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***L’affresco***
IL POTERE (DEL PREMIER)
di MARCO ROSADI

maggio 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un grande giornale di cultura politica. Dopo avere ragionato di dialettica e del ruolo della speranza in democrazia, la grande firma de il Politico.it analizza il «possesso degli strumenti necessari a raggiungere determinati obiettivi». Lo fa a partire dallo spunto della citazione di Mussolini da parte di Berlusconi per sostenere non ha, al momento, sufficiente potere. Un pezzo che si vena anche di sfumature satiriche. Buona lettura e buona politica, come sempre, con il giornale della politica italiana.           Read more

***Il commento***
ISRAELE, LA VERGOGNA E IL DISONORE
di GAD LERNER

maggio 31, 2010 by Redazione · 11 Comments 

Il condut- tore de L’Infede- le è a Tel Aviv per una serie di incontri. Si trova dunque in una posizione “privilegiata” (non – è proprio il caso di dirlo – ?) per osservare e raccontarci le reazioni di un Paese dopo l’assalto alla flottiglia Ong (che portava aiuti umanitari a Gaza) da parte della marina israeliana, che ha provocato almeno 16 morti. Il primo moto è, ovviamente, di sdegno; ma Gad fa in tempo anche a segnalarci come le tv demoliscano la versione governativa, che sostiene in pratica la tesi della “legittima difesa”, della tragedia di questa notte. Il segno, da mostrare a chi ancora non avesse capito, della distinzione e della differenza che passa tra il governo di Israele e Israele stessa: che, almeno per una sua (abbondante) metà, non condivide il modo in cui il proprio Paese affronta la questione palestinese e non solo. «Israele sempre più in guerra – scrive Lerner – sempre più sola». Ma per la follia dei propri governanti, e non (di) per se stessa. Read more

***Il retroscena***
PERCHE’ AL PD NON PIACE QUESTA MANOVRA
di ANDREA SARUBBI*

maggio 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Scriviamo “retrosce- na” non a caso: chi ha capito quali sono le specifiche contestazioni che i Democratici muovono alla finanziaria di Tremonti alzi la mano. Ci pensa il deputato del Pd a spiegarlo al giornale della politica italiana. E se è vero che Bersani è in Cina, e questo spiega in parte il low profile del principale partito di opposizione, è anche vero che, a non saperlo, sarebbe stato difficile da immaginare: perché di solito le cose non vanno molto diversamente. Il Pd fatica a capire che nella società della comunicazione – e nella politica italiana di Berlusconi – il dibattito pubblico determina la “psicologia” della nostra politica, ovvero come gli italiani percepiscono chi. E l’opposizione non può che essere percepita come subordinata alla maggioranza. Una premessa dura, ma necessaria per introdurre il bel pezzo di Sarubbi che, con la grande efficacia che come sempre, al contrario, caratterizza l’ex conduttore del programma di Raiuno A sua immagine, smonta perno per perno (naturalmente secondo il piano di montaggio del centrosinistra) la manovra. Sentiamo. Read more

Diario politico. Ora in stato confusionale Formigoni: ‘Con tagli il federalismo salta’ Ma ora rischia di far saltare (lui) conti (?) Tremonti imperat. Ma per andare dove? Confindustria: “Manca piano di sviluppo” E il Pd non ha posizione: “Bossi dov’è?”

maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente della Lombardia chiede al governo di rivedere la manovra che porrebbe una pietra tombale sulla riforma. Sia Berlusconi («Non ho ancora firmato») sia Calderoli («I tagli non riguardano i trasferimenti») rassicurano il governatore (e gli ultrà del federalismo). Ma autorevoli analisti avvertono che farla ora metterebbe a rischio la tenuta dei bilanci. Confusione nella maggioranza, dove Tremonti sembra fare il bello e il cattivo tempo, ma senza un piano complessivo nel quale la politica economica venga inserita (e da Confindustria, ripresa dai finiani, arriva infatti l’accusa che nella manovra non ci sono provvedimenti per lo sviluppo, cioè per cui si faccia solo riordino dei conti, ma nemmeno strutturalmente e senza occuparsi di rilanciare l’economia, conditio sine qua fra qualche tempo ci ritroveremo punto e a capo) e senza nemmeno (sembra) un coordinamento e una comunicazione con gli altri ministri e, appunto, con i presidenti di Regione. In questo quadro la questione su se e quanto le Regioni dovranno aumentare le tasse per autosostentarsi passa in secondo piano: dove stiamo andando? Peccato che anche dall’altra parte non se la passino meglio: i Democratici sanno solo, timidamente, insistere sull’apparente fallimento della Lega, come se tutte le teorie sull’opportunità di imparare, anche, dai leghisti si traducessero nella conclusione che per recuperare consenso bisogna contrastare le camicie verdi-e-basta. E la propria iniziativa? E la propria linea sul federalismo? Ormai dalla fine degli anni ’90, quando i leghisti camuffarono la secessione nella proposta-cavallo di battaglia della riforma federalista, inseguono. E raffazzonano soluzioni improbabili e magari anche controproducenti (per il Paese) come la riforma (elettoralistica) del titolo V della Costituzione del 2000. Il tutto nella convinzione che il federalismo sia la chiave per aprirsi le porte del Nord. Ma la gran parte dei cittadini (del nord compreso) sanno in cosa consista questa riforma? Fa davvero guadagnare così tanti consensi professarsi federalisti? In attesa che il Pd si dia una risposta o almeno maturi una posizione chiara e non più di rimessa sul tema, il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

Tremonti: ‘Tassa sulla Salerno-Reggio C.’ Ieri il nostro Laratta fa esplodere il caso Oggi racconta a noi in esclusiva la storia “Non è nemmeno una vera autostrada…”

maggio 28, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Nella preceden- te legisla- tura propose di vendere il patrimonio delle spiagge del nostro Paese. E forse anche il Colosseo. Corrado Guzzanti (a proposito: a quando il ritorno in Rai?…) lo ritrae mentre annuncia che la Sardegna è sul mercato. Il ministro dell’Economia abbassa un po’ il tiro, ma non smette di trovare soluzioni paradossali e, a modo loro, “creative” ai nostri problemi di bilancio. L’ultima venuta è l’idea di fare pagare il pedaggio sulla nostra strada più “famosa” (o sarebbe meglio dire famigerata), a sua volta entrata nell’immaginario collettivo come protagonista di battute, sketch, ironie (ingenerose) nei confronti del nostro Sud e come esempio del male atavico del nostro Paese della pesantezza, dell’inconcludenza, della collusione?, del nostro apparato statale (e in particolare delle opere pubbliche). E’ una fonte inesauribile di introiti per la mafia che banchetta tra cantieri e appalti di risistemazione, e – soprattutto – un cruccio per chi deve percorrere il collo e la punta del nostro stivale, alla quale arriva (quando non si verificano, purtroppo, tragici incidenti) al termine di giorni e notti trascorsi in interminabili code nel gelo dell’inverno (il tracciato fu deviato in quota) o sotto il sole cocente dell’estate. Dunque non esattamente un “servizio” da farci pagare. Anche perché, è il racconto dello scrittore calabrese, che ieri per primo ha fatto esplodere il bubbone nelle mani del ministro, non si tratta in realtà neppure di una vera autostrada… Un pezzo che, almeno nello stile, richiama Sciascia e che ha molto di “nostro” anche perché racconta un pezzo di politica italiana di anni ’70. Buona lettura e buona politica su il Politico.it. Read more

Silvio&Mussolini, la profezia di Veronica “Non mi preoccupa lui, ma chi verrà poi” Mentre Libero (?) diffonde i dvd sul Duce Se Sansonetti dice “sì” al corteo fascista Al punto in cui siamo fermezza e cultura

maggio 28, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Spira un vento “nuovo” nel nostro Paese. Rientrato da finestre che credevamo (?) chiuse. Ed è un vento gelido. Che rischia di farci piombare in un inverno cupo. I fatti, intanto. Ieri il presidente del Consiglio cita orgogliosamente Mussolini. Una boutade, come sempre. Forse. Negli stessi giorni, però, Belpietro produce e vende insieme al suo giornale la storia del Duce in dvd. Sono modi attraverso cui, «per smottamenti progressivi», come dice Walter Veltroni, una “cultura” chiusa nelle gabbie della Storia può riuscirne, e riemergere e diffondersi nel Paese. Anche perché la guardia sembra essere stata abbassata (almeno da parte di alcuni): il direttore de Gli altri, ad esempio, firma un appello perché sia consentita una manifestazione di estrema destra, fascista, per le strade di Roma. In nome della libertà (di espressione). Sì. Che però ha senso solo nella misura in cui non consente espressioni che contraddicono – definitivamente – essa stessa, ovvero l’espressione di idee che, se realizzate, porte- rebbero alla cancellazione della stessa libertà. Dun- que la presa di posizione di Sansonetti e degli altri non profuma di libertà, ma solo di autolesionismo. In questo clima riecheggiano le parole della seconda moglie del premier: attenti; non è mio marito – diceva allora – che può portare a compimento una deriva che pure ha contribuito in modo decisivo ad inaugurare, ma chi eventualmente verrà dopo di lui, raccogliendo i frutti del letargo nel quale le coscienze saranno state fatte calare. In questo quadro la Storia insegna: non assecondare, ovviamente, quello smottamento progressivo. E soprattutto rilanciare. Read more

Ma qualcuno ci ha guadagnato dalla crisi Per i nostri prefetti l’aumento di 630 euro Scattato 20 giorni prima della Finanziaria Innocenzi ci svela come aggirano blocco FOTO: Ed ecco il documento dell’accordo

maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La categoria più colpita dalla Finanziaria di Tremonti sono i dipendenti pubblici. Sì, ma non tutti. Come il giornale della politica italiana è in grado di mostrare, per i capi delle Prefetture non scatteranno né congelamenti né tagli. O meglio: il blocco ci sarà. Ma arriva dopo che i prefetti si sono visti aumentare considerevolmente lo stipendio. Lo scoop è di Giulia, che ci racconta questa storia. Così. Read more

Diario politico. Lo show (?) di Berlusconi ‘Non ho nessun potere. Come Mussolini In mattinata l’imbarazzo con Marcegaglia

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità, e (per questo) della politica vera, fatta di cultura politica, visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E cerchiamo di dare meno spazio possibile al cicaleccio della nostra politica autoreferenziale, che come abbiamo scritto alimenta, a sua volta, questa autoreferenzialità. Al momento di raccontare una giornata come quella di oggi, tuttavia, non possiamo prescindere dalle due uscite del presidente del Consiglio – anche perché hanno un portato di cultura politica, quella almeno del premier, e sono assai significative per capire il momento che stiamo vivendo – al quale dedichiamo (non solo con questo) tutto il Diario di oggi. Berlusconi cita i diari del Duce, identificandosi nel “personaggio”: sorpresa e sconcerto della stampa internazionale – ne parla a margine del vertice Ocse – preoccupazione e polemiche nel nostro Paese. Dove, in mattinata, il presidente del Consiglio aveva vissuto un altro momento imbarazzante. Quello di cui vi diamo conto e che viene reinterpretato da theHand. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

***L’appello***
GLI IMMIGRATI NON VOTANO (TUTTI) A SINISTRA
di ANDREA SARUBBI*

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Democra- tico è da mesi in prima linea – insieme al pidiellino Fabio Granata – nella battaglia per dare alle persone immigrate nel nostro Paese che vivono qui da un certo numero di anni la cittadinanza (da riconoscere subito, invece, secondo Sarubbi ma non solo, ai loro figli nati e cresciuti in Italia). Una delle ragioni per cui alcune forze della nostra politica respingono questa ipotesi è l’idea che si tratti di un potenziale nuovo blocco elettorale del centrosinistra, e che dunque il riconoscimento del voto alle amministrative – perché la cittadinanza anche questo comporterebbe – favorirebbe una modificazione radicale degli equilibri politico-elettorali (naturalmente a loro discapito). A parte che ci sarebbe da discutere sulla (mancanza di) onestà e responsabilità di una simile considerazione-motivazione, una lettera firmata da due persone immigrate, già impegnate nella nostra politica e sui due fronti opposti dello scacchiere, spazza via questa “credenza” (si tratta di una vera e propria credenza) e il relativo alibi (laddove si configura come tale) e offre altri spunti di grande interesse: su tutti, la richiesta di coinvolgimento e responsabilizzazione che viene dalle comunità di migranti nel nostro Paese, che, assicurano, garantirebbero l’isolamento di quei singoli casi di non perfetta (capacità di) integrazione e consentirebbero alle persone immigrate, neo-cittadine italiane, di dare il loro contributo decisivo nel governo del fenomeno dell’immigrazione stessa e comunque alla “causa” (complessiva) del nostro (con loro) Paese. Un’idea, quella della responsabilizzazione (e, prima, in questo caso, dell’apertura), che sta molto a cuore al nostro giornale, della quale abbiamo parlato ancora ieri e che vale per le persone immigrate come per gli italiani tutti, che hanno in sé la qualità per essere la grande risorsa di questo Paese, che la nostra politica ancora non riconosce e non mobilita. Anche per capire meglio questo concetto, sentiamo, dunque, Klodiana Cuka (Pdl) e Ismail Ademi (Pd). Grazie alla generosità e all’impegno di Sarubbi.  Read more

***Il futuro dell’Italia***
SE I NOSTRI ANZIANI AIUTANO I GIOVANI
di MATTEO PATRONE

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio lo ha detto anche ieri: la nostra spesa sociale è troppo alta. E va tagliata. Per ora non è avvenuto, ma la prospettiva sembra ineluttabile. Eppure se l’Italia ha retto, sul piano sociale, meglio di altri Paesi l’impatto della crisi è proprio grazie alla nostra rete di protezione. Come Berlusconi stesso ha, in parte contraddittoriamente, riconosciuto. Il giornale della politica italiana offre allora un punto di vista diverso, per il quale questa parte della spesa può diventare produttiva e, in questo modo, cessare di essere un costo ed autoalimentarsi. Lo fa con il proprio direttore, puntando, come sempre, a dare il proprio contributo – onesto e responsabile – al dibattito sulla costruzione del domani del nostro Paese. Eccolo. Read more

***L’editoriale***
UNA MANOVRA CONDIVISA
di ALDO TORCHIARO

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un grande giornale libero e sopra le parti. E nel solco dei grandi quotidiani americani può ospitare opinioni che non esprimono la propria linea, così come questa non rappresenta (necessariamente) l’opinione delle sue grandi firme. Della Finanziaria di correzione dei conti abbiamo scritto e torneremo a parlare più tardi cercando di cogliere anche le indica- zioni che (attraverso la presentazione del presidente del Consiglio) essa dà rispetto alle future politiche economiche (e non solo) del governo. Ora è la volta del commento della grande firma di E Polis e de il Politico.it, che sottolinea quelli che considera gli aspetti positivi della manovra. Read more

Diario politico. ‘Vissuto sopra possibilità’ Ma poi Berlusconi ‘premia’ la rete sociale Legare l’assistenza a nuova produttività

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it, eccezionalmente al mattino per lasciare spazio, ieri, ai commenti di Giulia e Rosadi e all’intervento di Pina Picierno. Il tema è la manovra economica, che facciamo presentare al presidente del Consiglio in tutti i suoi aspetti. Sullo sfondo ciò che Berlusconi aveva già sostenuto nei giorni dell’accordo europeo per salvare l’euro: «Spendiamo troppo per il sociale, che oggi è diventato assistenziale». Poi però il premier sottolinea come a fronte della crisi il nostro sistema abbia retto meglio l’impatto sulle persone. E allora per il futuro la risposta sarà necessariamente un taglio della spesa, ma facendo in modo di non rinunciare al nostro paracadute sociale, fatto anche, come abbiamo scritto più volte, delle famiglie. La chiave, per noi, è legare l’assistenza ad una (nuova) produttività: per il lavoro c’è la formazione permanente, che cancella la disoccupazione e alimenta l’innovazione, producendo ricchezza in modo progressivo e futuribile; per i guasti sociali c’è, ad esempio, il ruolo delle persone anziane, la cui pensione può essere legata ad un loro impegno a sostegno dei giovani (ad esempio nelle famiglie) o ad altri interventi di supporto sociale. Avremo modo di riparlarne. Intanto il racconto della presentazione del premier e di Tremonti, firmato Carmine Finelli. Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Dedica all’Italia

maggio 26, 2010 by Redazione · 1 Comment 

L’opinione pubblica, dicevamo. Quel complesso (unitario) delle “convinzioni” dei cittadini che, essendo informati, e avendo la capacità critica di formarsi un’idea consapevole della cosa pubblica (appunto), costituiscono un “attore” che, attraverso il voto, ma anche altre forme di partecipazione, incide in prima persona nelle scelte di un Paese. Opinione pubblica che viene minata da un’informazione parziale o non plurale, che più viene motivata (a partecipare) più si rafforza, e favorisce la guida democratica e saggia di una nazione. E’ l’idea del «coordinamento» lanciata dal nostro direttore, ed è l’idea alla quale fa riferimento Giulia nel commentare un passaggio di un’intervista al Corriere di Elio Germano, l’attore premiato a Cannes che, come vi abbiamo raccontato, ha polemizzato con il governo per il suo ostracismo nei confronti del nostro cinema e non solo. Germano che rappresenta quella figura di protagonista della nostra società impegnato – in quel ruolo che può essere degli artisti come degli intellettuali – che può costituire un’avanguardia di quella opinione pubblica forte e motivata e che può contribuire, con il suo esempio, che ora con Giulia vogliamo dare, a formare e, quindi, a mobilitare. Read more

L’intervento. Messaggio a Civati, Renzi, Serracchiani di P. Picierno

maggio 26, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Un sondaggio sul sito de l’Espresso. «Chi sarà il futuro leader del Pd». Tra le opzioni, il gruppo di giovani leoni che fremono alle spalle di Marino, Franceschini, Bersani. E poi il “mistero”. “Curve” di crescita improbabili (per “candidati” altrettanto improbabili?). Risultati inspiegabilmente omogenei (circa 3500 click a testa per Pippo, il sindaco di Firenze e l’europarlamentare). E poi la denuncia: migliaia di click provenienti dagli stessi IP hanno falsato il sondaggio. Che, si affrettano a richiamare dalla redazione del settimanale, non avrebbe comunque valore statistico; «è un gioco». Ma a questo punto si fa «un po’ amaro». Almeno per gli spettatori (interessati) dello stesso Partito Democratico, tra cui c’è la giovane deputata costretta a confrontarsi, nel 2008, con la pesante eredità di De Mita nel suo collegio campano, che non era nella lista dei papabili per la successione di Pigi ma ora vuole dire la sua. Dalle nostre colonne. E lo fa con un’arguzia che rende il contributo assai gustoso. Una piccola, argomentata frecciata ai suoi giovani colleghi, per i quali c’è il rischio che la preoccupa- zione principale diventi (almeno per alcuni) diventare il leader del Pd. Sentiamo Pina Picierno.

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La riflessione. Cultura politica, la (mancanza di)speranza M. Rosadi

maggio 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo il grande successo del capo- lavoro sul duello, la grande firma del giornale della politica italiana torna a porci un nuovo tema di cultura politica (e non solo). Che ben si inserisce nei fatti di questi ore. Entrambi quelli raccontati nel Diario (e dopo): la manovra correttiva da 24 miliardi e gli sviluppi del confronto sul ddl intercettazioni. Rosadi parte di (o arriva) qui, ma la sua riflessione vale anche per lo stato dei nostri conti e per il debito. Quando viene meno il senso della necessità, perché si è già (apparentemente) raggiunto il proprio obiettivo o ci si trova di fronte ad una (sempre apparente) prospettiva felice, è quello il momento in cui la Storia comincia a svoltare in negativo. La manovra di oggi è resa necessaria, da ultimo, dalla cattiva gestione dei conti da parte del governo che ha evitato una correzione progressiva e spalmata nel tempo – ricordiamo che siamo entrati nel terzo anno di legislatura – che ci avrebbe scampato (parte de)i sacrifici di oggi. Ma la concausa è la crisi economica la cui radice sta nella governance scellerata dell’economia e della finanza che – ecco il (primo) punto – si è verificata nel momento in cui si è creduto di essere approdati ad un sistema che fosse capace di reggere da solo, e che avrebbe garantito a tutti un benessere stabile. Ma ancora più chiaro è l’esempio della radice del nostro debito: negli anni ’80, all’apice della parabola di crescita del nostro Paese nel dopoguerra, e proprio per questo – quando cioè l’Italia aveva raggiunto una condizione soddisfacente che ha appagato, appunto, il proprio bisogno di crescita e di affermazione e ha (mostrato di) assicurare un futuro di prosperità – si è deciso di sciogliere le briglie, e lasciare che il cavallo andasse e si cibasse in libertà con l’esito di ingrassarlo e farlo infortunare. Un problema che riguarda i governanti direttamente ma, prima ancora, l’opinione pubblica, che smette di esercitare la propria funzione di controllo. Su questo torneremo dopo con un’altra riflessione (di un’altra delle nostre grandi firme) che coronerà questa narrazione di oggi – dalla crisi, e dal confronto sul ddl intercettazioni, alla sua radice culturale al tema, appunto, della vigilanza e del controllo da parte dell’opinione pubblica; in un’ultima analisi, dell’opinione pubblica tout court - Rosadi intanto dunque. Sulla (mancanza di) speranza.            Read more

La proposta. Prelevare ora 5% dai capitali rientrati di Franco Laratta

maggio 26, 2010 by Redazione · 5 Comments 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Di fronte alla necessità di aggiustare i conti, dopo che – come noi abbiamo rilevato – una cattiva gestione non li aveva tenuti in ordine come invece veniva sostenuto (e preso per buono anche dall’opposizione, che non ha dimostrato, in questo frangente, una capacità di deduzione-interpretazione particolarmente acuta) da Tremonti, il Politico.it non nega questa necessità, invita il Paese a riconoscerla e si dispone ad avanzare, o ad ospitare proposte costruttive per portare a compimento la manovra in un modo che il meno possibile “doloroso” per tutti, e quindi con un’attenzione particolare a chi già oggi si trova in difficoltà e per il quale un sacrificio in assoluto magari non quantitativamente grande costituisce un probabile fattore di destabilizzazione di un difficile equilibrio e può mettere in condizioni ancora peggiori. Dopo averlo fatto con Marianna Madia, che invita il governo ad inserirsi nel solco, ad esempio, della Francia (governata non da forze socialiste) e a tassare i redditi da grande capitale, è la volta del(l’altro) deputato del Partito Democratico. Che ricorda a Tremonti lo scudo fiscale (il provvedimento che condonò, cancellò le tasse fino a quel momento non pagate sui patrimoni tenuti nascosti fuori dal nostro Paese riducendole ad una piccolissima quota in cambio del rientro in Italia per sottoporli, da quel momento, alla regolare tassa- zione) e gli chiede se non sia giusto prevedere un prelievo su quelle risorse. Laratta dunque. Sentiamo. Read more

Comunque sia manovra affossa governo Sondaggio Crespi, ora giù tutti indicatori -2 “lui”, minimo storico per esecutivo-Pdl Ma Paese ne riconosca la responsabilità

maggio 26, 2010 by Redazione · 2 Comments 

Il giornale della politica italiana vi racconta la finanziaria come non lo fa nessun altro. Dopo avere denunciato che i conti pubblici non erano in ordine quando ancora tutti elogiavano Tremonti per il modo in cui li aveva gestiti, oggi il Politico.it è in grado, ancora una volta per primo, di mostrarvi come – peraltro prevedibilmente – la manovra di correzione (di rotta) voluta dal ministro dell’Economia influisca sul consenso al governo. E per la prima volta in questa legislatura il bilancio (è proprio il caso di dirlo?) è in rosso per il centrodestra. Tutti gli “attori” della maggioranza – dal presidente del Consiglio in persona all’esecutivo nel suo complesso, al partito del premier – subiscono un calo di fiducia o direttamente di consenso. Ma con la solita massima libertà e responsabilità, noi registriamo tutto questo come un fatto positivo: al di là delle specifiche scelte nella predisposizione della finanziaria – che questo giornale ha criticato prima degli altri, lunedì sera, anche rilanciando Bagnasco sui giovani – il governo si assume finalmente le (proprie) responsabilità, e fa quello che serve al Paese. Dopo quindici anni in cui ci eravamo abituati a vedere esecutivi di centrodestra che disfacevano i conti che venivano poi rimessi in sicurezza dai governi di centrosinistra, anche i conservatori – come in tutta Europa – fanno la loro parte per portare in porto il nostro Paese. Contesterete, non c’era alternativa: vero, ma non era comunque (purtroppo) scontato. Dopo di che torneremo ad entrare nel merito: e ci sarà modo di criticare (ancora) le scelte del governo così come l’opposizione (come facciamo, peraltro, abitualmente). Ma intanto registriamo questo fatto positivo. Che venga accolto con favore dal Paese. Read more

***Diario politico***
LE MANOVRE DEL GOVERNO
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 25, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutta dedicata, oggi, alla finanziaria da 24 miliardi in due anni varata dal governo per evitare il «rischio-Grecia», secondo le parole di Gianni Letta, e agli sviluppi del confronto sul ddl intercettazioni. Della prima vi raccontiamo in cosa consiste e le reazioni della nostra politica e delle parti sociali. Per ciò che riguarda la cosiddetta «legge-bavaglio» ecco le aperture di Alfano (sul testo licenziato dalla Camera) e di Schifani che chiede che non si configuri nel modo descritto dal “titolo”. Infine, Santoro che annuncia che non firmerà l’accordo con la Rai e resterà, come dipendente, alle condizioni attuali (e dunque per una probabile ripartenza, l’anno prossimo, di Annozero). Anche grazie all’appello a rimanere giunto da Paolo Garimberti. La firma è della nostra vicedirettrice.

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***L’excursus***
IL DUELLO
di MARCO ROSADI

maggio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è (anche) un grande giornale di cultura politica. Lo è in ogni momento della sua narrazione quotidiana. il Politico.it si pone, come i nostri lettori sanno bene, l’obiettivo di contribuire a costruire l’Italia del futuro, attraverso, naturalmente, la “sua” politica italiana, che va rifondata e per rifondare la quale è necessario riscoprire (e ricostruire) il suo senso più profondo. Ma lo è, a maggior ragione, quando, con le sue grandi firme, affronta direttamente il “tema”. Lo fa, oggi, con Rosadi che ci porta a conoscere il significato (originale, storico) di logoi come dialettica e duello, oggi ridotte a branchie della propaganda, che un tempo costituivano momenti fondativi, “esecutivi” della politica stessa. La grande firma del giornale della politica italiana riprende (e allarga) il discorso sul linguaggio che abbiamo affrontato ieri, trasferendolo sul piano del confronto, portandoci alla stessa conclusione: la nostra politica è oggi vacua e autoreferenziale anche perché ha perso la capacità di confrontarsi (con se stessa). Il grande pezzo di Rosadi.

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Avevamo ragione (ancora una volta) noi Sfatiamo il mito: i conti non erano a posto Tremonti mentiva: la manovra serve a lui Donadi: è andata così. Ma poi il Pd dov’è?

maggio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli elogi al ministro dell’Economia sono lo sport nazionale del momento. Praticato da tutta la nostra politica. Centrosinistra compreso. Che, anche responsabilmente, riconosce a Tremonti di avere stretto il cordone della borsa ed evitato il tracollo dei conti. Falso. O meglio: è vero, com’è noto, che il Commercialista ha stretto i cordoni. Un po’. Ma non nel modo necessario. E lo stato dei conti non era – già prima della crisi della Grecia e dell’euro – quello che ci andava raccontando. Tant’è vero che già ad aprile – prima dell’esplosione del bubbone ateniese – trapelavano indiscrezioni su una possibile manovra correttiva, che smentiva la narrazione del ministro sullo stato della nostra economia. Si parlava di 8 miliardi. Ma evidentemente erano stiracchiati pure quelli. Il rischio-default greco e il crollo delle Borse hanno alimentato sì ulteriormente la necessità di mettere in sicurezza il debito. Ma sono solo una concausa. Se volete, la goccia che ha rischiato (rischia) di far traboccare il vaso. Ma anche – come abbiamo scritto ieri – un dono della provvidenza per Tremonti che non sapeva più come uscire dal labirinto e sistemare conti che avrebbero rischiato di rivelarsi fuori controllo quando fosse stato troppo tardi, ovvero con un patatrack. Il giornale della politica italiana lo ha denunciato per primo, ma ora non siamo più soli: il capogruppo dell’Italia dei Valori ci dà ragione. E lo fa, naturalmente, dalle nostre pagine. In tutto questo, la principale forza d’opposizione dov’è? Perché dobbiamo sentire paragonare Tremonti a Padoa Schioppa quando le due realtà sono diverse, se non (ancora) opposte, tanto che lo dimostra il diverso atteggiamento del Paese nei loro confronti (paradossalmente, ovviamente, Padoa Schioppa principale “causa” del crollo di consenso del governo Prodi, insieme alle divisioni – a loro volta anche da lui, dal suo rigore, a torto provocate – della coalizione e Tremonti che, come proprio noi stessi abbiamo scritto, dimostrando ancora una volta la nostra assoluta libertà e onestà, che ci consentono – e anzi, ci impongono il dovere – di scrivere bene e male di checchessia e chicchessia senza guardare in faccia a nessuno e anche della stessa persona quando la figura, l’azione presentano luci e ombre, è invece schizzato nell’indicatore della fiducia suscitata negli italiani), senza che dal Pd venga (anzi…) una sola parola? Noi, intanto, continuiamo a fare il nostro lavoro, insistendo sulle contraddizioni di (tutta) la politica italiana. Donadi allora, sulla nostra denuncia. Read more

Vito: “Sarà fiducia sul ddl intercettazioni” E Silvio: “Facciamo votare i capigruppo” Appello a Fini: difendi ruolo delle Camere

maggio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dalle colonne del giornale della politica italiana, un gruppo di parlamentari Democratici capitanati da Franco Laratta si rivolgono al presidente della Camera affinché ponga fine alle «continue offese e denigrazioni» nei confronti del Parlamento. Senza di esso non saremmo più in democrazia. O forse qualcuno vuole arrivare a questo?». Mentre il governo annuncia il voto blindato sul contestato provvedimento che dovrebbe essere proposto nella versione già licenziata dalla Camera, su indicazione del ministro Alfano. Ma Berlusconi: «Così non mi serve». La fiducia sarà tanto più “necessaria” (dal punto di vista del presidente del Consiglio) quanto più il ddl si discosterà dal compromesso raggiunto a Montecitorio e limiterà quella che Ezio Mauro indica come il vero “bene” in gioco: la libertà. «Per i magistrati di intercettare nello svolgimento delle indagini. Per noi di assolvere al nostro diritto-dovere di informare». In questo clima l’appello di Laratta.

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Diario politico. Sull’altare (del sacrificio?) Letta e Bonaiuti: ‘Sarà una manovra dura’ Ma corregge anche gli errori di Tremonti A pagare/la saranno (mica) “soliti noti”(?) Bagnasco: ‘Pensare a futuro (di giovani)’ Non penalizzare (così) famiglie “povere”

maggio 24, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana lo aveva rilevato per primo, nei giorni in cui da sinistra si faceva fuoco e fiamme sui vescovi italiani per la loro presa di posizione – alla vigilia delle Regionali – contro l’aborto – che conteneva però anche sollecitazioni a rispettare le persone immigrate e ad occuparsi del lavoro. Quella di Angelo Bagnasco era una presa di posizione onesta e responsabile, naturalmente dal punto di vista della Chiesa cattolica, ma senza cedimenti alla partigianeria politica. E in un momento in cui, pure nell’imminenza del voto, si parlava di tutto tranne che di politica vera, fu una boccata di aria fresca, tanto che noi titolammo su come potesse essere questa – quella dei vescovi – la (vera) politica italiana. Nelle ore in cui il governo annuncia una manovra di sacrifici, senza aggiungere per chi, e dunque sottintendendo che a doverli sopportare saranno coloro che già pagano per intero le tasse (perché vengono loro trattenute nella busta paga) e che sono (più o meno) sul fronte della crisi per la propria non eccezionale situazione economica già da molti mesi, ovvero i «soliti noti» secondo la definizione di Pier Ferdinando Casini, dal capo della Conferenza episcopale italiana giunge, non casualmente, un richiamo alla nostra politica a pensare al futuro dell’Italia, e ai giovani. In particolare, dice Bagnasco, «bisogna restituire loro il lavoro», che oggi non c’è e, con esso, viene meno la stessa possibilità di un’esistenza dignitosa. La manovra di correzione dei conti – annunciata ben prima della crisi della Grecia e dell’euro che giungono come angeli della provvidenza per il ministro dell’Economia che non sapeva più come giustificare una richiesta di sacrifici che serviva ad aggiustare una gestione del bilancio che non era stata, contrariamente a quanto si diceva, lineare e priva di sbavature – non è in grado di rispondere direttamente a questo richiamo dei vescovi, del quale si dovrà occupare la nostra politica subito dopo. Tuttavia, a seconda di come sarà modulata, può dare o non dare un po’ di respiro a quelle famiglie che costituiscono, oggi, anche l’unica rete di protezione dei giovani che si ritrovano, al momento, disoccupati o sottopagati e non in grado di sostenere da soli la propria (eventuale) condizione familiare. Il nostro giornale ha fatto con Marianna Madia la propria proposta, il cui accoglimento da parte del governo ci metterebbe peraltro nel solco degli altri esecutivi (di destra) europei. Evitato di colpire (con ancora maggiore durezza) i giovani senza lavoro, un minuto dopo la nostra politica si metta a costruire il futuro dell’Italia. Una sollecitazione che – lo sappiamo meglio di qualunque altro – difficilmente potrà essere raccolta da questo governo e da questa (attuale) nostra politica autoreferenziale, ma noi continuiamo ad avanzare le nostre proposte. In piena sintonia con il presidente della Cei. Il racconto invece di Finelli della giornata, con anche tutto il dibattito sul ddl intercettazioni, all’interno.

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Germano: ‘Italia ostaggio dei governanti’ Ma a Tg1 “problema tecnico” lo fa saltare Busi ostracizzata per mimica facciale (?) Il Pd non capisce la pericolosità di Minzo

maggio 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intanto apriamo con la bella notizia di ieri: al festival di Cannes, forse il più prestigioso del cinema mondiale, a sei anni di distanza dalla doppietta del Divo e di Gomorra trionfa, nella corsa come miglior attore, il nostro giovane talento, protagonista del film di Daniele Luchetti La nostra vita. Ed è un’altrettanto bella notizia il coraggio con cui Germano lancia il suo j’accuse alla nostra politica – e in particolare, va detto, al governo – per il modo in cui sta trattando il cinema italiano, da ultimo con le polemiche su come il nostro cinema parlerebbe male dell’Italia con opere in realtà di grande valore di denuncia come Gomorra o il docufilm di Sabina Guzzanti sul dopo-terremoto de L’Aquila. Il segno di un potere che, fine a se stesso, non può accettare critiche fatte per il bene dell’Italia ma che lo mettono in discussione. E che per questo, magari, taglia i fondi alla cultura e in particolare alla nostra settima arte rischiando di desertificare una delle poche oasi del nostro Paese, che sarebbe – sarà – al contrario opportuno lavorare per allargare a tutto il Paese stesso, e non cancellare per omologarla al deserto circostante. Ma al di là di questo. Di fronte alla denuncia dell’attore, il Minculpop del governo, ovvero quello che una volta era più autorevole telegiornale italiano, incorre in un problema legato alla trasmissione del segnale internazionale (? da una cinquantina di km da Ventimiglia, in piena Europa, per dire) proprio mentre devono passare le parole di Germano. Nell’edizione della sera le scuse, accompagnate però da un’informazione incompleta: l’attacco di Germano viene riportato solo nella parte che riguarda tutta la classe dirigente, e non in quella contro il governo. Una vera e propria censura. Che arriva dopo mesi – Minzolini si è insediato la scorsa primavera – di continue polemiche per un’informazione che il «Direttorissimo» definisce libera, ma che in realtà è solo libera di negare la realtà, per il bene del governo stesso (e non certo del Paese). Una linea – semplicemente – antidemocratica, che contraddice il senso stesso della funzione del telegiornale, che tuttavia – paradossalmente – sta passando ancora troppo sotto silenzio: il centrosinistra non si accorge della gravità della situazione, che costituisce un possibile prodromo di ciò a cui potremmo dover assistere, più diffusamente, in futuro. Il Tg1 di Minzolini non è – al momento – un incidente di percorso, ma il possibile laboratorio di una informazione di regime (quale che esso possa essere). il Politico.it è il giornale di tutta la politica italiana ma non può non rilevare – anche perché non lo stanno facendo gli altri – un vulnus (è proprio il caso di dirlo?) grave, effettivo e (ancor più) potenziale, alla nostra democrazia. Per il bene dell’Italia. E non di una parte specifica. Perché la democrazia è un bene di tutti. La soppressione della libertà riduce la libertà di tutti, compresi quelli che la attuano. E ha vita breve. Per fortuna. Ma vorremmo evitare di doverla provare. Per questo diciamo a tutte le forze oneste e responsabili del nostro Paese: non considerate Minzolini un incidente di percorso; fer- matelo, prima che contagi anche il resto dell’infor- mazione in Italia. Direttamente o indirettamente. Del caso ci parla, all’interno, Massimo Donadi.            Read more

Martini: “Parliamo anche del ‘come’ fare” C’è il linguaggio sterile di Democratici (?) E il decisionismo leaderistico del premier Se l’autoreferenzialità nasce pure di qui

maggio 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un suggeritore autorevole e ascoltato della nostra politica. Diciamo suggeritore e non consigliere perché dà il senso di una maggiore distanza: quella necessaria dalla politica italiana di oggi, autoreferenziale e ombelicale, per non entrare nel circolo vizioso dell’autoreferenzialità, appunto, e perdere il contatto con la realtà. Un contatto che la nostra politica ha perso da diverso tempo. Probabilmente l’involuzione-allontanamento è cominciata negli anni ’80, quando, raggiunto l’apice della parabola di crescita dell’Italia del dopoguerra, si è cominciato a perdere il senso della necessità di fare le cose con onestà e responsabilità, un tracollo che ha provocato tra il resto lo sperpero che è alla base del nostro debito pubblico ai livelli ai quali è oggi. Ma al di là delle sue ragioni storiche, di certo conosciamo, oggi, le caratteristiche e ciò che alimenta questo circolo vizioso. Uno di questi fattori è il linguaggio; linguaggio inteso, semplificando, come insieme dei contenuti e, quindi, espressioni della nostra politica. Potremmo definirla la “psicologia” della politica italiana. Se inizialmente è vero che manca un’espressione efficace quando mancano le idee (giuste; che mancano quando viene meno, appunto, quel senso di necessità), in seguito può accadere che sia la reiterazione dell’espressione inefficace a determinare la mancanza di idee. Oggi la nostra politica è divisa, anche in questo senso, tra due poli, dai quali si distingue una terza opzione che però, mancando di onestà e responsabilità, e rispondendo più che altro a propri interessi, è comunque priva dell’ispirazione necessaria. Il centrosinistra, e in particolare il Pd, e in particolare quella parte di Pd più strettamente legata agli ultimi trent’anni di politica italiana dai quali non ha saputo smarcarsi rinnovandosi, parlano oggi un linguaggio vacuo: come ha ben evidenziato l’ex presidente della Regione Toscana durante l’assemblea di sabato, dicono che bisognerebbe fare qualcosa, citando i titoli di questo auspicato intervento, ma senza mai fare lo sforzo intellettuale di provare, contestualmente, a proporre qualcosa rispetto a come farlo, ovvero idee concrete per la traduzione delle intenzioni in politica, senza le quali, appunto, si fa discorso vacuo e non discorso politico. Questa tendenza provoca una sorta di sterilità, di blocco, di pigrizia per la quale si continuano a proporre – superficialmente – abbozzi di intenzione, senza mai entrare nel merito. Il dibattito politico è tutto un annuncio su se stessi, cosa dovremmo fare, cosa vogliamo fare, ma mai si occupa di dire, appunto, come. A destra il problema è diverso: non mancano le idee stringenti, ma riguardano per lo più gli interessi del presidente del Consiglio e sono figlie del senso della sua necessità, e non di quella del Paese. Per il resto, una comunicazione (efficace) che serve a proteggere quella propensione mascherandola (ma fino ad un certo punto: e lo vedremo più tardi). Ma niente, comunque, idee per il Paese. il Politico.it rompe questo schema e (quasi) ogni giorno cerca di proporre idee concrete per il futuro dell’Italia. Lo fa, anche, per indurre l’imitazione di un esempio. E specie per ciò che riguarda i Democratici, che più spesso abbiamo sollecitato a reagire rispetto alle più frequenti loro difficoltà, qualche piccolo passo in avanti sembra ci sia stato. Per il cambio (di passo) ci sarà bisogno di un rinnovamento (radicale: cioè anche concettuale e non solo anagrafico). P.s.: la democrazia rappresentativa ha senso solo nella misura in cui “rappresenta” veramente il demos, il popolo. Altrimenti meglio forme di democrazia diretta come quelle (ri)sperimentate in Grecia del Psoe, anni prima del tracollo.

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***La ricerca***
I GIOVANI E LE CARCERI
di ANTONIO DE NAPOLI*

maggio 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Forum Nazionale dei Giovani è il principale organi- smo di rappresentanza giovanile nel nostro Paese. Il 12 maggio ha presentato il rapporto di ricerca “Gio- vani e carcere: fra informazione e rieducazione”. Ri- portiamo di seguito la prefazione del suo portavoce. 

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Caro Bersani, no, ancora non ci siamo
Se Pigi frena su innovazione (e primarie) “Il Paese (non le) chiede conservazione” Il “Paese” o cambia prospettiva o muore

maggio 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della ricerca e (appunto) dell’innovazione, come chiave di volta del(la costruzione del) futuro dell’Italia. Come abbiamo scritto più volte, il nostro Paese è destinato ad un declino inarrestabile se non sostituisce (o, meglio, integra) la realizzazione delle idee degli altri con la produzione delle idee (per sé e per gli altri). Una duplice occasione per l’Italia: attraverso (anche, ma non necessariamente) il modello che questo giornale propone (il Paese come grande campus a cielo aperto, fondato su un sistema che abbia al proprio vertice appunto la ricerca e l’innovazione, come lati una (buona) scuola da valorizzare e la formazione permanente, chiave sia per accompagnare-alimentare l’innovazione sia per risolvere, o quanto meno puntellare fortemente, il (problema del) lavoro (precario) nel nostro Paese. Con un’alternanza tra periodi di impiego “classico” e la formazione, appunto, per cancellare completamente la “disoccupazione” e legando allo “studio” l’indennità, che non ha senso venga “regalata” quando può costituire un investimento), attraverso questo modello, dicevamo, ma non solo, l’Italia può vivere anche una profonda «renovazione» culturale, sostituendo i dis-valori di oggi (anche grazie al contributo di una televisione di nuovo pedagogica, come suggerisce lo storico direttore dell’”esplosione” di Raitre Angelo Guglielmi) con (una) cultura (diffusa). Tutto questo porta alla modernizzazione dell’Italia. Tutto questo è ciò di cui il segretario del Pd dice oggi, sostanzialmente, che non è non solo l’obiettivo strategico ma nemmeno una (vera, convinta) priorità del suo partito (o, meglio, della sua segreteria); per una semplice ragione: che il Paese «non lo chiede». La realtà è un po’ diversa, certo la richiesta può non venire dalla stragrande maggioranza degli italiani ma ciò accade solo perché ne manca la cultura (politica) e la consapevolezza (del ruolo decisivo): qualcosa, cioè, che proprio un partito e un suo leader devono offrire, non limitandosi a registrare lo status quo. Perché, Bersani, lo ripetiamo, questa è la via attraverso la quale l’Italia può non solo evitare il declino, ma rilanciarsi come grande Paese, tornando ad essere, magari, nel tempo, la culla della civiltà. Pigi, ascolta il partito, ascolta la base (e anche le forze esterne ai filoni di provenienza: non possono che essere leali, perché sono intimamente Democratiche; ma per dare loro l’occasione di dimostrarlo – per indurle ad esserlo – devi tendere loro la mano). Fallo anche per quello che ci racconta ora Stefano Catone sull’acqua, sul referendum per l’abrogazione della legge che privatizza la gestione del bene pubblico più importante e vitale (è proprio il caso di dirlo) della politica mondiale. Read more

Diario. L’europeismo della destra (- Lega) Barroso: “Euro, Berlusconi già decisivo” E lui: “L’Europa è la nostra patria futura” (Una) garanzia di apertura e democrazia Isolare le camicie verdi facendo(vi) leva

maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. E se a questo punto della Storia, il ritorno dell’Udc nella coalizione di centrodestra – come puntello e futuro (ma non troppo) piede di porco per estromettere dall’alleanza il partito di Bossi, ed isolarlo – fosse auspicabile da parte di tutta la politica italiana (meno i nordisti)? Gli elettori Udc, lo abbiamo visto, sono per il 60% di orientamento conservatore, il che significa che in una coalizione che non fosse di “salvezza nazionale” con Democratici e loro alleati non seguirebbero i propri leader; il terzo polo non avrà spazio ed è in grado di restituire al nostro Paese solo una stagione di consociativismo. Per le stesse ragioni il ritorno dell’Udc a destra può accelerare il processo di maturazione del bipolarismo (verso anche l’approdo finale del bipartitismo, al quale i centristi dovranno arrendersi se non vorranno esserne schiacciati). E ciò determinerebbe un progressivo isolamento e ridimensionamento della Lega che, lo sappiamo, va forte solo quando è in coalizione con il Pdl. E’ una prospettiva che dovrebbe essere cara anche al centrosinistra, che avrebbe modo di recuperare le proprie schegge (impazzite) e accelerare a sua volta verso la nascita del grande Partito Democratico all’americana di cui abbiamo (ri)parlato (nell’era bersaniana) noi per primi, in grado di esercitare una vera vocazione maggioritaria e di aspirare ad essere compiutamente il partito del Paese.

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia; ma questa non è politique politicienne. Anche perché per arrivare a tutto questo può essere decisivo (appunto) il fattore-Europa: che è maldigerito dalla Lega, che potrebbe sfruttarne il traino per avere più carte da giocare per ottenere una sempre maggiore autonomia della «regione più ricca (o quasi)» del Vecchio continente, il nord del nostro Paese, come tessera (appunto) del puzzle europeo, ma è schiacciata dalla contraddizione tra la volontà di governare un’area a vocazione continentale e globale e il proprio estremismo regionalista, localista e identitario. E allora, anche alla luce della sensibilità del presidente del Consiglio che conferma le grandi doti di pontiere (almeno al di fuori dei nostri confini; per quanto non si possa ridurre la politica estera ad un gioco diplomatico individuale, questo è vero, e per quanto la diplomazia non possa reggere ad una estremizzazione (para)”servilistica”) e si dimostra, oggi, il capo di governo di destra più europeista dello scacchiere, ne si faccia la prospettiva che mette d’accordo tutti (gli altri) e isola definitivamente il radicalismo leghista. L’Udc, ma anche i finiani, stiano all’ascolto. Il racconto, a partire dalla giornata intorno al ddl intercettazioni, all’interno è di Baffigo. Read more

Ed ecco quanto noi sosteniamo da tempo ‘Se oggi la vera sinistra siamo noi liberali Anche De Benedetti stanco di questo Pd’ Non perdete nuova sferzata di Guzzanti

maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. il Politico.it fa ogni giorno il proprio mestiere di favorire una nostra politica del futuro che sia (ri)fondata su questi valori. (Potenzialmente) trasversali. Che (tuttavia) tenderebbero a spingere, lo ha scritto il nostro direttore, ad un (ideale) superamento dei cartelli di interesse della destra e della sinistra, per favorire la costituzione di un blocco che rappresenti il solo interesse di (tutto) il Paese. Il cui perseguimento imporrebbe, secondo le categorie di oggi, di essere (semmai) ogni giorno un po’ di destra e un po’ di sinistra. Ma non si pensi che la strada per arrivare a tutto questo siano (temporanei) governi di unità nazionale o, peggio, la ricostituzione di una terza forza di centro. In tutte le forze sono presenti anime più o meno oneste e responsabili, e se finora nessuna di queste forze ha rappresentato quella soluzione significa che nessuna ha in sé sufficienti crismi di onestà e responsabilità per riuscirci.

E dunque qualsiasi cartello che si basasse sulla sommatoria di queste stesse forze sarebbe, per la stessa ragione, destinato a non offrire quella prospettiva. L’unica possibilità risiede nella competizione (resa virtuosa dal’impulso delle forze oneste e responsabili dei due schieramenti) tra destra e sinistra in un sistema bipolare o, ancora meglio, bipartitico, per il quale ci sia la necessità, per ciascuno, per affermarsi, di tendere a rappresentare quella opzione, naturalmente salvo l’intervento di fattori di destabilizzazione come quelli che hanno generato l’attuale «bipolarismo muscolare», che è contemporaneamente il prodromo del sano bipolarismo-bipartitismo (verso il quale siamo avviati) che può generare quella soluzione. In questa chiave – e veniamo al tema del nuovo intervento di Guzzanti – la vera sinistra di oggi – se si intende per sinistra qualcosa più del semplice cartello di rappresentanza degli interessi di una parte della società, ovvero la forza che si dà il compito di rappresentare gli “interessi” (sarebbe meglio dire le necessità) delle persone più deboli proprio perché ha questa onestà e responsabilità nel suo DNA (ideale), e dunque è nella condizione di tendere a rappresentare quella opzione – sono gli avanguardisti di quella nuova realtà onesta e responsabile che agisca in nome dell’interesse di tutti, ovvero i liberali, ma al di là delle formazioni che portano questo nome (anche se l’ex vicedirettore de il Giornale è il vicesegretario di una di queste e parla anche di loro), intesi piuttosto come caratteri politici. Ed è (proprio) Guzzanti che ci spiega meglio perché anche l’editore di Repubblica, alla fine, sembri essere giunto a questa stessa conclusione. Della quale deve tenere conto il Pd: se vuole compiersi come partito del Paese, a questo deve lavorare per tendere. Guzzanti dunque. Sentiamo. Read more

***Il commento***
SANTORO, UN NARCISO CHE HA RAGIONE
di GAD LERNER

maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha la possibilità di intervenire nel dibattito sulla lunga invettiva del conduttore di Annozero ieri sera, in apertura di trasmissione, per spiegare il senso della sua decisione di lasciare la Rai – in sostanza, dice Santoro, mi avete trattato, tutti, come un fastidio e ora volete che rimanga? Cambiate atteggiamento e chiedetemelo apertamente, dimostrandolo, e io sono disposto, dice sempre, a pensarci – per la firma di un altro dei (pochi, grandi) protagonisti dell’informazione televisiva del nostro Paese. Lerner su Santoro, dunque. Che difende. 

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Diario politico. E riprendiamo il racconto Bossi: “Ora il federalismo fiscale, poi…” Ddl intercettazioni, vince la protesta (?) Adesso anche Sky ricorre contro la legge Bersani, le battaglie si possono vincere

maggio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Ce ne occupiamo, naturalmente, ma la nostra apertura è un’altra. Sì, il presidente del Consiglio ha smentito di avere fatto riferimento a Scajola e Verdini nell’intervista rilasciata a Bruno Vespa per il suo nuovo libro, e di avere sostanzialmente preso le distanze da loro. Vespa, inevitabilmente (in tutti i sensi), conferma. Ma questo è teatrino. Ciò che interessa veramente il Paese è altro. La deriva secessionista che, quatta quatta, la Lega sta siringando nello spirito del tempo. Lo ha denunciato Luigi Crespi per il giornale della politica italiana, ma al momento sembriamo essercene accorti soltanto noi. «Dopo il federalismo fiscale inizieremo a parlare d’altro», dice il ministro per le Riforme, senza nemmeno dovere nascondere che per le camicie verdi tutto questo è solo la prima tappa di un percorso. E sarà meglio che si cominci a prenderli sul serio. Anche perché il modo per fermare tutto questo c’è. Segretario del Partito Democratico, che sostieni che quando una battaglia non si può vincere (ma chi lo dice?) è meglio non combatterla per non rischiare di perderla: queste sono cose sulle quali invece la battaglia va fatta, (anche) perché può essere vinta. Lo dimostra il primo effetto della grande mobilitazione contro la legge-bavaglio sulle intercettazioni, che ha prodotto, intanto, il possibile ripensamento del governo sulla norma che prevede un terribile inasprimento di pene (fino a 60 giorni di galera) per i cronisti che pubblicano i testi puri delle intercettazioni (e non solo). E ora un gigante come la televisione di Murdoch, che ha già dimostrato in passato di non avere paura della maggioranza e del suo leader, sta per scendere in campo. Lo spirito del tempo si costruisce sporcandosi le mani. Lo insegna Walter Veltroni, che dalle colonne di questo giornale ha portato un proprio (nuovo) mattone per alzare il muro contro ogni rischio di deriva antidemocratica nel nostro Paese, attraverso la memoria. Walter aveva a sua volta peccato di eccessivo bon ton, ai tempi della segreteria. Ma se si eccettua questo, quanto manca al Partito Democratico e al Paese. Il racconto, all’interno, di Finelli.

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“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Sfido chiunque

maggio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nell’immediata vigilia della puntata di Annozero in cui Michele Santoro spiegherà il senso della sua scelta di accettare la chiusura del programma, un prepensionamento entro due anni il tutto per una lauta (è proprio il caso di dirlo, in tutti i sensi) buonauscita (e dunque di darla vinta a chi voleva, fortissimamente voleva  - e chiedeva, compulsivamente chiedeva – la cancellazione della trasmissione di Raidue), la giovane co-conduttrice del “tribuno”, come qualcuno lo ha definito, della nostra informazione (ma anche i detrattori non potranno non riconoscere – al di là di uno stile “politico” che, del resto, caratterizza anche questo giornale e del quale non saremo certo noi a contribuire alla stigmatizzazione – l’importanza di un giornalismo che, solo, racconta il Paese così com’è veramente, svolgendo una fondamentale funzione sociale) commenta per il giornale della politica italiana un’altra dichiarazione (proprio) del presidente del Consiglio. Giulia dunque. Sentiamo. Read more

La fiducia in Tremonti schizza al 52%: +6% Signor ministro, ora onore al (suo) merito Sondaggio Crespi, su anche Berlusconi Partiti: male Pdl e Pd, in crescita Vendola

maggio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Osservatorio settimanale di Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, il titolare del dicastero di via XX settembre, da noi ieri aspramente criticato, incontra però il favore degli italiani, balzando al terzo posto (dietro a Maroni e Brunetta) nella speciale classifica del gradimento dei ministri. Tremonti riesce evidentemente a dare l’idea di una guida salda della nostra economia, nel momento di massimo pericolo (reale o percepito). Nessun mea culpa, naturalmente, da parte nostra – nemmeno la fiducia, così come il consenso, dà alcuna garanzia rispetto al rendimento; semmai è sintomatico del rendimento percepito – anche qui – che però a volte non ha nulla a che vedere con quello reale – ma anzi rilanciamo la nostra domanda di ieri: come stanno davvero i nostri conti, signor ministro?, insieme alla presa d’atto del giudizio degli italiani (si tratta comunque solo di poco più una metà del Paese che gli dà un voto superiore alla sufficienza). Altrettanto rilevante (e ugualmente – non – indicativa) la ripresa del presidente del Consiglio, dopo mesi di caduta. Il “successo” di immagine di Tremonti e Berlusconi non garantisce però – a quanto pare – neppure il voto dei cittadini, che bocciano il partito del premier, anche se pure i Democratici non se la passano bene (nuovo minimo storico, al 25%). Interessante rilevare come Pd, più Idv più Sinistra Ecologia e Libertà (sostanzialmente, al momento, il travaso di voti rimane entro questi confini; che sono poi quelli – più Api – del possibile Partito Democratico all’americana del futuro con fondamento alla propria vocazione maggioritaria che costituirebbe uno dei due pilastri di un bipartitismo all’italiana, quello che questo giornale auspica si possa raggiungere. E, come ampiamente raccontato, potremmo essere sulla buona strada) formerebbero, insieme, il primo partito italiano. Ci presenta (tutti) i dati, come sempre, il nostro Luigi Crespi in persona. 

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Pd all’attacco di Vespa: ‘Fa informazione? Televisione ancora un mezzo necessario Per la nuova alfabetizzazione (culturale) Mentre spingiamo la diffusione della rete A Walter diciamo: insegna a tuoi a usarla

maggio 20, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il rapporto tra la vecchia classe dirigente Democratica («Quelli provenienti dal Pci», direbbe Adinolfi) e il mezzo televisivo è lo stesso che passa tra la volpe e l’uva nella favola di Fedro: non ci interessa perché non la possiamo avere. Un vulnus che ha colpito, inaspettatamente, anche quel Veltroni legato storicamente alla tv e maggior esperto del suo campo. La campagna elettorale del 2008 segnò un disarmo rispetto al piccolo schermo: andarci poco perché genera autoreferenzialità. Vero, ma solo se la si usa come salotto (e come fine) e non come strumento. Come strumento è il più potente ed efficace per comunicare. Che si può declinare in chiave di politica politicista, o se volete di propaganda (ed è comunque importante), ma anche in funzione della politica vera: quella che fa da guida al Paese e traccia le linee-guida della sua “educazione” (in senso ampio). Attraverso le politiche culturali tout court, o se volete all’antica, certo. Attraverso la scuola e l’università, certissimo. Ma oggi il mezzo più pervadente (e invadente) è la televisione. E la rifondazione culturale di questo Paese non può (probabilmente) prescindere da essa. Per questo, mentre si investe su internet come dimensione (oltre che mezzo) del futuro, a Veltroni diciamo: insegna al tuo partito come si fa. Oggi non è possibile, perché a causa del conflitto di interessi che voi non avete risolto – questo giornale guarda al domani e non ama rimestare nel passato, ma il passaggio è decisivo anche per definire l’idiosincrasia Democratica e la sua responsabilità nello stato di cose attuale, e dunque è utile compierlo e richiamarlo – ma quando sarà possibile diventerà necessario. Fare buona televisione significa contribuire a rifare grande questo Paese. Dalla prima alfabetizzazione e all’unificazione del(la) lingua(ggio) ad un input decisivo ad una nuova alfabetizzazione culturale. Un Paese-campus a cielo aperto che abbia al vertice del proprio sistema economico l’innovazione e quindi la ricerca, che sia però solo la punta di un iceberg che preveda anche una rete di formazione permanente nella chiave di risolvere il problema del lavoro e insieme di modernizzarci, certo, ma anche in funzione di quella rivoluzione culturale. Che la tivù può dare un contributo decisivo a realizzare. La tivù pubblica dev’essere un grande centro, plurale, di elaborazione (insieme ai cittadini) della cultura di questo Paese fatta dell’offerta, vivace, delle sue migliori sensibilità. Naturalmente con il minimo comun denominatore dell’onestà e della responsabilità. Altrimenti finisce come ieri sera: quando Porta a porta ha dato uno schiaffo alle varie crisi in corso in queste ore occupandosi di altro. Una scelta contro la quale si “scatena” l’invettiva (ironica) di Franco Laratta. Buona lettura e buona politica con il giornale della politica italiana. 

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Diario politico. Stanno dividendo il Paese E’ arrivato primo “sì” a ddl intercettazioni Presto l’Italia ignara in mano alle cricche Approvato anche federalismo demaniale In regalo alle Regioni territori e altri beni Profezia di Crespi: ‘Così sarà secessione’

maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il grande sondaggista sbaglia di rado. Dalle nostre colonne prevedette, a fine gennaio, la resa dei conti nel Pdl dopo le Regionali. Nel commento di ieri sulla crisi della classe dirigente una nuova previsione: «Continuiamo così, lasciamo il Paese nel caos, e la Lega avrà vita facile a portare a compimento il proprio disegno». Oggi, dopo la sbornia legata alla crisi della Grecia e alla corsa ai ripari (anche dall’assunzione pubblica delle proprie responsabilità, come abbiamo visto nel pomeriggio) del nostro ministro dell’Economia (come dei colleghi degli altri Paesi), in qualche modo riprende il corso “naturale” della legislatura e la maggioranza incassa due (per loro) importanti risultati nell’attuazione dei loro programmi (più che del programma). Che riletti alla luce del contesto nel quale si registrano e della profezia di Crespi sembrano preparare, e anticipare, quel finale. La tesi dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio è chiara: un’Italia bloccata dalla corruzione, dagli interessi particolari, dalle divisioni (anche) nei partiti favorisce inevitabilmente la tentazione separatista. Il ddl intercettazioni è un grande mantello sotto il quale tutto questo vivrà un nuovo (nefasto) sviluppo: se è stato possibile assistere a quello a cui abbiamo assistito nonostante la consapevolezza di tutti della possibilità di essere intercettati e dunque scoperti, figuriamoci a cosa (non) potremo assistere quando potrà avvenire senza che nessuno di noi se ne possa accorgere. E naturalmente il sistema finirà per scoppiare: o imploderà per le manchevolezze e i guasti che tutto questo andrà a provocare, o esploderà perché prima o poi, anche senza intercettazioni, ciò verrà a galla. Al primo sì della commissione Giustizia della Camera al ddl salva-(o moltiplica-)cricche (per non parlare naturalmente dei criminali “comuni”: di questo abbiamo già scritto e scrivono ampiamente tutti i grandi quotidiani) si aggiunge l’approvazione del primo decreto attuativo del federalismo fiscale, quello che riguarda il demanio, ovvero le proprietà “territoriali” dello Stato. Che a partire da oggi (o comunque da quando arriverà il “sì” definitivo) saranno però delle Regioni, per una vera e propria divisione dei beni – tra marito e moglie che si stanno per separare (?). Il senso del provvedimento appare questo, e se a monte si lavora, appunto, a preparare il terreno, la profezia di Crespi potrebbe anche (ancora una volta) avverarsi molto presto. In tutto ciò l’opposizione oggi si è divisa, dando un proprio placet, tra l’altro, con l’Italia dei Valori, al federalismo demaniale. Anche per questo, naturalmente, sarà più facile per la Lega portare a termine il proprio progetto storico. Speriamo di no, ma non sarà presumibilmente possibile evitarlo senza un cambiamento radicale. Entrambi i provvedimenti (e altro) descritti nel dettaglio, affinché possiate farvi una vostra idea, all’interno, da Finelli. 

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Se oggi siamo tutti nelle mani di Tremonti Il Parlamento è quasi fermo da settimane Approva solo decreti “girati” dal governo E il ministro dell’Economia detta l’agenda Troppo potere (sostanziale) per pochi (2)

maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo momento della (breve) narrazione sul capo del dicastero di via XX settembre. Dopo avere visto come Tremonti abbia il controllo (in senso ampio) esclusivo dei nostri conti, e avere ancora una volta rivolto al ministro la stessa domanda: come sono veramente?, scopriamo come – oltre all’economia – Giulio abbia in mano anche il potere legislativo. Sì, perché stringendo i cordoni della borsa al punto di bloccare qualsiasi iniziativa che abbia un costo rilevante Tremonti è diventato un «superpresidente della Camera», scrive Andrea Sarubbi nel report dall’aula per il giornale della politica italiana che state per leggere, che decide se e quando si discute di cosa. Tremonti che dunque è, oggi, più di un – come qualcuno lo ha definito – (vero) presidente del Consiglio; è il plenipotenziario del governo e del Paese. Tutto questo naturalmente deve avere dei limiti, che possono essere imposti (e tolti, al Parlamento) dal vero capo del governo, e da un’opposizione che però sembra completamente avulsa dal gioco, sia in fase propositiva sia di interdizione (che pure va fatta, e comunicata, anche se è resa difficile dai rapporti di forza). E tutto questo deve avvenire sotto uno sguardo vigile e consapevole degli italiani, che il Politico.it spera di contribuire ad attivare: la “disoccupazione” attuale di deputati e senatori non è il segno dell’inutilità della democrazia parlamentare, e, con essa, della necessità di soluzioni che favoriscano un maggior decisionismo in una revisione in senso leaderistico e plebiscitario del sistema; è, appunto, l’esatto contrario, il segno di come troppo potere (formale o sostanziale) concentrato nelle mani di pochi possa produrre delle devianze alla democrazia stessa. Il deputato del Pd, dunque, che ci porta a conoscere dal di dentro, e sulla base della sua esperienza (quotidiana) diretta l’attuale modo di gestione dei lavori (?) parlamentari. 

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Se oggi siamo tutti nelle mani di Tremonti Prodi: “Non ho accesso ai dati di bilancio il ministro li sta tenendo ben nascosti…” Manovra da 25 mld prescinde da mercati Torniamo a chiedere: come sono i conti?

maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una misura del capo del dicastero di via XX settembre passata (quasi) sotto silenzio è l’internalizzazione degli osservatori sui conti stessi: ovvero ora è il ministero dell’Economia, solo, che produce e monitora, e quindi conosce, il reale stato del bilancio pubblico. In Grecia una condizione di questo tipo è stata la premessa perché il governo potesse falsificare i conti al momento della richiesta di ingresso in Europa, così che l’Unione si trovò a considerare in una situazione economica accettabile un Paese che in realtà era già molto più avanti sulla strada della bancarotta, e che a (veri) numeri dichiarati non avrebbe potuto entrare nell’euro. La vera causa della crisi di questi giorni che ha messo – e mette – in discussione la tenuta della stessa moneta unica e che ha suggerito agli altri Paesi manovre di stabilizzazione dei loro bilanci nel contenimento della crescita del debito. Quella manovra che anche l’Italia si appresta a fare, ma solo per una piccola quota a questo scopo: un’altra notizia passata inosservata è che Tremonti è stato abilissimo a cogliere al balzo la palla (è proprio il caso di dirlo?) delle strette degli altri governi europei e del timore per un possibile (rischio-)default per compiere quella nuova finanziaria di aggiustamento che qualcuno aveva lasciato trapelare si sarebbe dovuta fare, a giugno, e che Tremonti stesso aveva smentito. E che era annunciata di dimensione ben inferiore (si parlava di 8 miliardi) a questa di 25 che ora ci stiamo preparando a “subire”. “Subire” perché è evidentemente necessaria per rimettere in sicurezza il bilancio. Ma a prescindere da eventi di questi ultimi tempi che non hanno (ancora) provocato grossi danni. Se si mette questo a sistema con la prima notizia, ovvero la mancanza di trasparenza – come denunciava, ieri sera a Otto e mezzo, anche l’ex presidente del Consiglio – non si può che giungere alla conclusione che Tremonti non la diceva giusta sullo stato dei conti, che ora verranno sistemati, sì, ma a prezzo di gravi sacrifici per tutti gli italiani. Sacrifici che chi sarà costretto a subire si disporrà a sopportare per il bene proprio e del Paese, del quale è parte integrante e dalla cui tenuta dipende anche la sua condizione, com’è giusto e necessario che sia in un Paese che appartenga ai cittadini che dunque hanno la responsabilità di condurlo avanti, anche sostenendo economicamente ciò che le istituzioni e gli apparati del loro stesso Stato fanno per ciascuno di essi, cioè di noi. E che tuttavia inducono ad una richiesta: ministro Tremonti, ci dica la verità sullo stato dei conti. Soprattutto ora. Il governo ha altri tre anni di legislatura, nei quali, pure fatto questo aggiustamento, può accadere di tutto. E’ necessario, perché tutti quanti possiamo contribuire a governare (anche) la nostra economia, ovvero a parteciparvi responsabilmente, chi come “esperto”, chi come cittadino, che conosciamo esattamente il nostro stato di salute. Non lo tenga per sé ministro Tremonti. Il Paese oggi è nelle sue mani – e lo vedremo meglio anche con il prossimo servizio – ma è bene che non lo tenga (tutto) per sé. O rischiamo di perderlo. Tutti. In tutti i sensi. Il servizio su cosa è accaduto in Grecia proprio per via della falsifica- zione dei conti, all’interno, è di Stefano Catone. 

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Il commento. Immorali i 10 milioni di euro a Santoro di M. Donadi

maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre in tempo reale i commenti ai fatti appena avvenuti degli stessi protagonisti della nostra politica. Dopo avervi raccontato delle scelte e, soprattutto, della buonauscita riconosciuta al conduttore di Annozero, ci ragioniamo su con il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori.

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Santoro ripeterà (stabile) Raiperunanotte Ecco cosa si “cela” dietro l’addio alla Rai E dieci milioni di euro di buonauscita (?) Conflitto d’interessi tra uomo e cronista?

maggio 19, 2010 by Redazione · 2 Comments 

Il retroscena, del quale in realtà si era già parlato nelle scorse settimane, è questo: il conduttore di Annozero potrebbe acquistare una piccola rete televisiva (RedTv?) proponendo poi via web, e sul satellite – come per l’esperienza della trasmissione andata in onda nei giorni della censura Rai alla vigilia delle Regionali – un proprio programma. Un tentativo, anche, di (ri)fare una sorta di Current Tv all’italiana. Ed è possibile che questa soluzione rappresenti l’opzione del futuro, in un mercato che, grazie al web, sarà più libero. (Dunque) non rivedremo Annozero sulla Rai, dopo il 10 giugno (quando è prevista l’ultima puntata di questa stagione). Di certo, come scrive Lerner nel breve commento che vi stiamo per proporre (all’interno), l’informazione (televisiva e non) avrà, sostanzialmente, una voce libera in meno, e sarà più povera; anche se potremo continuare a vedere e ad ascoltare Santoro. Un’ultima nota sul compenso del conduttore per l’abbandono della televisione pubblica: intanto la rescissione consensuale del contratto realizza la volontà del presidente del Consiglio di (far) chiudere Annozero, quella espressa nelle telefonate al membro dell’Authority per le comunicazioni Innocenzi e da questi “riferite” al direttore generale Rai Masi. E corona dunque un vero e proprio atto di censura, anche se avviene, per una volta, senza “spargimento di sangue”. E ciò è stato possibile grazie all’intenzione di Santoro di tentare nuovi format (oltre alla prospettiva della nuova esperienza). Ma chi può (non) dire che nella rinuncia del conduttore a fare la propria battaglia in Rai non abbia pesato (e quanto) la cospicua buonauscita? Si configura dunque una sorta di conflitto di interessi. Tra l’uomo, che non può dire no ai dieci milioni promessi. E il giornalista (e) paladino della libertà, che accetta, a questo giro, di essere un po’ meno libero (lui o noi?). Il commento, all’interno, di Gad.

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La lettera. Caro presidente Fini, ricordiamo Matteotti di W. Veltroni

maggio 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ex segretario del Partito Democratico torna nell’agone e si prepara ad una possibile corsa alla leadership del centrosinistra nel 2013. Ma lo fa continuando la sua battaglia di lungo periodo. Che oggi si declina, anche, in uno “sforzo” per difendere la libertà e la democrazia. Veltroni scrive al presidente della Camera per proporgli di dedicare al parlamentare socialista una targa, una targa da apporre sullo scranno dal quale Matteotti pronunciò il discorso in difesa della libertà dopo il quale fu rapito e barbaramente ucciso dai fascisti. Scrive a Fini personalmente e dalle colonne del giornale della politica italiana, che l’ex leader di An e i suoi più stretti collaboratori leggono ogni giorno. Una mossa, quella di Walter, che va oltre il gesto di grande sensibilità di ricordare uno dei nostri padri (della nostra Libertà). L’ex sindaco di Roma si preoccupa di contribuire a porre nel luogo principe della democrazia, il nostro Parlamento, un “vincolo”, a ricordare e (così) a non compiere mai una pericolosa inversione a U. Lo fa, anche, dopo le polemiche (che purtroppo non hanno avuto grande eco) per uno spot televisivo che raccontava Matteotti senza in nessun modo fare riferimento al modo in cui morì: appunto assassinato dal regime (nascente) di Mussolini. La memoria, un filo e uno strumento-”obiettivo” che caratterizzò tutto il periodo in cui Veltroni fu alla guida della Capitale, strettamente connessa ad un’altra parola-chiave, “conciliazione”, che non può però mai venire a discapito della prima. Il leader naturale del Partito Democratico per la prima volta sul giornale della politica italiana. Che si fa, come sempre, su queste pagine. Buona lettura e buona politica su il Politico.it. 

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Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Crespi: ora nel palazzo è tutti contro tutti Urge (così) rinnovare la classe dirigente

maggio 18, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La seconda analisi è dedicata, come detto, agli uomini. «Tutto è fermo in attesa del prossimo scandalo», scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio; perché tutti hanno qualcosa da farsi perdonare (dal Paese). Dopo la riflessione sui contenuti, su ciò che la nostra politica (non) offre, quella sui protagonisti (?) della stessa politica italiana. Un’«apocalisse» in vista, secondo il giudizio di Crespi, che si evita (evitandolo all’Italia) in un modo soltanto: mentre si cambia prospettiva nel senso che abbiamo indicato, (si fa anche) attraverso il cambiamento delle persone, che costituiscono una delle classi dirigenti (?) più vecchie d’Europa, si evita che tutto questo ritorni, e si creano le condizioni per un’implementazione che riesca del (nuovo) Paese modernizzato. E più tardi i fondamenti su cui basarsi nel farlo, per la penna (in una lettera – aperta) di uno dei massimi protagonisti della politica italiana. (Solo) sul suo giornale. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.

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Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Laratta: è venuta meno la cultura politica Rilanciare con un progetto per il futuro

maggio 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana guarda (appunto) al futuro. Su queste pagine trovate ogni giorno, care lettrici, cari lettori, idee e spunti per il domani del nostro Paese, insieme all’analisi, necessaria, del presente. Oggi il Politico.it racconta la crisi (in senso ampio) attraverso due studi (sull’oggi) di due delle sue grandi firme, accompagnati da due idee forti-proposte concrete per il futuro dell’Italia. E chiude, culmina, con un documento firmato da uno dei massimi protagonisti della nostra politica (vedrete, non perdetelo), che sceglie il giornale della politica italiana per rilanciare una proposta che attraverso la memoria (del passato, recente) si propone di fondare il nostro futuro all’insegna, con maggiori garanzie, di libertà e democrazia. Un’altra grande giornata sul giornale della politica italiana. La prima analisi è firmata dal deputato del Partito Democratico, e legge la crisi dal punto di vista dei contenuti (che mancano); quella che seguirà riguarda invece gli uomini, e le strategie (o sarebbe meglio dire le tattiche) – e i fallimenti – che accompagnano la loro azione sulla scena della nostra politica. La chiusura, più tardi, con il pezzo assolutamente da non perdere. Laratta, per cominciare, racconta di una crisi che non nasce oggi, ed è legata a doppio filo alla crisi, appunto, della politica italiana: ovvero alla perdita di senso (di sé, rivolto agli altri) della guida del Paese. Un’analisi impietosa, vedrete. Che noi lanciamo, però, offrendo un’idea di domani: quella di cui questo giornale parla da diverso tempo; il cambio di prospettiva costituito dalla costruzione di un nuovo sistema-Paese in cui l’università e la ricerca siano il motore dello sviluppo, ma anche la punta di un iceberg fatto di una rete di formazione permanente che contribuisca a risolvere, contemporaneamente, i problemi connessi alla flessibilità e alla precarietà del lavoro, in funzione del reinserimento (costante) in stadi sempre più avanzati di forme-lavoro, e quelli di una crisi culturale (in senso ampio) del nostro Paese, che sia in grado di tornare (o prendere) a respirare quotidianamente cultura. Un Paese che innova, evoluto, che innesti così un circolo virtuoso che riguarda direttamente e indirettamente l’economia, ma anche il tessuto sociale. Ma torniamo, per il momento, a capire a che punto siamo. E lo facciamo, come detto, con il deputato del Pd.

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A Tremonti dico: tassiamo i redditi da capitale di Marianna Madia

maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ultimo momento della narrazione di oggi sui due valori sui quali rifon- dare la nostra politica, per rifare grande l’Italia. Dopo la critica al governo per la scelta di far gravare il peso della stabilizzazione dei nostri conti sulla parte (già) più debole del Paese, e non su quella dalle spalle più larghe e più forti, la proposta. La giovane deputata del Pd, dalle colonne del giornale della politica italiana, offre al governo una ricetta quasi ovvia, e adottata, in Europa, da Nicolas Sarkozy, dunque da uno dei leader della destra europea e non da forze socialiste. Sentiamo.

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Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) No, non è far pagare la crisi ai lavoratori Lerner: tagli ai parlamentari? Demagogia

maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Terzo momento della narrazione di oggi sui due valori su cui (ri)fondare una politica italiana in grado di rifare grande l’Italia. Dopo la riflessione sul ddl intercettazioni (nel suo risvolto specifico del “regalo” ai molestatori) e il flash Back di Rosadi su Girolamo Savonarola, apriamo un nuovo filone nel filone, ovvero quello della crisi economica. Il (tra)c(r)ollo greco e i malumori dei mercati inducono in tutta Europa in primo luogo i governi conservatori (che sono al potere nei Paesi che hanno maggiore stabilità interna o che, comunque, non hanno ancora avuto avvertimenti/abbassamenti di rating dalle agenzie) ma anche progressisti (in Portogallo e Spagna, dove invece la situazione è maggiormente critica) a strette per mettere al sicuro (la gestione de)il debito e non correre rischi di deriva come quelli materializzatisi in Grecia. Da noi, però, la scelta del governo è stata (anche se in queste ore si susseguono ridimensionamenti e smentite) di far gravare il carico del risanamento e dei contributi di stabilizzazione sulle spalle meno solide: quelle del lavoro dipendente (in primo luogo pubblico, anche se oggi il ministro Brunetta assicura che, almeno per ciò che riguarda gli stipendi, così non sarà) e dei pensionati. E questa è una prima scelta sulla cui onestà e responsabilità è lecito, quanto meno, avere dei dubbi. A questo si aggiunge che per addolcire la pillola Calderoli chiede una riduzione degli stipendi dei componenti la casta, del 5%, sulla falsariga di quello annunciato dal (neoinsediato) governo Cameron in Gran Bretagna. Solo che la misura, irrisoria e non certo in grado di parificare il prezzo che deve pagare la nostra politica rispetto a quello che essa stessa fa pagare alle persone, risulta strumentale, funzionale, appunto, a nascondere il vero senso delle scelte del governo. Poiché il Politico.it, come sempre, si dà l’obiettivo di costruire, il prossimo passaggio del nostro racconto di oggi sarà, specularmente al confronto tra il ddl intercettazioni e la “proposta” del Savonarola, un controcanto a questa linea scelta dall’esecutivo e offrirà – sulla base dell’esempio dato da un altro Paese anch’esso governato dal centrodestra – una valida alternativa, almeno per ciò che riguarda le priorità, alla scelta di far pesare sul Paese in primo luogo i costi (in tutti i sensi) degli sforzi per stabiliz- zare la nostra situazione economica in vista di (e per evitare) altri possibili scossoni da parte dei mercati. Intanto Lerner fa il punto sulla nostra situazione.

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Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) Una lezione storia della politica (italiana) Rosadi racconta il modello(?) Savonarola

maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo momento della grande narrazione di oggi del giornale della politica italiana, sui nostri due valori di riferimento che possono costituire la chiave per la rifondazione della nostra politica, come promettono di spingere perché avvenga le due anime dei due partiti maggiori a cui il Politico.it guarda con maggiore attenzione (in questo senso): quella che fa riferimento a Ignazio Marino nel Partito Democratico e quella finiana nel Pdl. (Anche) in chiave di una modernizzazione (che “rinfreschi” a fondo l’”appartamento” restituendogli quei connotati di nitidezza e pulizia, e dunque di vivibilità).

Dopo aver analizzato con Donadi il caso del ddl intercettazioni e dello specifico risvolto rispetto allo stalking – per il quale, appunto, è stata combattuta una battaglia di responsabilità, caso più unico che raro, che ora viene, guarda caso (appunto), rinnegata – (ri)scopriamo un esempio di governo onesto e responsabile nella storia (di una delle radici) del nostro Paese, anche se portato poi alle estreme conseguenze (in tutti i sensi). Girolamo Savonarola praticò una gestione della cosa pubblica ispirata ad un principio di moralità che prevedeva, tra l’altro, un modello di vita individuale (non si scandalizzino i più liberali: in forma più subdola, tutt’oggi la (mancanza) di etica pubblica (applicata e diffusa anche – attraverso – la gestione dei mezzi di comunicazione ex ante ed ex post il conflitto di interessi del presidente del Consiglio) segna indelebilmente la dimensione privata di ciascuno di noi, anche e a maggior ragione da parte del partito “della Libertà”, peraltro in questo modo ulteriormente diminuita) umile e caritatevole (la sobrietà e la solidarietà di oggi), tributi proporzionati alle rendite di ciascuno (l’equità con redistribuzione attuale), galera per i politici disonesti (la semplice onestà di cui parliamo) e anche una spinta per la «renovazione» morale (anche) della Chiesa. Tutto ciò, nell’estremizzazione alla quale accennavamo – la carica morale si trasformò poi in intolleranza – scrive Rosadi, sarebbe oggi null’altro che pretesto per una partecipazione di un novello Savonarola ad un programma televisivo «barricadero», in una nostra politica appunto caratterizzata da mancanza di onestà e di responsabilità. Ma nell’Italia del futuro, naturalmente in una forma aggiornata ai nostri tempi (e senza, s’intende, estremizzazioni) può essere il modello per quella politica italiana onesta e responsabile in grado di rifare grande questo Paese. Rosadi su Savonarola, dunque. Sentiamo. Read more

Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) Il ddl intercettazioni favorisce lo stalking Donadi a Carfagna: dov’è la tua battaglia?

maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre ai suoi lettori il filo di una “narrazione” su un tema di fondo che abbracci fatti diversi mettendoli a sistema, il sistema del rapporto tra loro in funzione, appunto, della definizione/descrizione della questione che ne sta alla base, o che è possibile ricavare.

Dopo il grande successo del prototipo, il racconto (incrociato) sulla bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte costituzionale, con l’alternanza tra la riflessione su passato, presente e futuro intorno alla (cassazione della) legge e la ricostruzione delle reazioni di Ghedini e del presidente del Consiglio attraverso le vignette di theHand, e le ultime occasioni su Popolo Libertà con gli editoriali di Lerner e Guzzanti e su populismo e libertà, ecco un’altra delle grandi narrazioni de il Politico.it stavolta dedicata ai nostri valori di riferimento, quello sui quali è possibile rifondare la nostra politica del futuro. Sì, perché – come vediamo ogni giorno e come vedremo ancora meglio grazie a questo racconto – oggi sono completamente disattesi. Del ddl intercettazioni questo giornale è stato il primo a denunciare la pericolosità per il mantenimento (o il perseguimento) della legalità nel nostro Paese, quando ancora gli altri non se ne occupavano. Oggi possiamo quindi permetterci di guardarlo da un altro punto di vista, centrale per la nostra riflessione su (mancanza di) onestà e (ir)responsabilità. Il ddl, che prevede, di fatto, che non si possano fare intercettazioni se non si ha “sentore” di reato, impedirebbe/impedirà di scoprire i casi di molestia ripetuta o continuata nei confronti di una persona, che nella stragrande maggioranza dei casi si compie per telefono, che non potrà appunto più essere messo sotto controllo. Un reato che colpisce il 20% della popolazione, in particolare donne, per la cui introduzione nel codice penale era stata compiuta una battaglia bipartisan che aveva visto come capofila proprio il ministro delle Parti opportunità. Un passo compiuto nella direzione dei cittadini che ora verrà sostanzialmente cancellato, a vantaggio della protezione di pochi potenti (oltre ai tanti criminali che potranno compiere le proprie malefatte senza che nessuno di noi, neppure, lo venga a sapere) che potranno così fare e disfare a proprio piacimento, più o meno lecitamente, a nostra insaputa (stavolta è proprio il caso di dirlo). Da Mara Carfagna è venuta una risposta, che non sembra però trovare riscontro in annunci di intervento da parte del governo. Ce ne parla Massimo Donadi. Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi La morale coi soldi

maggio 14, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il presidente del Consiglio è celebre, anche, per le proprie gaffe, o per meglio dire per quelle frasi rivelatrici che esprimono il suo vero modo di vedere le cose, al di là di ogni sforzo (o abitudine) politically correct. In parte Berlusconi lo fa scientemente, in parte, appunto, si tratta di espressioni non consapevoli in quanto radicate nella concezione del Cav. La giovane esponente Radicale ne ha colto, oggi, un’altra, la cui radice – ovvero il pre-giudizio che ne sta alla base – Berlusconi condivide, del resto, con una parte del “popolo”, altro sintomo di un populismo che confina con la demagogia e anche con la piena identificazione del premier nell’arci- italiano.

Il capo del governo rassicura circa la propria moralità nei fatti, rispetto alla tentazione della corruzione, in quanto persona che ha già una grande disponibilità personale in termini economici e il cui «spirito non può essere la ricerca di un arricchi- mento». Giulia ne trae queste conclusioni. Sentiamo. Read more

Il commento. Anemone, serve al Paese (scoprire la casta) Lerner

maggio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo il commento di Torchiaro, l’altro punto di vista sulla vicenda. Quello per cui, quali che saranno gli illeciti che eventualmente verranno provati, il disvelamento dei nomi dei “clienti” dell’imprenditore sospettato di avere corrotto decine di uomini politici, funzionari, giornalisti è (stato) comunque utile al Paese perché apre una finestra su un mondo (non troppo) sotterraneo, fatto di relazioni, appunto, privilegiate e chiusura su se stessa della nostra classe dirigente(?): la vera dimensione della casta. Come questo giornale ha scritto più volte, populismo (e dis-attenzione, di quella vera, nei confronti dei cittadini) e privilegi sono due facce della stessa medaglia:

la radice di (possibile) disonestà e di mancanza di responsabilità è la stessa che porta a non curarsi delle reali esigenze del Paese per soddisfare solo quelle più brucianti e insieme superficiali, magari sollecitate (quando non create) ad hoc dagli stessi protagonisti della nostra politica e della casta stessa, così da ottenere il consenso sulla base del quale avere piena potestà di esercizio del potere. Con la quale, con i quale, accedere impunemente a privilegi e, anche, a forme ulteriormente degenerate e illecite come la corruzione.
Il conduttore de L’Infedele prende ad esempio la presenza, nella lista degli “amici” di Anemone, di Cesara Buonamici, la conduttrice del Tg5 già in passato coinvolta (senza seguito penale) in una vicenda legata ad una mediazione ra un imprenditore e un ministro.E analizza per noi il senso(?), appunto, della casta. Read more

L’editoriale. Anemone, cui prodest la diffusione della lista? Torchiaro

maggio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale di tutta la nostra politica. E delle (sue) culture. Naturalmente nei limiti(?) dell’onestà e della responsabilità. Così oggi il Politico.it analizza la vicenda dell’imprenditore che avrebbe corrotto decine di uomini politici, funzionari, giornalisti, e della sua lista di nomi che indicherebbero, in parte, le persone entrate in un rapporto clientelare con lui, da due punti di vista diversi, uno più moderato, uno più radicale.

Il primo è quello della grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana, che si e ci pone la questione se sia opportuno rendere (alla rinfusa) noti nomi di persone che, anche, potrebbero non avere avuto rapporti illeciti con Anemone. Un principio di garantismo che, d’altra parte, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte, per qualcuno cozza con la situazione drammatica (lo vediamo ancora meglio attraverso lo spaccato che sta emergendo in queste ore, per quanto appunto da definire) nella quale versa la nostra società e la nostra politica in particolare, dal punto di vista dell’etica pubblica. A fronte di un marcio diffuso, è giusto avere un riguardo in più nei confronti di possibili innocenti, preservando così anche le persone colpevoli? E’ vero che, come scrive Torchiaro, si sarebbe potuto aspettare di avere un quadro più chiaro delle specifiche responsabilità e solo a quel punto diffondere (solo) i nomi (“giusti”). Secondo Aldo la pubblicizzazione indiscriminata potrebbe anche essere un modo per confondere le acque, e far cadere l’intero filone d’inchiesta. Ma è chiaro che un Paese in cui, come ci ha ben raccontato ieri Giulia Innocenzi, le istituzioni non danno più risposte ai cittadini e questo, come abbiamo scritto qualche tempo fa, è l’altra faccia della medaglia dei privilegi e, anche, della disonestà perpetrata ai danni dei cittadini,
è difficile trattenere le azioni invocate dal bisogno di sapere, e di ripulire una classe dirigente che, a dispetto di quello che qualcuno vorrebbe far credere, non rappresenta più il Paese, molto più onesto e responsabile di quanto non appaia in questa sua triste rappresentazione. In ogni caso la riflessione è aperta. E il Politico.it la avvia con Aldo Torchiaro. Sentiamo. Read more

Fini vara i propri (sotto)gruppi (nel Pdl) “Sul programma (virgola) niente agguati” Il sottosegretario Viespoli: “E Berlusconi (ci) lasci in eredità il partito degli italiani”

maggio 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo chiamano “comitato di Generazione Italia”, in realtà altro non è che quel coordinamento tra (31) parlamentari (più 4 europei) che fanno riferimento al presidente della Camera che, di fatto, costituisce la concretizzazione della “minaccia” – e il preludio – dei gruppi separati alla Camera e al Senato di cui Fini aveva parlato con il presidente del Consiglio nella settimana dell’esplosione dello scontro. Tuttavia i finiani assicurano: «Non ci saranno sorprese».

Lo dice a il Politico.it anche il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali ed esponente della corrente che fa riferimento all’ex leader di An, intervistato da Attilio Ievolella. Viespoli anzi rilancia, facendo proprio il nostro appello al premier del 23 aprile: «Accetta la dialettica interna e passerai alla storia come colui che ha costruito il partito del centrodestra italiano nel bipolarismo». Prima di tuffarci nell’intervista al sottosegretario, la chiosa, come sempre, del nostro Maurizio Di Bona, nella vignetta di theHand. Buona politica con il giornale della politica italiana.             Read more

Ma oggi il convento passa (solo?) questo Scajola? Altri 400 nella “rete” d’Anemone Mancino: ‘Non ho avuto nessuna regalia’ Serve rapido cambio di classe dirigente

maggio 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una lista di quasi 500 nomi, estratta dal computer dell’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per il G8 della Maddalena e sospettato di avere corrotto politici, funzionari, giornalisti per ottenere appalti e chissà che altro. Nuova Tangentopoli? E’ una definizione stantia, l’unica certezza – come dimostrano anche i casi che hanno riguardato esponenti della un tempo intoccabile sinistra italiana – è che da troppo tempo le stesse persone hanno in mano le leve del potere nel nostro Paese; ciò costituisce un humus fertilissimo nel quale anche le società più sane – figuriamoci la nostra – possono vedere nascere le erbacce della corruzione.

E’ dunque necessario, al di là di ogni accertamento (a sua volta, ovviamente, imprescindibile) procedere ad un rapido rinnovamento della nostra politica e non solo, un’opera di smobilitazione e di immissione di energie nuove nel sistema, così da recidere la (comune) radice non solo della eventuale corruzione ma anche dell’immobilismo e dell’autoreferenzialità della politica italiana.
«Il tappo sta per saltare», profetizzava alcune settimane fa Paolo Mieli. Ma forse c’è bisogno di un altro po’ di “sofferenza istituzionale” perché anche i nuovi ingressi possano avvenire in un campo completamente libero dai signorotti del passato, e dunque senza il rischio di contagi e contaminazioni. Ai giovani diciamo: tenetevi pronti. Il servizio, all’interno, è di Stefano Catone. Read more

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