***L’affresco***
IL POTERE (DEL PREMIER)
di MARCO ROSADI
maggio 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
***Il commento***
ISRAELE, LA VERGOGNA E IL DISONORE
di GAD LERNER
maggio 31, 2010 by Redazione · 11 Comments
***Il retroscena***
PERCHE’ AL PD NON PIACE QUESTA MANOVRA
di ANDREA SARUBBI*
maggio 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Ora in stato confusionale Formigoni: ‘Con tagli il federalismo salta’ Ma ora rischia di far saltare (lui) conti (?) Tremonti imperat. Ma per andare dove? Confindustria: “Manca piano di sviluppo” E il Pd non ha posizione: “Bossi dov’è?”
maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Tremonti: ‘Tassa sulla Salerno-Reggio C.’ Ieri il nostro Laratta fa esplodere il caso Oggi racconta a noi in esclusiva la storia “Non è nemmeno una vera autostrada…”
Silvio&Mussolini, la profezia di Veronica “Non mi preoccupa lui, ma chi verrà poi” Mentre Libero (?) diffonde i dvd sul Duce Se Sansonetti dice “sì” al corteo fascista Al punto in cui siamo fermezza e cultura
Ma qualcuno ci ha guadagnato dalla crisi Per i nostri prefetti l’aumento di 630 euro Scattato 20 giorni prima della Finanziaria Innocenzi ci svela come aggirano blocco FOTO: Ed ecco il documento dell’accordo
maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La categoria più colpita dalla Finanziaria di Tremonti sono i dipendenti pubblici. Sì, ma non tutti. Come il giornale della politica italiana è in grado di mostrare, per i capi delle Prefetture non scatteranno né congelamenti né tagli. O meglio: il blocco ci sarà. Ma arriva dopo che i prefetti si sono visti aumentare considerevolmente lo stipendio. Lo scoop è di Giulia, che ci racconta questa storia. Così. Read more
Diario politico. Lo show (?) di Berlusconi ‘Non ho nessun potere. Come Mussolini‘ In mattinata l’imbarazzo con Marcegaglia
maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
***L’appello***
GLI IMMIGRATI NON VOTANO (TUTTI) A SINISTRA
di ANDREA SARUBBI*
maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
***Il futuro dell’Italia***
SE I NOSTRI ANZIANI AIUTANO I GIOVANI
di MATTEO PATRONE
maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il presidente del Consiglio lo ha detto anche ieri: la nostra spesa sociale è troppo alta. E va tagliata. Per ora non è avvenuto, ma la prospettiva sembra ineluttabile. Eppure se l’Italia ha retto, sul piano sociale, meglio di altri Paesi l’impatto della crisi è proprio grazie alla nostra rete di protezione. Come Berlusconi stesso ha, in parte contraddittoriamente, riconosciuto. Il giornale della politica italiana offre allora un punto di vista diverso, per il quale questa parte della spesa può diventare produttiva e, in questo modo, cessare di essere un costo ed autoalimentarsi. Lo fa con il proprio direttore, puntando, come sempre, a dare il proprio contributo – onesto e responsabile – al dibattito sulla costruzione del domani del nostro Paese. Eccolo. Read more
***L’editoriale***
UNA MANOVRA CONDIVISA
di ALDO TORCHIARO
maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. ‘Vissuto sopra possibilità’ Ma poi Berlusconi ‘premia’ la rete sociale Legare l’assistenza a nuova produttività
maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Dedica all’Italia
L’intervento. Messaggio a Civati, Renzi, Serracchiani di P. Picierno
Un sondaggio sul sito de l’Espresso. «Chi sarà il futuro leader del Pd». Tra le opzioni, il gruppo di giovani leoni che fremono alle spalle di Marino, Franceschini, Bersani. E poi il “mistero”. “Curve” di crescita improbabili (per “candidati” altrettanto improbabili?). Risultati inspiegabilmente omogenei (circa 3500 click a testa per Pippo, il sindaco di Firenze e l’europarlamentare). E poi la denuncia: migliaia di click provenienti dagli stessi IP hanno falsato il sondaggio. Che, si affrettano a richiamare dalla redazione del settimanale, non avrebbe comunque valore statistico; «è un gioco». Ma a questo punto si fa «un po’ amaro». Almeno per gli spettatori (interessati) dello stesso Partito Democratico, tra cui c’è la giovane deputata costretta a confrontarsi, nel 2008, con la pesante eredità di De Mita nel suo collegio campano, che non era nella lista dei papabili per la successione di Pigi ma ora vuole dire la sua. Dalle nostre colonne. E lo fa con un’arguzia che rende il contributo assai gustoso. Una piccola, argomentata frecciata ai suoi giovani colleghi, per i quali c’è il rischio che la preoccupa- zione principale diventi (almeno per alcuni) diventare il leader del Pd. Sentiamo Pina Picierno.
La riflessione. Cultura politica, la (mancanza di)speranza M. Rosadi
maggio 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La proposta. Prelevare ora 5% dai capitali rientrati di Franco Laratta
maggio 26, 2010 by Redazione · 5 Comments
Comunque sia manovra affossa governo Sondaggio Crespi, ora giù tutti indicatori -2 “lui”, minimo storico per esecutivo-Pdl Ma Paese ne riconosca la responsabilità
maggio 26, 2010 by Redazione · 2 Comments
***Diario politico***
LE MANOVRE DEL GOVERNO
di GINEVRA BAFFIGO
La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutta dedicata, oggi, alla finanziaria da 24 miliardi in due anni varata dal governo per evitare il «rischio-Grecia», secondo le parole di Gianni Letta, e agli sviluppi del confronto sul ddl intercettazioni. Della prima vi raccontiamo in cosa consiste e le reazioni della nostra politica e delle parti sociali. Per ciò che riguarda la cosiddetta «legge-bavaglio» ecco le aperture di Alfano (sul testo licenziato dalla Camera) e di Schifani che chiede che non si configuri nel modo descritto dal “titolo”. Infine, Santoro che annuncia che non firmerà l’accordo con la Rai e resterà, come dipendente, alle condizioni attuali (e dunque per una probabile ripartenza, l’anno prossimo, di Annozero). Anche grazie all’appello a rimanere giunto da Paolo Garimberti. La firma è della nostra vicedirettrice.
***L’excursus***
IL DUELLO
di MARCO ROSADI
maggio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana è (anche) un grande giornale di cultura politica. Lo è in ogni momento della sua narrazione quotidiana. il Politico.it si pone, come i nostri lettori sanno bene, l’obiettivo di contribuire a costruire l’Italia del futuro, attraverso, naturalmente, la “sua” politica italiana, che va rifondata e per rifondare la quale è necessario riscoprire (e ricostruire) il suo senso più profondo. Ma lo è, a maggior ragione, quando, con le sue grandi firme, affronta direttamente il “tema”. Lo fa, oggi, con Rosadi che ci porta a conoscere il significato (originale, storico) di logoi come dialettica e duello, oggi ridotte a branchie della propaganda, che un tempo costituivano momenti fondativi, “esecutivi” della politica stessa. La grande firma del giornale della politica italiana riprende (e allarga) il discorso sul linguaggio che abbiamo affrontato ieri, trasferendolo sul piano del confronto, portandoci alla stessa conclusione: la nostra politica è oggi vacua e autoreferenziale anche perché ha perso la capacità di confrontarsi (con se stessa). Il grande pezzo di Rosadi.
Avevamo ragione (ancora una volta) noi Sfatiamo il mito: i conti non erano a posto Tremonti mentiva: la manovra serve a lui Donadi: è andata così. Ma poi il Pd dov’è?
maggio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Vito: “Sarà fiducia sul ddl intercettazioni” E Silvio: “Facciamo votare i capigruppo” Appello a Fini: difendi ruolo delle Camere
maggio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Dalle colonne del giornale della politica italiana, un gruppo di parlamentari Democratici capitanati da Franco Laratta si rivolgono al presidente della Camera affinché ponga fine alle «continue offese e denigrazioni» nei confronti del Parlamento. Senza di esso non saremmo più in democrazia. O forse qualcuno vuole arrivare a questo?». Mentre il governo annuncia il voto blindato sul contestato provvedimento che dovrebbe essere proposto nella versione già licenziata dalla Camera, su indicazione del ministro Alfano. Ma Berlusconi: «Così non mi serve». La fiducia sarà tanto più “necessaria” (dal punto di vista del presidente del Consiglio) quanto più il ddl si discosterà dal compromesso raggiunto a Montecitorio e limiterà quella che Ezio Mauro indica come il vero “bene” in gioco: la libertà. «Per i magistrati di intercettare nello svolgimento delle indagini. Per noi di assolvere al nostro diritto-dovere di informare». In questo clima l’appello di Laratta.
Diario politico. Sull’altare (del sacrificio?) Letta e Bonaiuti: ‘Sarà una manovra dura’ Ma corregge anche gli errori di Tremonti A pagare/la saranno (mica) “soliti noti”(?) Bagnasco: ‘Pensare a futuro (di giovani)’ Non penalizzare (così) famiglie “povere”
La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana lo aveva rilevato per primo, nei giorni in cui da sinistra si faceva fuoco e fiamme sui vescovi italiani per la loro presa di posizione – alla vigilia delle Regionali – contro l’aborto – che conteneva però anche sollecitazioni a rispettare le persone immigrate e ad occuparsi del lavoro. Quella di Angelo Bagnasco era una presa di posizione onesta e responsabile, naturalmente dal punto di vista della Chiesa cattolica, ma senza cedimenti alla partigianeria politica. E in un momento in cui, pure nell’imminenza del voto, si parlava di tutto tranne che di politica vera, fu una boccata di aria fresca, tanto che noi titolammo su come potesse essere questa – quella dei vescovi – la (vera) politica italiana. Nelle ore in cui il governo annuncia una manovra di sacrifici, senza aggiungere per chi, e dunque sottintendendo che a doverli sopportare saranno coloro che già pagano per intero le tasse (perché vengono loro trattenute nella busta paga) e che sono (più o meno) sul fronte della crisi per la propria non eccezionale situazione economica già da molti mesi, ovvero i «soliti noti» secondo la definizione di Pier Ferdinando Casini, dal capo della Conferenza episcopale italiana giunge, non casualmente, un richiamo alla nostra politica a pensare al futuro dell’Italia, e ai giovani. In particolare, dice Bagnasco, «bisogna restituire loro il lavoro», che oggi non c’è e, con esso, viene meno la stessa possibilità di un’esistenza dignitosa. La manovra di correzione dei conti – annunciata ben prima della crisi della Grecia e dell’euro che giungono come angeli della provvidenza per il ministro dell’Economia che non sapeva più come giustificare una richiesta di sacrifici che serviva ad aggiustare una gestione del bilancio che non era stata, contrariamente a quanto si diceva, lineare e priva di sbavature – non è in grado di rispondere direttamente a questo richiamo dei vescovi, del quale si dovrà occupare la nostra politica subito dopo. Tuttavia, a seconda di come sarà modulata, può dare o non dare un po’ di respiro a quelle famiglie che costituiscono, oggi, anche l’unica rete di protezione dei giovani che si ritrovano, al momento, disoccupati o sottopagati e non in grado di sostenere da soli la propria (eventuale) condizione familiare. Il nostro giornale ha fatto con Marianna Madia la propria proposta, il cui accoglimento da parte del governo ci metterebbe peraltro nel solco degli altri esecutivi (di destra) europei. Evitato di colpire (con ancora maggiore durezza) i giovani senza lavoro, un minuto dopo la nostra politica si metta a costruire il futuro dell’Italia. Una sollecitazione che – lo sappiamo meglio di qualunque altro – difficilmente potrà essere raccolta da questo governo e da questa (attuale) nostra politica autoreferenziale, ma noi continuiamo ad avanzare le nostre proposte. In piena sintonia con il presidente della Cei. Il racconto invece di Finelli della giornata, con anche tutto il dibattito sul ddl intercettazioni, all’interno.
Germano: ‘Italia ostaggio dei governanti’ Ma a Tg1 “problema tecnico” lo fa saltare Busi ostracizzata per mimica facciale (?) Il Pd non capisce la pericolosità di Minzo
maggio 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Martini: “Parliamo anche del ‘come’ fare” C’è il linguaggio sterile di Democratici (?) E il decisionismo leaderistico del premier Se l’autoreferenzialità nasce pure di qui
maggio 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana è un suggeritore autorevole e ascoltato della nostra politica. Diciamo suggeritore e non consigliere perché dà il senso di una maggiore distanza: quella necessaria dalla politica italiana di oggi, autoreferenziale e ombelicale, per non entrare nel circolo vizioso dell’autoreferenzialità, appunto, e perdere il contatto con la realtà. Un contatto che la nostra politica ha perso da diverso tempo. Probabilmente l’involuzione-allontanamento è cominciata negli anni ’80, quando, raggiunto l’apice della parabola di crescita dell’Italia del dopoguerra, si è cominciato a perdere il senso della necessità di fare le cose con onestà e responsabilità, un tracollo che ha provocato tra il resto lo sperpero che è alla base del nostro debito pubblico ai livelli ai quali è oggi. Ma al di là delle sue ragioni storiche, di certo conosciamo, oggi, le caratteristiche e ciò che alimenta questo circolo vizioso. Uno di questi fattori è il linguaggio; linguaggio inteso, semplificando, come insieme dei contenuti e, quindi, espressioni della nostra politica. Potremmo definirla la “psicologia” della politica italiana. Se inizialmente è vero che manca un’espressione efficace quando mancano le idee (giuste; che mancano quando viene meno, appunto, quel senso di necessità), in seguito può accadere che sia la reiterazione dell’espressione inefficace a determinare la mancanza di idee. Oggi la nostra politica è divisa, anche in questo senso, tra due poli, dai quali si distingue una terza opzione che però, mancando di onestà e responsabilità, e rispondendo più che altro a propri interessi, è comunque priva dell’ispirazione necessaria. Il centrosinistra, e in particolare il Pd, e in particolare quella parte di Pd più strettamente legata agli ultimi trent’anni di politica italiana dai quali non ha saputo smarcarsi rinnovandosi, parlano oggi un linguaggio vacuo: come ha ben evidenziato l’ex presidente della Regione Toscana durante l’assemblea di sabato, dicono che bisognerebbe fare qualcosa, citando i titoli di questo auspicato intervento, ma senza mai fare lo sforzo intellettuale di provare, contestualmente, a proporre qualcosa rispetto a come farlo, ovvero idee concrete per la traduzione delle intenzioni in politica, senza le quali, appunto, si fa discorso vacuo e non discorso politico. Questa tendenza provoca una sorta di sterilità, di blocco, di pigrizia per la quale si continuano a proporre – superficialmente – abbozzi di intenzione, senza mai entrare nel merito. Il dibattito politico è tutto un annuncio su se stessi, cosa dovremmo fare, cosa vogliamo fare, ma mai si occupa di dire, appunto, come. A destra il problema è diverso: non mancano le idee stringenti, ma riguardano per lo più gli interessi del presidente del Consiglio e sono figlie del senso della sua necessità, e non di quella del Paese. Per il resto, una comunicazione (efficace) che serve a proteggere quella propensione mascherandola (ma fino ad un certo punto: e lo vedremo più tardi). Ma niente, comunque, idee per il Paese. il Politico.it rompe questo schema e (quasi) ogni giorno cerca di proporre idee concrete per il futuro dell’Italia. Lo fa, anche, per indurre l’imitazione di un esempio. E specie per ciò che riguarda i Democratici, che più spesso abbiamo sollecitato a reagire rispetto alle più frequenti loro difficoltà, qualche piccolo passo in avanti sembra ci sia stato. Per il cambio (di passo) ci sarà bisogno di un rinnovamento (radicale: cioè anche concettuale e non solo anagrafico). P.s.: la democrazia rappresentativa ha senso solo nella misura in cui “rappresenta” veramente il demos, il popolo. Altrimenti meglio forme di democrazia diretta come quelle (ri)sperimentate in Grecia del Psoe, anni prima del tracollo.
***La ricerca***
I GIOVANI E LE CARCERI
di ANTONIO DE NAPOLI*
maggio 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il Forum Nazionale dei Giovani è il principale organi- smo di rappresentanza giovanile nel nostro Paese. Il 12 maggio ha presentato il rapporto di ricerca “Gio- vani e carcere: fra informazione e rieducazione”. Ri- portiamo di seguito la prefazione del suo portavoce.
Caro Bersani, no, ancora non ci siamo
Se Pigi frena su innovazione (e primarie) “Il Paese (non le) chiede conservazione” Il “Paese” o cambia prospettiva o muore
maggio 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario. L’europeismo della destra (- Lega) Barroso: “Euro, Berlusconi già decisivo” E lui: “L’Europa è la nostra patria futura” (Una) garanzia di apertura e democrazia Isolare le camicie verdi facendo(vi) leva
maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. E se a questo punto della Storia, il ritorno dell’Udc nella coalizione di centrodestra – come puntello e futuro (ma non troppo) piede di porco per estromettere dall’alleanza il partito di Bossi, ed isolarlo – fosse auspicabile da parte di tutta la politica italiana (meno i nordisti)? Gli elettori Udc, lo abbiamo visto, sono per il 60% di orientamento conservatore, il che significa che in una coalizione che non fosse di “salvezza nazionale” con Democratici e loro alleati non seguirebbero i propri leader; il terzo polo non avrà spazio ed è in grado di restituire al nostro Paese solo una stagione di consociativismo. Per le stesse ragioni il ritorno dell’Udc a destra può accelerare il processo di maturazione del bipolarismo (verso anche l’approdo finale del bipartitismo, al quale i centristi dovranno arrendersi se non vorranno esserne schiacciati). E ciò determinerebbe un progressivo isolamento e ridimensionamento della Lega che, lo sappiamo, va forte solo quando è in coalizione con il Pdl. E’ una prospettiva che dovrebbe essere cara anche al centrosinistra, che avrebbe modo di recuperare le proprie schegge (impazzite) e accelerare a sua volta verso la nascita del grande Partito Democratico all’americana di cui abbiamo (ri)parlato (nell’era bersaniana) noi per primi, in grado di esercitare una vera vocazione maggioritaria e di aspirare ad essere compiutamente il partito del Paese.
Ed ecco quanto noi sosteniamo da tempo ‘Se oggi la vera sinistra siamo noi liberali Anche De Benedetti stanco di questo Pd’ Non perdete nuova sferzata di Guzzanti
maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. il Politico.it fa ogni giorno il proprio mestiere di favorire una nostra politica del futuro che sia (ri)fondata su questi valori. (Potenzialmente) trasversali. Che (tuttavia) tenderebbero a spingere, lo ha scritto il nostro direttore, ad un (ideale) superamento dei cartelli di interesse della destra e della sinistra, per favorire la costituzione di un blocco che rappresenti il solo interesse di (tutto) il Paese. Il cui perseguimento imporrebbe, secondo le categorie di oggi, di essere (semmai) ogni giorno un po’ di destra e un po’ di sinistra. Ma non si pensi che la strada per arrivare a tutto questo siano (temporanei) governi di unità nazionale o, peggio, la ricostituzione di una terza forza di centro. In tutte le forze sono presenti anime più o meno oneste e responsabili, e se finora nessuna di queste forze ha rappresentato quella soluzione significa che nessuna ha in sé sufficienti crismi di onestà e responsabilità per riuscirci.
***Il commento***
SANTORO, UN NARCISO CHE HA RAGIONE
di GAD LERNER
maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana ha la possibilità di intervenire nel dibattito sulla lunga invettiva del conduttore di Annozero ieri sera, in apertura di trasmissione, per spiegare il senso della sua decisione di lasciare la Rai – in sostanza, dice Santoro, mi avete trattato, tutti, come un fastidio e ora volete che rimanga? Cambiate atteggiamento e chiedetemelo apertamente, dimostrandolo, e io sono disposto, dice sempre, a pensarci – per la firma di un altro dei (pochi, grandi) protagonisti dell’informazione televisiva del nostro Paese. Lerner su Santoro, dunque. Che difende.
Diario politico. E riprendiamo il racconto Bossi: “Ora il federalismo fiscale, poi…” Ddl intercettazioni, vince la protesta (?) Adesso anche Sky ricorre contro la legge Bersani, le battaglie si possono vincere
maggio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Ce ne occupiamo, naturalmente, ma la nostra apertura è un’altra. Sì, il presidente del Consiglio ha smentito di avere fatto riferimento a Scajola e Verdini nell’intervista rilasciata a Bruno Vespa per il suo nuovo libro, e di avere sostanzialmente preso le distanze da loro. Vespa, inevitabilmente (in tutti i sensi), conferma. Ma questo è teatrino. Ciò che interessa veramente il Paese è altro. La deriva secessionista che, quatta quatta, la Lega sta siringando nello spirito del tempo. Lo ha denunciato Luigi Crespi per il giornale della politica italiana, ma al momento sembriamo essercene accorti soltanto noi. «Dopo il federalismo fiscale inizieremo a parlare d’altro», dice il ministro per le Riforme, senza nemmeno dovere nascondere che per le camicie verdi tutto questo è solo la prima tappa di un percorso. E sarà meglio che si cominci a prenderli sul serio. Anche perché il modo per fermare tutto questo c’è. Segretario del Partito Democratico, che sostieni che quando una battaglia non si può vincere (ma chi lo dice?) è meglio non combatterla per non rischiare di perderla: queste sono cose sulle quali invece la battaglia va fatta, (anche) perché può essere vinta. Lo dimostra il primo effetto della grande mobilitazione contro la legge-bavaglio sulle intercettazioni, che ha prodotto, intanto, il possibile ripensamento del governo sulla norma che prevede un terribile inasprimento di pene (fino a 60 giorni di galera) per i cronisti che pubblicano i testi puri delle intercettazioni (e non solo). E ora un gigante come la televisione di Murdoch, che ha già dimostrato in passato di non avere paura della maggioranza e del suo leader, sta per scendere in campo. Lo spirito del tempo si costruisce sporcandosi le mani. Lo insegna Walter Veltroni, che dalle colonne di questo giornale ha portato un proprio (nuovo) mattone per alzare il muro contro ogni rischio di deriva antidemocratica nel nostro Paese, attraverso la memoria. Walter aveva a sua volta peccato di eccessivo bon ton, ai tempi della segreteria. Ma se si eccettua questo, quanto manca al Partito Democratico e al Paese. Il racconto, all’interno, di Finelli.
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Sfido chiunque
maggio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La fiducia in Tremonti schizza al 52%: +6% Signor ministro, ora onore al (suo) merito Sondaggio Crespi, su anche Berlusconi Partiti: male Pdl e Pd, in crescita Vendola
maggio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Osservatorio settimanale di Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, il titolare del dicastero di via XX settembre, da noi ieri aspramente criticato, incontra però il favore degli italiani, balzando al terzo posto (dietro a Maroni e Brunetta) nella speciale classifica del gradimento dei ministri. Tremonti riesce evidentemente a dare l’idea di una guida salda della nostra economia, nel momento di massimo pericolo (reale o percepito). Nessun mea culpa, naturalmente, da parte nostra – nemmeno la fiducia, così come il consenso, dà alcuna garanzia rispetto al rendimento; semmai è sintomatico del rendimento percepito – anche qui – che però a volte non ha nulla a che vedere con quello reale – ma anzi rilanciamo la nostra domanda di ieri: come stanno davvero i nostri conti, signor ministro?, insieme alla presa d’atto del giudizio degli italiani (si tratta comunque solo di poco più una metà del Paese che gli dà un voto superiore alla sufficienza). Altrettanto rilevante (e ugualmente – non – indicativa) la ripresa del presidente del Consiglio, dopo mesi di caduta. Il “successo” di immagine di Tremonti e Berlusconi non garantisce però – a quanto pare – neppure il voto dei cittadini, che bocciano il partito del premier, anche se pure i Democratici non se la passano bene (nuovo minimo storico, al 25%). Interessante rilevare come Pd, più Idv più Sinistra Ecologia e Libertà (sostanzialmente, al momento, il travaso di voti rimane entro questi confini; che sono poi quelli – più Api – del possibile Partito Democratico all’americana del futuro con fondamento alla propria vocazione maggioritaria che costituirebbe uno dei due pilastri di un bipartitismo all’italiana, quello che questo giornale auspica si possa raggiungere. E, come ampiamente raccontato, potremmo essere sulla buona strada) formerebbero, insieme, il primo partito italiano. Ci presenta (tutti) i dati, come sempre, il nostro Luigi Crespi in persona.
Pd all’attacco di Vespa: ‘Fa informazione? Televisione ancora un mezzo necessario Per la nuova alfabetizzazione (culturale) Mentre spingiamo la diffusione della rete A Walter diciamo: insegna a tuoi a usarla
Il rapporto tra la vecchia classe dirigente Democratica («Quelli provenienti dal Pci», direbbe Adinolfi) e il mezzo televisivo è lo stesso che passa tra la volpe e l’uva nella favola di Fedro: non ci interessa perché non la possiamo avere. Un vulnus che ha colpito, inaspettatamente, anche quel Veltroni legato storicamente alla tv e maggior esperto del suo campo. La campagna elettorale del 2008 segnò un disarmo rispetto al piccolo schermo: andarci poco perché genera autoreferenzialità. Vero, ma solo se la si usa come salotto (e come fine) e non come strumento. Come strumento è il più potente ed efficace per comunicare. Che si può declinare in chiave di politica politicista, o se volete di propaganda (ed è comunque importante), ma anche in funzione della politica vera: quella che fa da guida al Paese e traccia le linee-guida della sua “educazione” (in senso ampio). Attraverso le politiche culturali tout court, o se volete all’antica, certo. Attraverso la scuola e l’università, certissimo. Ma oggi il mezzo più pervadente (e invadente) è la televisione. E la rifondazione culturale di questo Paese non può (probabilmente) prescindere da essa. Per questo, mentre si investe su internet come dimensione (oltre che mezzo) del futuro, a Veltroni diciamo: insegna al tuo partito come si fa. Oggi non è possibile, perché a causa del conflitto di interessi che voi non avete risolto – questo giornale guarda al domani e non ama rimestare nel passato, ma il passaggio è decisivo anche per definire l’idiosincrasia Democratica e la sua responsabilità nello stato di cose attuale, e dunque è utile compierlo e richiamarlo – ma quando sarà possibile diventerà necessario. Fare buona televisione significa contribuire a rifare grande questo Paese. Dalla prima alfabetizzazione e all’unificazione del(la) lingua(ggio) ad un input decisivo ad una nuova alfabetizzazione culturale. Un Paese-campus a cielo aperto che abbia al vertice del proprio sistema economico l’innovazione e quindi la ricerca, che sia però solo la punta di un iceberg che preveda anche una rete di formazione permanente nella chiave di risolvere il problema del lavoro e insieme di modernizzarci, certo, ma anche in funzione di quella rivoluzione culturale. Che la tivù può dare un contributo decisivo a realizzare. La tivù pubblica dev’essere un grande centro, plurale, di elaborazione (insieme ai cittadini) della cultura di questo Paese fatta dell’offerta, vivace, delle sue migliori sensibilità. Naturalmente con il minimo comun denominatore dell’onestà e della responsabilità. Altrimenti finisce come ieri sera: quando Porta a porta ha dato uno schiaffo alle varie crisi in corso in queste ore occupandosi di altro. Una scelta contro la quale si “scatena” l’invettiva (ironica) di Franco Laratta. Buona lettura e buona politica con il giornale della politica italiana.
Diario politico. Stanno dividendo il Paese E’ arrivato primo “sì” a ddl intercettazioni Presto l’Italia ignara in mano alle cricche Approvato anche federalismo demaniale In regalo alle Regioni territori e altri beni Profezia di Crespi: ‘Così sarà secessione’
maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il grande sondaggista sbaglia di rado. Dalle nostre colonne prevedette, a fine gennaio, la resa dei conti nel Pdl dopo le Regionali. Nel commento di ieri sulla crisi della classe dirigente una nuova previsione: «Continuiamo così, lasciamo il Paese nel caos, e la Lega avrà vita facile a portare a compimento il proprio disegno». Oggi, dopo la sbornia legata alla crisi della Grecia e alla corsa ai ripari (anche dall’assunzione pubblica delle proprie responsabilità, come abbiamo visto nel pomeriggio) del nostro ministro dell’Economia (come dei colleghi degli altri Paesi), in qualche modo riprende il corso “naturale” della legislatura e la maggioranza incassa due (per loro) importanti risultati nell’attuazione dei loro programmi (più che del programma). Che riletti alla luce del contesto nel quale si registrano e della profezia di Crespi sembrano preparare, e anticipare, quel finale. La tesi dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio è chiara: un’Italia bloccata dalla corruzione, dagli interessi particolari, dalle divisioni (anche) nei partiti favorisce inevitabilmente la tentazione separatista. Il ddl intercettazioni è un grande mantello sotto il quale tutto questo vivrà un nuovo (nefasto) sviluppo: se è stato possibile assistere a quello a cui abbiamo assistito nonostante la consapevolezza di tutti della possibilità di essere intercettati e dunque scoperti, figuriamoci a cosa (non) potremo assistere quando potrà avvenire senza che nessuno di noi se ne possa accorgere. E naturalmente il sistema finirà per scoppiare: o imploderà per le manchevolezze e i guasti che tutto questo andrà a provocare, o esploderà perché prima o poi, anche senza intercettazioni, ciò verrà a galla. Al primo sì della commissione Giustizia della Camera al ddl salva-(o moltiplica-)cricche (per non parlare naturalmente dei criminali “comuni”: di questo abbiamo già scritto e scrivono ampiamente tutti i grandi quotidiani) si aggiunge l’approvazione del primo decreto attuativo del federalismo fiscale, quello che riguarda il demanio, ovvero le proprietà “territoriali” dello Stato. Che a partire da oggi (o comunque da quando arriverà il “sì” definitivo) saranno però delle Regioni, per una vera e propria divisione dei beni – tra marito e moglie che si stanno per separare (?). Il senso del provvedimento appare questo, e se a monte si lavora, appunto, a preparare il terreno, la profezia di Crespi potrebbe anche (ancora una volta) avverarsi molto presto. In tutto ciò l’opposizione oggi si è divisa, dando un proprio placet, tra l’altro, con l’Italia dei Valori, al federalismo demaniale. Anche per questo, naturalmente, sarà più facile per la Lega portare a termine il proprio progetto storico. Speriamo di no, ma non sarà presumibilmente possibile evitarlo senza un cambiamento radicale. Entrambi i provvedimenti (e altro) descritti nel dettaglio, affinché possiate farvi una vostra idea, all’interno, da Finelli.
Se oggi siamo tutti nelle mani di Tremonti Il Parlamento è quasi fermo da settimane Approva solo decreti “girati” dal governo E il ministro dell’Economia detta l’agenda Troppo potere (sostanziale) per pochi (2)
maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Secondo momento della (breve) narrazione sul capo del dicastero di via XX settembre. Dopo avere visto come Tremonti abbia il controllo (in senso ampio) esclusivo dei nostri conti, e avere ancora una volta rivolto al ministro la stessa domanda: come sono veramente?, scopriamo come – oltre all’economia – Giulio abbia in mano anche il potere legislativo. Sì, perché stringendo i cordoni della borsa al punto di bloccare qualsiasi iniziativa che abbia un costo rilevante Tremonti è diventato un «superpresidente della Camera», scrive Andrea Sarubbi nel report dall’aula per il giornale della politica italiana che state per leggere, che decide se e quando si discute di cosa. Tremonti che dunque è, oggi, più di un – come qualcuno lo ha definito – (vero) presidente del Consiglio; è il plenipotenziario del governo e del Paese. Tutto questo naturalmente deve avere dei limiti, che possono essere imposti (e tolti, al Parlamento) dal vero capo del governo, e da un’opposizione che però sembra completamente avulsa dal gioco, sia in fase propositiva sia di interdizione (che pure va fatta, e comunicata, anche se è resa difficile dai rapporti di forza). E tutto questo deve avvenire sotto uno sguardo vigile e consapevole degli italiani, che il Politico.it spera di contribuire ad attivare: la “disoccupazione” attuale di deputati e senatori non è il segno dell’inutilità della democrazia parlamentare, e, con essa, della necessità di soluzioni che favoriscano un maggior decisionismo in una revisione in senso leaderistico e plebiscitario del sistema; è, appunto, l’esatto contrario, il segno di come troppo potere (formale o sostanziale) concentrato nelle mani di pochi possa produrre delle devianze alla democrazia stessa. Il deputato del Pd, dunque, che ci porta a conoscere dal di dentro, e sulla base della sua esperienza (quotidiana) diretta l’attuale modo di gestione dei lavori (?) parlamentari.
Se oggi siamo tutti nelle mani di Tremonti Prodi: “Non ho accesso ai dati di bilancio il ministro li sta tenendo ben nascosti…” Manovra da 25 mld prescinde da mercati Torniamo a chiedere: come sono i conti?
maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Una misura del capo del dicastero di via XX settembre passata (quasi) sotto silenzio è l’internalizzazione degli osservatori sui conti stessi: ovvero ora è il ministero dell’Economia, solo, che produce e monitora, e quindi conosce, il reale stato del bilancio pubblico. In Grecia una condizione di questo tipo è stata la premessa perché il governo potesse falsificare i conti al momento della richiesta di ingresso in Europa, così che l’Unione si trovò a considerare in una situazione economica accettabile un Paese che in realtà era già molto più avanti sulla strada della bancarotta, e che a (veri) numeri dichiarati non avrebbe potuto entrare nell’euro. La vera causa della crisi di questi giorni che ha messo – e mette – in discussione la tenuta della stessa moneta unica e che ha suggerito agli altri Paesi manovre di stabilizzazione dei loro bilanci nel contenimento della crescita del debito. Quella manovra che anche l’Italia si appresta a fare, ma solo per una piccola quota a questo scopo: un’altra notizia passata inosservata è che Tremonti è stato abilissimo a cogliere al balzo la palla (è proprio il caso di dirlo?) delle strette degli altri governi europei e del timore per un possibile (rischio-)default per compiere quella nuova finanziaria di aggiustamento che qualcuno aveva lasciato trapelare si sarebbe dovuta fare, a giugno, e che Tremonti stesso aveva smentito. E che era annunciata di dimensione ben inferiore (si parlava di 8 miliardi) a questa di 25 che ora ci stiamo preparando a “subire”. “Subire” perché è evidentemente necessaria per rimettere in sicurezza il bilancio. Ma a prescindere da eventi di questi ultimi tempi che non hanno (ancora) provocato grossi danni. Se si mette questo a sistema con la prima notizia, ovvero la mancanza di trasparenza – come denunciava, ieri sera a Otto e mezzo, anche l’ex presidente del Consiglio – non si può che giungere alla conclusione che Tremonti non la diceva giusta sullo stato dei conti, che ora verranno sistemati, sì, ma a prezzo di gravi sacrifici per tutti gli italiani. Sacrifici che chi sarà costretto a subire si disporrà a sopportare per il bene proprio e del Paese, del quale è parte integrante e dalla cui tenuta dipende anche la sua condizione, com’è giusto e necessario che sia in un Paese che appartenga ai cittadini che dunque hanno la responsabilità di condurlo avanti, anche sostenendo economicamente ciò che le istituzioni e gli apparati del loro stesso Stato fanno per ciascuno di essi, cioè di noi. E che tuttavia inducono ad una richiesta: ministro Tremonti, ci dica la verità sullo stato dei conti. Soprattutto ora. Il governo ha altri tre anni di legislatura, nei quali, pure fatto questo aggiustamento, può accadere di tutto. E’ necessario, perché tutti quanti possiamo contribuire a governare (anche) la nostra economia, ovvero a parteciparvi responsabilmente, chi come “esperto”, chi come cittadino, che conosciamo esattamente il nostro stato di salute. Non lo tenga per sé ministro Tremonti. Il Paese oggi è nelle sue mani – e lo vedremo meglio anche con il prossimo servizio – ma è bene che non lo tenga (tutto) per sé. O rischiamo di perderlo. Tutti. In tutti i sensi. Il servizio su cosa è accaduto in Grecia proprio per via della falsifica- zione dei conti, all’interno, è di Stefano Catone.
Il commento. Immorali i 10 milioni di euro a Santoro di M. Donadi
maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre in tempo reale i commenti ai fatti appena avvenuti degli stessi protagonisti della nostra politica. Dopo avervi raccontato delle scelte e, soprattutto, della buonauscita riconosciuta al conduttore di Annozero, ci ragioniamo su con il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori.
Santoro ripeterà (stabile) Raiperunanotte Ecco cosa si “cela” dietro l’addio alla Rai E dieci milioni di euro di buonauscita (?) Conflitto d’interessi tra uomo e cronista?
maggio 19, 2010 by Redazione · 2 Comments
Il retroscena, del quale in realtà si era già parlato nelle scorse settimane, è questo: il conduttore di Annozero potrebbe acquistare una piccola rete televisiva (RedTv?) proponendo poi via web, e sul satellite – come per l’esperienza della trasmissione andata in onda nei giorni della censura Rai alla vigilia delle Regionali – un proprio programma. Un tentativo, anche, di (ri)fare una sorta di Current Tv all’italiana. Ed è possibile che questa soluzione rappresenti l’opzione del futuro, in un mercato che, grazie al web, sarà più libero. (Dunque) non rivedremo Annozero sulla Rai, dopo il 10 giugno (quando è prevista l’ultima puntata di questa stagione). Di certo, come scrive Lerner nel breve commento che vi stiamo per proporre (all’interno), l’informazione (televisiva e non) avrà, sostanzialmente, una voce libera in meno, e sarà più povera; anche se potremo continuare a vedere e ad ascoltare Santoro. Un’ultima nota sul compenso del conduttore per l’abbandono della televisione pubblica: intanto la rescissione consensuale del contratto realizza la volontà del presidente del Consiglio di (far) chiudere Annozero, quella espressa nelle telefonate al membro dell’Authority per le comunicazioni Innocenzi e da questi “riferite” al direttore generale Rai Masi. E corona dunque un vero e proprio atto di censura, anche se avviene, per una volta, senza “spargimento di sangue”. E ciò è stato possibile grazie all’intenzione di Santoro di tentare nuovi format (oltre alla prospettiva della nuova esperienza). Ma chi può (non) dire che nella rinuncia del conduttore a fare la propria battaglia in Rai non abbia pesato (e quanto) la cospicua buonauscita? Si configura dunque una sorta di conflitto di interessi. Tra l’uomo, che non può dire no ai dieci milioni promessi. E il giornalista (e) paladino della libertà, che accetta, a questo giro, di essere un po’ meno libero (lui o noi?). Il commento, all’interno, di Gad.
La lettera. Caro presidente Fini, ricordiamo Matteotti di W. Veltroni
maggio 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
L’ex segretario del Partito Democratico torna nell’agone e si prepara ad una possibile corsa alla leadership del centrosinistra nel 2013. Ma lo fa continuando la sua battaglia di lungo periodo. Che oggi si declina, anche, in uno “sforzo” per difendere la libertà e la democrazia. Veltroni scrive al presidente della Camera per proporgli di dedicare al parlamentare socialista una targa, una targa da apporre sullo scranno dal quale Matteotti pronunciò il discorso in difesa della libertà dopo il quale fu rapito e barbaramente ucciso dai fascisti. Scrive a Fini personalmente e dalle colonne del giornale della politica italiana, che l’ex leader di An e i suoi più stretti collaboratori leggono ogni giorno. Una mossa, quella di Walter, che va oltre il gesto di grande sensibilità di ricordare uno dei nostri padri (della nostra Libertà). L’ex sindaco di Roma si preoccupa di contribuire a porre nel luogo principe della democrazia, il nostro Parlamento, un “vincolo”, a ricordare e (così) a non compiere mai una pericolosa inversione a U. Lo fa, anche, dopo le polemiche (che purtroppo non hanno avuto grande eco) per uno spot televisivo che raccontava Matteotti senza in nessun modo fare riferimento al modo in cui morì: appunto assassinato dal regime (nascente) di Mussolini. La memoria, un filo e uno strumento-”obiettivo” che caratterizzò tutto il periodo in cui Veltroni fu alla guida della Capitale, strettamente connessa ad un’altra parola-chiave, “conciliazione”, che non può però mai venire a discapito della prima. Il leader naturale del Partito Democratico per la prima volta sul giornale della politica italiana. Che si fa, come sempre, su queste pagine. Buona lettura e buona politica su il Politico.it.
Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Crespi: ora nel palazzo è tutti contro tutti Urge (così) rinnovare la classe dirigente
La seconda analisi è dedicata, come detto, agli uomini. «Tutto è fermo in attesa del prossimo scandalo», scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio; perché tutti hanno qualcosa da farsi perdonare (dal Paese). Dopo la riflessione sui contenuti, su ciò che la nostra politica (non) offre, quella sui protagonisti (?) della stessa politica italiana. Un’«apocalisse» in vista, secondo il giudizio di Crespi, che si evita (evitandolo all’Italia) in un modo soltanto: mentre si cambia prospettiva nel senso che abbiamo indicato, (si fa anche) attraverso il cambiamento delle persone, che costituiscono una delle classi dirigenti (?) più vecchie d’Europa, si evita che tutto questo ritorni, e si creano le condizioni per un’implementazione che riesca del (nuovo) Paese modernizzato. E più tardi i fondamenti su cui basarsi nel farlo, per la penna (in una lettera – aperta) di uno dei massimi protagonisti della politica italiana. (Solo) sul suo giornale. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.
Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Laratta: è venuta meno la cultura politica Rilanciare con un progetto per il futuro
maggio 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana guarda (appunto) al futuro. Su queste pagine trovate ogni giorno, care lettrici, cari lettori, idee e spunti per il domani del nostro Paese, insieme all’analisi, necessaria, del presente. Oggi il Politico.it racconta la crisi (in senso ampio) attraverso due studi (sull’oggi) di due delle sue grandi firme, accompagnati da due idee forti-proposte concrete per il futuro dell’Italia. E chiude, culmina, con un documento firmato da uno dei massimi protagonisti della nostra politica (vedrete, non perdetelo), che sceglie il giornale della politica italiana per rilanciare una proposta che attraverso la memoria (del passato, recente) si propone di fondare il nostro futuro all’insegna, con maggiori garanzie, di libertà e democrazia. Un’altra grande giornata sul giornale della politica italiana. La prima analisi è firmata dal deputato del Partito Democratico, e legge la crisi dal punto di vista dei contenuti (che mancano); quella che seguirà riguarda invece gli uomini, e le strategie (o sarebbe meglio dire le tattiche) – e i fallimenti – che accompagnano la loro azione sulla scena della nostra politica. La chiusura, più tardi, con il pezzo assolutamente da non perdere. Laratta, per cominciare, racconta di una crisi che non nasce oggi, ed è legata a doppio filo alla crisi, appunto, della politica italiana: ovvero alla perdita di senso (di sé, rivolto agli altri) della guida del Paese. Un’analisi impietosa, vedrete. Che noi lanciamo, però, offrendo un’idea di domani: quella di cui questo giornale parla da diverso tempo; il cambio di prospettiva costituito dalla costruzione di un nuovo sistema-Paese in cui l’università e la ricerca siano il motore dello sviluppo, ma anche la punta di un iceberg fatto di una rete di formazione permanente che contribuisca a risolvere, contemporaneamente, i problemi connessi alla flessibilità e alla precarietà del lavoro, in funzione del reinserimento (costante) in stadi sempre più avanzati di forme-lavoro, e quelli di una crisi culturale (in senso ampio) del nostro Paese, che sia in grado di tornare (o prendere) a respirare quotidianamente cultura. Un Paese che innova, evoluto, che innesti così un circolo virtuoso che riguarda direttamente e indirettamente l’economia, ma anche il tessuto sociale. Ma torniamo, per il momento, a capire a che punto siamo. E lo facciamo, come detto, con il deputato del Pd.
A Tremonti dico: tassiamo i redditi da capitale di Marianna Madia
maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Ultimo momento della narrazione di oggi sui due valori sui quali rifon- dare la nostra politica, per rifare grande l’Italia. Dopo la critica al governo per la scelta di far gravare il peso della stabilizzazione dei nostri conti sulla parte (già) più debole del Paese, e non su quella dalle spalle più larghe e più forti, la proposta. La giovane deputata del Pd, dalle colonne del giornale della politica italiana, offre al governo una ricetta quasi ovvia, e adottata, in Europa, da Nicolas Sarkozy, dunque da uno dei leader della destra europea e non da forze socialiste. Sentiamo.
Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) No, non è far pagare la crisi ai lavoratori Lerner: tagli ai parlamentari? Demagogia
maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Terzo momento della narrazione di oggi sui due valori su cui (ri)fondare una politica italiana in grado di rifare grande l’Italia. Dopo la riflessione sul ddl intercettazioni (nel suo risvolto specifico del “regalo” ai molestatori) e il flash Back di Rosadi su Girolamo Savonarola, apriamo un nuovo filone nel filone, ovvero quello della crisi economica. Il (tra)c(r)ollo greco e i malumori dei mercati inducono in tutta Europa in primo luogo i governi conservatori (che sono al potere nei Paesi che hanno maggiore stabilità interna o che, comunque, non hanno ancora avuto avvertimenti/abbassamenti di rating dalle agenzie) ma anche progressisti (in Portogallo e Spagna, dove invece la situazione è maggiormente critica) a strette per mettere al sicuro (la gestione de)il debito e non correre rischi di deriva come quelli materializzatisi in Grecia. Da noi, però, la scelta del governo è stata (anche se in queste ore si susseguono ridimensionamenti e smentite) di far gravare il carico del risanamento e dei contributi di stabilizzazione sulle spalle meno solide: quelle del lavoro dipendente (in primo luogo pubblico, anche se oggi il ministro Brunetta assicura che, almeno per ciò che riguarda gli stipendi, così non sarà) e dei pensionati. E questa è una prima scelta sulla cui onestà e responsabilità è lecito, quanto meno, avere dei dubbi. A questo si aggiunge che per addolcire la pillola Calderoli chiede una riduzione degli stipendi dei componenti la casta, del 5%, sulla falsariga di quello annunciato dal (neoinsediato) governo Cameron in Gran Bretagna. Solo che la misura, irrisoria e non certo in grado di parificare il prezzo che deve pagare la nostra politica rispetto a quello che essa stessa fa pagare alle persone, risulta strumentale, funzionale, appunto, a nascondere il vero senso delle scelte del governo. Poiché il Politico.it, come sempre, si dà l’obiettivo di costruire, il prossimo passaggio del nostro racconto di oggi sarà, specularmente al confronto tra il ddl intercettazioni e la “proposta” del Savonarola, un controcanto a questa linea scelta dall’esecutivo e offrirà – sulla base dell’esempio dato da un altro Paese anch’esso governato dal centrodestra – una valida alternativa, almeno per ciò che riguarda le priorità, alla scelta di far pesare sul Paese in primo luogo i costi (in tutti i sensi) degli sforzi per stabiliz- zare la nostra situazione economica in vista di (e per evitare) altri possibili scossoni da parte dei mercati. Intanto Lerner fa il punto sulla nostra situazione.
Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) Una lezione storia della politica (italiana) Rosadi racconta il modello(?) Savonarola
maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Secondo momento della grande narrazione di oggi del giornale della politica italiana, sui nostri due valori di riferimento che possono costituire la chiave per la rifondazione della nostra politica, come promettono di spingere perché avvenga le due anime dei due partiti maggiori a cui il Politico.it guarda con maggiore attenzione (in questo senso): quella che fa riferimento a Ignazio Marino nel Partito Democratico e quella finiana nel Pdl. (Anche) in chiave di una modernizzazione (che “rinfreschi” a fondo l’”appartamento” restituendogli quei connotati di nitidezza e pulizia, e dunque di vivibilità).
Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) Il ddl intercettazioni favorisce lo stalking Donadi a Carfagna: dov’è la tua battaglia?
maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre ai suoi lettori il filo di una “narrazione” su un tema di fondo che abbracci fatti diversi mettendoli a sistema, il sistema del rapporto tra loro in funzione, appunto, della definizione/descrizione della questione che ne sta alla base, o che è possibile ricavare.
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi La morale coi soldi
Il presidente del Consiglio è celebre, anche, per le proprie gaffe, o per meglio dire per quelle frasi rivelatrici che esprimono il suo vero modo di vedere le cose, al di là di ogni sforzo (o abitudine) politically correct. In parte Berlusconi lo fa scientemente, in parte, appunto, si tratta di espressioni non consapevoli in quanto radicate nella concezione del Cav. La giovane esponente Radicale ne ha colto, oggi, un’altra, la cui radice – ovvero il pre-giudizio che ne sta alla base – Berlusconi condivide, del resto, con una parte del “popolo”, altro sintomo di un populismo che confina con la demagogia e anche con la piena identificazione del premier nell’arci- italiano.
Il commento. Anemone, serve al Paese (scoprire la casta) Lerner
maggio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Dopo il commento di Torchiaro, l’altro punto di vista sulla vicenda. Quello per cui, quali che saranno gli illeciti che eventualmente verranno provati, il disvelamento dei nomi dei “clienti” dell’imprenditore sospettato di avere corrotto decine di uomini politici, funzionari, giornalisti è (stato) comunque utile al Paese perché apre una finestra su un mondo (non troppo) sotterraneo, fatto di relazioni, appunto, privilegiate e chiusura su se stessa della nostra classe dirigente(?): la vera dimensione della casta. Come questo giornale ha scritto più volte, populismo (e dis-attenzione, di quella vera, nei confronti dei cittadini) e privilegi sono due facce della stessa medaglia:
L’editoriale. Anemone, cui prodest la diffusione della lista? Torchiaro
maggio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana è il giornale di tutta la nostra politica. E delle (sue) culture. Naturalmente nei limiti(?) dell’onestà e della responsabilità. Così oggi il Politico.it analizza la vicenda dell’imprenditore che avrebbe corrotto decine di uomini politici, funzionari, giornalisti, e della sua lista di nomi che indicherebbero, in parte, le persone entrate in un rapporto clientelare con lui, da due punti di vista diversi, uno più moderato, uno più radicale.
Fini vara i propri (sotto)gruppi (nel Pdl) “Sul programma (virgola) niente agguati” Il sottosegretario Viespoli: “E Berlusconi (ci) lasci in eredità il partito degli italiani”
maggio 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Lo chiamano “comitato di Generazione Italia”, in realtà altro non è che quel coordinamento tra (31) parlamentari (più 4 europei) che fanno riferimento al presidente della Camera che, di fatto, costituisce la concretizzazione della “minaccia” – e il preludio – dei gruppi separati alla Camera e al Senato di cui Fini aveva parlato con il presidente del Consiglio nella settimana dell’esplosione dello scontro. Tuttavia i finiani assicurano: «Non ci saranno sorprese».
Ma oggi il convento passa (solo?) questo Scajola? Altri 400 nella “rete” d’Anemone Mancino: ‘Non ho avuto nessuna regalia’ Serve rapido cambio di classe dirigente
maggio 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Una lista di quasi 500 nomi, estratta dal computer dell’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per il G8 della Maddalena e sospettato di avere corrotto politici, funzionari, giornalisti per ottenere appalti e chissà che altro. Nuova Tangentopoli? E’ una definizione stantia, l’unica certezza – come dimostrano anche i casi che hanno riguardato esponenti della un tempo intoccabile sinistra italiana – è che da troppo tempo le stesse persone hanno in mano le leve del potere nel nostro Paese; ciò costituisce un humus fertilissimo nel quale anche le società più sane – figuriamoci la nostra – possono vedere nascere le erbacce della corruzione.

