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E dopo l’Udc e Casini ora è la volta di Fini Pd di Bersani costretto ad affidarsi a terzi Debenedetti: ‘Colpa d’antiberlusconismo’ Certo (gli) manca completamente un’idea Comunicare per superare choc elettorale

aprile 27, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quo- tidiano in grado di proporre il filo di una narrazione tra i temi di una giornata e anche tra giornate successive. Dopo aver posto complessivamente la questione del rischio-count-down verso elezioni anticipate, e avere raccontato della chiusura Democratica (o no?) sulle riforme legata alla speranza-auspicio da parte di Bersani che sia possibile intavolare un confronto con l’ex leader di An per fare subito la riforma elettorale e prendere qualche provvedimento d’urto per migliorare le condizioni sociali di vita degli italiani dopo la crisi, il Politico.it sviluppa questi i due filoni nel dettaglio. Cominciamo con la chiamata del segretario del Pd a Fini. Che evoca la ricerca salvifica di un accordo con l’Udc – poi un po’ demotivata dal cattivo risultato elettorale dell’alleanza alle Regionali in Piemonte – oggi sostituito appunto dal presidente della Camera. Il ruolo di queste sponde cercate e tentate dai Democratici è, evidentemente, sopperire alla mancanza di una propria consapevolezza – perché l’identità e anche le proposte conseguenti non dovrebbero mancare ad un partito che ha la tradizione e la funzione del Pd, come ebbe a dire lo stesso Bersani; dunque ciò che manca è il senso di sé e questo probabilmente è dovuto, come abbiamo già avuto modo di scrivere, e come ha ripetuto peraltro ieri Gianni Alemanno anche se riferendosi specificamente alla situazione romana, allo “smarri- mento” seguito alle cinque sconfitte consecutive – e dunque di una propria capacità di comunicare e così di essere in campo. Lo ha detto il senatore del Pd, e ce lo spiega meglio, ora, Marco Rosadi.

Nella foto, Bersani e Fini

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di MARCO ROSADI

Giudizi al curaro, beffardi anatemi sulla sinistra italiana, specie a rischio d’estinzione e priva di un sicuro domicilio. Il centrodestra lancia devastanti raffiche polemiche sulle fiancate di uno sgangherato vascello con troppi capitani che seguono rotte bizzarre e opposte. È quella del Pd, o quella di Giordano, di Vendola o del quieto Boselli, la direzione su cui sciogliere le vele col vento in poppa? E, classica domanda da un milione di euro, che “c’azzecca” l’Italia dei Valori con la sinistra?

Nel frattempo la nave della gauche cerca di sottrarsi all’Olandese Volante, invoca rifugio alla Tortuga, con il timone orientato su Scilla e Cariddi. Tuttavia, anche la salda unità del centrodestra rivela crepe, reali o virtuali che siano. Lo dimostrerebbe la lite tra Silvio che perde le staffe e il minaccioso dito di Gianfranco. Non disdegnando le acrobazie dell’italico trasformismo, il presidente della Camera ha dato l’illusione mediatica di ondeggiare ancor più a sinistra del sigaraccio di Pierluigi.

Sì, è innegabile: totalmente impazzito, l’ago della bussola politica s’ingarbuglia con l’ago della bilancia di turno. E il Partito democratico, forse temendo elezioni anticipate, che fa? Invece di approfittare della frattura apertasi nel popolo nato sul predellino, per bocca del suo segretario, indica un accordo (o pactum sceleris?) repubblicano con il “compagno” Fini. Peccato che l’ardore sanculotto di Gianfranco somigli più a una magistrale mise en scène che a un divorzio consensuale dal suo Capo.

Intervistato a Rai3 da Lucia Annunziata, Fini assicura che non ci saranno agguati in Parlamento perché non ha nessuna intenzione di dare alla luce altri partiti. Dichiara poi con solennità di rappresentare una destra moderna e dialogante. Allora la destra al governo è passatista, dogmatica… Bersani dovrà rinunciare al fronte comune repubblicano da lui stesso ventilato, sbarrando la porta del dialogo sulle riforme costituzionali.

Così, mentre le scialuppe di una sinistra non ancora contagiata dal moderatismo farisaico rimangono fuori dalle aule parlamentari, cosa fa il centrosinistra di Montecitorio e Palazzo Madama? Confida nell’ex delfino di Almirante. Instancabile, il centrodestra, che ha già liquidato lo spettro del comunismo, continua l’ipnotica ramanzina verso una «sinistra irresponsabile», «in stato comatoso». Un altro fantasma prende corpo nel Tg minzoliniano e aleggia sul Parlamento della Repubblica. Quello della sinistra che non c’è.

MARCO ROSADI

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