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Perché oggi Fini è il Marino della destra Liberal e moderni: sono nostra opzione Come oggi: videomessaggio su internet Lancia la corrente Pdl: theHand racconta Dubbi sui sondaggi: la risposta di Crespi

maggio 3, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un giornale libero e sopra le parti. Che tuttavia, e anzi proprio (per) questo, dice sempre come la pensa. E come è capitato per le primarie del Partito Democratico ad ottobre, anche a destra, in qualche modo, fa il suo endorsement: la nostra scelta va su Gianfranco Fini. In realtà non si tratta (ancora) di una vera e propria dichiarazione di appoggio: non ci sono voti (interni) in vista; restiamo alla finestra. Ma le ultime mosse del presidente della Camera ci danno modo di ribadire la nostra impostazione di fondo, chiarendola con una presa di posizione tra le parti (dentro le due grandi aree della politica italiana, come appunto già avvenuto con l’altra, dunque senza venire meno alla nostra imparzialità rispetto alle due opzioni bipolari che il Politico.it spera e confida possano diventare sempre più bipartitiche). Perché l’ex leader di An è oggi la risposta poderosa a destra alla proposta del senatore cattolico nel Partito Democratico. Sono loro, Fini e Marino, i più profondi innovatori e modernizzatori della nostra politica; lo sono perché hanno saputo innovare se stessi, politicamente parlando (il capo di Montecitorio) oppure perché rappresentano naturalmente, per storia personale, per sensibilità l’opzione moderna (il chirurgo genovese). Laicità, internet, diritti, giovani: sono queste le parole-chiave con le quali potremmo definire le piattaforme, che il giornale della politica italiana auspica possano col tempo diventare maggioritarie nelle rispettive parti ma soprattutto nella nostra politica, perché sembrano essere le sole in grado di modernizzare il nostro Paese (o, almeno, meglio, la loro è la proposta che si pone questo obiettivo). Con questo speciale nel quale trovate le firme dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio e del vignettista de il Politico.it e de il Fatto Quotidiano, il giornale della politica italiana racconta i fatti di oggi – Fini ha lanciato la propria corrente, con tanto di invito a costituire i circoli sul territorio; assomiglia tanto all’organizzazione della vecchia Red di D’Alema, che poi è diventata maggioritaria nel Pd (anche se, va detto, partiva da una posizione di maggiorità precedente, anche se alle primarie 2007 aveva vinto il competitor Veltroni: ma sulla base di una convergenza che coinvolgeva anche la corrente dalemiana), e questo è forse il dato più “vecchio” della proposta di Fini (ma anche la naturale conseguenza della maggior portata – al momento – del presidente della Camera rispetto a Marino, per cui può organizzare una propria struttura in grado di pesare) – e vi propone questa visione complessiva (e innovativa, a sua volta: finora nessuno ne ha parlato in questi termini) dell’opzione finiana. La vignetta, una breve cronaca e la risposta di Crespi alla critica ai sondaggi di Fini: un grande finale di giornata sul giornale della politica italiana. Buona politica appunto.

La vignetta è di theHand

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Gianfranco Fini lancia i circoli territoriali di Generazione Italia, “aperta a tutti coloro che hanno una sola presunzione: avere qualche buona idea da mettere al servizio di una buona politica, per migliorare le condizioni del nostro Paese. Una buona politica per garantire che soprattutto i piu’ giovani possano essere valutati in base alle loro capacita’ e ai loro meriti. Una buona politica che garantisca un’effettiva legalita’”.

“La cultura del sondaggio e’ divenuta l’unico strumento di strategia politica”, rileva poi il presidente della Camera intervenendo ad un convegno organizzato da FareFuturo e Respublica.

Per uscire da questa spirale “serve innanzitutto una cultura capace di pensare alle ricadute della politica sulla vita futura, serve una politica rinnovata e strategica. Una cultura libera dalle politiche della paura di cio’ che e’ nuovo, dalla paura dell’altro e dell’immobilismo”.

Fini poi ha richiamato l’importanza dei partiti: “E’ importante il ruolo svolto dai partiti politici perché se è vero che i partiti-chiesa sono tramontati in maniera irreversibile è vero anche che oggi hanno la responsabilità importante di fornire ai cittadini gli strumenti per concretizzare il loro impegno politico attraverso la partecipazione elettorale”.

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CARO FINI, MA I SONDAGGI SERVONO

di LUIGI CRESPI

L’ultima volta che ho incontrato Gianfranco Fini gli ho detto di non credere nei sondaggi e per uno che li vende sembra una contraddizione in termini, ma lo è solo in apparenza. Non credo nel sondaggio come profezia capace di autoinverarsi, troppo imprecisi e approssimativi. Non credo al sondaggio come strumento di propaganda: troppo autoreferenziati, quale uomo politico diffonderebbe un sondaggio molto negativo?

I sondaggi non possono sostituirsi alla politica ma ricordiamoci che i sondaggi esistono solo nei paesi democratici, non sono la democrazia ma un suo sintomo. I sondaggi – tra marketing e dottrina sociale – non sono tutti uguali e sono per loro natura superficiali, sono come una foto, un’istantanea: dipende dall’obiettivo che inquadra la realtà, che non sempre è obiettivo e si riconosce non nelle risposte ma nelle domande che rappresentano la cifra con cui i ricercatori o sondaggisti rappresentano quello che “fotografano”.

Io uso sondaggi, ma non sono un totem, costituiscono uno degli strumenti per capire ed interpretare oltre che verificare il flusso articolato della percezione collettiva. Il radicamento territoriale dei partiti articolato nelle sezioni e nelle sue declinazioni locali è stato per decenni il termometro con cui le forze politiche misuravano il proprio rapporto con la società. Una tradizione ottocentesca che ha le sue radici nei soviet leninisti.

Oggi stiamo passando da una società governata dai media ad una articolata e rappresentata da internet, selettiva e spietata, con linguaggi in continua evoluzione e con sistemi di verifica sempre più complessi. Governare il consenso significa sempre di più dare corpo alle domande primarie, che poco hanno a che fare con il futuro, bloccato dalle angosce del presente sempre più ansiogeno e conflittuale.

Parlare di futuro è pericoloso, ci espone e bisogna arrivarci attrezzati da visioni capaci di rappresentare l’evoluzione della società e delle persone senza sedativi o allucinogeni, cosa difficile e che a pochi sta riuscendo e non sempre è garanzia di grande consenso immediato.

I sondaggi possono allora essere lo strumento più idoneo per misurare e verificare il rapporto tra evoluzione e percezione.

LUIGI CRESPI

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