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Diario politico. Sono matti da Lega(re) (?) Test d’italiano per commercianti stranieri Oltre l’obbrobrio, ad Adro con i “nostri” Da Pd grande, giusto sdegno antirazzista Ma (solo così) i voti vanno al Carroccio Stare dalla parte anche dei poveri italiani

aprile 23, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Mentre Bossi recita il de profundis del federalismo e, con esso, della legislatura salvo poi farsi rassicurare dal premier (che però non può stare altrettanto tranquillo), i suoi uomini si sguanzagliano in Parlamento e sul territorio per promuovere l’avanzata (politica, perché culturale) leghista. Il caso, inaccettabile, dei bambini lasciati a pane e acqua nel (e dal) comune del bresciano (naturalmente guidato da una camicia verde) perché i loro genitori non avevano pagato la retta della mensa, si trasforma ben presto in una schermaglia (tra poveri) italiani-extracomunitari. Nel collegamento di ieri di Annozero è andato in onda uno “spettacolo” (si fa per dire) che dovrebbe però redarguire chi liquida il problema con facilità: da una parte c’erano gli stranieri, idealmente rappresentati dal Partito Democratico; dall’altra gli italiani, pressoché compatti, ad applaudire il sindaco leghista. Oggi poi una deputata della Lega, Silvana Comaroli, presenta alla Camera un emendamento che istituirebbe un test obbligatorio di italiano per le persone di provenienza extracomunitaria che vogliono aprire un’attività commerciale nel nostro Paese. Anche qui, un grande turbinio di dichiarazioni e attacchi e prese di distanza; ma in un ideale nuovo collegamento di Annozero con una strada qualsiasi del nostro Paese (soprattutto al nord, ma non solo), in cui convivono attività commerciali condotte da stranieri e attività commerciali condotte da italiani la scena sarebbe più o meno la stessa di ieri. Con, magari, l’aggiunta dei cittadini che si servono di quegli esercizi, naturalmente anche loro schierati con la deputata leghista. Il Pd, come tutte le altre forze sane della politica italiana, fa bene ad indignarsi di fronte alle “scelte” della Lega che, al di là di ciò che stiamo per dire, hanno un chiaro sfondo razzista. Ma l’indignazione non fa presa sull’italiano medio, che chiede risposte concrete alle proprie difficoltà economiche e sociali, difficoltà che ha, oggettivamente o meno – piaccia o meno – anche in rapporto ai flussi immigratori. E la politica del «si deve» non consente di tornare a vincere al Nord, né tanto meno di scongiurare il rischio-razzismo e favorire l’integrazione. Le forze oneste e responsabili di questo Paese devono saper coniugare la denuncia e l’indicazione della strada da percorrere con la conoscenza del disagio e l’offerta di vicinanza e risposte anche e forse anche prima agli italiani. Solo così potrete sperare, cari Democratici, che prima o poi anche loro vi seguano su quella strada – dell’accoglienza, della condivisione, della fratellanza – che gli avete indicato, abbandonando, a quel punto, quella leghista. Il racconto, all’interno, di Baffigo.

Nella foto, il sindaco di Adro, Danilo Oscar Lancini, durante il collegamento di ieri ad Annozero

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di Ginevra BAFFIGO

Un altro predellino? «No, certe cose non si ripetono mai. Buona la prima». Il presidente del Consiglio, all’indomani dello scontro con Gianfranco Fini, si mostra disteso (anche se i retroscena raccontano di un Berlusconi in fibrillazione), mentre dalle file alleate Umberto Bossi grida al «crollo verticale del governo».
Il premier in mattinata? ha una serie di colloqui con ministri e suoi uomini al Pdl: riceve Angelino Alfano, Giorgia Meloni ed Ignazio La Russa, e parla anche con i capogruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri.
Poi il Consiglio dei ministri. Al termine tranquillizza Bossi, che alle colonne della Padania aveva affidato uno sfogo durissimo: «Siamo davanti a un crollo verticale del governo e probabilmente di un’alleanza, quella di Pdl e Lega». Il Senatur apostrofava il capo di Montecitorio, «invidioso e rancoroso per le nostre ripetute vittorie». Sempre attento al suo elettorato, il leader della Lega precisava il senso di queste dure parole: «Io sono per la mediazione, certo, ma la gente del Nord, i leghisti, sono arrabbiatissimi, è un vero bombardamento di persone che non ne possono più di rinvii e tentennamenti». «Noi vogliamo fare le riforme, i miei vogliono le riforme – incalza Bossi – e io devo interpretare le richieste della base, della gente che è stufa». «Non vogliamo – spiega – gettare benzina sul fuoco ma la gente del Nord è stufa marcia, basta ascoltare quel che dice la gente per strada o alla radio. Riforme subito!». Ed allora? si è giunti al capitolo conclusivo dell’alleanza Pdl-Lega? «Diciamo che il meccanismo del federalismo resta in piedi. Ma deve essere fatto subito».
Nella lunga intervista che il ministro delle Riforme ha rilasciato al giornale leghista le parole si fanno vieppiù pesanti ed ovviamente non mutano di bersaglio. Nulla di nuovo trattandosi di Umberto Bossi, eppure la sensazione è di stare nell’occhio del ciclone. Le accuse rivolte alla terza carica dello Stato sono quelle di aver «rinnegato il patto iniziale» e di non aver fatto altro «che cercare di erodere in continuazione ciò che avevamo costruito». Il presidente della Camera è «un vecchio gattopardo democristiano» che «finge di costruire, per demolire e non muovere nulla». «In questo modo ha aiutato la sinistra – sferza il Senatùr – è pazzesco. Anzi, penso che sarà proprio la sinistra a vincere le prossime elezioni, grazie a lui». Per Bossi «Fini è palesemente contro il popolo del Nord, a favore di quello meridionale», è «contro il nord e il federalismo. Per il centralismo dello Stato e il meridionalismo». Ed ancora «Berlusconi avrebbe dovuto sbatterlo fuori subito senza tentennamenti invece di portarlo in tv dandogli voce e rilievo».
Quindi: «Finita la stagione del federalismo, un concetto abbandonato, dobbiamo iniziare una nuova stagione, un nuovo cammino del popolo padano. Purtroppo oggi non ha più senso parlare di federalismo alla nostra gente che potrebbe sentirsi tradita da ciò che non siamo riusciti a fare. Una nuova strada ci aspetta e sarà una strada stretta, faticosa, difficile ma che potrebbe regalarci enormi soddisfazioni». «Saremo soli – conclude Bossi – senza Berlusconi. La nostra gente non digerirà facilmente la mancata conquista del federalismo e noi Lega, dovremo comportarci di conseguenza. Berlusconi quindi diventerà il vero e unico baluardo anticomunista del Paese e prevedo che raccoglierà molti consensi».
Altri termini ed altre intenzioni «a Roma». Il primo cittadino della città eterna prova a gettare acqua sul fuoco: «Non ci saranno ripercussioni sul governo e nemmeno sulla tenuta della legislatura». E sulle tensioni in casa? «Dobbiamo riflettere su come uscirne» confida Gianni Alemanno ai cronisti. Poi una dose di tiepido ottimismo giunge da Palazzo Madama, dove il presidente Schifani auspica «dopo la tempesta, come sempre, arrivi la quiete». Ma poi la seconda carica dello Stato fa endorsement: tutto dipenderà «dall’atteggiamento che la componente minoritaria che ieri si è disegnata nella direzione nazionale avrà in Parlamento».

Intanto a Montecitorio… Alea iacta est, il dato è tratto, il presidente della Camera lo sa bene. Ma in questo venerdì non si scompone, resta nei suoi uffici di Montecitorio, riceve i suoi fedelissimi: il presidente della commissione Lavoro Silvano Moffa, Benedetto Della Vedova e Italo Bocchino. Visite casuali, se non fosse chiaro il quadro complessivo diremmo spontanee. Tuttavia non si è trattato di summit, in un momento così delicato avrebbero portato ad aspre dispute in casa. ??Italo Bocchino però si muove sul web e dal sito di Generazione Italia chiede uno statuto dell’opposizione interna: «Vogliamo il diritto di discutere sull’attuazione del nostro programma elettorale. E vogliamo farlo nelle sedi di partito, a partire dalla Direzione nazionale e dai gruppi parlamentari».

Test d’italiano per i commercianti stranieri. A margine del decreto incentivi, affidato alle regioni, la Lega Nord propone un emendamento che non tarda a scatenare un turbinio di reazioni: gli extracomunitari che vorranno aprire un negozio dovranno aver prima superato un esame di italiano.
«Le regioni – si legge nel testo firmato dalla leghista Silvana Comaroli – possono stabilire che l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente qualora sia un cittadino extracomunitario di un certificato attestante il superamento dell’esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati».
Le reazioni non tardano ad arrivare, ed i toni, come si poteva ben prevedere a fronte di una tal fatta proposta, si fanno decisamente aspri. Le prime accuse di razzismo le muove il deputato democratico Jean Leonard Touadi: «La proposta è l’ennesima riprova di come nella Lega si annida il germe della discriminazione e del razzismo. La Lega sta scientificamente pianificando la persecuzione dello straniero. La propaganda leghista sta ormai raggiungendo livelli di guardia estremamente allarmanti. Dalle loro proposte viene fuori solo odio – continua l’ex candidato vicesegretario della mozione Franceschini alle ultime primarie – odio razziale ed etnico. Dov’è il senso della ragione nell’idea di chiedere a un cittadino straniero di dimostrare di conoscere l’italiano per aprire un negozio? È giunto il momento di costruire un fronte politico e culturale molto ampio che ponga definitivamente fine a questa degenerazione razzista».
La tensione si stempera con l’intervento di Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio di Roma, che minimizza la proposta a «provocazione ridicola»: «Ciò che serve è la formazione per quanti, extracomunitari o europei, intendano diventare imprenditori in Italia». Pragmaticamente Pambianchi fa notare che «non basta contrabbandare la necessità di formazione per svolgere attività imprenditoriale o commerciale, come Confcommercio chiede da tempo, con un concetto ristretto e limitato agli extracomunitari e alla lingua italiana. Per questo dico che è provocatorio oltreché ridicolo». Si aggiunge al coro anche Roberto Di Giovan Paolo, senatore del Pd e segretario della Commissione affari europei: «La Lega vuole un esame d’italiano per gli stranieri che intendono aprire un negozio? A sentire molti degli esponenti del Carroccio che vanno in tv, in primo luogo i sindaci, un corso d’italiano con relativo esame sarebbe utile proprio per tanti leghisti». «Visto che la Lega utilizza il decreto incentivi per far passare questo provvedimento – aggiunge sempre il senatore – gli incentivi dovrebbero andare a quelle associazioni che gratuitamente insegnano l’italiano agli stranieri e che fino a qualche decennio fa insegnavano invece agli italiani immigrati la lingua del Paese dove questi andavano a lavorare».
La prima firmataria dell’emendamento, Silvana Comaroli, a veder la propria creatura così maltrattata non ci sta, e contrattacca: «Le polemiche sollevate dall’opposizione sono strumentali in quanto lo spirito che ha portato a redigere questo emendamento cercava di andare a risolvere un problema legato alla salute dei cittadini. Si tratta anche di norme igienico-sanitarie già previste in ambito europeo». «Ricordo infatti – aggiunge la deputata – che tutti i negozi devono sottostare a severi regolamenti per garantire la tutela dei consumatori. In particolare mi riferisco agli alimentari e ai ristoranti che devo sottostare agli HACCP e quindi anche in questo caso le leggi vanno lette e capite per essere recepite. Fondamentale anche per la tutela del consumatore – conclude – è che proprietari di questi negozi possano comprendere e quindi applicare anche le regole riguardanti lo smaltimento dei rifiuti».
Ed in effetti la proposta della Comaroli troverebbe un analogo provvedimento nel programma elettorale dei laburisti inglesi. Solo dieci giorni fa il primo ministro britannico Gordon Brown aveva conquistato le prime pagine dei maggiori quotidiani d’Inghilterra proponendo un esame di inglese a tutti i lavoratori extraeuropei, nel caso in cui debbano intrattenere contatti con il pubblico. Nel caso italiano, se passasse il provvedimento, commercianti, ma anche badanti, insegnanti, operatori sociali, personale dei call center e chiunque svolga una professione che lo metta in contatto diretto con il pubblico vedrà un nuovo scoglio burocratico cui far fronte: il test d’italiano.

Ginevra Baffigo

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One Response to “Diario politico. Sono matti da Lega(re) (?) Test d’italiano per commercianti stranieri Oltre l’obbrobrio, ad Adro con i “nostri” Da Pd grande, giusto sdegno antirazzista Ma (solo così) i voti vanno al Carroccio Stare dalla parte anche dei poveri italiani

  1. Mario on aprile 24th, 2010 23.37

    La demagogia è una gran brutta cosa.
    Tacciare di razzismo una tale proposta evidenzia una mancanza di conoscenza del…territorio disarmante. Chi non conosce dovrebbe stare zitto, ascoltare cercare di imparare elaborare e poi cercare di migliorare una proposta.
    Invece qui si parla per cercare di calunniare l’avversario come al solito senza minimamente entrare nel merito. Ripeto vecchio modo di far politica della sinistra che si perpetua nel tempo.
    I produttori e i commercianti di alimenti italiani (ma presumo sia lo stesso anche per altri settori) devono pagare fior di multe per errori formali RIPETO FORMALI su certificati, bolle, scontrini o dichiarazioni e nello stesso tempo permettiamo che chi, non conoscendo la lingua e quindi non conoscendo le normative, possa aprire attività commerciali? E’ una schizofrenia che deve finire. iI cliente o consumatore che dir si voglia ne avrà solo da guadagnare. Questo giornale che ha sempre chiesto che si facciano riforme e norme per il bene di tutti non può non appoggiare un’iniziativa del genere.

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