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Qualche timido segno di risveglio dal Pd Difesa emozionata di Bersani a Annozero Comunicare per ritrovare il senso (di sé) Ecco il tema dell’identità posto da Rosadi

aprile 30, 2010 di Redazione 

Ha ragione il segretario Democratico: il suo partito «merita rispetto». E’ un partito dalla «schiena dritta». Del Pd si può dire tutto, tranne che non agisca (o tenti di farlo) per il bene del Paese. Ed è qualcosa di cui ci dovremmo ricordare di più. Nondimeno, Bersani, se ieri lei ha finalmente espresso un po’ del potenziale di chi sta «dalla parte giusta», è anche proprio per la “mancanza di rispetto” (leggi: critica più o meno costruttiva, ma comunque incalzante) che c’è stata fin’oggi nei confronti del suo partito. Perché lei ieri, durante la trasmissione di Santoro, ha avuto un momento «che ci è piaciuto», come ha commentato lo stesso conduttore di Annozero, in cui finalmente si è visto un profilo Democratico – ora ci veniamo – perché ha impresso forza alla sua comunicazione e, in buona sostanza, ha comunicato. La comunicazione potrebbe apparire come il tetto della casa – se non ci sono le fondamenta, e i pavimenti (a proposito) e i muri portanti, ovvero i contenuti, inutile trasmettere cosa – ma in realtà, come ci spiega la grande firma del giornale della politica italiana in questo pezzo che state per leggere, i Democratici non sono un partito-fantasma, una loro identità ce l’hanno, o meglio ce l’avrebbero; si tratta di riprenderne consapevolezza e, appunto, proporla. Declinata in una forma moderna, certo. Che va individuata. Ma tutto questo si può fare solo riacquisendo coscienza di sé, e ciò si fa ascoltandosi, vedendosi riflessi nello sguardo degli altri, riprendendo fiducia. Per questo il Politico.it insiste tanto in questo senso: comunicare è la chiave per ritrovare la propria identità. Di cui ci parla, all’interno, Marco Rosadi.

Nella foto, Bersani ad Annozero

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di MARCO ROSADI

L’identità è preziosa come l’acqua, l’aria, il pane. Vuol dire unicità dei caratteri sostanziali che permettono una sicura individuazione, e garantiscono l’autenticità di un oggetto. In psicologia indica il senso del nostro essere continuo e distinto nel tempo. Farne a meno è autodistruttivo, perché l’indeterminatezza e il caos sono forieri del nulla. E ciò vale per le persone come per i partiti.

A dispetto delle nobili figure parentali, - De Gasperi, Moro, Gramsci, Berlinguer – il Pd non riesce a costruire la propria identità. Langue, vivacchia, tormentato da crisi che ricordano gli spasimi dell’età evolutiva. Tende una mano al centro e le braccia a Fini, guarda col binocolo (capovolto) la sinistra radicale e perde le elezioni. L’identità dovrebbe rivelare coerenza, chiarezza degli obiettivi, efficacia nella comunicazione; altrimenti, dove andrebbe a finire la credibilità?

Per i Democratici, però, Berlusconi non è l’antagonista da battere: é ancora il “principale esponente dello schieramento a noi avverso” di veltroniana momoria. Sì, ora lo chiamano per nome, ma i loro affondi sono fiacchi, monotoni e prevedibili. Il più grande partito del centrosinistra dovrebbe elevarsi a diga contro una destra dilagante. Invece no.

Bofonchia sul governo che non governa; sulle riforme ripete il solito niet ma bisbigliando un avvertibile vedremo. Ammonisce che la crisi condizionerà ancora drammaticamente il futuro dell’Italia. E l’azzurro ottimismo del centrodestra lo addita subito come vieto catastrofista.

Eppure il suo Dna è giovane e sano. Giustizia sociale e laicità dello Stato, lavoro e democrazia, rispetto della Costituzione, difesa della scuola pubblica. Sono solo alcuni caratteri peculiari della sinistra e di quella porzione di centro che sapevano vincere e convincere. Qualche volta il Partito democratico li mostra ancora, ma con scarsa convinzione.

Ironizza invece sul premier, e (sottotraccia) su quel popolo teledipendente, sempliciotto e adulatore dei potenti che volta le spalle a una vera e matura democrazia dell’alternanza. Piero Gobetti direbbe che gli italiani non hanno mai dismesso l’abito cortigiano di chi attende la soluzione dei problemi da un signorotto, da un duce o da un cavaliere.

E, anche l’osservatore più distratto, non può fare a meno di notare come per gli abitanti del Belpaese responsabilità e libertà siano sempre agli antipodi. Attenzione però al facile e consolatorio snobismo intellettualistico. Solo con forti e visibili caratteri distintivi il partito di Bersani potrà arrivare alla loro testa, al loro cuore e loro alla pancia. Perché l’identità conta.

MARCO ROSADI

Commenti

One Response to “Qualche timido segno di risveglio dal Pd Difesa emozionata di Bersani a Annozero Comunicare per ritrovare il senso (di sé) Ecco il tema dell’identità posto da Rosadi

  1. Mario on maggio 1st, 2010 14.01

    Questo articolo è una delle dimostrazioni maggiori del perchè questa sinistra per il bene di tutti non deve andare alla guida del paese. Non parliamo di fatti (pare che a nessun giornale importi parlare solo delle azioni) ma parliamo di atteggiamenti, di logiche, di filosofie, di valori.. visto che sembrano le uniche cose che questo giornale indichi come essenziali per un indirizzo politico.
    “L’identità è preziosa come l’acqua, l’aria, il pane. Vuol dire unicità dei caratteri sostanziali che permettono una sicura individuazione, e garantiscono l’autenticità di un oggetto. In psicologia indica il senso del nostro essere continuo e distinto nel tempo. Farne a meno è autodistruttivo, perché l’indeterminatezza e il caos sono forieri del nulla. E ciò vale per le persone come per i partiti”… Una sinistra che per decenni (fino a Ciampi direi) ha negato l’identità italiana rivendicando solo quella internazionale (comunista prima socialista poi) ora riscopre il valore dell’identità (colpa della lega?). L’identità culturale e sociale di un popolo è necessaria come l’acqua… la sua mancanza sì che rende un individuo perso e vagante nel nulla. L’identità politica è invece negativa…sempre. L’idea politica è individuale non può coesistere con le idee di altre persone (a differenza dell’azione politica che in democrazia deve necessariamente trovare la forza di più persone) e il sentirsi invece accomunati da una unica identità politica rende le persone schiave di tale identità e nemiche di chi non si riconosce in quella identità…(vedi ad esempio i commenti su Rutelli quando lasciò il PD).
    “A dispetto delle nobili figure parentali, – De Gasperi, Moro, Gramsci, Berlinguer – il Pd non riesce a costruire la propria identità. Langue, vivacchia, tormentato da crisi che ricordano gli spasimi dell’età evolutiva. Tende una mano al centro e le braccia a Fini, guarda col binocolo (capovolto) la sinistra radicale e perde le elezioni. L’identità dovrebbe rivelare coerenza, chiarezza degli obiettivi, efficacia nella comunicazione; altrimenti, dove andrebbe a finire la credibilità?”
    Ora che le persone citate siano stati fini politici è innegabile…che siano nobili…qualcuna ha fatto il bene del paese (De Gasperi) ma umanamente lo sappiamo tutti che non valeva la sua politica…Altri umanamente possono essere stati esempi (Gramsci, Moro) ma volevano o addirittura hanno permesso al comunismo di rafforzarsi…a discapito del bene del paese. Un altro ancora concordava con gli obiettivi delle BR (non ovviamente con i metodi) Ciò dimostra che se questa è la nobiltà a cui si riferisce il PD allora Berlusconi può permettersi di fare il moralista.
    “Per i Democratici, però, Berlusconi non è l’antagonista da battere: é ancora il “principale esponente dello schieramento a noi avverso” di veltroniana momoria. Sì, ora lo chiamano per nome, ma i loro affondi sono fiacchi, monotoni e prevedibili. Il più grande partito del centrosinistra dovrebbe elevarsi a diga contro una destra dilagante. Invece no” Il solito ritornello che bisogna fare muro contro muro come se l’avversario in democrazia fosse il nemico. Analizzate bene la similitudine. Una diga non comunica, rende il confine netto e non intercambiabile. Invece una spiaggia ha confini mai definiti che cambiano di continuo e che si allargano o diminuiscono in uno scontro continuo con le acque.
    “Bofonchia sul governo che non governa; sulle riforme ripete il solito niet ma bisbigliando un avvertibile vedremo. Ammonisce che la crisi condizionerà ancora drammaticamente il futuro dell’Italia. E l’azzurro ottimismo del centrodestra lo addita subito come vieto catastrofista.” Additare un “vedremo” come negativo è il massimo dell’antidemocraticità…si da per scontato che bisogna abbattere l’avversario prima di giudicare cosa propone. Mi viene il dubbio che Rosadi parli di religione e non di politica.
    “Eppure il suo Dna è giovane e sano. Giustizia sociale e laicità dello Stato, lavoro e democrazia, rispetto della Costituzione, difesa della scuola pubblica. Sono solo alcuni caratteri peculiari della sinistra e di quella porzione di centro che sapevano vincere e convincere. Qualche volta il Partito democratico li mostra ancora, ma con scarsa convinzione” Strano che la redazione non abbia citato come autoreferenziale il giudizio di DNA sano del PD. Tutti i caratteri peculiari citati sono bagaglio culturale e politico anche di chi vota centrodestra. Voler cambiare la costituzione o scuola pubblica per renderla più efficiente non vuol dire non rispettarla anzi è esattamente il contrario, vuol dire averla a cuore. Quando si grida a efficienza e meritocrazia si parla proprio di giustizia sociale, perchè dare 1200 euro a un impiegato che non fa nulla è più offensivo di dare solo 800 euro a un pensionato. Quando mai lavoro, laicità o democrazia non sono state parte della politica del centrodestra e soprattutto dei valori di chi vota a centrodestra? Credere che un embrione impiantato sia una vita e quindi intoccabile è prerogativa laica non religiosa. Non credere all’eutanasia è sempre prerogativa laica. Che lo dica anche la chiesa è solo una convergenza…ve lo dice un ateo che crede nell’eutanasia, nella selezione genetica preimpianto ma non nell’aborto.
    “Ironizza invece sul premier, e (sottotraccia) su quel popolo teledipendente, sempliciotto e adulatore dei potenti che volta le spalle a una vera e matura democrazia dell’alternanza. Piero Gobetti direbbe che gli italiani non hanno mai dismesso l’abito cortigiano di chi attende la soluzione dei problemi da un signorotto, da un duce o da un cavaliere” Vorrei che per una volta chi scrive che la maggioranza vota centrodestra perchè guarda la TV faccia nomi o cognomi di chi voterebbe Bersani se solo non vedesse la TV. Altrimenti è un’opinione offensiva e senza fondamento. Il solito discorso che a destra sono tutti scemi…però io persone’ che prima di parlare di poltica, cerchiano o sottolineano le frasi scritte su repubblica o su ciclostilati di partito per poi ripeterle mi è capitato in sei occasioni e solo a sinistra…sono stato sfortunato?
    “E, anche l’osservatore più distratto, non può fare a meno di notare come per gli abitanti del Belpaese responsabilità e libertà siano sempre agli antipodi. Attenzione però al facile e consolatorio snobismo intellettualistico. Solo con forti e visibili caratteri distintivi il partito di Bersani potrà arrivare alla loro testa, al loro cuore e loro alla pancia. Perché l’identità conta” Grande frase autoreferenziale…piena di snobismo…fa pari con le idee di Alicata sugli intellettuali. Idee lontane anni luce dai veri attori della democrazia…gli elettori.

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