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Diario politico. Crisi tra Berlusconi e Fini FareFuturo: ‘C’è una differenza culturale‘ “Legalità, noi pensiamo Paolo Borsellino Loro prima tempistica di processo Mills” Premier: “Saviano propaganda la mafia”

aprile 16, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. I giornali della destra finiana vanno all’attacco del presidente del Consiglio che, involontariamente, nel giorno in cui peraltro il governo – va detto – comunica i buoni risultati nella lotta alla criminalità organizzata, sembra dare loro ragione, rispolverando un punto di vista già espresso sul tema della lotta alla mafia: ovvero quello per cui parlarne sia un modo non per contribuire a sconfiggerla ma, più che altro, per macchiare l’immagine dell’Italia all’estero. Una concezione strettamente connessa con la sua abilità di comunicatore e, per estensione, con il tentativo di chiudere le trasmissioni che “macchiano”, a loro volta, la sua immagine, costruita con, appunto, tanta capacità e nel tempo e rispetto alla quale quindi ogni intervento esterno che la può colpire è un vero e proprio atto di lesa maestà. In ogni caso una presa di posizione inaccettabile, quella del premier nei confronti dell’autore di Gomorra, che conferma ciò che, appunto, FareFuturo e Flavia Perina sul Secolo d’Italia scrivono oggi: tra Fini e Berlusconi c’è una differenza culturale, che si manifesta anche, tra il resto, nella diversa concezione della legalità. Tutto questo per spiegare quello scontro, tra i due cofondatori del Pdl, che dopo lo strappo di ieri prosegue e che Baffigo ci racconta, all’interno.

Nella foto, Roberto Saviano

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di Ginevra BAFFIGO

Prove di ricucitura tra Berlusconi e Fini il giorno dopo lo strappo. L’ufficio di presidenza del Pdl, convocato per «comunicazioni» urgenti, è la sede scelta dal presidente del Consiglio per rispondere e lanciare la propria offerta di pace – ma, al tempo stesso, senza recedere nell’indicare le responsabilità della “crisi” – all’ex leader di An.
“Devo dire francamente che tutti hanno condiviso il fatto che una differenziazione, significherebbe una scissione” osserva il premier da palazzo Grazioli. “L’ufficio di presidenza del Pdl – continua Berlusconi – dopo una lunga e positiva discussione ha approvato all’unanimità un documento”, attraverso cui si rivolge “l’invito al presidente Fini a desistere dall’iniziativa, trapelata attraverso notizie di agenzia, e cioè a quella di dare luogo ad un proprio gruppo nel Parlamento, alla Camera e al Senato, per continuare insieme la grande avventura politica e storica del Pdl”. “Un invito – aggiunge – che non ha avuto una sola eccezione e che chiede di superare qualsiasi incomprensione e a continuare in questa avventura di un partito che ha vinto in tutte le elezioni”.
Se in mattinata il premier provava a minimizzare: “Sono piccoli problemi interni ad una forza politica”, al termine della riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl riemergono tutte le ragioni della contesa: “Ho provato a dissuaderlo, ma Fini vuole fare i gruppi autonomi. Se vuole farlo se ne assume la responsabilità”. Anche perché Berlusconi non si riconosce in nessuna delle accuse mosse dal presidente della Camera: prima fra tutte, quella che vedrebbe i progetti di riforma dettati dall’alleato Carroccio. Quanto al partito che perde la sua identità per appiattirsi sulle istanze leghiste, il premier richiama le ragioni di un partito democratico: Fini rapprensenta il 30%, è minoranza e deve accettare quanto decide la maggioranza.

Una prima risposta arriva da Il Secolo d’Italia: “Non è solo la partita delle riforme, non è solo il rapporto con la Lega, il Sud, lo sviluppo, il diritto al dibattito interno, l’irritazione per certe esibizioni cesariste. Non è più – scrive la direttrice, e deputata finiana, Flavia Perina – la tanto celebrata differenza antropologica tra il tycoon che si è fatto premier e l’ex-ragazzo di Bologna che fa politica dall’adolescenza. Nel gioco a carte scoperte che ieri si è aperto nel Pdl, dopo un anno di schermaglie e mezze verità, c’è un elemento poco valutato dei media e che invece conta moltissimo: la sensazione che senza un atto di ‘rupture’, di autentica discontinuità nel modus operandi del partito e della maggioranza, i prossimi tre anni possano segnare la fine della storia della destra italiana, sostituita da un generico sloganismo e dall’ottimismo dei desideri in luogo dell’antico ottimismo della volontà”.

Umberto Bossi, convitato di pietra di questa discussione, è preoccupato: “Non ho certezze, ma temo che la cosa non si rimetterà a posto. In caso di rottura ci sono le elezioni”. Nota ripetuta anche dal presidente del Senato, Renato Schifani: in caso di crisi, bisognerebbe tornare alle urne. La seconda carica dello Stato torna così a scavalcare il Colle, cui spetta la decisione in caso di crisi di governo. “Rispetto il Quirinale ma resto della mia idea – insiste Schifani – La creazione di gruppi autonomi creerebbe fibrillazione ed una divisione del progetto di maggioranza”.

Sul fronte opposto Pierluigi Bersani giudica le tensioni tra Berlusconi e Fini come la conseguenza del fatto che il premier, nel famoso “predellino”, abbia fatto “un patto con Bossi e non con Fini”. Ed in caso di scisma? per Bersani “parlare di elezioni anticipate è una pazzia”, ma “pensare di andare avanti così è un’illusione, non è possibile perché il sistema politico non regge”.

Berlusconi attacca Saviano. «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perché c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto…». Proprio nel giorno in cui i giudici palermitani chiedono 11 anni di reclusione per il senator Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, il presidente del Consiglio, a margine della presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata, ripete ciò che aveva detto mesi fa sullo sceneggiato della Rai come esempio di trasmissione che danneggia l’immagine del Paese, coinvolgendo questa volta anche Saviano.
«Vorrei dire che tutti i mafiosi di cui si parla nelle fiction, l’ultima è il Capo dei capi – specifica il ministro della Giustizia, Angelino Alfano – sono sottoposti al regime di 41 bis».
Walter Veltroni prende le parti dell’autore di Gomorra: “Roberto Saviano è uno dei protagonisti della lotta alle mafie e il presidente del consiglio del nostro Paese avrebbe il dovere di rispettarlo e non di attaccarlo e isolarlo. Mentre Saviano è costretto a vivere da anni sotto scorta e minacciato da un potere, quello criminale, per aver denunciato con nomi e cognomi i boss e i loro legami con la politica; la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta allungano le mani su nuovi territori, nuovi affari, condizionano la vita delle imprese, l’economia e la vita di tante comunità al Nord come al Sud”. Sempre dal Pd arriva la «solidarietà piena a Marina Berlusconi per aver pubblicato e promosso il libro di Roberto Saviano, Gomorra. L’enfasi di oggi, probabilmente legata alla richiesta di 11 anni di carcere per il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, rischia di procurare grandi problemi familiari in casa Berlusconi»: a offrirla è Manuela Ghizzoni. La presidente dei senatori Democratici, Anna Finocchiaro, parla invece di «parole inquietanti e assurde».
De Magistris: «In consiglio dei ministri evidentemente si usano sostanze stupefacenti, altrimenti le parole del premier non trovano giustificazione tanto sono audaci e mistificatorie». Di Pietro chiede al premier di scusarsi con lo scrittore e Belisario suggerisce al presidente del Consiglio il lettino di uno psicanalista: «Come vuole debellare il cancro in tre anni, novello padre Pio, così nello stesso arco di tempo vuole rendere l’Italia paese libero da latitanti».
Non mancano di certo le parole a Salman Rushdie, David Grossman ed Englander, indignati dalle parole del premier italiano. “Un capo di Stato non può fare dichiarazioni così irresponsabili” commenta lo scrittore israeliano. Salman Rushdie alza il tiro e parla di “disgrazia per l’Italia”: “Sono indignato per la dichiarazione di Berlusconi su Saviano. Considero la sua testimonianza importante ed estremamente coraggiosa”. Nathan Englander: “Un paese in cui si attaccano gli scrittori e la letteratura è considerata qualcosa di sovversivo è profondamente malsano”.

Ma promette di estirpare la mafia. Nuovo obiettivo: distruggere «tutte le organizzazioni criminali» entro il 2013. L’ambizioso progetto viene annunciato dal premier nel corso della presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata. «Abbiamo superato le cinquecento operazioni di polizia giudiziaria, con quasi cinquemila arresti di presunti criminali – rimarca Berlusconi – La nostra azione di contrasto alla criminalità organizzata non ha nessun paragone possibili con precedenti governi». «In meno di due anni di governo – sostiene il ministro dell’Interno, Roberto Maroni – abbiamo arrestato 23 latitanti della lista dei 30, considerati come i più pericolosi. L’ultimo, due giorni fa, è Nicola Panaro detto ‘Nicolinò vero reggente del clan dei Casalesi». Il titolare del Viminale poi riporta l’attenzione sulle operazioni che hanno permesso di sottrarre «alla criminalità organizzata oltre 10 miliardi di euro». «Sono 16.679 i beni sequestrati alla criminalità organizzata – continua Maroni – per un controvalore di 2 miliardi di euro mentre ne sono stati confiscati 4407, al 31 marzo, per un controvalore di 2 miliardi. Complessivamente il patrimonio sottratto alla mafia da quando siamo al governo supera largamente i 10 miliardi di euro».
Maroni poi ha indicato come nuova tendenza mafiosa quella di una nuova forma di migrazione: «Gli interessi delle organizzazioni criminali si stanno spostando fuori dall’Italia perché sta diventando un paese in cui queste organizzazioni non si sentono più a proprio agio».

E vuole far posto nelle carceri. L’emergenza del sovraffollamento delle carceri italiane potrebbe trovare soluzione facendo scontare l’ultimo anno di pena agli arresti domiciliari. «Stiamo lavorando per aumentare la capacità delle carceri – dice Berlusconi – e a un decreto legge che preveda che a chi manca solo un anno di detenzione vada ai domiciliari. Nessuno ha interesse a sottrarsi a questa misura perché se scappassero vedrebbero raddoppiata la durata della loro detenzione». Le reazioni anche in questo caso sono più che immediate. L’idea di servirsi della decretazione d’urgenza per fare fronte all’emergenza carceri piace a Rita Bernardini, deputata radicale eletta nel Pd e membro della commissione Giustizia: “Se c’è una materia in cui la misura della decretazione d’urgenza si giustifica – spiega la deputata – è proprio quella della drammatica situazione delle carceri”.

Ginevra Baffigo

Commenti

One Response to “Diario politico. Crisi tra Berlusconi e Fini FareFuturo: ‘C’è una differenza culturale‘ “Legalità, noi pensiamo Paolo Borsellino Loro prima tempistica di processo Mills” Premier: “Saviano propaganda la mafia”

  1. Antonio Nesci on aprile 17th, 2010 11.56

    E’ arrivata l’ora che Fini faccia un bagno d’umiltà, chieda scusa ai suoi elettori, a chi credeva in Alleanza nazionale, agli uomini di destra, crei le condizioni per un governo di unità nazionale senza Bossi Berlusconi

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