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***L’intervento***
TORNIAMO A RISPONDERE AI BISOGNI DELLE PERSONE
di CRISTIANA ALICATA

aprile 29, 2010 di Redazione 

La giovane scrittrice e collaboratrice del giornale della politica italiana e de l’Unità fa idealmente seguito alla denuncia di Laratta. Rilancia il j’accuse al correntismo e ai potentati locali e propone una ricetta, una «terza via» tra le attuali soluzioni “buoni- sta” e “cattivista” del centrosinistra e del centrodestra applicata «a quelle che chiamo buche sociali. Le buche sociali sono i piccoli bisogni quotidiani». La politica italiana, quella vera, è solo sul suo giornale.

Nella foto,

Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA

Non si può negare in alcun modo l’enorme sforzo messo in campo negli ultimi mesi da parte del PD romano, guidato dal coordinatore temporaneo, Marco Miccoli.

Se devo dare un merito a Marco Miccoli è di essere un segretario (permettetemi di definirlo così) accessibile e disponibile. Presente. Esattamente le caratteristiche che si cercano in un punto di riferimento cittadino.

In molte parti il Partito, anche senza deleghe e strutture, si è rimboccato le maniche e si è buttato a capofitto nella mischia. Lo vedo accanto al tema degli asili nido collaborare con le famiglie e le educatrici, costruendo insieme a loro percorsi di lotta e proposta. A Muratella ospita la cittadinanza e si pone come interprete della terza via. Non quella demagogica e populista del sindaco che li voleva cacciare via i nomadi, ma non l’ha comunque mai fatto e nemmeno è intervenuto a difesa della popolazione angariata dai fumi di diossina. E nemmeno, direi, a quella buonista nella quale dai salotti buoni ci siamo sempre incartati al grido di “poveretti”. Punto. Fermi lì sul poveretti e il nostro prosecco.

La terza via è quella dell’esercizio della legalità e della questione morale, applicato a quelle che chiamo buche sociali. Le buche sociali sono i piccoli bisogni. I bisogni quotidiani e di benessere esistenziale. A quelli abbiamo pensato spesso poco. Anche impedire che un qualsiasi essere umano, sia esso rumeno o italiano, cinese o padano, possa bruciare copertoni sotto la finestra delle nostre case è questione morale.

Una volta le strade dell’ANAS erano gestite dalle case cantoniere, memoria visiva dei viaggi della nostra infanzia. Ci sono ancora, ma sono state debellate, vendute, avariate. Le Case Cantoniere erano l’esercizio della cura del territorio, della prevenzione gestita in modo umano e appassionato. Forse una visione romantica, ma era il senso di una presenza e di presidio. Di sicurezza.

I circoli del PD, in qualche forma, devono tornare ad essere Case Cantoniere. Devono farlo anche punzecchiando le amministrazioni municipali governate dal centro sinistra la cui abitudine all’esercizio del governo, forse distoglie dalle buche sociali sopra definite. Persi come siamo negli equilibri di corrente, nel non considerare non cosa si dice ma chi lo dice. Equilibrismi di potere che vanno debellati. Rasi al suolo. Dobbiamo ricominciare, in alcuni luoghi, anche da noi.

L’ingessatura dei processi burocratici, la spartizione correntizia regna ancora sovrana nel nostro partito.

Inviare task force ai quattro angoli della città, in un’operazione che appare di riconquista del territorio riuscirà se questo partito avrà il coraggio di smantellare gli equilibri costituiti. Di creare qualche scontento tra i potentati interni. Di sovvertire le gerarchie. Di cercare, davvero, chi, in quei territori, del PD o vicino al PD, è davvero parte del territorio. Lo conosce. Lo cura e lo presidia. Solo così noi potremo ricondurre a noi il consenso. Non contentando i portatori di interessi e preferenze locali. Ma arruolando i portatori di bisogni e di rispetto popolare.

Quelli saranno i cantonieri di oggi che domani potranno essere classe dirigente per il 2013. Serve un cambiamento radicale. Non nelle liste del 2013, ma nel lavoro da fare oggi. Subito.

Non è giusto lasciare l’iniziativa agli eletti che agiscono per proprio consenso personale. L’attore principale, il produttore deve essere il partito. Con deleghe tematiche forti. Gli eletti i collettori, i portatori dell’azione politica. Lì, nei militanti del partito, c’è il ricambio da eseguire.

In ultimo, una piccola nota. Spostiamoci dal centro protetto dai varchi. Non possiamo fare gli incontri pubblici nei luoghi del centro di una città come Roma. Ci saremo solo noi. Spostiamoci, anche in modo simbolico, nei luoghi mancati e mancanti. Serve. Non è demagogia.

Di questi tempi i simboli servono. Sono i luoghi virtuali cui riattaccarsi. Sogno un PD che si riunisce a Tor Bella Monaca.
Sogno che sia aperto davvero.
Sogno che qualcuno ci urli.
Sogno che qualcuno ci entri.
Sogno un PD dove ci ascoltiamo.
Dove non ci siano 200 interventi mentre la sala è fuori a fare caminetti.

Durante la riunione sugli asili o sulla diossina a Muratella, nessuno stava fuori a fare caminetti. Non c’erano poltrone da spartire, ma problemi da risolvere.

Capiamo la differenza o no?

CRISTIANA ALICATA

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