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Diario politico. Scoppia bufera su Scajola Soldi in nero da imprenditore Anemone? Di Pietro: “Il ministro si deve dimettere”

aprile 30, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. L’ex coordinatore di Forza Italia sotto accusa per un presunto “regalo” del costruttore al centro dell’inchiesta sugli appalti per il G8, con cui avrebbe comprato la casa romana. «Non sono nemmeno indagato, sono arrivati a coinvolgere i miei figli». Il Pd: «Vengano a riferire in Parlamento». Berlusconi, come sempre, come già con Bertolaso, lo invita ad andare avanti. Dimissioni invece (da vicecapogruppo Pdl) per Bocchino rimasto sul fronte dello scontro con il presidente del Consiglio quando, come hanno sottolineato soprattutto autori satirici della nostra politica, come Francesca Fornario su l’Unità, il conflitto era già rientrato. Tutto questo impegna la maggioranza e le impedisce di dare risposte al Paese nel pieno della crisi: la questione posta dal presidente della Camera avrebbe potuto favorire quell’evoluzione della politica italiana per la quale, presumibilmente, non arriveranno riforme istituzionali. Ma a questo punto, anche proprio per questo, il rischio è di un ritorno a bomba a (o di persistenza in) quell’autoreferenzialità che il giornale della politica italiana ha denunciato per primo. Il racconto, all’interno, di Baffigo.

Nella foto, il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola

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di Ginevra BAFFIGO

Claudio Scajola sotto accusa per aver ricevuto, secondo la tesi dei pm perugini, denaro in nero dall’imprenditore al centro dell’inchiesta sul G8. Soldi che il ministro avrebbe impiegato per acquistare la casa romana. Antonio Di Pietro ne invoca le dimissioni: “Riteniamo che il ministro Scajola debba rassegnarle immediatamente affinché da una parte possa difendersi nelle sedi competenti e dall’altra possa evitare di mettere in imbarazzo le istituzioni che rappresenta”. Il leader Idv non sembra sorpreso. “Dopo le vicende del sottosegretario Cosentino, per il quale era stato richiesto persino l’arresto, e di un presidente del Consiglio, acclarato corruttore di testimoni giudiziari che ogni giorno si fa una legge per non farsi processare, adesso scopriamo che c’è un ministro della Repubblica che avrebbe ricevuto assegni nell’esercizio delle sue funzioni per comprare immobili con modalità non lecite”.
«Non mi lascio intimidire», reagisce Scajola. «Registro un attacco infondato e senza spiegazione, per una vicenda nella quale non sono indagato, a danno di chi lavora tutti i giorni per difendere, nel suo ruolo, le ragioni e gli interessi del nostro Paese. Non sono abituato alla dietrologia e quindi non voglio credere che dietro a tutto questo vi siano oscuri manovratori o disegni preordinati. Per rispetto alla magistratura che sta lavorando, non posso dire nulla sul merito di quanto apparso sui giornali. Resta la grande amarezza per il fatto che si sia arrivati a coinvolgere addirittura i miei figli. La mia coscienza è pulita. Proseguo con la massima serenità il mio lavoro. Nella vita possono capitare cose incomprensibili – conclude il ministro – E questa è addirittura sconvolgente. Colpisce con una violenza senza precedenti il mio privato e la mia famiglia».

Bocchino: “Berlusconi è ossessionato da me”. «Berlusconi ha chiesto la mia testa. Non esiste un solo partito democratico dove possa accadere ciò che è accaduto oggi». Nel rassegnare le sue dimissioni da vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, Italo Bocchino va all’attacco. «Berlusconi è ossessionato da me. E’ da almeno un anno che chiede la mia testa, perché ritiene che non possa esserci uno non allineato. Berlusconi mi ha pure chiamato per dirmi di non andare in televisione. Che un leader chiami un dirigente per dirgli questo, è una cosa che non esiste al mondo. In una telefonata, con toni concitati, mi ha pure detto: “Farai i conti con me”».?? L’ex vicecapogruppo è un fiume in piena: “C’è stata una direttiva di Berlusconi durante Ballarò – sostiene – che chiedeva la mia testa. Berlusconi commette un grave errore che è quello di colpire il dissenso, colpire chi è in vista per educarne cento. Ma questo non porterà il partito lontano”. Lo sfogo si sposta poi sul web, sul sito di Generazione Italia: Bocchino continuerà “a lavorare per un Pdl diverso da quello attuale”: “Sta diventando il partito della paura, altro che partito dell’amore. Forse Berlusconi ha portato alle estreme conseguenze una famosa frase del Principe di Machiavelli: “Dal momento che l’amore e la paura possono difficilmente coesistere, se dobbiamo scegliere fra uno dei due, è molto più sicuro essere temuti che amati”".
Bossi: “Ha fatto bene, aveva esagerato. E anche la vicenda Fini si è già ridimensionata, il clima si è rasserenato”. “Italo Bocchino non è una vittima”, commenta Ignazio La Russa. I finiani parlano piuttosto di “gesto di responsabilità”, come dice Fabio Granata, ed anche i più critici nei confronti dell’ex vicecapogruppo lo elogiano: ??”Ho apprezzato il gesto di chiarezza e dignità. Gli va ascritto onore al merito ma vedo già parecchi avvoltoi volteggiare, ci sono già 5-6-7 candidati per il suo posto” è quanto scrive Roberto Menia.

Bersani rilancia (l’opposizione). E se le polemiche in casa Pdl assumono toni pesanti, quelle che gli si rivolgono dal di fuori non sono da meno. Arriva oggi la risposta all’ultima esternazione di Fini, che definiva la sinistra italiana “disperata”. Il segretario Democratico annuncia un’opposizione durissima al dl intercettazioni (“non si può indebolire uno strumento essenziale per indagini come quelle di mafia. Se resta così sarà opposizione dura”). Ai microfoni di Rainews 24 parla di riforme e soprattutto del “patto repubblicano” attorno alla Costituzione: “Un appello che ho rivolto non solo al presidente della Camera e prima del suo strappo (con il premier, ndr). Servono riforme ancorate alla Costituzione ed intorno ad essa si può costruire un patto repubblicano”.?? Se Massimo D’Alema ritiene che sarebbe un “errore” non comprendere che è “un interlocutore”, Bersani si fa aspro nei toni: “Fini faccia quello che ritiene, io credo però che debba mostrare la sua coerenza in passaggi parlamentari come i temi economici o norme come quella sulle intercettazioni e la giustizia”. Per Bersani il numero uno di Montecitorio “solleva problemi veri ma dentro uno schieramento dove è impossibile risolverli, quindi questo battibecco avrà scarsi esiti pratici”.
“Ci vogliamo convincere – continua il leader Democratico – che il meccanismo di deformazione populista della nostra democrazia, che prometteva decisioni, è la ragione vera per cui le decisioni non le prendiamo? Vogliamo accelerare in curva, discutendo la bozza Calderoli? Io rivolgo a tutte le forze attente a questo problema, politiche, sociali e culturali, un tema di attenzione: dobbiamo riformare un meccanismo istituzionale ancorandolo saldamente ai principi della nostra Costituzione. Attorno a questo bisogna fare il patto repubblicano, che agirà negli appuntamenti parlamentari e mi auguro anche nel Paese”.

Via libera alla Camera al ddl lavoro. Con 259 sì, 214 no e 35 astenuti il testo viene licenziato. L’ultima parola spetta al Senato, ma al momento il provvedimento si presenta gravido di novità: la disposizione sui danni da amianto per i lavoratori a bordo del naviglio di Stato al momento dà loro certezza di risarcimento, la norma sull’arbitrato introduce nuove garanzie per l’effettiva volontarietà delle parti di farvi ricorso, la modifica sui licenziamenti individuali che ora prevede l’obbligo della forma scritta e la direttiva sui rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, grazie alla quale l’azienda dovrà stipulare il contratto a tempo indeterminato al collaboratore che abbia vinto la causa.

Ginevra Baffigo

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