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L’intervento. Primo maggio, la indifferenza di Rosarno(!) Laratta

maggio 3, 2010 di Redazione 

La politica italiana autoreferenziale di oggi, nel pieno del momento più difficile per il nostro Paese degli ultimi cinquant’anni, sembra assente, intenta a giocare su sé stessa, completamente incapace di imporre nell’agenda degli italiani e, soprattutto, nella propria, un’azione, o anche solo un grande dibattito (preliminare) su temi di importanza assoluta, strategica per il futuro. Gianfranco Fini ci prova, perlomeno a creare le condizioni perché ciò sia possibile, e più tardi torneremo sul lancio “ufficiale” della propria corrente che fa oggi. Il giornale della politica italiana dal canto suo fa la propria parte perché temi reali, e insieme di grande respiro, in grado di rappresentare il crocevia del futuro del nostro Paese, restino invece al centro del confronto. Uno di questi è l’immigrazione, una realtà incontrovertibile (è proprio il caso di dirlo), destinata a crescere. Riguarda dunque, appunto, il domani. E quindi il (futuro) presente delle giovani generazioni di oggi, che è ciò che più sta a cuore a questo giornale. Così, dopo avere ospitato il commento di Gad, che segnalava come sabato, per il primo maggio, sia stato fatto un passo avanti nel confronto in corso tra persone nate qui e nuovi cittadini (?, chiedere al nostro Sarubbi) provenienti da altri Paesi, ecco la risposta in tempo reale del deputato del Partito Democratico, leader del Pd calabrese e dunque grande conoscitore della realtà rosarnese oltre che presente in prima persona sia nei giorni degli scontri tra italiani e immigrati nella cittadina calabrese, sia appunto alle celebrazioni di sabato. Laratta che svela la tragica realtà: sabato, a Rosarno, persino i pullman della Cgil non erano pieni come al solito, e coloro che c’erano erano costretti a sfilare tra l’indifferenza, quando non tra il fastidio, degli stessi rosarnesi che avevano avuto, e provocato quei problemi con le persone immigrate e per i quali, in fondo, loro come parte di tutto il nostro Paese, i sindacati hanno deciso di celebrare proprio lì la festa dei lavoratori. Sintomo, scrive il parlamen- tare Democratico, di un’Italia ormai indifferente alle grandi questioni di fondo che ci riguardano, preoccupata delle proprie specificità più che di sé stessa, come colta da un terribile eccesso di vanità. Ed è proprio per questo, e contro di questo, che il Politico.it dà spazio, in quest’apertura di settimana, al tema del primo maggio di Rosarno e del (nostro) futuro dell’immigrazione. Laratta dunque. Sentiamo.

Nella foto, Franco Laratta (a destra) con Dario Franceschini

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di FRANCO LARATTA*

Sì, io c’ero a Rosarno il Primo Maggio. Tra la gente, nel corteo lungo e stracolmo di bandiere di CGIL e Cisl. C’ero anche io a Rosarno il giorno dopo quei drammatici scontri che hanno fatto il giro del mondo (raccontati male, malissimo!). E c’ero nei momenti della ‘pulizia etnica’ ordinata dal mite(?) ministro di Polizia, Roberto Maroni, che un Paese stanco e svogliato ha rapidamente digerito, direi cancellato, se non derubricato in una normale azione di ordine pubblico. Tutti sappiamo che non è stata questo, ma qualcosa di ben più grave, che ha offeso al cuore la democrazia, o quel che di essa rimane!!, in questo nostro Paese, nel pieno dell’era bossiana-berlusconiana. Un Paese attento più alle vicende dell ‘Isola dei Famosi o alla prossima edizione di xfactor che a quello che in quei giorni accadeva a Rorsarno.

C’ero nel corteo del primo maggio a Rosarno. Tra la gente. Sono arrivato tra i primi, se non il primo, alle 9 di sabato primo maggio, insieme a qualche amico, attraversando strade deserte e città addormentate. Ho visto arrivare, uno dopo l’altro, le decine di pullman organizzati come sempre dai sindacati, per una volta tornati uniti. A me faceva paura vedere quei pullman pieni a metà, alcuni tragicamente vuoti!, che da diverse parti della Calabria giungevano nell’assolata cittadina del reggino.

Il corteo ha attraversato la stradona che dalla periferia portava alla piazza cittadina. Lungo il percorso si notavano decine di rosarnesi assistere, quasi fossero spettatori indifferenti, al passaggio di quelle migliaia (qualche migliaia!) di persone che sfilavano per il Primo Maggio. I rosarnesi assistevano all’evento nazionale, affacciati dai grandi balconi delle loro case, spesso orribili palazzoni. Assistevano. Guardavano. Taluni chiaramente non gradivano.

Poi il comizio dei tre leader nazionali di Cgil-Cisl-Uil. Insieme sul palco. Belle frasi, tanti impegni, le scontate espressioni di sempre. Non erano nemmeno le 11.30 quando tutto era già finito.

Cronaca del Primo Maggio a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, Italia.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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