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Diario politico. Il ritorno del Parlamento? Dice no alla caccia selvaggia tutto l’anno Pure ad arbitrato in caso di licenziamento E no alla causa civile per morti d’amianto Triplo stop ad errori (gravi) del governo C’è già lo zampino (della svolta) di Fini(?)

aprile 21, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Mentre tutti si occupano della partita a scacchi all’interno del Pdl – su cui ragionere- mo domani, giorno dell’attesa direzione nazionale – il giornale della politica italiana sceglie di sottolineare la ripresa della (piena, e libera) attività legislativa della Camera proprio nei giorni della ribellione del suo presidente. Il primo atto è la limitazione dei danni nell’estensione della stagione venatoria, che sarà accresciuta di una sola settimana a febbraio: un compromesso che trova il “no” della Lega ma incontra il favore di tutte le forze oneste e responsa- bili. Anche se su questo tema, lo abbiamo scritto nei giorni scorsi, le logiche trascendono dal solito in quanto coinvolgono il ruolo di lobbies e sollecitano sensibilità che prescindono dalle disposizioni politi- che pure. Ma si tratta comunque di una scelta libera e indipendente e, anzi, consentita dalla decisione del governo di rimettersi al volere del Parlamento dopo i primi no di trenta deputati del Pdl (va detto, traversali alle anime e, ora, alle correnti). Il secondo stop (indiretto, in questo caso: l’emendamento è stato presentato dal relatore di maggioranza in “accordo” con l’esecutivo) al governo nasce dall’indicazione delle parti sociali e dal rinvio alle Camere del provvedimento da parte del presidente della Repubblica: in caso di licenziamento senza giusta causa, non sarà possibile eludere il giudizio di magistrati e dunque saranno ancora garantite le prerogative dei lavoratori in base anche al loro statuto e all’articolo 18. Il terzo “no” (ancora della Commissione Lavoro della Camera sempre sul dl omnicomprensivo respinto da Napolitano) è all’emendamento del governo che voleva ridurre le responsabilità degli ammiragli per i casi di esposizione da amianto sulle navi di Stato al solo livello civile, escludendo il penale. Dunque un’altra scelta a garanzia di persone più deboli e vittime di un’ingiustizia. Tre “no”, dunque, che correggono scelte sbagliate da parte del governo. Manca ancora la proposta, la visione e la progettazione del futuro dell’Italia. Ma il compito della sintesi spetta ai partiti. Intanto ecco il grande ritorno del Parlamento. Che battendo un colpo restituisce, seppure per ora solo per un giorno – vedremo il prosieguo – la politica vera, fatta di scelte giuste e concrete, al nostro Pae- se. In tutto questo, quanto abbia pesato l’esempio e anche l’implicito “rompete le righe” dovuto alla liberazione (è proprio il caso di dirlo) da parte di Fini e alla prospettiva di una possibile fine anticipata della legislatura (peraltro ancora in campo), non è facile dirlo con precisione. Ma l’impressione è che abbia pesato. Eccome. La svolta del presidente della Camera, come il giornale della politica italiana ha scritto nei giorni scorsi, ha dunque già cominciato a dare i propri frutti. Sta ora a Fini, giostrando al meglio apertura alla cultura politica dell’anima berlusco- niana ed esercizio del proprio potere contrattuale proprio in Parlamento – nient’altro quindi che una sana opera di mediazione – dare loro un seguito, fare la propria parte per consolidare la (ri-trovata) democrazia nel Pdl. E anche nella nostra politica e quindi nel Paese. Il racconto, all’interno, di Finelli.

Nella foto, il presidente del Consiglio è disperato

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di Carmine FINELLI

Ancora una giornata di forti tensioni nella maggioranza di governo. Dissenso scandito dalla contrapposizione finiani vs berlusconiani che sta lacerando dall’interno il maggiore partito italiano. Una frattura che non accenna a ricucirsi. Dopo aver lanciato ieri la propria corrente interna al Popolo della Libertà, Gianfranco Fini non si placa e continua ad andare avanti per la sua strada. Una scelta condivisa dai suoi fedelissimi. Primo fra tutti Italo Bocchino che con Generazione Italia lancia un appello – raccontato su queste pagine da Giulia Innocenzi nel pomeriggio – a tutti gli amministratori locali per sostenere il presidente della Camera.
Le truppe finiane non si limitano ai parlamentari. Più di cento tra sindaci, consiglieri comunali e assessori hanno aderito all’appello “Io sto con Fini”. In poche righe sul sito ufficiale dell’associazione il motivo di questa ennesima presa di posizione: “Manifestiamo il nostro sostegno a Fini nella sua battaglia per un grande Popolo della Libertà. Forte, libero e democratico”. La conta però non è ancora finita. Domani si terrà la direzione n nazionale del Popolo della Libertà. Fini e i suoi hanno annunciato battaglia.

Sono cinquantacinque i parlamentari “finiani” più cinque eurodeputati che ieri avevano sottoscritto un documento in cui esprimevano solidarietà all’ex leader di Alleanza Nazionale. “Deluderemo molti, ma i finiani non sono quattro gatti”, ha scritto Gianmario Mariniello in una nota ufficiale di Generazione Italia. Nella nota si fanno anche previsioni ottimistiche sul numero di adesioni future. “Da Pordenone ad Agrigento – e specialmente al nord – c’è una marea di amministratori locali che appoggia le tesi di Gianfranco Fini. E si tratta di un fiume inarrestabile”.

Sul sito di Generazione Italia sono pubblicati anche i nomi degli amministratori locali aderenti all’iniziativa “Io sto con Fini”. Si va dal vicepresidente della Regione Abruzzo, Alfredo Castiglione, fino a consiglieri di municipalità delle più grandi città italiane. Passando per assessori, consiglieri provinciali e alcuni sindaci. E Mariniello aggiunge nel comunicato: “Le questioni che pone Fini sono condivise non solo da tanti parlamentari provenienti da An, ma anche da chi si impegna quotidianamente sul territorio”.

La nuova stagione aperta da Fini oltre a dar conto dell’esistenza di dissenso all’interno del Popolo della Libertà, si propone di trasformare il maggior partito italiano “in luogo democratico, forte e libero”.
Come sempre, però non mancano le polemiche. Tra i finiani il bersaglio preferito è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che non è solo. Con lui a subire l’offensiva sono anche gli “ex colonelli” di Fini, i “fedelissimi di una volta”. E ancora, gli utenti del sito Generazione Italia si scagliano contro i 75 parlamentari ex An che ieri, presentando un altro documento, hanno definito il Pdl “una scelta irreversibile”. “Giorgia ci hai deluso”, scrivono su Generazione Italia riferendosi al ministro Meloni. E dure critiche anche per il sindaco di Roma Gianni Alemanno, per il ministro La Russa e per Maurizio Gasparri.

Non potevano mancare frecciatine al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, Libero. “Dicono che non pubblicano lettere di militanti che sostengono Fini perché non ne arrivano. Mandiamole in massa”. Aldilà dei giochi di “fondazione” l’unica certezza è che domani in direzione nazionale potrebbe consumarsi uno strappo irreversibile tra i cofondatori del Pdl. Sale la tensione. Staremo a vedere.

A caccia. Il periodo complicato che la maggioranza di governo sta vivendo, non poteva non avere conseguenze sul piano parlamentare. Da votare in aula oggi c’era l’allungamento del calendario venatorio, che non poche polemiche ha suscitato.
Alla Camera passa l’emendamento che limita l’allargamento del calendario venatorio a soli dieci giorni (la prima decade di febbraio) vincolandolo al parere dell’istituto scientifico di controllo, l’Ispra. Il testo inoltre, per non incorrere in sanzioni europee, sancisce l’obbligatorietà della tutela della specie minacciate e la necessità di recepire le direttive europee. L’emendamento passa con 349 sì, 126 no e 32 astenuti. Non era la soluzione sperata dalla maggioranza, che in ogni caso deve adeguarsi al volere parlamentare.
La questione della caccia è molto sentita. Aldilà delle associazioni contrarie al suo esercizio, anche i parlamentari della maggioranza si sono schierati in difesa dell’ambiente negando il proprio voto ad un simile provvedimento. Non sono mancati i distinguo in entrambi gli schieramenti ed alcuni momenti folkloristici. Come quando Alessandra Mussolini ha chiesto a Renato Farina di leggere un testo di Anton Cechov contro la caccia. Il provvedimento dovrà ora passare per l’approvazione definitiva al Senato.

“Il Parlamento ha corretto una pericolosa deriva che voleva la caccia fuori dalle regole”, commenta il responsabile della green economy del Pd, Ermete Realacci. “E’ un risultato positivo, che non sarebbe stato possibile raggiungere senza la sensibilità dimostrata da un gruppo di parlamentari della maggioranza nei confronti dei temi ambientali. Ora basta con i colpi di mano della minoranza estremista che, contro il volere della maggior parte degli italiani, pretendeva di dare il via libera alla caccia senza freni”.

No all’arbitrato nelle controversie. In Commissione Lavoro, poi, il governo è andato sotto sulla clausola compromissoria sull’arbitrato.
Tale clausola non può riguardare controversie relative al licenziamento. La commissione Lavoro della Camera approva l’emendamento al disegno di legge Lavoro presentato dal relatore Giuliano Cazzola (Pdl). Si recepisce così il monito comune delle parti sociali, prima che il capo dello Stato rinviasse alle Camere il provvedimento per una nuova deliberazione.
Appena prima la stessa commissione aveva bocciato l’emendamento presentato dal governo sull’amianto nelle navi di Stato. Respinta la proposta di modifica che, come spiega il relatore Cazzola, “provava a escludere la responsabilità penale lasciando solo quella civile degli ammiragli”.

Mills reticente. Ancora brutte notizie per il Popolo della Libertà. O meglio per il suo presidente Silvio Berlusconi. La Corte di Cassazione ha infatti ritenuto David Mills un “teste reticente” nel processo All Iberian per favorire Silvio Berlusconi.
“Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”. E’ la Cassazione che lo scrive nelle motivazioni, appena depositate, della sentenza emessa lo scorso 25 febbraio, stessa sentenza che ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’avvocato inglese David Mills.
I giudici della Cassazione spiegano che Mills con le sue deposizioni al processo All Iberian ha favorito Berlusconi non mettendo al corrente la corte della riconducibilità a lui delle società del cosiddetto comparto B di Fininvest. Questo perché “si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi”.
Secondo Niccolò Ghedini “la sentenza della Cassazione non appare affatto condivisibile sia per quanto attiene la risoluzione di complesse questioni procedurali, che sono state affrontate con argomentazioni assai fragili e non correlate agli elementi obiettivi emersi, sia per ciò che riguarda i punti di diritto. Che Mills dovesse essere sentito come indagato di reato commesso e non già come testimone, che tale metodologia dovesse essere seguita anche per Attanasio, che i testi a difesa siano stati totalmente negati, che alcuni documenti sequestrati fossero atti defensionali, sono solo alcune delle questioni più eclatanti e che avrebbero dovuto trovare ben diversa soluzione – ha spiegato l’avvocato – Bisogna comunque osservare – ha sottolineato Ghedini – che dalla motivazione non emergono affatto quei giudizi che affrettatamente ed erroneamente alcuni già prospettano, senza evidentemente averla letta nella sua integralità. Nella motivazione infatti – aggiunge l’avvocato del Cavaliere – non v’è alcun riferimento a comportamenti antigiuridici ascritti o ascrivibili al presidente Berlusconi. La asserita ed ipotetica dazione di denaro sarebbe eventualmente avvenuta su disposizione esclusiva di Carlo Bernasconi, e ciò è detto espressamente con totale chiarezza nella sentenza a pagina 38. Secondo la Cassazione, anche se tale fatto è in realtà insussistente, Bernasconi dopo aver affidato nel 1997 dei soldi propri a Mills perché li gestisse, nel 1999 dopo la sua testimonianza, avrebbe deciso autonomamente di donargliene una parte (cosa assolutamente comunque non vera e non realmente provata). Anche la testimonianza di Mills – aggiunge acnora Ghedini – resa tra la fine del 1997 e l’inizio del 1998 e che sarebbe stata a dire della Cassazione non falsa bensì reticente, si sarebbe incentrata in principalità nell’escludere la riferibilità di alcune società al Presidente Berlusconi e ai suoi figli Marina e Piersilvio. Come emerge chiaramente dagli atti, e dalla sentenza stessa, tali primigenie società non erano poi mai state utilizzate né in queste vi erano stati passaggi di denaro, tanto da indurre la stessa procura di Milano a chiedere e ottenere l’archiviazione per Marina e Piersilvio”. Dunque, per Ghedini “emerge chiaramente anche da questa decisione che se vi sarà un tribunale super partes che consentirà un’adeguata difesa, tramite l’audizione dei testi richiesti e l’acquisizione della documentazione bancaria, sarà agevole dimostrare l’insussistenza del fatto e comunque la totale estraneità del presidente Berlusconi”.

Carmine Finelli

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