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Diario politico. (Non) una tragedia (greca) Sì, l’Italia a rischio-contagio (e non solo) Ma Berlusconi: “Mercati si fidano di noi” Tremonti (stavolta) sui conti ha tenuto (?) Ma ora servono le riforme (quelle vere) Risparmiare prima. E (insieme) rilanciare

maggio 1, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Sin dai giorni della crisi di Argentina, il nostro Paese è stato considerato (altrettanto) a rischio per il suo debito pubblico che è tra i più grandi del mondo. Negli ultimi quindici anni si è assistito a “risposte” contraddittorie da parte della politica italiana: con il centrosinistra al governo il debito cresceva meno (in assoluto cresce sempre) e diminuiva in rapporto al Pil; con il centrodestra, ogni volta, tornava ad aumentare. A questo giro il ministro dell’Economia di tutti i governi Berlusconi (se si eccettua la breve parentesi Siniscalco) ha (a sua volta) invertito la (propria) tendenza: a costo di attirarsi gli strali dei colleghi di governo e anche le accuse dell’opposizione per un’eccessiva passività nella gestione della crisi, Tremonti ha stretto i cordoni della borsa, garantendo una maggior tenuta (rispetto ai proprio standard) dei conti. Il prezzo è stato fatto pagare soprattutto alle classi più deboli, per le quali a tutt’oggi (ma non solo per questo) non si registrano interventi perché possano meglio sopportare gli effetti della crisi, e si tenda a tornare al livello di partenza prima possibile, e questo ovviamente non è comprensibile e accettabile; ma almeno si è evitato di riprendere la deriva verso il possibile tracollo. Che non è scongiurato, ma così reso più difficile (o non facilitato). Oggi il presidente del Consiglio dice due cose che dovrebbero andare a stretto braccetto: i mercati finanziari hanno fiducia nell’Italia, il che significa anche che hanno fiducia nella stabilità della guida del nostro Paese, ovvero che non ci saranno crisi di governo che tolgano continuità e linearità alla gestione delle cose; «Faremo le riforme», che saranno anche quelle che interessano direttamente gli italiani: della giustizia (per la prima volta il premier parla di risvolti che riguardano la vita dei cittadini e non, piuttosto, i suoi processi) e socio-economiche. E’ difficile pensare che – dopo quindici anni, appunto, in cui ciò non si è visto – il presidente del Consiglio abbia in mente una chiave, e una ricetta, per modernizzare e rilanciare l’Italia, facendola così progressivamente uscire – proseguendo contemporaneamente con una sempre attenta gestione del bilancio – dalla palude dell’arretratezza e, quindi, della “lentezza” strutturale. E tuttavia la strada da seguire è questa. Quindi, lo faccia presidente Berlusconi. Dia priorità a questo. Non le toglierà nulla e, se ci riuscirà, entro tre anni potrà molto più facilmente raccogliere il necessario consenso attorno a quella (eventuale) riforma in senso presidenzialista dello Stato, avendo contemporaneamente salvato – e modernizzato – il Paese. Il racconto, all’interno, di Baffigo.

Nella foto, il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia

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di Ginevra BAFFIGO

“Proprio in queste ore abbiamo avuto una conferma, che i giornali hanno sottovalutato, della fiducia che i mercati internazionali ripongono nel nostro Paese e nel suo governo. I nostri titoli di Stato hanno riscosso l’approvazione degli investitori non solo italiani ma anche stranieri nell’asta di ieri mattina. La richiesta è stata addirittura più alta rispetto ai titoli che offrivamo: una richiesta di 12 miliardi e mezzo di euro contro i 7,5 miliardi che abbiamo offerto. Credo che sia davvero un segno di assoluta tranquillità”. Così il presidente del Consiglio.
Un messaggio che si inserisce nel contesto di un’Europa scossa dalla crisi greca, ma che in questa settimana ha registrato miglioramenti del mercato azionario. La stabilità dello scacchiere economico dell’Eurozona non potrà comunque dirsi al salvo prima della firma dell’accordo di domenica.
L’Italia intanto prova a fare la sua parte. Il governo si dice pronto ad erogare 5,5 miliardi di euro: “Siamo rimasti fedeli al principio che occorre aiutare il vicino quando la casa brucia – sostiene Berlusconi – e certo nel caso che si profila adesso con la Grecia, non solo per la comune appartenenza all’Unione europea, ma anche e soprattutto per evitare che l’incendio possa propagarsi alle case circostanti. Proprio in queste ore, in continuo contatto con il ministro del Tesoro Tremonti, stiamo mettendo a punto il decreto legge con il quale l’Italia darà probabilmente cinque miliardi e mezzo di euro alla Grecia per difendere la nostra comune moneta dalla speculazione. Questo significa difendere anche e soprattutto i nostri risparmiatori, le nostre famiglie, tutti i cittadini”.
Ed, a ragion del vero, gli aiuti alla Grecia sono ormai indispensabili. Il premier greco, George Papaconstantinou, lancia l’allarme: il Paese non riesce più a collocare i titoli del debito pubblico e la situazione si aggraverà il prossimo 19 maggio, quando si dovranno rimborsare le obbligazioni, per un valore pari a 9 miliardi.
L’intesa che verrà siglata sbloccherà gli aiuti dell’Eurozona e del Fondo monetario internazionale, e le cifre che verranno erogate si attestano attorno ai 45 miliardi di euro, di cui 30 saranno a carico dei paesi Ue e 15 miliardi del Fmi. Ma, secondo un’indiscrezione del Financial Times, il Fondo Monetario Internazionale starebbe valutando l’ipotesi di portare a 25 miliardi il proprio aiuto, supponendo che gli aiuti previsti non siano sufficienti.
I 5 miliardi e mezzo annunciati dal premier ci fanno quindi guadagnare il terzo posto tra i maggiori contributori al piano emergenza. La somma necessaria al governo per alimentare la linea di credito messa a disposizione di Atene sarà prelevata dal Conto Corrente di tesoreria e in un secondo momento verrà reintegrata con emissioni di Buoni del Tesoro e Certificati di credito.
La casa starà pure bruciando, ma questa non è esattamente un’opera filantropica: non solo le somme destinate al prestito non andranno a pesare sul nostro debito pubblico, ma il prestito, che avrà durata triennale, assumerà la formula di acquisto dei titoli greci con rendimento del 5%. In altre parole, l’Europa farà di tutto per rendere gli aiuti alla Grecia degli ottimi investimenti per chi li eroga. E il presidente del Consiglio lo ha chiarito durante una cena a Palazzo Grazioli: “Questi soldi se ce li teniamo ci rendono l’1 o il 2%, se li diamo a loro ci danno il 5%” avrebbe confidato ai commensali.
Dalla Farnesina, Frattini non fa cenno all’aspetto lucrativo dell’operazione, ma conferma il rischio di contagio: aiutare la Grecia significa soprattutto “salvaguardare la casa comune, e siccome nella casa comune ci siamo anche noi, è evidente che non possiamo non essere solidali. Questo è un interesse e una necessità, non solo un dovere morale”. Bossi: “E’ meglio dare gli aiuti alla Grecia, è la via giusta, altrimenti trascina tutti”. Il premier, ora allineato con le grandi casate della politica europea, non perde l’occasione per redarguire la nostra “sinistra catastrofista”. Dopo i giudizi espressi da Bersani, secondo cui “l’Europa è intervenuta tardi e male, dimostrando che le leadership europee si sono allontanate dal progetto originario di Europa che coniuga il risanamento con la crescita”. Berlusconi: “Questa sinistra catastrofista ci ha accusato di eccedere nell’ottimismo: adesso invece tutti riconoscono che sono state proprio queste iniezioni di fiducia a ridare slancio al petrolio della nostra economia, quei 5-6 milioni di piccoli e medi imprenditori, che sono commercianti, negozianti, artigiani che ogni giorno, silenziosamente, con i loro familiari e collaboratori faticano e lavorano per uscire dalla crisi”.

Berlusconi rilancia le riforme. Uscire dalla crisi, ma al contempo avviare le radicali riforme annunciate in questi mesi. «Non ci sono dubbi sulla tenuta del governo per i prossimi tre anni» assicura il premier. Si procede dunque con l’attuazione del programma. Primo punto: le riforme, «tra le più importanti quella della giustizia, dalle fondamenta partendo dai nove milioni di cause civili e penali ancora pendenti e cercando di garantire ai cittadini processi più giusti in tempi certi». «Procederemo sulla strada delle riforme – specifica il Cavaliere – senza subire rallentamenti causati da controproducenti discussioni di palazzo e andremo avanti anche con il vostro sostegno sul quale molto contiamo». A seguire, la riforma fiscale: «Per quanto riguarda poi il futuro ci sono, come sapete bene, le grandi riforme che tutti ci chiedono per modernizzare il Paese. Ecco perché con il governo abbiamo davanti tre anni di lavoro, ad esempio per semplificare e tagliare le migliaia di leggi del fisco italiano e varare finalmente un unico codice che permetta di ridurre ancora il peso delle tasse sui cittadini, non appena si consolideranno i segnali di questa ripresa economica”.

Dimissioni di Bocchino, Fini attacca. “L’onorevole Bocchino è stato dimissionato senza ragione, non mi sembra che abbia fatto male il vicepresidente del gruppo parlamentare e per questo ha la mia piena solidarietà. Tutto ciò non significa che non ci sia la possibilità di esprimersi in questo Paese”. Lo dice Gianfranco Fini, commentando le dimissioni del deputato Pdl, suo braccio destro, dal ruolo di vicecapo Pdl alla Camera. ??Fini è cauto. Le dimissioni di Bocchino non dimostrerebbero che in Italia vige una “dittatura”, o “Stato di polizia”.

Governo solidale con Scajola. Cresce la tensione attorno al coinvolgimento di Claudio Scajola nell’inchiesta sugli appalti del G8. Il titolare dello Sviluppo Economico si difende in Cdm: “Ho la coscienza a posto”. Al punto da rilanciare dalle colonne de “il Giornale”: «In questa occasione non faccio come nel caso di Biagi, non me ne vado. Altrimenti sembra che mi hanno beccato con il sorcio in bocca. Io non ho colpe e non faccio decidere da una campagna mediatica il ruolo che devo svolgere come ministro della Repubblica. Non scappo».
«È stata espressa solidarietà, serena e tranquilla, di tutti i ministri a Scajola», spiega dal canto suo La Russa. Andrea Ronchi gli fa eco: «Scajola ha detto di avere la coscienza a posto nei confronti del presidente del Consiglio, di tutti i ministri e del suo ministero». Il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, è netto: «Ho espresso solidarietà al ministro Scajola, una persona di grande operatività, e sono certo che potrà dimostrare la chiarezza della sua posizione, peraltro su una vicenda in cui non si è ancora capito se c’è un’indagine o non c’è. Queste interpretazioni dietrologiche sono assurde».
Diversi i toni dell’opposizione. Dopo la richiesta di dimissioni da parte di Di Pietro, il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario invoca il codice etico comportamentale: «Ma che Paese è quello in cui un premier consiglia a un proprio ministro di non rassegnare le dimissioni di fronte a un enorme episodio di malcostume?». «Scajola – sostiene Belisario – è il più chiacchierato dei ministri del centrodestra dai tempi del G8 di Genova e del famoso insulto alla memoria di Marco Biagi, a cui va aggiunta tutta la telenovela sull’aeroporto di Albenga. Insomma, non è nuovo a episodi al limite della decenza, per non parlare della sua totale inefficienza da ministro dello Sviluppo economico, un ruolo chiave per uscire dalla crisi». «Oltre che per gli scandali – secondo il senatore dipietrista – Scajola sarà ricordato per essere stato colui che ha tentato di riportare in Italia il nucleare. Insomma, ce n’è tanto non solo perché Berlusconi accettasse le dimissioni, ma per chiedergli di prendersi un lunghissimo periodo di riposo».

Ginevra Baffigo

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