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Sta (ri)nascendo ora il grande centro (?) Non la (nuova) Dc ma terzo polo liberale In tutta Europa riscuote grande successo “Fini abbia coraggio andare fin in fondo” Ecco l’analisi del segretario Pli De Luca

aprile 19, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, ha una caratteristica e un merito. La caratteristica è guardare avanti, sempre; al futuro della nostra politica e dell’Italia. E anche oggi, vedrete più tardi, daremo il nostro contributo alla costruzione (speriamo) del Paese del domani. Il merito è prenderci spesso, nell’anticipare ciò che potrà accadere. E’ avvenuto anche proprio per questa crisi tra Berlusconi e Fini, e in generale per il redde rationem nel Pdl, di cui il Politico.it ha scritto prima di chiunque altro. Oggi siamo in grado di mettere in campo una nuova “pre-visione”. Il presidente della Camera è prudente, aspetta la direzione di giovedì, ma comunque vada a finire questa (prima, nuova) crisi con il presidente del Consiglio il dado, per così dire, è tratto. E’ tratto perché le differenze politico-culturali e di visione tra le due anime – quella finiana, e quella berlusconiana – del Pdl sono tali da rendere molto difficoltosa la prosecuzione di questo cammino. Almeno finché Berlusconi sarà in campo. La svolta di Fini non avviene oggi ma risale all’inizio della legislatura, quando con l’assunzione delle responsabilità istituzionali di terza carica dello Stato l’ex leader di An ha avviato un cambiamento di contenuto, abbracciando la linea di una moderna destra europea. In Italia la presenza, come detto, del Cavaliere impedisce, al momento, il rinnovamento dall’interno del centrodestra, appunto, e (semmai) del Pdl. Gli abboccamenti che si susseguono ormai da diversi mesi – comprese le invocazioni più o meno implicite da parte di Francesco Rutelli – lasciano intravvedere la possibile via alternativa: la nascita di una terza coalizione formata da Udc, Api e, appunto, la nuova eventuale componente finiana, di collocazione centrista e stampo liberale. Quella stessa terza via che nel resto del Vecchio continente, dalla partecipazione decisiva al governo di Angela Merkel in Germania alle previsioni di sfondamento (e, anche lì, di assunzione di un ruolo di ago della bilancia) alle ormai prossime elezioni in Inghilterra, sta facendo breccia. Il motivo? La crisi e il bisogno di guide equilibrate e responsabili, ma anche una certa stanchezza per le due opzioni bipolari che si alternano da decenni. In Italia tutto questo potrebbe prendere, inizialmente, la forma di una coalizione di unità (e salvezza) nazionale che comprenda anche il Pd per scongiurare il pericolo per la democrazia che da molte parti si vede legato alla prosecuzione (o al rilancio, dopo nuove elezioni) del governo Berlusconi. E si tratterà certamente di un esperimento di grosse koalition all’italiana da osservare con interesse. Ma la vera novità politica è il (possibile) ritorno di una visione puramente liberale al centro dell’agone politico. il Politico.it è il giornale della nostra politica e dei suoi protagonisti: è qui, che i grandi passaggi della nostra politica hanno luogo. Il giornale della politica italiana ospita oggi in esclusiva la grande analisi-intervento-appello a Fini del segretario del (piccolo) partito che oggi conserva la bandiera liberale, il Pli, appunto, da mesi lavora a questa prospettiva e che ha un punto di osservazione privilegiato su quanto avviene in Europa e, in questo senso, nel nostro Paese. L’intervento di De Luca, dunque. Da non perdere.

Nella foto, Pierferdinando Casini, circospetto, e Gianfranco Fini

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di STEFANO DE LUCA*

Berlusconi ha una memoria da elefante e sconosce il significato della parola perdono. Nell’autunno del 2007, dopo il suo annuncio dal predellino in Piazza San Babila a Milano di voler costituire il PDL, quando Gianfranco Fini fece la battuta delle “comiche finali”, decise che lo avrebbe liquidato. Lo ha fatto in tre mosse.

A gennaio 2008, di fronte al rischio di perdere un terzo, o forse più dei suoi colonnelli e dei suoi stessi elettori, convertiti grazie ad un vero e proprio bombardamento mediatico al bipartitismo, lo costrinse a sciogliere AN e ad aderire alla nuova formazione politica. La seconda mossa fu quella di ibernarlo alla presidenza della Camera per fargli fare la stessa fine che Prodi aveva riservato a Bertinotti. Da allora ha lavorato per portare dalla sua parte un’altra consistente fetta del vecchio gruppo dirigente dell’ex partito di Fini e, dopo il risultato elettorale a lui favorevole ed il rinnovato patto di ferro con Bossi, ormai padrone del Nord, gli ha dato lo scacco matto. A questo punto, il Presidente della Camera, costretto all’angolo, non può che rompere per salvare la propria dignità e con i pochi fedelissimi rimasti, tentare l’avventura di costituire un soggetto politico nuovo, altrimenti farebbe la fine di Pera o di Martino, di cui nessuno quasi ricorda chi siano.

Il problema per il Cavaliere è la politica, intesa come momento ideale e creativo, verso la quale prova una istintiva insofferenza. Può anche essere generoso nel concedere onori e riconoscimenti a chi è disposto ad eseguire le direttive e ad obbedire, ma non tollera chi pretende di ragionare in proprio e vuole discutere, confrontare le opinioni, conoscere per deliberare.

Nella sua visione l’attività politica è solo propaganda, polemica, promesse, adulazione, talvolta fino al limite della corruzione, militanza senza diritto di parola, tutto quanto insomma serve per la raccolta del consenso. A quel punto tutto si deve fermare per non disturbare il manovratore. Infatti, nella sua concezione cesarista, il voto popolare equivale ad una delega in bianco. Chi gli fa perdere tempo a discutere, è un suo nemico. Egli infatti concepisce un mondo diviso soltanto in amici e nemici, non conosce atre categorie. Prega Iddio perché gli preservi Di Pietro, i Procuratori d’assalto, i comunisti, perché senza quel tipo di fantoccio polemico, verrebbe meno la ragion d’essere della sua esistenza come protagonista della vita politica.

Da esperto democristiano Casini ha capito tutto questo in tempo e, rischiando molto, ha scelto un’altra strada. Tuttavia, nelle recenti elezioni regionali, è emerso che la propaganda bipolare ha fatto breccia anche in quell’elettorato, tanto che, dove l’UDC non era alleata con la destra, ha avuto risultati deludenti.

Oggi è chiaro che l’alleanza con Bossi, con il quale i conti sono stati regolati a suo tempo, risulta inossidabile, per la semplice ragione che il vero leghista è proprio Berlusconi. La su politica del fare, insofferente ai lacci e laccioli delle regole istituzionali e dei relativi contrappesi, si identifica perfettamente con la natura sbrigativa, opportunista ed egoista dei Lumbard. Il terreno di incontro è un bigottismo di comodo, il federalismo fiscale per non pagare il prezzo dell’Unità Nazionale, la gestione reale del potere: le amministrazioni territoriali, la RAI, le Banche e lo stesso Governo Centrale, attraverso fedeli esecutori.

Se Fini non troverà il coraggio di rompere subito, non avrà un’altra occasione. Non può illudersi che la formazione politica che andrà a fondare possa subito ottenere i consensi che aveva AN. Tuttavia, oggi, essendosi sicuramente liberato di una storia passata di stampo autoritario, si trova ad occupare una posizione centrale, che potrebbe risultare strategica. Dopo l’ abbandono delle anacronistiche linee nostalgiche di un tempo, oggi deve evitare di lasciarsi attrarre da una scelta conservatrice, non solo perché tale spazio è ben presidiato dal blocco Lega-PDL, ma perché l’Italia, per uscire dalla Crisi, non solo quella economica, ha bisogno di una forte iniezione di cultura del mercato, del merito, della libertà.

Già sul piano delle scelte costituzionali, come di quelle dei diritti civili e di cittadinanza, il presidente della Camera ha assunto posizioni interessanti e che dimostrano il desiderio di smarcarsi dal mondo reazionario. Anche nel delicato rapporto con la chiesa, ha rifiutato posizioni clericali e di subordinazione alle gerarchie ecclesiastiche.

Noi liberali dovremo seguire con attenzione le sue prossime mosse, confidando che, come ha già cominciato a fare la Fondazione Fare Futuro, la sua attenzione si concentri su quanto avviene nei principali Paesi europei, dove le idee liberali ed i partiti ad esse ispirati, non solo guadagnano consensi, ma si pongono come elemento cruciale di novità per vincere le elezioni. E’ già successo in Germania con il risultato lusinghiero dei liberali tedeschi, che hanno garantito un contenuto di speranza al programma del nuovo Gabinetto di Angela Merkel. Alle imminenti elezioni in Gran Bretagna, il partito Liberaldemocratico sembra sia destinato ad un significativo incremento di voti, che potrebbe portarlo ad essere determinante per la formazione del nuovo Governo.

Un rinnovato clima di attenzione per le idee che sosteniamo da sempre, potrebbe, anche nel nostro Paese, aprire nuovi spazi e vedere il PLI protagonista di una nuova alleanza riformatrice, ben ancorata al centro, insieme al nuovo soggetto politico finiano, ai cattolici dell’UDC, all’API di Rutelli ed alle altre forze, soprattutto del Meridione, che inevitabilmente si staccheranno dalla corazzata berlusconiana.

Per partecipare a quella che potrebbe essere la stagione della Terza Repubblica, il nostro Partito ha bisogno di coraggio e fiducia in se stesso, insieme ad un o sforzo di grande unità interna.

STEFANO DE LUCA*

*Segretario nazionale del Partito Liberale Italiano

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