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Diario politico. Il governo battuto dal Pd Nuovo attacco di Feltri a Fini (che glissa) THEHAND. Lega: “E dirà si al federalismo”

aprile 29, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Eccezionalmente al mattino, all’ora delle prime edizioni dei telegiornali, per lasciare spazio, ieri, alla grande analisi di Gaspare Serra. La maggioranza va sotto su un emendamento del Pd al dl lavoro, che stabilisce che l’arbitrato nella risoluzione delle controversie con il datore possa essere adottato solo ex post, quando la questione, appunto, sia già «insorta». Mancano, tra gli altri, anche alcuni finiani, e nel centrodestra scoppia la bagarre, con Giancarlo Lehner, deputato berluscone, che li accusa di avere organizzato una trappola. E tra spintoni e mani fuori posto si arriva a sfiorare una vera e propria rissa. Di tutt’altro segno la solidarietà del presidente del Consiglio e di Ghedini al capo di Montecitorio a fronte della nuova offensiva de “il Giornale” (che, non va dimenticato, appartiene alla famiglia Berlusconi) che se la prende con la mamma della moglie di Fini, naturalmente tirando in ballo l’ex leader di An. Che, dal canto suo, in serata getta nuova acqua sul fuoco dello scontro con il premier. Bossi: «La legislatura finirà se lo decide la Lega, alla quale interessa solo approvare il federalismo fiscale». Il racconto, all’interno, di Finelli.

La vignetta è di theHand

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di Carmine FINELLI

Momento negativo per la maggioranza di governo. Prima lo scontro interno al Pdl, tra finiani e berlusconiani, poi l’agguato di mercoledì alla Camera. Il governo è stato infatti battuto su un emendamento del Pd che si riferiva all’articolo 31 del ddl lavoro, concernete la possibilità di ricorrere all’arbitrato in caso di licenziamento senza giusta causa.
Governo battuto, dunque. Per un solo voto, 225 sì contro 224 no passa l’emendamento del Pd al ddl lavoro sul quale il parere dell’esecutivo era stato negativo. L’emendamento Damiano (dal nome di Cesare Damiano suo primo firmatario), si riferisce all’articolo 31 del testo, ovvero alle clausole compromissorie delle procedure di conciliazione e di arbitrato. Secondo quanto previsto da questo emendamento, le commissioni di certificazione dovranno accertare la devoluzione agli arbitri solo delle controversie di lavoro già insorte e non che dovessero insorgere in futuro.
Dopo l’infortunio della maggioranza, Guliano Cazzola ha chiesto all’Aula di approvare la richiesta del relatore di accantonare l’articolo 31, in base al fatto che la commissione Lavoro non è ancora riuscita ad accertare quale effetto potesse avere l’emendamento sulla normativa. A questa richiesta si è detta contraria l’opposizione che ritiene l’articolo 31 “il cuore del provvedimento” per cui accantonarlo potrebbe comportare un cambiamento del calendario dei lavori sull’intero provvedimento. “È chiaro che non chiuderemo stasera l’esame degli emendamenti e che domani non ci sarà il voto finale sul provvedimento, come era stato deciso informalmente dai gruppi parlamentari. E questo per una tardiva prova di forza della maggioranza”, afferma il deputato del Pd Roberto Giachetti.
Tantissime le assenze tra le file del Pdl. Novantacinque deputati che non hanno partecipato al voto, di cui solo 45 in missione. Molte defezioni anche tra gli esponenti finiani. Dopo il voto ci sono stati momenti di tensione in Transatlantico. Giancarlo Lehner, deputato Pdl, formula una accusa esplicita ai danni del finiano Antonino Lo Presti. Secondo Lehner, la minoranza interna al Pdl avrebbe organizzato una trappola sul voto. “Ma quale imboscata dei finiani! Ti devi vergognare a dire queste cose!”, replica Lo Presti. Spintoni e parole fuori posto hanno condito il resto della discussione tra i due che per poco non sono venuti alle mani. E’ dovuto intervenire Simone Baldelli, altro deputato in quota Pdl. A reagire anche Fabio Granata che rivolgendosi proprio a Baldelli ha fatto presente l’assurdità dell’accusa. “Dite a Berlusconi che se manda avanti questi personaggi finisce male…”, si è sfogato poi Lo Presti. Anche Lega ha fatto registrare importanti assenze. Mancavano undici dei sessanta deputati. Centosettanta i deputati di opposizione presenti su duecentocinque.

L’emendamento modifica radicalmente le modalità dell’arbitrato rispetto a quanto previsto dal testo originario. Al comma 9 dell’art.31, dove si parla di ricorso all’arbitrato per la risoluzione di controversie, l’emendamento sostituisce con “insorte” la precedente formulazione “che dovessero insorgere”. Seguendo questa modifica la frase completa diviene: “Le commissioni di certificazione accertano la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie insorte in relazione al rapporto di lavoro”. Secondo questa formulazione, il lavoratore potrà o meno scegliere l’arbitrato solo e soltanto dopo che la controversia sarà sorta.

il Giornale contro Fini. Proprio da Fini che arrivano parole concilianti verso il presidente del Consiglio. “Io non ho intenzione di litigare men che meno di divorziare a condizione che rispetti le mie opinioni. Io sbaglio in tantissime circostanze, a volte sbaglia anche il presidente Berlusconi”. E’ presidente della Camera, Gianfranco Fini, ad affermarlo durante la registrazione di “Porta a Portà” su Raiuno, rispondendo a distanza alla battuta pronunciata da Silvio Berlusconi a Lesmo.
Oggi però arriva anche l’ennesimo attacco del quotidiano diretto da Vittorio Feltri. il Giornale se la rpende di nuovo con Fini. All’attacco, ha fatto seguito un messaggio di solidarietà del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Gianfranco Fini finisce ancora una volta nel mirino del quotidiano della famiglia Berlusconi. “Gli esprimo la più convinta solidarietà per gli attacchi personali che quest’oggi il Giornale gli ha mosso” afferma premier in una dichiarazione. “La critica politica, anche più severa, non può trascendere in aggressioni ai familiari e su vicende che nulla hanno a che fare con la politica. Tali metodi, che assai spesso ho dovuto subire personalmente, non vorrei mai vederli applicati, specie su giornali schierati con la nostra parte politica”, ha concluso.
Alle dichiarazioni del Cavaliere hanno fatto eco l’avvocato e deputato Pdl Niccolò Ghedini che ha apostrofato come “intollerabili certi metodi di delegittimazione. È condivisibile che un giornale prospetti anche vivacemente le proprie opinioni critiche nei confronti degli uomini politici, ma gli attacchi personali e familiari possono avere una ragione di essere soltanto se intimamente e comprovatamente collegati all’attività politica” dice Ghedini. “Non ho apprezzato nel modo più assoluto che in una vicenda politica che, per carità, ha anche dei risvolti personali, sia diventata una notizia di prima pagina l’operato professionale della madre o dei parenti della moglie di Gianfranco Fini” gli fa eco il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa.
il Giornale attacca la madre di Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera, per una notizia diffusa da Dagospia. La donna sarebbe a capo di una società produttrice di programmi televisivi tra cui per Festa Italiana definita dal giornale di Feltri “di scarso share” sarebbe stato pagato dalla Rai 1,5 milioni di euro. E’ da qui che prende spunto il titolo di apertura: “Un milione alla “suocera” di Fini, paga mamma Rai”, rafforzato dal titolo di pagina 7 “La “suocera” di Fini fa i milioni con gli appalti Rai”. Nelle pagine interne c’è anche un retroscena sulle reazioni di Berlusconi rispetto lo smarcamento dell’ex leader di An: secondo il premier, riferisce il Giornale, Fini “abbassa i toni solo perché è isolato. Poteva pensarci prima…”.

Bossi: «La legislatura continui». Per la maggioranza, arriva anche una buona notizia. Lo stop di Umberto Bossi alla eventualità di elezioni anticipate. Nuove elezioni non si faranno “se non le vuole la Lega”. Così il senatùr frena sull’ipotesi di elezioni anticipate e spiegando, in una intervista a Radio Radicale, che il Carroccio desidera solo “fare il federalismo fiscale” senza il quale, secondo il leader della Lega, l’Italia corre i rischi della Grecia. “Serve il federalismo fiscale altrimenti l’Italia fa la fine della Grecia, è assolutamente necessario” ribadisce Bossi.
Rispetto all’ipotesi di un appoggio di Gianfranco Fini al federalismo fiscale, Bossi è possibilista. “Penso che anche Fini sia d’accordo. Sì, sotto sotto – dice Bossi – Adesso è tutto preso a cercare di tamponare le beghe avvenute con Berlusconi e quindi si lascia andare a ragionamenti ai quali non crede nemmeno lui, sa anche lui che occorre fare il federalismo fiscale”.

Anche Fini ha parlato di riforme intervenendo alla presentazione del Rapporto 2010 della Luiss “Generare classe dirigente”. “È necessario un nuovo stimolo per intraprendere con decisione e più coraggio il percorso delle riforme, non solo quelle istituzionali che nel dibattito italiano sono come una sorta di fiume carsico che appare e scompare, ma anche le riforme sociali ed economiche, cioè serve la capacità di operare cambiamenti autenticamente strutturali” afferma il presidente della Camera.

Carmine Finelli

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