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Diario politico. Festa dell’unità (d’intenti) “Ora facciamo insieme l’Italia moderna” Lo dice Berlusconi già pungolato da Fini Così il premier dà ascolto a il Politico.it Napolitano: “L’esempio dei nostri padri” (Ma stiamo dimenticando il Paese in crisi) Presidente, avanti nell’interesse di tutti

aprile 25, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La festa della Liberazione coincide – non a caso naturalmente – con un giorno di grande politica (italiana). Anche se per ora solo a parole. Il presidente del Consiglio raccoglie nei fatti il nostro appello (non sappiamo se e quanto direttamente, di certo il Politico.it è letto – e in qualche caso fatto – anche dalle persone vicine al Cavaliere, sta di fatto che recepisce in toto il nostro invito) e aprendo implicitamente ad un presidente della Camera che da un’altra tribuna televisiva rinnova la propria spinta di modernizzazione (anche) del Pdl con toni concilianti che favoriscono la dialettica interna, rilancia sulla strada della modernità che il giornale della politica italiana gli aveva indicato. Per capire meglio cos’è accaduto in questo 25 aprile che (non vorremmo essere ingiuriosi) evoca un’altra liberazione, quella dai «lacci e lacciuoli» imposti al Paese negli ultimi vent’anni, non è retorico fare riferimento alla carica morale dei nostri padri costituenti, evocata sabato dal presidente della Repubblica, figlia della Resistenza e della “necessità” di rifare (grande) il Paese dopo la distruzione seguita al ventennio e della guerra (civile e non). Parlano dunque Berlusconi e Fini. I loro discorsi sono caratterizzati da una grande assenza: la crisi economica e la situazione (e l’urgenza) di migliaia di (altri) italiani caduti (è proprio il caso di dirlo?) o che rischiano di cadere in povertà a seguito dello sconquasso di mercati (tutti, anche quello del lavoro) di questi mesi. Ma la maggioranza, lo sappiamo, è una maggioranza di destra, e per quanto non rinunciamo a sperare (e a lavorare per) delle risposte, rapide, può rientrare nell’ordine (non) naturale (politicamente parlando) delle cose che la priorità venga data ad altro, ad esempio alla riforma dello Stato inteso come spina dorsale della nazione (ed è già qualcosa, anzi, che si parli di riformarla). A venir meno alla propria responsabilità (relativa, in tutti i sensi) è – piuttosto – il centrosinistra, ancora una volta del tutto fuori dalla discussione di queste ore. La politica italiana la fa tutta il centrodestra. E, come dicevamo, a parte il “trascurabile dettaglio” di cui vi abbiamo appena riferito, lo fa con uno spirito in linea con l’importanza di questa giornata. Il premier parla in un messaggio video mandato in onda dai telegiornali (che a qualcuno è sembrato un’anticipazione di un possibile futuro da presidente della Repubblica) e fa ciò che il giornale della politica italiana aveva invitato a fare: rilancia rispetto alla dialettica interna al Pdl e quindi l’azione di governo (e del Parlamento); non cita direttamente i rapporti con Fini ma è chiaro che le mosse dell’ex leader di An influiscono su ciò e su come Berlusconi dice. Il capo dell’esecutivo torna a porre (appunto) il tema delle «riforme condivise» nella prospettiva di fare «l’Italia del futuro». il Politico.it da mesi offre idee e spunti per quello che potrebbe essere il Paese del domani (qui, ad esempio, e qui); non è ragionevole aspettarsi vengano recepite (pure queste) in toto perché sono riconducibili ad una sensibilità maggiormente moderata (e, insieme, radicale) ma che si ponga il tema complessivo è già qualcosa di importante. E, naturalmente, l’apporto di Fini è e sarà/è auspicabile che sia sempre più decisivo. E anche lo spirito dei Costituenti: visto che sembra ascoltarci, presidente, vada fino in fondo, lo faccia nel solo ed esclusivo interesse di tutti gli italiani. Coinciderà con il suo, di capo del governo che pas- serà alla Storia per avere (finalmente) modernizzato questo Paese. Il racconto, ora, all’interno, di Finelli.

Nella foto, il presidente del Consiglio pronuncia il “discorso alla nazione” di oggi

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di Carmine FINELLI

E’ il 25 Aprile. Giornata di riconciliazione che celebra la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista nel 1945. Allora solo la ritrovata unità diede lo slancio necessario a creare una nazione nuova, una nazione democratica e plurale: l’Italia. Una Italia che negli ultimi anni è stata molto litigiosa dal punto di vista politico. Una Italia che ha visto in questa settimana un duro scontro all’interno del più grande partito, il Popolo della Libertà. Ma oggi i toni si fanno molto più concilianti. Gianfranco Fini, protagonista indiscusso della riunione di giovedì scorso della direzione nazionale del Pdl, torna a spiegare, nella trasmissione in mezz’ora di Lucia Annunziata, le sue ragioni. E lo fa con toni molto pacati.
“Voglio sgomberare il campo da un equivoco: non ho intenzione di fare altri partiti ma di continuare a discutere dentro il mio partito”. E’ un Gianfranco Fini sereno. Un atteggiamento tranquillo che fa sembrare la riunione di giovedì un lontano ricordo. “Non ci saranno imboscate – ribadisce il presidente della Camera, intervistato da Lucia Annunziata a “In mezz’ora” su Rai 3 – faremo la nostra parte perché il programma di governo sia rispettato. La lealtà non può essere acquiescenza”.

Il presidente della Camera torna sull’intervento di giovedì davanti al premier e agli altri esponenti del Pdl. “Ho sollevato problemi squisitamente politici – spiega – perché con Berlusconi non c’è una questione personale, ho detto tante volte che lui è il leader”. A seguito dell’invito del premier a dimettersi, ed il duro scontro che ne è seguito, Gianfranco Fini aveva annunciato che non si sarebbe dimesso. E lo ha ribadito questo pomeriggio. “Io non mi dimetto – dichiara Fini – Sono e sarò invece pronto a discutere di dimissioni nel caso in cui venissi meno ai miei doveri di rispettare e di far rispettare le regole”. Per quanto riguarda l’eventualità di elezioni anticipate, Fini è categorico. “Abbiamo tre anni per fare le riforme – risponde Fini – parlare adesso di elezioni anticipate è da irresponsabili”.

Interrogato dall’Annunziata sul futuro del Popolo della Libertà, l’ex leader di An dimostra di avere le idee chiare sul suo ruolo. “È finita una certa fase, ne inizia un’altra. Un partito a forte leadership non può cancellare il dissenso, le opinioni diverse. Ma Berlusconi queste cose le sa benissimo. È una questione superata”. L’occasione è ghiotta anche per qualche frecciatina: “Il documento della direzione sembrava fatto apposta per contare gli eretici” dice. E continua: “Se ci saranno “epurazioni” dipenderà da Berlusconi, abbiamo messo in conto anche questo. Chi oggi mi sostiene non lo fa certo per interesse. Non credo – sottolinea Fini – che la maggioranza ampia del Pdl reputi oggi intelligente fare la lista degli epurandi perché c’è poco di liberale. Faremo delle discussioni sulle modalità con cui far funzionare meglio il partito e nulla più di questo in vista del Congresso”. La terza carica dello Stato parla poi di Italo Bocchino, che ha messo a disposizione le sue dimissioni da vice capogruppo dei deputati. “Ma davvero – domanda Fini – oggi bisogna che il vicario del gruppo Pdl alla Camera metta la sua testa? E per che cosa? Non è un problema di posti o di liste di epurazione”.

I toni non diventano mai accesi, anche quando la conduttrice ricorda a Fini che Berlusconi lo ha pubblicamente accusato di aver confidato di essersi pentito di aver fondato il Pdl. “Credo di aver fatto quello che dovevo fare anche nei confronti della destra italiana – afferma Fini – Non sono affatto pentito. Oggi voglio aiutare il partito, e dunque anche il presidente Berlusconi, a migliorare l’azione politica dell’esecutivo, su alcune questioni di cui spero di poter parlare. Una delle cose emerse chiaramente dalla direzione – sostiene ancora Fini – è che la fase 70-30 Forza Italia-An è definitivamente archiviata. Alleanza nazionale non esiste più. Forza Italia non esiste più ma esiste un Pdl in cui c’è una maggioranza e c’è un’area di opinione che su alcune questioni ha delle valutazioni diverse. Io penso – conclude il presidente della Camera – di rappresentare all’interno del Pdl, insieme ad alcuni amici, una certa sensibilità di destra: una destra moderna – evidenzia Fini – una destra che cerca di ascoltare le posizioni dell’altro, una destra che non insulta, che cerca di parlare senza sentenziare, una destra che non ha la bava alla bocca e non vede altro che un nemico, ma invece cerca di dialogare con l’avversario. Una destra siffatta deve, all’interno del Pdl, far sentire la sua voce”.
Anche sulle riforme Fini non tradisce nervosismo e spiega la sua posizione. Sul federalismo: “Dobbiamo essere certi che il federalismo fiscale non metta a rischio l’unità nazionale. Su questo inciderà positivamente il senso di responsabilità del presidente del Consiglio e anche dei ministri della Lega, a cominciare da Bossi”.
Il numero uno di Montecitorio affronta anche il tema giustizia: “Non dirò mai che la magistratura sia un cancro o un nemico. La destra – continua – è rispetto delle regole, non solo garantismo. La legalità non è garanzia dell’impunità, ma accertamento della verità. Dire questo non significa negare che una parte della magistratura sia iper-politicizzata. Quelli che si riconoscono nelle mie parole chiederanno di discutere cosa significa riforma della giustizia e del Csm. Siamo favorevoli alla separazione delle carriere, ma nessuno ci chieda un pm dipendente dall’esecutivo”.

Berlusconi sul 25 aprile. Il 25 aprile è anche e soprattutto il giorno delle celebrazioni, del ricordo dell’impresa dei partigiani e delle forze alleate che hanno liberato l’Italia. E proprio nel senso di una rinnovata coesione nazionale che il discorso tv di Silvio Berlusconi per il sessantacinquesimo anniversario della Liberazione viene pronunciato. “Scriviamo insieme una nuova pagina della storia italiana”. Il premier esorta le forze politiche: “Bisogna costruire insieme uno stato moderno costruire l’Italia del futuro andando oltre il compromesso dei padri costituenti e accantonando le differenze politiche. I nostri padri – ricorda il presidente del Consiglio – seppero accantonare le differenze politiche più profonde e sancirono nella Costituzione repubblicana il miglior compromesso possibile per tutti. Dopo 65 anni – continua – la nostra missione è ora andare oltre quel compromesso e di costruire l’Italia del futuro sempre nel rispetto assoluto dei principi di democrazia e di libertà”. E ancora: “La sfida, ora, è nei fatti; dobbiamo scrivere insieme una nuova, condivisa pagina di storia della nostra democrazia e della nostra Italia”. Sulla modifica della Costituzione, Berlusconi batte molto nel suo discorso. “Il nostro obiettivo – afferma in un altro passaggio il premier – è quello di rinnovare la seconda parte della Costituzione del 1948, che è già stata in parte modificata, per definire l’architettura di uno Stato moderno, più vicino al popolo, sulla base del federalismo. Uno Stato moderno più efficiente nelle istituzioni e nell’azione di governo, uno Stato più equo nell’amministrazione di una giustizia veramente giusta. Vogliamo farlo insieme a tutte quelle forze politiche che come fecero i nostri padri costituenti non rifiutano a priori il dialogo e hanno a cuore la libertà. Quelle forze politiche che si preoccupano per l’avvenire delle nuove generazioni e che lavorano per il benessere di tutti gli italiani”.
Durante la mattinata, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva reso omaggio al Milite Ignoto depositando una corona d’alloro all’Altare della Patria. Al suo arrivo presso l’altare della Patria, ad accogliere il capo dello stato c’era il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Inoltre, ad accompagnare Napolitano sono stati il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il presidente della Corte costituzionale, Francesco Amirante, la vicepresidente del Senato, Rosi Mauro, i vertici delle Forze Armate. Alla cerimonia hanno presenziato anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e il prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro.
Proprio la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è stata oggetto di una violenta contestazione con fischi e lanci di oggetti mentre partecipava alla manifestazione a Porta San Paolo a Roma in occasione dell’anniversario della Liberazione. Bersagliata da urla e dal lancio di uova, frutta e alcuni fumogeni. Un limone indirizzato a lei ha colpito all’occhio il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, che le era accanto. La Polverini ha rinunciato a parlare e ha lasciato la manifestazione immediatamente tra i fischi dei presenti.

Carmine Finelli

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