle quali (anche) veramente si persegue l’interesse (privato), ovvero, in buona sostanza, i corruttori. O anche – ma questo è un tema delicato che va affrontato su un altro versante – i membri della famiglia dei potenti. Di fronte a questo è necessario una sveglia da parte del cosiddetto popolo. Al quale è necessario spiegare che si tratta – il populismo e la casta, con annesse, eventualmente, corruzione e privilegi – di due facce della stessa medaglia, accettando una delle quali (il vizio) non si ha la possibilità di sconfiggere l’altra (la casta). Questo è ciò che dovrebbe spiegare una politica italiana onesta e responsabile. Ed è quello che, nell’attesa, spieghiamo noi. Con, all’interno, un nuovo commento del capogruppo di Idv alla Camera.

Nella foto, l’ex ministro per lo Sviluppo economico (a sinistra) e il presidente del Consiglio: «Resta al tuo posto», sembra intimargli. Secondo le ricostruzioni, lo ha fatto almeno due volte

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di MASSIMO DONADI*

Le dimissioni del ministro Claudio Scajola erano un atto dovuto. Per questo, Italia dei Valori le ha chieste sin dall’inizio ed ha presentato una mozione di sfiducia.

Dimettersi era un atto politico dovuto. Claudio Scajola è un uomo pubblico che deve rispondere ai suoi elettori non di eventuali reati, a quello penserà la magistratura, ma dei suoi comportamenti pubblici, in onore di quell’etica della responsabilità che deve appartenere a chi riveste un ruolo importante nelle istituzioni.

Deve spiegare tante cose l’ex ministro per lo Sviluppo economico e prima lo farà meglio sarà per tutti. Deve spiegare, e deve farlo pubblicamente, perché nell’atto notarile risulterebbe che ha acquistato una casa per una cifra totale di 600 mila euro e perché la cricca degli appalti avrebbe versato per lui il resto, ovvero 900 mila euro in 80 assegni bancari.

Meglio sarebbe stato se il ministro Scajola si fosse dimesso un minuto dopo la pubblicazione delle prime notizie. Avrebbe evitato le patetiche interviste sui quotidiani dove più che dare spiegazioni compiva delle vere e proprie arrampicate libere sugli specchi.

Per una volta in questo strano paese è scattato quello che, di solito, da noi non scatta mai e che invece scatta subito nelle altre democrazie europee: allontanare chi tiene o ha tenuto comportamenti discutibili o poco trasparenti.

Ora la domanda che mi frulla in testa è: perché Scajola sì e Fitto e Cosentino no? Cosa c’è di diverso? Perché nel Pdl la molla delle dimissioni è scattata solo per il ministro per lo Sviluppo economico? O la vicenda che lo riguarda è molto più oscura di quanto si possa immaginare, ma questo non spaventerebbe certo un presidente del Consiglio accusato di corruzione. Oppure, Berlusconi ha chiesto la testa di Scajola da sacrificare sull’altare della lotta intestina con Fini. Propendo per la seconda ipotesi. Sarebbe stato intollerabile per il premier subire una lezione di stile e moralità, l’ennesima negli ultimi giorni, dal presidente della Camera Gianfranco Fini.

Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Se il governo fa sul serio, porterà il ddl anticorruzione in discussione in Parlamento. Se, invece, come pensiamo è la solita sceneggiata, Scajola starà da parte per un po’ e poi risorgerà, come la Fenice, dalle ceneri. Più gagliardo che mai.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

Commenti

One Response to “Berlusconi rinviava dimissioni di Scajola No, alla casta non interessa degli italiani Il caso è l’altro volto del loro populismo Fare solo ciò che porta loro il consenso Al Paese diciamo: comincia a svegliarti

  1. SILVANA on maggio 4th, 2010 16.46

    Scajola si è dimesso perchè si deve difendere.
    Sono gli italiani ONESTI che si devono difendere da simili persone.
    POVERA ITALIA.

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