Top

La “prima” di Vendola a Che tempo che fa Ma a noi non ha convinto: ecco perché Centrosinistra parli (anche) ai moderati
Il comunismo già sconfitto dalla Storia…

aprile 26, 2010 di Redazione 

Il presidente della Puglia è apparso per la prima volta in tivù come candidato leader in pectore del centrosinistra. Ha proposto un profilo molto radicale in linea con la propria storia. Non un progetto organico per il futuro dell’Italia (siamo in fase embrionale, ma le idee, quando sono presenti, di solito ci sono dall’inizio seppure contenute in nuce) ma l’enunciazione di principi che sono quelli della sinistra (quasi) estrema. Del resto lui non lo nasconde: «Sono un po’ comunista». Ed è in campo da oltre vent’anni. E’ di questo che ha bisogno l’opposizione per vincere e, poi, cambiare il Paese? Le nostre “pagelle” sull’apparizione di ieri.           

Diciamoci la verità. Se vogliamo trovarlo a tutti i costi, il futuro leader del centrosinistra (senza curarci delle possibili conseguenze di una scelta eventualmente sbagliata), possiamo anche crogiolarci nell’idea che ieri sera Nichi Vendola, nella sua prima apparizione televisiva da candidato in pectore alla guida dell’opposizione nel 2013-o-prima, abbia convinto. Ma la realtà è un’altra.

Nessuno mette in discussione lo charme di Vendola. E certo è una delle armi possibili per vincere le elezioni. Ma si rompa intanto allora l’ipocrisia – ripetuta ieri dallo stesso leader di Sel – per cui «l’alternativa» (poi torneremo sull’uso di quest’immagine) al berlusconismo dovrebbe essere il suo opposto, ovvero fondata sulle idee e non sulla personalizzazione della politica.

Perché quanto ad idee, l’apparizione di Vendola di ieri – naturalmente lungi da noi la tentazione di giudicare chicchessia per una semplice, unica apparizione; ma su ieri dobbiamo dare un giudizio e lo facciamo – è apparsa piuttosto astrusa, quando non contraddittoria o povera.

Sul tema dell’immigrazione, ad esempio. Vendola parte dalla concezione per cui il pianeta debba essere un unico spazio nel quale ciascuno si possa muovere (nel senso di migrare) liberamente. Ma da un possibile candidato premier ci si aspetterebbe un po’ più di prudenza: perché – come Vendola dovrebbe sapere bene – un conto è prevedere la libera circolazione in un sistema economicamente e socialmente omogeneo, e stabile, nel quale non ci siano Paesi ricchi e poveri ma Paesi tutti più o meno nella stessa condizione e senza rischi connessi a variazioni sostanziali delle loro dinamiche demografiche. Un conto è spalancare le frontiere – perché questa è evidentemente la conseguenza pratica, o ciò a cui fa pensare, poiché giudichiamo un aspirante presidente del Consiglio e non un leader di minoranza – in un mondo nel quale ci sono differenze profonde, e dunque il rischio di “travasi” (permetteteci di usare questa espressione) squilibrati verso Paesi che, oltre tutto, per quanto oggi “ricchi”, non versano in uno stato di salute particolarmente brillante, è molto alto.

E il contributo delle persone che migrano è decisivo (in positivo) in certa misura e in certi termini, ma un’apertura indiscriminata – che è appunto quella a cui fa pensare Vendola – è evidente che rischierebbe di gettare il Paese nel caos dal punto di vista prima sociale e poi economico. E anche di non garantire quella priorità agli italiani – nella difesa e nello sforzo per consentire il miglioramento delle loro condizioni sociali di vita, dunque non un’astrazione razzista – che da parte di un governo italiano, prima di tutto, è giusto ci sia. Non a scapito delle persone di qualunque provenienza esse siano, una volta che sono regolarmente arrivate nel nostro Paese, ma almeno al momento di decidere se e quante sia opportuno – per gli italiani e per i possibili nuovi italiani – che possano arrivare.

Ecco, proporre un’immagine così avanzata e contemporaneamente difficile da sostenere – pura utopia, al momento – o irresponsabilità allo stato puro – in campagna elettorale significherebbe non solo mandare nel panico chi si rende conto degli effetti devastanti che una deriva del genere potrebbe avere per la nostra società, ma anche prestare il fianco a facili strumentalizzazioni (ma anche semplici contestazioni di merito visto che è il merito che non funziona) da parte del centrodestra. Per Berlusconi e l’attuale maggioranza sarebbe un vero e proprio regalo, che consentirebbe loro di rivincere le elezioni a man bassa.

Vendola dice poi di non voler avere nulla a che spartire con le persone che ragionano con la pancia – è la nostra sintesi – e che esprimono sentimenti negativi nei confronti del Paese o degli altri. Il presidente della Puglia dovrebbe sapere che sta parlando di altri italiani, e un candidato presidente del Consiglio non può permettersi – quanto meno per responsabilità connessa al ruolo – di avere espressioni (ma prima ancora concezioni) di questo tipo. E poi non è certo attraverso il disprezzo che si portano queste persone a più miti consigli. La politica italiana onesta e responsabile ha il compito di ascoltarle, capire dove nasce il loro disagio e dare loro delle risposte, contemporaneamente accompagnandole sulla strada che – sulla base dei valori in cui si riconosce – si considera giusto che essi percorrano. Ancora: presidente Vendola, crede veramente che «l’alternativa» al berlusconismo passi attraverso l’innalzamento di altri muri nella nostra società? Che idea di Italia è quella che si basa sull’esclusione di qualcuno, perché «non voglio avere a che fare nulla con loro»?

Vendola fa passare l’idea di essere un leader “contro”. Non esattamente quello che serve all’Italia e tanto meno al centrosinistra per conquistare – per la prima volta – la maggioranza degli italiani.

Quanto poi al concetto di «alternativa», dovrebbero sapere, a sinistra (tengano in considerazione che l’immagine è stata coniata da Bersani, non esattamente un comunicatore), che significa attribuire, nello stesso momento in cui si pronuncia, un valore assoluto e primario a Berlusconi e alla sua proposta. “Alternativa” significa “avvicendamento”, “contrapposto al sistema dominante”: ovvero presuppone il riconoscimento di una “forza”, di un primato a quel “sistema” che è appunto “dominante”. E all’ascolto si percepisce benissimo questa forza attribuita – non volontariamente ma non casualmente – a Berlusconi, e state certi che a Berlusconi non verrebbe mai in mente di dire di essere “alternativo al centrosinistra”. Le parole sono importanti, ce lo insegna Moretti, ma ce lo insegna lo stesso Berlusconi, che sul linguaggio ha costruito il fondamento del suo dominio comunicativo.

Il centrosinistra non deve dunque mettere in campo un’«alternativa», il centrosinistra deve offrire una visione nuova, indipendente, da proporre come propria opzione per l’Italia, senza collegamenti a quello che ora è in campo, non «alternativa» a qualcosa ma a cui semmai il resto può essere alternativo. A cui il resto deve seguire. E che non insegua. Il centrosinistra, lo abbiamo già scritto, deve liberarsi in primo luogo del dominio psicologico del centrodestra.

Per farlo, probabilmente, c’è bisogno di una leadership nuova. Completamente nuova. Che non sia già stata in campo (dimostrando così – non avendo mai impattato – di non possedere le chiavi per impattare). E che sia portatrice di idee sostenibili. In grado di parlare ai moderati. Il comunismo, se ci passate la battuta – è soltanto una battuta – è già stato sconfitto dalla Storia.

Non è l’estremizzazione fine a se stessa che garantirà all’opposizione quella «narrazione» di cui lo stesso Vendola va parlando. E’ necessaria una proposta di cambiamento “radicale”, sì, ma in grado di rappresentare un’opzione credibile, per tutti, per il futuro del nostro Paese.

Se poi volete provare a vincere di puro charme, accomodatevi: Berlusconi vi aspetta.

Commenti

One Response to “La “prima” di Vendola a Che tempo che fa Ma a noi non ha convinto: ecco perché Centrosinistra parli (anche) ai moderati
Il comunismo già sconfitto dalla Storia…”

  1. Giuseppe on aprile 27th, 2010 11.39

    Non vuol avere a che fare con una parte di italiani che ragionano con la pancia?, non sono parole per un possibile premier della sinistra?

    Bene sono di destra e voto a destra, ma non venite a raccontare barzellette, visto che proprio noi abbiamo un “premier” e presidente del consiglio che non parla con nessuno che sia comunista o magistrato, offendendo ogni giorno chi la pensa in modo anche leggermente diverso.

    Vendola porterà l’ex comunismo dove fini vuol portare l’ex destra, a qualcosa di moderato moderno ed europeo.

    Cercate di essere un tantino più obbiettivi se come lavoro avete scelto di essere giornalisti, sopratutto quando nessuno vi ha costretto

    saluti

Bottom