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Scajola si è dimesso. Quattro giorni dopo “Qualcuno può avermi pagato la casa” Un gesto tardivo necessario al Paese

maggio 4, 2010 di Redazione 

Il ministro per lo Sviluppo economico, alla fine (è proprio il caso di dirlo), lascia il proprio incarico. Ma lo fa «per difendermi», anche se ammette che qualcuno, a sua insaputa (…), potrebbe avere versato 900mila euro per l’acquisto dell’abitazione «con vista sul Colosseo». Come già nel caso di Bertolaso, nell’era berlusconiana (non si parla della destra tout court o nel suo complesso, la destra italiana è anche i suoi giornali, il Giornale e Libero, che in questi giorni lo invitavano a lasciare, anche se con motivazioni diverse: Belpietro più per una precoce presa di consapevolezza della necessità per il bene del governo) le dimissioni non sono contemplate per quello che sono, la (a volte) doverosa assunzione di responsabilità di uomini al servizio del Paese che non possono rimanere al loro posto, rischiando di “inquinare” (effettivamente o sul piano dell’immagine) le istituzioni, quando esistano gravi indizi di colpevolezza a loro carico. Esiste la presunzione di innocenza e c’è il rischio che qualcuno possa lasciare il proprio posto senza essere effettivamente responsabile dei fatti che gli vengono imputati, ed è necessario assicurarsi che la magistratura faccia con grande responsabilità il proprio lavoro e i media offrano una visione corretta, e prudente, del quadro indiziario; e tuttavia, in una fase di crisi autoreferenziale della nostra politica, s’intende sempre in un sistema di equilibri per cui non avvenga nessuna – preliminare – condanna pubblica di nessuno, un passo indietro anche precoce da parte di singoli protagonisti della politica italiana può essere auspicabile. Per il bene della politica stessa. E quindi del Paese. Il servizio all’interno è di Nicolò Bagnoli.

Nella foto, l’ormai ex ministro per lo Sviluppo economico in conferenza stampa

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di Nicolò BAGNOLI

Alla fine si è dimesso. Stamani, in una conferenza stampa, Claudio Scajola ha annunciato che lascerà l’incarico di ministro dello Sviluppo economico. Fino alla fine ha tentato di resistere alla “campagna mediatica senza precedenti”, salvo rientrare in fretta e furia da un viaggio istituzionale in Tunisia perché ormai la sua posizione era insostenibile: “Per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni. Da dieci giorni sono vittima di una campagna mediatica senza precedenti, vivo con grande sofferenza”.

Ribadendo la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati, per la prima volta ha però preso in considerazione che gli assegni che gli vengono contestati siano effettivamente stati versati: “Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l’annullamento del contratto”. Scajola, ringraziando il presidente del Consiglio ed il Popolo della Libertà per la stima ricevuta in questi ultimi difficili giorni, ha dato le dimissioni che “permetteranno al Governo di andare avanti”.

Stamani anche i quotidiani vicini al premier come il Giornale e Libero avevano invitato Scajola a dimettersi, persino il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri aveva suggerito di fare un passo indietro.

“Prima ancora che la vicenda giudiziaria, di cui seguiremo gli sviluppi, a travolgerlo in una situazione irrimediabile sono state le sue stesse dichiarazioni sicuramente non veritiere rispetto a fatti accertati. Sicuramente Scajola ha mentito al Paese e tanto bastava perché se ne andasse. Non aveva altra scelta”, è il commento di Antonio Borghesi di Italia dei Valori. Il segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto: “Dopo la scandalosa gestione del G8 di Genova del 2001, il caso Marco Biagi e gli appartamenti con vista sul Colosseo ci permettiamo di suggerire a Scajola di ritirarsi dalla vita politica. Le sue dimissioni sono comunque una bella notizia: la cultura dell’arroganza e della prepotenza, propria del berlusconismo, riceve finalmente un durissimo colpo”.

Italo Bocchino sul sito di Generazione Italia chiede l’immediata approvazione del ddl anticorruzione. Viene infatti richiesta “una moratoria legislativa di una settimana che il Pdl deve proporre a maggioranza e opposizione per accantonare tutti i provvedimenti in esame e approvare con consenso bipartisan il disegno di legge”. Bocchino parla anche del ministro dimissionario: “Siamo sicuri che saprà dimostrare davanti alla magistratura l’innocenza che reclama. Il Pdl – incalza Bocchino – essendo il più grande partito italiano ha anche il dovere di dare una risposta all’opinione pubblica sul tema della corruzione e ha le carte in regola per farlo. Il primo marzo scorso, su proposta di Berlusconi, il governo ha approvato il ddl anticorruzione che dà importanti risposte sull’argomento, punendo chi sbaglia con la più dura delle sanzioni, che è l’espulsione dalla politica”.

Già, ma chi dopo Scajola? I rumors delle ultime ore danno in pole position l’attuale viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani, berlusconiano doc. In corsa anche Guido Possa (amico d’infanzia di Berlusconi, presidente della commissione Istruzione del Senato e in passato docente in controllo dei reattori nucleari al Politecnico di Milano) e Giampiero Cantoni, senatore del Pdl e presidente della fondazione Fiera di Milano.

Nicolò Bagnoli

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