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Fini squarcia il velo della propaganda Pdl Se propone la normalizzazione del partito Ma vero scontro sembra per leadership Ora Berlusconi reagisce ma non “rompe” Gian tiene Silvio politicamente in pugno?

aprile 22, 2010 di Redazione 

E’ scontro, tra i due co-fondatori del Popolo della Libertà. La direzione nazionale, contro le previsioni degli osservatori, si trasforma in un vero e proprio battibecco-rissa con il presidente della Camera che, incalzato dal premier che ne chiede le dimissioni se «vuoi fare politica», chiede polemicamente «Che fai, mi cacci?» e lascia la sala. L’impressione è che, per la prima volta forse da quando i due sono alleati, la vera partita sia apertamente la guida della destra. Fini rivendica, ovviamente, il modello europeo, ma come funzionale a creare lo spazio necessario alla sua ascesa, attraverso il superamento del partito populista-personale di Berlusconi. Dalla denuncia del rischio di «appiattimento sulla Lega», a quello di offrire agli italiani il senso di un partito che vuole «allargare le sacche di impunità», tutto sembra funzionale ad una normalizzazione che Fini sa troppo bene essere incompatibile con il presidente del Consiglio. Proposte che vanno nell’interesse anche del Paese, forse non in quello, immediato, del Pdl, ma costituiscono una piattaforma per il futuro. Difficile dire quale sia la strada che il presidente della Camera immagina per la “presa del potere”: quella indicata dal giornale della politica italiana, di una mediazione tra apertura all’anima berlusconiana e progressivo accreditamento delle proprie idee, resta la più probabile anche se il livello dello scontro di oggi non la favorisce. E c’è da chiedersi se l’ex leader di An non pensi a questo punto di portare alle estreme conseguenze quell’esercizio del potere contrattuale parlamentare che forse, oggi, gli fa tenere il presidente del Consiglio sotto scacco (al re). Il servizio, all’interno, è di Nicolò Bagnoli.          

Nella foto, il presidente della Camera sul palco

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di Nicolò BAGNOLI

Moltissima attesa per la Direzione del Pdl di oggi, che comincia, naturalmente, con l’intervento di Berlusconi. Il premier, in sintesi, apre all’opposizione sulle riforme (“La riforma delle istituzioni deve essere più condivisa possibile”) e propone di fare entro l’anno il congresso del Pdl.

Fini non applaude. Poi tocca a lui. “Anche in questa riunione si è tentato di nascondere la polvere sotto il tappeto”, attacca. “E’ possibile – è il “cappello” del presidente della Camera – derubricare opinioni diverse come mere opinioni di carattere personale?; non sono le mie bizze, non sono geloso di Berlusconi. Dico quello che penso e lo faccio da mesi”.

Poi gli affondi diretti al premier. “Sono stato oggetto di trattamenti giornalistici molto pesanti da parte di giornalisti pagati da stretti familiari del presidente del Consiglio. Avere opinioni diverse rispetto a lui, la cui leadership non è stata messa in discussione almeno da chi vi parla, credo sia legittimo”.

“Berlusconi, te lo dico in faccia – incalza Fini – il tradimento non è nell’animo di chi critica in privato”. E arriva la prima replica in “diretta” del Cavaliere, che lo interrompe: “Non mi attribuire cose che non ho mai detto”. Allora Fini insiste: “Hai diritto di replica, lo eserciterai. Non è alto tradimento dire che certe cose le possiamo fare meglio, e uscire faticosamente dal coro e non dire che tutto va bene”.

Avere idee diverse, è il senso di ciò che va dicendo Fini, non è slealtà, «attenti al centralismo carismatico», «oggi per il Pdl è una giornata di svolta perché c’è una maggioranza e una minoranza».

Poi l’affondo sulla Lega: «Al Nord stiamo diventando la loro fotocopia, siamo appiattiti sulle loro posizioni». Fini cita le politiche contro l’immigrazione, la mancata abolizione delle province, la mancata privatizzazione delle municipalizzate, tutti temi cari (all’inverso) ai lumbard. «Bossi sa esattamente cosa vuole e lo raggiunge con grande facilità».

Ma la sudditanza nei confronti della Lega emerge anche, secondo il presidente della Camera, nell’atteggiamento passivo del Pdl rispetto «alle celebrazioni per il 150esimo dell’Unità d’Italia, che alla Lega non interessa».

Infine, il tema «legalità»: «Serve riforma della giustizia ma non bisogna dare l’impressione che serva a garantire sacche maggiori di impunità. E qualche volta l’impressione c’è, quando si ipotizzava la prescrizione breve era questo il messaggio che si dava».

Berlusconi non ci sta e controreplica subito. “E’ la prima volta che sento queste cose, non mi sono mai arrivate proposte in tal senso». Fini gli dice qualcosa dalla platea, Berlusconi attacca: «Tu nei giorni scorsi hai detto di esserti pentito di aver fondato il Pdl», con il presidente della Camera che applaude ironicamente dalla prima fila.

Un momento di distensione: Berlusconi accoglie la proposta dell’ex leader di An di creare un coordinamento dei governatori del Pdl per analizzare le modalità con cui attuare il federalismo fiscale.

Ma “il partito di Bossi ha fatto proprie le posizioni che erano di An sull’immigrazione e che poi sono state abbandonate». Apriti cielo. Una vera stoccata verso Fini che sull’immigrazione aveva ricordato i valori ispiratori del Partito popolare europeo, a cui il Pdl fa riferimento.

Quanto alle province, chiarisce Berlusconi, abbiamo previsto l’eliminazione delle province inutili, non delle province in quanto tali: «Sarebbe una manovra che scontenterebbe i cittadini».

E per concludere, la stoccata finale al presidente della Camera: «I tuoi rilievi sono cose che rappresentano percentualmente una piccola parte rispetto a tutto quello che si è fatto. Valeva la pena mettere in discussione il ruolo super partes di presidente della Camera per fare contrappunto quotidiano a noi? Non sei voluto neanche venire a piazza San Giovanni, chi ha un ruolo istituzionale non può esprimere opinioni politiche, altrimenti lascia il suo ruolo e fa politica nel partito».

Fini: «Sennò mi cacci?» e lascia, sì, la direzione.

Nicolò Bagnoli

Commenti

One Response to “Fini squarcia il velo della propaganda Pdl Se propone la normalizzazione del partito Ma vero scontro sembra per leadership Ora Berlusconi reagisce ma non “rompe” Gian tiene Silvio politicamente in pugno?

  1. ILNEROVIVO on aprile 22nd, 2010 15.55

    Fini è sempre stato un padre padrone da quando Almirante fece lo sbaglio di erigerlo a delfino . Oggi , come sempre, vorrebbe tenere il piede in tre scarpe :Camera,Partito,Direzione ed eventualmente farne una quarta per essere di nuovo Padrone !! Politicamente ha sempre fallito e se Berlusconi non lo sdoganava oggi stava con Di Pietro ! La DESTRA , sig.Fini è un’altra cosa !!!

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