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Il commento. Se oggi l’opposizione la fa Gianfranco Fini di Luigi Crespi

aprile 19, 2010 di Redazione 

C’è un grande perdente, non può che esserci nello scontro-rottura (in fieri) tra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio. Ed è chiaramente il centrosinistra, e (quindi) il Partito Democratico in particolare. Non solo non sa approfittare della divisione in casa Pdl, ma riesce a sua volta a dividersi – il litigio tra D’Alema e Franceschini – annullando (o quasi), così, l’effetto elettorale dello strappo di Fini. Che, scrive l’ex spin doctor del capo del governo, ricopre in toto il ruolo che dovrebbe essere di Bersani: «che continua a parlare come un funzionario degli anni 70, senza rendersi conto che non solo non funziona ma non c’è più manco il partito». Continua dunque l’indagine del giornale della politica italiana sul confronto tra l’ex leader di An e Berlusconi, ma, come sempre per il Politico.it, su un piano culturale (politico) e attraverso l’analisi raffinata delle maggiori firme del giornalismo politico italiano, ben oltre l’autoreferenzialità dello scontro tout court così come raccontato da (una parte de) gli altri grandi quotidiani.

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

In tanti mi hanno scritto, come non era mai successo, tutti tarantolati dallo scontro Fini/Berlusconi. Quanto vale Fini? Quanto prende da solo? Come reagisce l’elettorato? Queste sono le domande più frequenti.

Io credo che una misurazione a caldo possa fornirci dati poco chiari se non confusi e credo utili solo per essere utilizzati strumentalmente.

Ma è evidente che non mi sottrarrò e prestissimo proporrò uno studio su questa vicenda. Anche se devo rilevare che dei due contendenti uno parla e si esprime copiosamente, Berlusconi, l’altro invece tace e a parlare sono i suoi uomini, portando nello scontro se stessi.

Più in generale posso dire che al netto delle tifoserie, nell’elettorato prevale un certo sconcerto, una difficoltà a capire non solo le ragioni di Fini ma perché non possano essere contenute nel partito che Berlusconi e Fini hanno contribuito a fondare.

Quindi se da una parte è giusto misurare l’impatto emotivo di una vicenda traumatica come questa dall’altra è necessario comprendere che solo attraverso la mediazione del tempo si potrà comprendere appieno il valore di una parte o dell’altra.

Di certo anche se Berlusconi ha dato prova di poter digerire strappi ed abbandoni come quello di Bossi un decennio fa o quello più recente di Casini, non si può pensare che Gianfranco Fini possa produrre lo stesso effetto di Follini.

Mentre aspettiamo di capire chi vincerà il duello tra i due leader della maggioranza possiamo già stabilire chi ha perso: Bersani e il suo PD, il partito delle “nuove generazioni” e della “costituzione”, che continua a parlare come un funzionario degli anni 70, senza rendersi conto che non solo non funziona ma non c’è più manco il partito.

Il ruolo dell’opposizione ora è tutto di Fini che riesce a fare litigare anche D’Alema e Franceschini.

LUIGI CRESPI

Commenti

One Response to “Il commento. Se oggi l’opposizione la fa Gianfranco Fini di Luigi Crespi

  1. Marco on aprile 21st, 2010 11.28

    Ma perché…l’opposizione non la fa lei…magari cercando di non esultare nel dare gli exit poll a Fede Fedino?

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